Sulla lettera che il nunzio apostolico Carlo Maria Viganò ha scritto il 21 ottobre scorso alla Conferenza episcopale degli Stati Uniti, con riferimento a un ciclo di incontri previsti in quel Paese dal veggente di Medjugorje Ivan Dragičević, si è scritto e parlato molto in questi ultimi giorni. Il più delle volte, purtroppo, ciò è avvenuto manifestando pressapochismo e scarsa conoscenza delle norme e delle linee di condotta che guidano la Chiesa in tali circostanze, tanto da trasformare una lettera quasi di routine in un presunto segno di opposizione della Santa Sede sulle apparizioni di Medjugorje.
In realtà, dopo quasi trentatré anni di apparizioni, questa lettera non è la prima - e probabilmente non sarà neppure l'ultima - del suo tipo. A risollevare la delicata questione - in esame da tre decenni - è stata la lettera di mons. Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, inviata il 21 ottobre a mons. Carlo Maria Viganò, allora nunzio apostolico a Washington, e indirizzata ai vescovi americani. La missiva del prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede ha frenato l’entusiasmo dei suoi colleghi d’oltreoceano intenti ad organizzare, in alcune diocesi del New England, cicli di conferenze con “i cosiddetti veggenti di Medjugorie”. Il testo del presule non era destinato alla pubblicazione, ma l’annullamento improvviso degli appuntamenti con Dragičević - che già avevano raccolto numerose partecipazioni - ha fatto sorgere parecchi interrogativi, rendendone impossibile la riservatezza.
Le Direttive della Santa Sede e la Ragione dell'Invio
Non è difficile ricostruire il motivo che ha portato all'invio di questa lettera. Il veggente Ivan Dragičević - il quale tra l’altro non è bosniaco, come riportato da alcuni commentatori, ma croato - è stato invitato a una serie di incontri di preghiera, alcuni dei quali erano previsti nell’orario in cui solitamente egli afferma di avere le apparizioni e di vedere la Madonna, da tenersi anche in locali parrocchiali e in chiese.
Ciò è stato notato da qualcuno che ha provveduto ad avvertire il vescovo locale, e da questi, attraverso i canali ufficiali consueti, la notizia è giunta alla Santa Sede. La Santa Sede, attraverso il nunzio negli Stati Uniti, ha avvertito i vescovi locali che chierici e i fedeli «non possono partecipare ad incontri, conferenze, o celebrazioni pubbliche in cui la credibilità di queste “apparizioni” venga data per certa». Il “dare per certo” la veridicità delle apparizioni è rappresentato dal fatto che gli incontri vengano tenuti in chiese o edifici di proprietà della Chiesa, poiché significherebbe dare un avallo ufficiale agli avvenimenti stessi, cosa che, per quanto riguarda Medjugorje, al momento non è possibile. Con lo scopo, quindi, di evitare scandali e confusione, l’Arcivescovo Müller ha richiesto che i Vescovi siano informati del caso appena possibile.

La Linea di Condotta della Chiesa: Prudenza e Attesa
Il contenuto della lettera, quindi, non rappresenta un’anticipazione del giudizio negativo della Santa Sede su Medjugorje, bensì la riproposizione della linea di condotta che la Chiesa ha sempre tenuto su questo tipo di fatti. Il Vaticano invita alla prudenza e avverte che ancora non è possibile stabilire se quelle nel paese bosniaco siano vere “apparizioni soprannaturali”.
Questa linea è improntata sulla sentenza già espressa dalla Conferenza episcopale dell’ex Yugoslavia nel 1991, nella cosiddetta Dichiarazione di Zara. In questa dichiarazione si affermava che «sulla base delle ricerche che sono state condotte, non è possibile affermare che ci siano state apparizioni o rivelazioni soprannaturali». La Dichiarazione di Zara, citata nella lettera del nunzio, non rappresentava una bocciatura definitiva degli avvenimenti. Non furono vietati i pellegrinaggi in sé, bensì solamente quelli ufficiali, né fu vietato a sacerdoti di andarci o di partecipare come assistenti spirituali in pellegrinaggi organizzati a titolo privato, fermo restando che, come dice la dichiarazione, essi promuovessero «una sana devozione verso la Beata Vergine Maria, in armonia con l'insegnamento della Chiesa».
Precedenti e Paralleli di Prudenza Ecclesiale
Aiuta a comprendere meglio questa situazione un episodio avvenuto a Civitavecchia nel 1995, dopo l’inizio delle lacrimazioni di una statuetta di gesso proveniente da Medjugorje nel giardino della famiglia Gregori. A Fabio Gregori, che desiderava che la statuina fosse portata in chiesa, il parroco, don Pablo Martin, oppose un netto rifiuto, poiché ciò avrebbe dato l’impressione che la Chiesa avallasse la soprannaturalità degli avvenimenti, cosa ancora tutta da accertare. Per lo stesso motivo l’allora vescovo di Civitavecchia, monsignor Girolamo Grillo, ordinò subito al parroco di non tenere la statuina neppure in casa sua e di disfarsene subito.
La Chiesa procede sempre con estrema prudenza nel valutare questi fatti; tant’è che non sono state ancora approvate le apparizioni del 1948 della Vergine della Rivelazione a Bruno Cornacchiola presso le Tre Fontane a Roma, nonostante fossero viste con favore dalle più alte autorità ecclesiastiche, ivi incluso Papa Pio XII. Dopo un lungo periodo di ostilità dei vescovi locali, e nell’attesa di un’approvazione definitiva, a Fontanelle, nei pressi di Montichiari (Brescia) e a Schio (Vicenza) è stato autorizzato, così come avviene ormai da anni alle Tre Fontane, l’esercizio del culto e l’accompagnamento pastorale ufficiale dei numerosissimi pellegrini che vi si recano.

