Mostrami il Cammino: Meditazioni per il Tempo di Quaresima

«Mostrami il cammino, Signore». Questo intenso desiderio, espresso nei Salmi da coloro che cercano Dio, risuona oggi come un appello urgente tra quanti hanno intrapreso il cammino verso la fede. La ricerca della via è un tema ricorrente nei libri di Henri Nouwen, che si pongono come fari lungo il percorso, indicando l'impegno decisivo e l'amore profondo per Dio e per il prossimo.

Il Percorso Quaresimale con Henri Nouwen

Il libro “Mostrami il cammino” invita i lettori a percorrere i quaranta giorni della Quaresima, dal solenne inizio del Mercoledì delle Ceneri al gioioso culmine di Pasqua, uniti all'autore come compagni di viaggio. Il titolo originale dell'opera è “Show me the Way”. Il volume presenta molti dei migliori scritti di Nouwen, pensati appositamente per questo periodo di riflessione e di preghiera, capaci di parlare direttamente al cuore dei lettori.

Un'immagine di Henri Nouwen o un libro con il titolo

Le Meditazioni Quaresimali di Karl Rahner: Oltre la Rinuncia

Oltre l'opera di Nouwen, un volumetto di meditazioni offre un ulteriore aiuto per una serena esperienza del periodo quaresimale, andando al centro della fede cristiana: Gesù Cristo, nostro Signore, morto e risorto per la salvezza di tutti gli uomini. Questo testo include quattro riflessioni di Karl Rahner, tenute in vari ambienti formativi, in particolare a Innsbruck. Nell’introduzione, curata da A.R. Batlog e P. Suchla, si sottolinea come Rahner fosse una persona molto serena, concreta, educata nella spiritualità dal decorso tranquillo dell’anno liturgico. Egli era alieno da ogni esagerazione devozionistica, come ricordato dall'aneddoto della candela: «Una sola basta», disse riferendosi alla candela accesa davanti alla Madonna alla quale un’amica voleva aggiungerne un’altra.

Il Riso nel "Martedì avanti le Ceneri"

La prima meditazione di Rahner, intitolata “Martedì avanti le Ceneri”, è occasionata dal martedì grasso ed è incentrata sul concetto di “riso”. Si tratta di un riso sereno, pacifico, spontaneo, non forzato o ridanciano, proprio dell'uomo che riconosce la propria limitatezza, non sentendosi onnipotente. Non sempre impegnato in cose serie, l'uomo dovrebbe saper sorridere alla vita, a un fiore, a una barzelletta. Questo riso è la dignità del figlio di Dio che si sa amato dal Padre, il quale nella Bibbia è descritto anche come sorridente, immagine dello spirito di Dio stesso. Dio ride dell’uomo, anche del sacrilego, commiserando imperturbato, avendo egli stesso partecipato in prima persona al pianto. Celebrare il riso è celebrare «un’eco, attutita, del riso divino, che pronunzia il giudizio su tutta la storia» (p. 31). Anche ai piangenti è promesso il riso, un mistero rabbrividente della condizione assoluta e definitiva, proprio di coloro che hanno trovato misericordia e sono stati salvati. Nelle altezze «sarà cosa ultima (come negli abissi il pianto ininterrotto)» (p. 32). Nel riso innocente e amichevole della vita quotidiana si cela un mistero di eternità, poiché indica un uomo in accordo con la realtà e «proclama quell’armonia onnipossente ed eterna, nella quale i salvati un giorno diranno a Dio il loro amen per tutto ciò ch’egli ha operato e fatto accadere» (p. 33). Abramo e Sara ridono all’annuncio del figlio insperato, e non si sa se rida l’incredulità o la fede. Rahner afferma che oggi ridiamo per esaltare Dio, confessando di essere uomini, dediti all'amore, e che il nostro riso è un riflesso e un’immagine di Dio. «Dio ci ha preparato un riso, vogliamo dire, e - ridere» (p. 34).

