Il Cantico dei Cantici e il Canto Evangelico dell'Amore Divino

Il Cantico dei Cantici è un libro biblico dal titolo intrigante che esplora la profondità dell'amore. Esso canta l'amore tra un uomo e una donna, l'amore sponsale, che, tuttavia, riverbera l'amore divino. È molto significativo che la Scrittura, in particolare i profeti, per parlare della relazione tra il Signore e il suo popolo, ricorra spesso, accanto alla metafora paterna, a quella sponsale, presentando Dio come sposo e amante del suo popolo e di ogni credente. Il dono dell'amore divino si manifesta anche nelle vocazioni, un dono da accogliere nella gratitudine e nella libertà gioiosa di chi, sentendosi amato, risponde con amore all'amore.

Per assumere con maggiore consapevolezza e passione questa strada di amore, abbiamo l'aiuto di un testo biblico pieno di poesia, di gioia e di bellezza che ci viene offerto come il poema che simbolicamente apre allo sguardo credente le meraviglie dell'amore di Dio. Poiché Dio è amore, l'origine assoluta che nell'amore sponsale si fa presente e ne svela il senso più profondo, i due innamorati del Cantico, mentre ci parlano di loro stessi, ci parlano di Dio. Perciò, la tradizione spirituale della Chiesa per secoli ha interpretato il Cantico dei Cantici come il dialogo tra il Signore e l'umanità, tra Dio e l'anima credente. Anche senza cadere in interpretazioni spiritualizzanti o minuziosamente allegoriche, che vanno oltre il senso del testo, la lettura simbolica di questo libro biblico si impone e ne svela tutta la ricchezza. L'uomo impara ad amare ascoltando parole d'amore, e il Cantico ci invita a fare proprio questo, a imparare ad amare rispondendo a quel dono d'amore che sono le vocazioni.

illustrazione artistica del Cantico dei Cantici, una coppia innamorata in un giardino simbolico con elementi divini

Cinque Dimensioni dell'Amore nel Cantico

Attraverso il Cantico, possiamo esplorare cinque diverse dimensioni dell'amore, tra loro connesse, che ne rivelano la complessità e la profondità.

1. L'Amore come Relazione Dialogica e Unione

Una delle prime cose che subito risaltano nella lettura del Cantico è la percezione dell'amore come relazione dialogica che crea unione. Lui e lei si parlano, si guardano, si cercano, in una reciprocità che li congiunge intimamente. È molto significativo il gioco di sovrapposizione delle voci dei due innamorati presente nell'episodio dell'incontro poeticamente descritto nel capitolo 2 del Cantico, dove la sposa evoca le parole dell'amato che si avvicina: "balzando sui colli. somiglia ad un cerbiatto. mia bella, vieni. se ne è andata via." Lei lo sente arrivare, sente la sua voce, lui le parla, ma è lei che dice le parole di lui. Le due voci si fondono, sono diventate una, in quella di lei risuona quella di lui, in un parlare all'unisono che esprime la perfetta comunione, la profonda intimità che li lega. Sono due amanti che si incontrano e si perdono l'uno nell'altro.

Nella stessa direzione va un'altra caratteristica del Cantico, una certa "specularità" che affiora spesso nel poema, dove sia lui che lei utilizzano immagini simili, soprattutto per descriversi. È un altro modo per dire l'unione, la somiglianza, quel perdersi per ritrovarsi nell'altro che è tipico dell'amore. Così, lui appare a lei come un cerbiatto, che salta sui monti per raggiungerla (2,9; cf anche 2,17; 8,14), ma anche i seni di lei sembrano a lui due cerbiatti, che pascolano tra i gigli, cuccioli frementi che giocano, si muovono, così dipingendo il movimento dei seni che si percepisce sotto la tela leggera del vestito quando lei cammina, corre, oppure danza (cf 4,5; 7,4). E gli occhi di lei appaiono a lui come due colombe che occhieggiano dietro il velo (cf 1,15; 4,1), ma allo stesso modo gli occhi di lui sembrano a lei colombe lavate nel latte, che si specchiano su rivi d'acqua purissima (cf 5,12). Lui e lei si assomigliano, si vedono con gli stessi occhi di innamorati, si fondono in un'unica realtà, in una appartenenza reciproca totale e incondizionata.

