L'incontro tra la realtà della miseria umana e la misericordia divina, rappresentata in modo tangibile dalla Sacra Sindone e dalla figura della beata Maria degli Angeli, offre spunti di profonda riflessione sulla fede e sul cammino spirituale. Queste due realtà, apparentemente distanti, si intrecciano in un mistero che abbraccia l'intera storia umana, dalla sua origine alla sua fine.
L'umanità di Gesù: fondamento del mistero
Per comprendere il significato della Sindone e l'amore che lega tante persone a questa reliquia, è fondamentale partire dal presupposto che il Figlio di Dio si è fatto uomo. L'umanità di Gesù, pur essendo reale e amabile, è anche profondamente misteriosa. Essa rappresenta la "predella" indispensabile per guardare oltre l'apparenza umana e cogliere il mistero più grande: l'appartenenza alla famiglia di Dio.
Gesù, uomo e più che uomo, diventa amico e compagno di viaggio per gli altri uomini, partecipando alla loro sorte attraverso il suo sangue e la sua carne. Il suo sacrificio sulla croce, la sua sofferenza e la sua morte, pur essendo aspetti sconvolgenti, sono la garanzia della nostra salvezza. Attraverso la sua umanità, che si è spesa completamente, abbiamo la certezza della sua intercessione presso il Padre e la possibilità di intravedere la gloria divina.
L'incarnazione è la via della rivelazione adatta alla nostra natura umana. Accettare l'umanità di Gesù nella sua totalità, comprese le sue sofferenze, significa accoglierlo come salvatore. Come afferma San Giovanni, "a coloro che lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio". Questo potere si manifesta pienamente nel momento estremo della sua esistenza, quando il suo corpo, deposto dalla croce, diventa tempio e viene risorto.

Il messaggio della Sindone: specchio della Passione
Il messaggio della Sindone riflette la sostanza dell'umanità sofferente di Gesù. L'immagine dell'uomo morto sulla Sindone suscita la domanda sul destino dell'uomo e ci ricorda il mistero del sabato santo, il momento della deposizione di Gesù dalla croce. Il lenzuolo che lo avvolse divenne il rifugio della sua umanità umiliata e distrutta.
La Sindone è uno specchio della Passione e della sepoltura di Gesù, descritte nei Vangeli. Se i racconti evangelici ci dicono chi ha sofferto, la Sindone ci mostra come ha sofferto, offrendo dettagli che vanno oltre la narrazione letteraria. Essa testimonia la profondità del mistero della morte e della risurrezione, quando l'umanità apparente viene sostenuta dalla presenza divina fino alla ricreazione del mistero ineffabile dell'unione tra natura divina e umana.
La beata Maria degli Angeli e il Carmelo: un legame spirituale
Molti discepoli di Gesù sono diventati santi senza conoscere la Sindone. Tuttavia, esistono relazioni nascoste tra realtà spiritualmente affini. La beata Maria degli Angeli, con la sua esperienza spirituale, esemplifica il legame tra il Carmelo e la Sindone.
La spiritualità carmelitana, fin dalle sue origini con Santa Teresa d'Avila, pone un'enfasi particolare sull'umanità sofferente di Gesù. Teresa stessa amava le immagini e trovava conforto nell'umanità di Cristo, non riuscendo a rappresentarselo se non attraverso rappresentazioni visive. Questa devozione all'umanità di Gesù si ritrova nella beata Maria degli Angeli, che ha percorso questa stessa via spirituale.
Il Carmelo di Santa Cristina e la Sindone avevano già avuto un legame precedente, con l'ostensione della Sindone e la donazione di una copia alle monache. La sensibilità delle carmelitane verso la Sindone si accrebbe, soprattutto ai tempi della beata Maria degli Angeli, grazie anche alla familiarità con la corte. Questo legame è radicato nella tradizione teologica e pedagogica del Carmelo, che pone al centro l'attenzione sull'umanità sofferente di Cristo.

Il Cardinale Anastasio Alberto Agostino Ballestrero: un pastore mistico e la Sindone
Il Cardinale Anastasio Alberto Agostino Ballestrero, Frate dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi, è stato una figura eminente della Chiesa Cattolica del Novecento. La sua vita è stata caratterizzata da una profonda spiritualità, unita a un instancabile impegno pastorale.
La sua figura è strettamente legata alla Sindone, di cui fu Custode Pontificio. Il Cardinale Ballestrero promosse la prima Ostensione pubblica della Sindone dopo la Seconda Guerra Mondiale nel 1978 e diede il consenso agli esami al carbonio-14. Egli credeva fermamente che la Chiesa non dovesse essere nemica della scienza, e pur annunciando i controversi risultati dei test, invitava a continuare a guardare la Sindone, poiché essa dice tutto sulla Passione di Gesù.
La sua spiritualità si fondava sull'amore di Dio, espresso nel motto "In omni bonitate et veritate". Egli considerava l'uomo come una "creatura relativa a Dio", creata a sua immagine e somiglianza, il cui significato risiede nel rapporto con il Creatore. Questa profonda comprensione del rapporto tra Dio e l'uomo, unita alla sua devozione all'umanità sofferente di Cristo, lo ha reso un pastore attento, un mistico e un uomo profondamente radicato nella fede.
La sua riflessione sulla natura dell'uomo come immagine di Dio e la sua fiducia nel Creatore, paragonata a quella di un figlio verso il padre, permeano i suoi scritti e i suoi insegnamenti. Egli ha sempre sottolineato l'importanza di entrare nella logica di Dio, il cui progetto meraviglioso si rivela progressivamente.
Il Cardinale Ballestrero riteneva che la vocazione fosse un dono da accogliere con gratitudine e abbandono. La sua prima Comunione, a nove anni, segnò un momento fondamentale, orientando ogni sua scelta verso la scoperta che "Dio è amore". Questo principio è alla base della sua teologia, riflesso della sua vita di comunione con Dio.
La sua partecipazione al Concilio Vaticano II rappresentò un'esperienza trasformativa, che lo portò ad adottare una metodologia teologica più aperta e contemplativa, in linea con lo spirito conciliare. La sua spiritualità si è rivestita dei "panni conciliari", promuovendo la diffusione degli insegnamenti e della spiritualità del Concilio.
Il Cardinale Ballestrero ha lasciato un segno indelebile nella Diocesi di Torino, guidandola con umanità, fermezza e lungimiranza in un periodo di grandi cambiamenti sociali e politici. La sua figura di "Carmelitano scaltro", con la sua saggezza evangelica e la sua profonda discretio, rimane un esempio luminoso di fede, pastorato e dedizione a Dio.
DEDICA AL CARDINALE ANASTASIO BALLESTRERO A CASSANO MURGE
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