Illustrazione di persone che ridono in modo sereno e pacifico

Il Mercoledì delle Ceneri: Polvere e Carne

Il Mercoledì delle Ceneri porta con sé il segno austero delle ceneri, segnato sulla fronte con una croce nel ricordo che siamo polvere e in polvere ritorneremo. Questo è il segno del Figlio dell’uomo, che rende visibile la nostra condizione: uomini della morte e della redenzione. È una parola sull’uomo intero, anche se l’anima è immortale, una parola forte che colpisce tutto ciò che è nell’uomo: spirito e corpo. La parola “polvere” proviene da Gen 3,19, ma è presente anche in Sal 102,4 e nell’amaro realismo di Qo 3,20. Anche Abramo riconosce di essere polvere (Gen 18,27) e Qo 12,5-8 descrive liricamente lo spegnersi dell’uomo. La polvere è ciò che è consunto, l’anonimia, immagine del nulla, dispersa e calpestata alla cieca, figura dell’effimero, di ciò che non “tiene”. Dio dice all’uomo: “Tu sei polvere”, tu, in tutta la tua integrità. Dio non dice che l'uomo sia solo polvere; è una formula esistenziale, non una definizione essenziale completa. La Scrittura ha ragione: siamo polvere. L’uomo è spirito, così da poter conoscere Dio, sapere di essere davanti al Santo, intendendo in virtù del proprio spirito chi egli sia in se stesso: polvere e cenere. Se lo spirito volesse esaltarsi perché spirito immortale, direbbe solo una banalità: di essere destinato a essere sottoposto al giudizio, di essere nullità, di non poter attingere l’infinito. L’uomo si sperimenta polvere, e potrebbe disperarsi e odiare gli altri esseri umani per disperazione di sé.

La parola “polvere” ha una stretta affinità con la parola “carne” presente nel Nuovo Testamento. Essa indica l’uomo nella sua totalità, proprio nella sua distinzione radicale da Dio, nella sua fragilità, nella sua debolezza intellettuale e morale, nella sua separazione da Dio, che si esprime nella colpa e si manifesta, di conseguenza, nella morte. Dire che l’uomo è polvere è equivalente a dire che l’uomo è “carne”. Ma il Verbo si è fatto carne, e questo è un annuncio di salvezza. Addirittura si può ricordare anche al Verbo incarnato ciò che viene detto all’uomo… Memento, homo… Il Verbo è diventato carne che soffre fino alla morte, polvere dalla fragilità effimera. Ma questa carne è diventata caro, cardo salutis (Tertulliano). La carne è il punto su cui ruota la salvezza. Nello stesso tempo, essa imprime un movimento che, passando attraverso la nullità e lo smarrimento simboleggiati nella “polvere”, fa entrare nella vita, nell’eternità, in Dio.

La Quaresima Spiegata ai Bambini ( e Grandi) Cos'è la Quaresima? Cosa sono i Fioretti?

Chi crede e ama, immergendosi totalmente nel sentirsi polvere, soffre del significato originale delle parole udite, ma sente che esse hanno cambiato senso con la discesa di Cristo entro la polvere della terra. La polvere è convertita in slancio dinamico verso l’alto, in un’ascesa al di sopra di tutti i cieli. Il cristianianesimo non aggira la polvere e la carne, ma si compie attraverso di esse, col passarvi dentro. Ci viene detto: «“Memento qui pulvis es”, ma ci si annuncerà, nello stesso tempo, che siamo i fratelli del Dio incarnato, si proclamerà su tutti noi: nulla, che è ricolmo di infinito; morte, che va gravida della vita; inanità, che libera, che è carne di Dio per l’eternità» (p. 47). La vita continuerà certamente con la sua prosaicità e sofferenza. Ma «La croce di cenere […] non è altro che il rinnovato inizio del cammino sulla via del ritorno alla polvere, e il sacramentale, anch’esso, è immagine e somiglianza della dimessa realtà di ogni giorno nel suo fluire, e insieme dello splendore di gloria in esso occultato» (p. 48).

La Quaresima come Esperienza di Vita

“La Quaresima” è il titolo della terza meditazione di Rahner. Per i cristiani, la Quaresima inizia prima e si prolunga ben oltre il tempo canonico. Esiste una quaresima della vita che non ha niente a che fare con l’astenersi dal piacere. C’è una vita in cui si sente la mancanza di una vera esperienza di Dio, se ne percepisce l’assenza, ma forse è l’assenza di un Dio costruito da noi stessi, dalle nostre idee e aspettative. Tuttavia, esiste un altro Dio, quello della Parola di Dio, che è vicino e dona quotidianamente una forza che arricchisce e permette di vivere la Quaresima santa.

La Tentazione nel Deserto (Mt 4,1-11)

La brevissima meditazione conclusiva di Rahner è intitolata “Tentazione nel deserto (Mt 4,1-11)” (pp. 67-74), e precede il capitoletto su “Le Fonti” (pp.75-78). Gesù fu tentato in quanto essere umano vero, pur essendo Figlio di Dio. Egli rispose al tentatore come deve fare ogni cristiano: prendendo su di sé la realtà che fa male, la solitudine, la povertà, l’impotenza di rendere diverso il mondo attorno a noi e dentro di noi. Non ci si aspetta dal cristiano prestazioni religiose grandiose, ma di assumere con umiltà il reale. In tal modo anche il Padre ci assumerà in sé con tutta la sua autorità e non ci abbandonerà nella solitudine. Dirà a ciascuno di noi: R. Questo libro, "Mostrami il cammino. Meditazioni per il tempo di Quaresima" di Henri J. Nouwen, offre preziosi spunti per questo percorso.

tags: #mostrami #il #cammino #meditazioni #per #il