La Commissione Ruini e le Divisioni Interne
Che la Dichiarazione di Zara non rappresenti una bocciatura definitiva delle apparizioni di Medjugorje, lo attesta la nuova commissione internazionale d’inchiesta, istituita nel 2010 da Papa Benedetto XVI e guidata dal cardinale Camillo Ruini, per studiare il fenomeno. Il cardinale Ruini ha dichiarato sin dalla prima riunione che sarebbe passato molto tempo prima che si arrivasse ad una decisione definitiva. Per la complessità della questione certo, ma anche per i pareri discordanti all’interno della stessa Chiesa cattolica.
È risaputo infatti che l’affaire Medjugorje unisce e (soprattutto) divide. Da un lato, c’è un gruppo di vescovi e prelati convinti della veridicità assoluta dei racconti dei veggenti. A capo di questa corrente c’è il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, che nel 2010 si era recato nel paesino bosniaco per un pellegrinaggio privato e al suo ritorno disse: “Bisogna chiudere gli occhi per dubitare che a Medjugorje scorrano fiumi di Grazia. Per me questa è una cosa evidente, la Chiesa sicuramente non la può trascurare”.
Dall’altro, c’è chi è invece cinico e sospettoso, chi si appiglia al fatto che è difficile capire quali siano i veri messaggi della Vergine in mezzo ai tanti falsi in circolazione e alle centinaia di traduzioni. O chi, come il vescovo di Mostar-Duvno, mons. Ratko Peric, afferma con decisione: “A Medjugorje la Madonna non è mai apparsa!”. Una posizione non molto mitigata rispetto a quella espressa nel 1984 (solo tre anni dopo la prima apparizione sulla collina Crnica) dal suo predecessore, monsignor Pavao Zanic, che battendo il pugno sul tavolo sostenne che “è tutta una grande truffa, un inganno”.
Viaggio a Medjugorje - Documentario approfondito di rete 4 sulle apparizioni.
Prospettive Future e Impatto sulla Pastorale
L’incertezza regna sovrana e l’ansia di avere quanto prima una decisione definitiva sugli avvenimenti di Medjugorje è presente solamente negli entusiasti e negli avversari delle apparizioni. Oltretevere, intanto, proseguono le indagini per chiarire una volta per tutte se poter elencare Medjugorje tra i luoghi mariani di culto, al pari di Fatima o Lourdes, o considerarla un oggetto di devozione popolare, dove di soprannaturale e divino in realtà non c’è nulla. Sembra che bisognerà attendere un giudizio definitivo, previa approvazione del Pontefice.
Considerati questi precedenti, non è escluso che anche per Medjugorje non vi sarà a breve alcun riconoscimento né alcun disconoscimento ufficiale delle apparizioni, e che la Santa Sede avocherà a sé attraverso un delegato apostolico la gestione e il controllo della pastorale ai pellegrini che vi si recano. Ciò rappresenterebbe in verità una netta smentita dei desiderata del vescovo di Mostar, il quale vorrebbe che le apparizioni venissero bollate come non soprannaturali, e una limitazione dei suoi poteri, se non sulla parrocchia di Medjugorje, almeno sulla gestione della cura pastorale dei pellegrini.
Un criterio per esprimere un giudizio sulla soprannaturalità degli avvenimenti di Medjugorje è rappresentato certamente dai frutti spirituali. I tre milioni di pellegrini ogni anno e le continue visioni e i messaggi della Madonna ai veggenti non sono ancora indizi utili per attenuare lo scetticismo della Santa Sede verso Medjugorje. Alcuni network cattolici statunitensi, a cominciare dal Catholic World News, ipotizzano che dietro la missiva inviata da Roma a Viganò ci sia molto di più che un semplice atteggiamento prudenziale, e che quel divieto non sia altro che una sorta di anticipazione del giudizio definitivo che potrebbe essere negativo. La formula usata quando non si hanno elementi che affermano con certezza la soprannaturalità di un evento è

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