2. L'Amore come Sentimento Assoluto

L'amore è totalizzante, coinvolge tutto l'essere, invade tutti i pensieri e prende tutte le energie. Questa è la seconda dimensione dell'amore: esso è "assoluto". Nel Cantico, alla tenerezza si accompagnano espressioni forti che dicono la sensazione di perdersi, dolcemente, in tanta bellezza e in tanto amore. "Che gli direte? L'amore è come una malattia, dolcissima, che illanguidisce e insieme dà forza." Se si traduce con "sto morendo" è per esprimere tutta l'intensità del sentimento, con un'espressione che spesso gli innamorati usano. Lei nel testo ebraico dice, letteralmente, che è "malata d'amore", ma non chiede di essere guarita, chiede solo di essere aiutata e sostenuta, rianimata in quel suo venir meno, per vivere ancora più intensamente la sua dolce, travolgente "malattia"; una malattia che non uccide, ma fa vivere, perché è un libero abbandonarsi, in un totale dono di sé. E lei vuole che lui lo sappia, il suo amore deve essere dichiarato; non è un amore da vivere nel segreto.

Anche per lui la passione è irresistibile ed egli ne è sopraffatto, il desiderio lo travolge, quasi portandolo fuori di sé, come espresso dai versi: "se è fiorito il melograno. Ma ora non so più nulla, sono smarrito." Tutto fa allusione ad una felice intimità, alla gioia di un'unione che accende il desiderio, tanto da sentirsi smarriti e trascinati via, per perdersi nell'oggetto del proprio amore.

3. L'Amore Trasfigura la Realtà

C'è poi una terza dimensione: "l'amore trasfigura" la realtà. La forza totalizzante dell'amore fa sì che tutto l'essere di chi è innamorato tenda verso colui che ama. L'altro è al centro del mondo, e gli occhi, cambiati dall'amore, vedono tutto in modo diverso, più positivo, in particolare la persona amata e la sua bellezza. D'altra parte, l'amore ha bisogno di esprimersi; i due innamorati del Cantico devono dunque percorrere altre strade, cercare nuove parole e nuove immagini per dire quello che sembra impossibile dire, per descrivere un fascino talmente grande che non si può descrivere. Attraverso la poesia del Cantico, possiamo assaporare la bellezza di queste descrizioni.

  • Di lui si dice: "riposa tra i miei seni." L'immagine evoca un'intimità piena di dolcezza e soffusa di profumi; lui le riposa in grembo ed è come un sacchetto di mirra custodito nel luogo segreto e caldo del corpo di lei, dove quella resina odorosa può sprigionare tutta la sua fragranza. Inoltre, viene descritto come "spicca tra mille. e come piume di corvo tanto son neri. posati presso i rivi. siepi fiorite di aromi fragranti. e stillano mirra. tempestati di pietre preziose. e vi brillano zaffiri. ben salde su basi d’oro puro. stupendo come i cedri. tutto in lui è meraviglioso."
  • Di lei si canta: "luccicanti dietro al velo. che scendono saltellando dai monti di Galaad. tutte appaiate, e nessuna ne manca. la tua bocca dischiude dolcezze. che arrossisce dietro al velo. costruita in modo perfetto. di miele e latte la dolcezza." I suoi occhi appaiono come colombe che si intravedono ritrose e ammiccanti dietro il velo; e i suoi capelli neri sono come i capretti che scendono dai monti di Galaad, e come quelle bestiole si muovono saltellando, ondeggiando nel movimento aggraziato della testa e delle spalle di lei. Poi, in contrasto, ecco il biancore scintillante dei denti, candide pecorelle appena lavate, tutte appaiate, perfette nella loro simmetria.

