L'Esposizione Missionaria Vaticana del 1925: Un Faro di Pace e Universalità

I Giardini Vaticani, in occasione del Giubileo del 1925, furono trasformati nei padiglioni di una straordinaria Esposizione Missionaria. Qui erano esposti libri, fotografie in bianco e nero, manufatti provenienti dai deserti e dalle foreste pluviali, lettere con testimonianze e resoconti di escursioni in aree impervie e inaccessibili, insieme a uova di uccelli e rettili. C'era davvero di tutto in questa grande Fiera delle missioni, che per tutto quell'anno raccontò ai pellegrini e ai visitatori la ricchezza del mondo e il respiro universale della missione di liberazione e salvezza affidata da Cristo alla Sua Chiesa.

Il Giubileo del 1925 e la Visione di Pio XI

Il Papa Pio XI, eletto tre anni prima, volle che i temi centrali delle celebrazioni giubilari fossero la pace e l’unità tra le genti. Aveva coltivato la sua intuizione per l'Esposizione Missionaria già da diverso tempo, e il progetto prese forma e si concretizzò in appena due anni. La bussola che guidava Pio XI era la sua sollecitudine per l’opera missionaria, condivisa col suo predecessore Benedetto XV, il Pontefice che nel 1919 aveva firmato la Maximum illud, Lettera apostolica "sull’attività svolta dai Missionari nel Mondo". Lo storico André Rétif definì proprio Achille Ratti “il Papa delle missioni” per l’impulso da lui all’opera missionaria della Chiesa di Roma.

Un Contesto Storico Travagliato

La Prima Guerra Mondiale aveva lasciato cicatrici profonde nella società e in quegli anni si cominciava ad aprire lo sguardo a quelle aree del mondo che ancora oggi chiamiamo “periferie”, ma che avrebbero assunto con il tempo sempre più importanza. La scelta di Pio XI conteneva anche un messaggio per l’Europa del XX Secolo, già stravolta dalla “Inutile Strage” della Prima Guerra Mondiale: la Chiesa vive in questo tempo, già segnato da processi di secolarizzazione; ha qualcosa di bello da dire al mondo, anche attraverso forme espressive nuove, quali erano le Esposizioni. Gianpaolo Romanato, docente all’Università degli Studi di Padova, ha evidenziato che quel periodo, segnato da regimi totalitari, fu anche un momento fondamentale nella ricostruzione e ridefinizione dell’identità cattolica nel mondo contemporaneo.

Foto storica di Papa Pio XI durante un evento pubblico

Nel contesto italiano, Benito Mussolini, a capo del governo dal 1922, aveva già cominciato a minare le fondamenta del sistema democratico, facendo approvare una legge elettorale favorevole al partito fascista e relegando ad un ruolo di fatto notarile la figura del re. La persecuzione degli oppositori politici aveva raggiunto il suo culmine con l’omicidio Matteotti, e nel corso dell’anno e di quello successivo vennero approvate le cosiddette “leggi fascistissime”, che scioglievano tutti i partiti e le associazioni non fasciste, sopprimevano ogni libertà di stampa e di parola e ripristinavano la pena di morte. I rapporti tra l’Italia e la Curia Pontificia si trovavano in una condizione precaria, non essendo stata ancora risolta la questione romana, ma i tempi rispetto al 1870 erano ormai cambiati, anche perché entrambe le parti avevano un interesse a giungere ad un’intesa.

Appena eletto al Soglio Pontificio, nel 1922, Pio XI decise di impartire la benedizione Urbi et Orbi dalla loggia esterna della Basilica di San Pietro, che fin dal 1870 era rimasta chiusa in segno di protesta per la fine dello Stato Pontificio. Fu il primo Papa a benedire l’Italia come stato unitario. Il Giubileo fu indetto il 29 maggio 1924, giorno dell’Ascensione, con la proclamazione della bolla “Infinita dei misericordia”. L’interesse verso la pace e l’unità dei popoli si vide anche nell’attenzione che in questo Giubileo fu riservata all’apostolato missionario. Durante il Giubileo vi fu anche un elevato numero di beatificazioni e canonizzazioni, tra cui Santa Teresa del Bambin Gesù, San Giovanni Battista Maria Vianney (il curato d’Ars) e la beatificazione di Bernadette Soubirous.

Obiettivi e Organizzazione dell'Esposizione

Lo scopo dell’Esposizione, come scrisse lo stesso Pio XI, era quello di “riunire ed esporre in questa Città, capitale del mondo, tutto ciò che è atto a gettare luce sulla natura e l'azione delle missioni cattoliche, sui luoghi in cui operano, in una parola, tutto ciò che ad esse si riferisce”. L'esposizione fu ideata per illustrare la diffusione capillare delle missioni cattoliche nel mondo e far conoscere le tradizioni culturali, artistiche e spirituali dei diversi popoli, inserendosi nel contesto delle grandi Esposizioni Universali nate nel 1851 a Londra, e seguite con assiduità dal Vaticano.

