La Blusa da Donna FATIMA: Eleganza e Funzionalità per il Professionista Esigente
Scoprite l'eleganza e la funzionalità della blusa da donna FATIMA, la scelta perfetta per i professionisti più esigenti. Questa giacca a maniche corte ha un design attentamente studiato, caratterizzato da una chiusura con bottoni a pressione nascosti, un colletto a fascia con scollatura a V e due tasche anteriori discretamente integrate. Il taglio semi-aderente, insieme alle cuciture anteriori, alle pinces posteriori e alla cintura posteriore, offre una vestibilità comoda e lusinghiera.

Materiali e Vantaggi
Realizzato in 100% POLIESTERE MICROFIBRA, il tessuto garantisce resistenza antibatterica, elevata traspirabilità e facilità di manutenzione.
Personalizzazione e Consegna
Per chi desidera un tocco unico, è disponibile la personalizzazione tramite ricamo, una tecnica estremamente qualitativa che aggiunge valore al capo scelto. Questa tipologia di personalizzazione è sicuramente un valore aggiunto per il capo. Consigliata per la personalizzazione di loghi, motivi, disegni o scritte non troppo complesse. Non si possono riprodurre sfumature né fotografie. Il formato standard è di 10 cm x 5 cm c.a. (esempio lato cuore, collo, braccio, ecc.), anche se siamo in grado di ricamare fino a 30 cm x 40 cm (esempio schiena o grande davanti). Il ricamo è scelto nel settore MODA e in tutti quei casi dove si vuol evidenziare qualità e prestigio. Si possono riprodurre da 1 a 12 colori anche nello stesso motivo senza che questo influisca sul prezzo.
I tempi di consegna previsti sono di 24/48 ore dall’ordine per merce pronta a magazzino e di 7/10 giorni lavorativi per merce personalizzata o in riassortimento.
Fatima Benhijji: Una Vita Dedicata agli Altri
Al di là del capo d'abbigliamento che porta il suo nome, il nome Fatima evoca anche una profonda storia di dedizione e volontariato, quella di Fatima Benhijji, una figura esemplare di impegno civile e umano.
L'Arrivo in Italia e i Primi Passi nel Volontariato
Aveva 11 anni quando da Casablanca arrivò a San Bavello, frazione sperduta nel comune di Dicomano. Fatima Benhijji ce l’ha fatta, grazie alla solarità che la contraddistingue da quando è piccola e grazie alla sua voglia di conoscere gli altri. È andata a scuola e, appena terminate le superiori, ha cominciato a lavorare nello storico ristorante Agnoletti di San Godenzo. “Non ho mai vissuto atti di razzismo, a quei tempi tanta gente manco sapeva dov’era il Marocco”.
Fu a quel tempo che Fatima iniziò a capire che le persone, soprattutto quando si trovano disorientate e vittime della prepotenza degli altri, rischiano di finire nel baratro. Fu allora che Fatima iniziò a sentire su di sé il peso del mondo. “Iniziai a fare la volontaria alla Caritas di Borgo San Lorenzo, aiutavo i bisognosi, i più fragili. Non dimenticherò mai una signora marocchina che venne da me e mi raccontò di suo figlio che era stato arrestato, mi disse che era disperata”.

L'Impegno in Carcere e l'Associazione Pantagruel
Fu così che la vita di Fatima prese una svolta decisiva: “Appena tornai a casa, andai su internet e guardai quali associazioni operavano in carcere, pensavo che i detenuti e i loro familiari avrebbero avuto bisogno di una mediazione culturale arabo/italiano. Era il 2011.”
Nel 2013 Fatima entra per la prima volta a Sollicciano. “La prima volta che ho varcato le porte del carcere, non sapevo cosa aspettarmi. Il rumore delle chiavi, le urla dei detenuti, l’odore di sudore e di disperazione… tutto questo mi ha colpito come un pugno allo stomaco. Sono uscita con una tristezza profonda, ma anche con la determinazione di voler fare qualcosa per cambiare le cose”.
La testimonianza di Mario, volontario impegnato nel carcere di Nisida
Oggi è presidente dell’associazione Pantagruel, quella che per anni è stata presieduta da Giuseppe Matulli, che stravedeva per la generosità estrema di Fatima, per la sua genuinità, per il suo donarsi agli altri con puro spirito di misericordia. Una persona come ce ne sono poche, al giorno d’oggi.
Il Ruolo di Mediatrice e il Sostegno Quotidiano
Il suo telefono suona in continuazione. Dall’altra parte della cornetta ci sono le mamme marocchine, tunisine, algerine, egiziane, palestinesi, spesso in lacrime, che chiedono l’aiuto di Fatima affinché i loro figli detenuti possano ritrovare la strada perduta. E lei non si tira mai indietro, regala sempre un sorriso e parole di speranza. Per mantenersi, continua a lavorare nel fine settimana come cameriera al ristorante Agnoletti di San Godenzo, dove ormai è di famiglia. Ha trovato lavoro anche alla Madonnina del Grappa, nell’ambito dell’accoglienza dei palestinesi. Ogni giorno va su e giù tra San Godenzo e Firenze, tra San Godenzo e Sollicciano, che conosce in ogni suo aspetto.
La Filosofia di Vita di Fatima
Fatima ha due figli e dice: “Il mio impegno di volontaria in carcere mi ha insegnato a vedere la bellezza nella fragilità e a non giudicare mai nessuno.”