Come tutto cambierebbe se anche noi ci lasciassimo incantare dalla bellezza di Dio come questo innamorato del Cantico si lascia incantare dalla bellezza di lei; i nostri occhi allora sarebbero trasformati, vedrebbero tutto in un modo nuovo, la realtà sarebbe diversa, trasfigurata. L'innamorato del Cantico si lascia abbagliare, lui sa come cantare l'amore, e non è solo la natura a venirgli in soccorso per celebrare la bellezza di lei, descrivendola come "conturbante come una costellazione di stelle. gioielli lavorati da un artista. circondato dai gigli." E poi c'è il fascino di quel ventre abbronzato che si contrae e si distende nel movimento della danza e sembra un cumulo di grano dal colore caldo dell'oro o un campo di grano maturo che il vento dolcemente fa ondeggiare: "amore mio, luogo di delizie. e i tuoi seni sono i grappoli. e stendere le mani a cogliere i suoi frutti. di mele è profumato il tuo respiro."

infografica che mostra metafore del Cantico dei Cantici: cerbiatti, colombe, giardini profumati, frutti

La natura, i paesaggi, gli odori e i colori, tutto viene messo al servizio del dialogo tra i due innamorati, tutto serve a dirsi reciprocamente l'amore, mentre le parole disegnano le forme incantevoli dei loro corpi. Come canta il poeta messicano Octavio Paz, citato da un esegeta nel suo commento al Cantico: «Voy por tu cuerpo como por el mundo». Così, il mondo che li circonda serve ai due innamorati del Cantico a dirsi l'amore; vedono l'altro, e in lui vedono colline, prati, vigne, pascoli profumati, cuccioli che giocano, gioielli preziosi. Ma è vero anche il contrario: vedono paesaggi, alberi maestosi, cerbiatti e caprette saltellanti e pensano all'altro, perché tutto richiama alla mente l'oggetto del loro amore. L'amore trasfigura e il mondo allora si trasforma, diventa giardino incantato, che richiama l'Eden dell'origine, quel paradiso perduto che l'amore fa ritrovare e in cui ora una nuova donna e un nuovo uomo abitano, recuperando una vita che sembrava smarrita e che ritrovano, rinnovata, nel dono di sé senza riserve.

4. L'Amore come Dono Reciproco

L'amore non è solo contemplazione e godimento; l'amore è oblativo, fa uscire di sé per donarsi. Ecco un'altra dimensione importante dell'amore che il Cantico ci insegna: "l'amore è dono reciproco". La sposa offre il suo amore con grande dolcezza e tenerezza, in uno scenario campestre ricolmo di allusioni visive e olfattive: "dormiremo tra i cipri profumati. se è fiorito il melograno. ti donerò il mio amore. alla nostra porta ci son frutti deliziosi." Ha in serbo per lui i frutti deliziosi del suo amore, frutti nuovi e antichi, come sono antichi e sempre nuovi i gesti dell'amore. Per un cuore innamorato, tutto, dell'altro, è fascino, attrattiva irresistibile.

Ma se l'attrazione e il desiderio che viene dall'amore tendono all'incontro e all'unione, questo avviene nell'accoglienza e nel rispetto. Quando l'innamorato del Cantico corre dalla sua amata, giunto alla casa di lei si ferma, "somiglia ad un cerbiatto." Lui è descritto come un cerbiatto immobile, attento, che fiuta l'aria in stato d'allarme, in cerca di pericoli. Ma non è la paura a fermare in questo caso l'innamorato e il suo fremito non è generato dal timore, ma è quello impaziente dell'attesa e del desiderio. Ed è anche un modo per vivere l'incontro come dono: lo sposo non entra prepotentemente nella casa di lei, il suo desiderio non sfocia in un atto di possesso o di violenza, egli si ferma alla porta, contempla l'amata attraverso la finestra, ammirandone la bellezza.

5. L'Amore Divino: Ricerca, Tenacia e Protagonismo

Le parole dei due innamorati celano un mistero più grande, quello dell'amore di Dio. L'amore divino va atteso, desiderato, ricercato. Come lo sposo del Cantico, ogni credente anela all'incontro con il Signore e chiede di poterlo vedere, contemplare, ascoltare. Le parole dell'innamorata sono un richiamo a questa ricerca: "cercavo l’amore della vita mia." Ella decide di alzarsi, di andare per le strade della città alla ricerca dell'amato, con la domanda accorata: «Avete visto l'amore della vita mia?» (3,3; cf anche 5,2-8). Una ricerca nella notte che sembra anticipare, in un gioco di allusioni, la ricerca nel buio, appena rischiarato dall'alba, di un'altra donna in un altro giardino, nel giorno dopo il sabato, il primo giorno della settimana.