Il Ruolo del Cardinale Van Rossum

Per la realizzazione dell'evento, Pio XI chiamò il Cardinale olandese Willem Marinus Van Rossum, Prefetto della Sacra Congregazione di Propaganda Fide (oggi Dicastero per l’Evangelizzazione - Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari). Su impulso del Pontefice, Van Rossum riunì, inizialmente a titolo consultivo, tutti i Procuratori e i Rappresentanti degli Istituti missionari residenti a Roma. Il 24 aprile 1923, con una lettera che il Papa indirizzò al Cardinale, il progetto venne ufficializzato e la missiva conferiva al Cardinale l’autorità per la realizzazione dell’evento. Van Rossum diede vita a un Comitato direttivo di cui faceva parte anche Angelo Roncalli, che nel 1958 sarebbe stato eletto Vescovo di Roma prendendo il nome di Giovanni XXIII.

L'Inaugurazione e le Dimensioni dell'Evento

All’Esposizione Missionaria furono dedicate risorse ingenti. L’inaugurazione fu presieduta dal Papa, che volle attorno a sé diplomatici e diversi membri della Curia Romana, e avvenne il 21 dicembre 1924, a pochi giorni dall’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro. L'esposizione, che si estendeva su uno spazio di 6500 metri quadrati, registrò oltre un milione di visitatori tra il 21 dicembre 1924 e il 10 gennaio 1926, documentando l’attività della Chiesa nel mondo e costituendo un elemento di richiamo per tutti i pellegrini.

A un secolo dall'Esposizione Missionaria Vaticana spartiacque di un mondo glocale (1925-2025)

I Padiglioni e i Contenuti della Mostra

Allestiti nei giardini a ridosso dei Musei Vaticani, i padiglioni dell'Esposizione si dividevano in due grandi blocchi su base geografica: la Terra Santa, l'America, alcune regioni dell’Asia e l'Indocina erano nel cortile della Pigna, mentre la Cina, il Giappone, l'Oceania e l'Africa nel giardino attiguo. Nella galleria del Museo Chiaramonti vennero invece allestiti degli stand in cui venivano esposti i percorsi, le imprese e le storie di tutti gli Istituti Missionari coinvolti nella realizzazione dell’Expo. Infine, un padiglione isolato era dedicato al tema dell’igiene e della medicina.

Pianta dell'Esposizione Missionaria Vaticana del 1925 con indicazione dei padiglioni

Documentazione e Pubblicazioni

Lo scopo principale della mostra era quello di documentare l'attività dei missionari e di mettere in luce tutta l’opera apostolica sostenuta dalla Chiesa in missione. In un padiglione erano anche disponibili per la consultazione due raccolte complete del periodico “Les Missions Catholiques” e una doppia raccolta degli “Annali della Propagazione della Fede”. Si trattava di riviste dedicate esclusivamente alle missioni, composte da 158 volumi e illustrate da oltre 15mila riproduzioni di schizzi, disegni e fotografie inviati dai missionari. Questo aveva l'obiettivo di far conoscere le storie legate all’opera missionaria, i veri frutti delle missioni e le tante testimonianze rese da uomini e donne cambiati dall’incontro col Vangelo, nella speranza di toccare i cuori e sprigionare il loro sostegno materiale e spirituale alle opere della Chiesa nelle terre di missione, contrastando anche le rappresentazioni manipolate dei critici che denigravano l’opera missionaria tacciandola di “oscurantismo”.

Per accompagnare l'evento, si decise di pubblicare la “Rivista illustrata della esposizione missionaria vaticana”, bisettimanale: il primo numero uscì il 15 dicembre 1924. Si trattava di fascicoli di 32 pagine, riccamente illustrati, acquistabili per 160 lire italiane.

L'Eredità dell'Esposizione: Dal Museo ai Nuovi Istituti

Gli anni dell'Esposizione furono cruciali, segnati da tante iniziative e novità che manifestarono la forza, l’audacia e la creatività del respiro missionario che animava la Chiesa di Roma. Nel 1926 venne istituita la Giornata Missionaria Mondiale; nello stesso anno si completò il trasferimento nella sede sul Gianicolo del Pontificio Ateneo Urbano, antesignano della Pontificia Università Urbaniana, nato per la formazione dei giovani seminaristi provenienti dai Paesi di missione. Un anno dopo, nel 1927, nacque anche l'Agenzia Fides, la prima Agenzia missionaria della Chiesa.

La Nascita del Museo Etnologico Missionario

Un anno dopo l'Esposizione, per volere di Pio XI, furono selezionate circa 40mila opere tra quelle esposte, che confluirono nel primo Museo Etnologico Missionario della storia. Il Papa Ratti paragonava l’Esposizione Missionaria ad un libro che doveva rimanere aperto a Roma, centro propulsore di tutte le missioni. La sua decisione fu quella di rendere permanente la fruizione di gran parte delle centomila opere giunte per l’Expo, istituendo un Museo Etnologico la cui prima sede fu il Palazzo Lateranense. L’Esposizione del 1925 cambiò la storia dei Musei Vaticani: erede del Museo Etnologico, trasferito in Vaticano da Paolo VI, è oggi il “Museo Etnologico Anima Mundi”. A distanza di cento anni, molte di quelle opere sono ora esposte nei Musei Vaticani proprio in questa sezione.

Il Convegno per il Centenario: "A un Secolo dall'Esposizione Missionaria Vaticana"

Recentemente si è conclusa in Vaticano una due giorni dedicata alle celebrazioni dei cento anni dall’Esposizione Missionaria voluta da Pio XI. Il cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e gran cancelliere della Pontificia Università Urbaniana, ha lanciato un appello alla necessità di sostenere e sviluppare maggiormente gli studi storici, e a percorrere la collaborazione scientifica come strada privilegiata. L'appello è stato lanciato dalla Sala Conferenze dei Musei Vaticani, nel saluto di chiusura del convegno internazionale di studi svoltosi il 5 e 6 novembre a Roma e in Vaticano.

Riflessioni sul Passato, Presente e Futuro

L’assise, dal titolo “A un secolo dall’Esposizione Missionaria Vaticana spartiacque di un mondo glocale (1925-2025)”, è stata organizzata dalla Pontificia Università Urbaniana, dall'Università IULM, dai Musei Vaticani e dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche. Obiettivo: fare memoria di un grande evento storico che, per raccontare le missioni cattoliche, registrò oltre un milione di visitatori. La memoria è premessa per costruire la pace, come ha evidenziato Tagle richiamando gli appelli di Leone XIV e l’insegnamento di Papa Francesco. “Chi non sa guardare indietro alle proprie origini non potrà raggiungere la propria destinazione”, ha proseguito citando un proverbio filippino. Il convegno, frutto di una collaborazione inter-istituzionale, ha visto avvicendarsi al tavolo dei relatori tanti temi e stimoli per una riflessione sul passato, sul presente e sul futuro della missione universale della Chiesa. Padre Marek Inglot, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, ha ricordato il mandato di Papa Francesco di lavorare insieme evitando chiusure mentali e ideologiche, nel rispetto della verità e al fine di offrire un contributo al dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo, in continuità con l'iniziativa lungimirante di Pio XI.

Disegno o infografica che mostra il legame tra l'Esposizione del 1925 e le missioni cattoliche nel mondo

Il rettore della Pontificia Università Urbaniana, Vincenzo Buonomo, ha annunciato una prossima pubblicazione degli atti del convegno. Secondo Antoine De Padou Pooda, docente alla Facoltà di Missiologia dell’Urbaniana, “L’Esposizione del 1925 è espressione di una Chiesa missionaria che ha posto al centro le missioni, abbandonando un approccio eurocentrico in un cammino di comprensione reciproca, di comunione nella diversità”. Don Diego Pinna, vice rettore dell'Almo Collegio Capranica, ha sottolineato come in quell’occasione “Roma si affermava come capitale dell’evangelizzazione, luogo in cui mostrare l’universalità della Chiesa”. La rettrice della IULM, Valentina Garavaglia, ha evidenziato come “l’arte sia strumento di incontro”, citando l’invito di Leone XIV a riflettere sull’“educare” come “atto di speranza”. Micol Forti, curatrice della collezione d’arte moderna e contemporanea dei Musei Vaticani, ha ripercorso l’interesse costante dei Pontefici, a partire da Pio IX, di raccontare nei padiglioni delle grandi mostre internazionali l’attività ecclesiale in ambito educativo e missionario.

La Mostra "Biblioteca Missionum"

I lavori del congresso si sono svolti anche a Palazzo Cipolla, sede dell'Università IULM. Legata al convegno, la piccola mostra “Biblioteca Missionum” è stata presentata presso la Pontificia Università Urbaniana. Si trattava di un compendio della Biblioteca dell’Esposizione Missionaria, confluita poi nella Biblioteca dell’Ateneo sul Gianicolo. Sono stati offerti alla visione dei partecipanti gli elenchi che accompagnavano il materiale librario inviato nelle casse dai missionari, i testi di medicina provenienti dai vari continenti, le grammatiche e i catechismi tradotti nelle lingue locali. Il cardinale Tagle ha scelto di concludere il convegno con le parole del vescovo metropolita ortodosso di Pergamo Ioannis Zizioulas, sostenitore del ‘Remembering the future’, ‘Ricordare il futuro’: “Per i cristiani, il futuro è il Regno di Dio già compiuto in Gesù. Ricordare il nostro futuro in Gesù illumina anche il nostro ricordo del passato e la nostra costruzione del presente”.

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