Ma quando cerchiamo Dio, in realtà è perché Lui ci sta cercando. E a noi resta la meraviglia, l'ammirazione stupefatta di chi è davanti all'inimmaginabile: l'amore di un Dio che ci cerca, ci vuole, ci chiama, e attende paziente la nostra risposta. Un amore che è vita, che fa vivere e insegna a dare la vita, l'unico modo per vivere in pienezza, capaci allora di andare anche al di là della morte, perché è "tenace la passione come l’abisso eterno. e divina è la sua fiamma."

L'incipit del Cantico, «Mi baci con i baci della sua bocca!», sconvolge ogni attesa, senza premesse dottrinali o indicazioni morali, ma solo il desiderio che prende parola e corpo. La voce è femminile, libera, impaziente, desiderosa. È proprio questo uno degli elementi dirompenti del Cantico: la donna, la sposa, non è oggetto passivo di amore, ma protagonista, cercatrice, amante a pieno titolo. Il poema, strutturato come un alternarsi di canti d'amore tra lo sposo e la sposa - con interventi corali delle «figlie di Gerusalemme» - attraversa stagioni, paesaggi, corpi, visioni. La reciprocità del desiderio e dell’appartenenza è ribadita come un refrain sacro: «Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me».

Cecilia Falchini "Il Cantico dei Cantici nella tradizione ebraica e cristiana"

In un tempo che troppo spesso ha separato il sacro dal sensuale, il Cantico osa ricongiungerli, proclamando che anche nell'amore umano si può udire l'eco del divino. Non è un caso che i mistici medievali - da Bernardo di Chiaravalle a Giovanni della Croce - lo abbiano letto come simbolo dell'amore tra l'anima e Dio. Nel capitolo finale, un epilogo che è forse la vetta teologica del testo, la sposa esclama: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, perché forte come la morte è l'amore». Non c'è dichiarazione più radicale: l'amore, quello vero, è assoluto, non negoziabile, invincibile. È una forza che supera la morte, non si lascia comprare, non si spegne con le acque del tempo. Eros come teofania, dunque. In un'epoca in cui l'amore è spesso ridotto a merce o a spettacolo, il Cantico dei Cantici ci invita a tornare alla sua verità originaria: quella di un incontro in cui ci si cerca, ci si perde e ci si ritrova. Dove il corpo non è vergogna, ma casa. Dove il nome dell'amato diventa preghiera.

Il Canto Evangelico: Espressione dell'Amore per Dio

La fede cristiana, e in particolare la tradizione evangelica, ha sempre espresso la profondità del proprio amore e rapporto con Dio attraverso il canto e la lode. La Bibbia narra che tramite la lode le mura di Gerico sono cadute giù; allo stesso modo, si crede che Dio tramite la lode possa abbattere le barriere che impediscono agli uomini di avere un rapporto vincente d'amore con Lui e di ricevere la salvezza. Il canto è un veicolo potente per esprimere devozione, gratitudine e unione con il divino.

coro di persone che cantano lodi in una chiesa moderna

Temi e Esempi nei Canti di Lode Cristiana

I canti evangelici, o canti di lode, sono ricchi di temi che risuonano con le dimensioni dell'amore esplorate nel Cantico dei Cantici, ma li applicano direttamente alla relazione tra il credente e Dio. Ecco alcuni esempi e i loro messaggi centrali:

  • Offerta e Trasformazione: Canti come "Io ti offro!" esprimono il desiderio di donare tutto sé stessi a Dio: "Io ti offro! Quello che sono, quello che ho, io lo depongo ai tuoi piedi, Signor. Ogni mio errore io lascio a te. Le gioie e i dolori io dono a Te... Io ti offro me stesso e Tu Dio della vita mia cambia questo cuore."
  • Intimità e Desiderio: "TOCCA IL MIO CUORE" è un appello all'intimità divina: "In questo momento mi Sei accanto, Ti voglio sentire sentire dentro il mio cuor. Con la tua mano puoi Tu toccare, toccare il mio cuore per aprirlo Signore. Coro: Tocca il mio cuore, tocca il mio cuore, ho tanto bisogno della Tua mano Signore."
  • Pellegrinaggio e Speranza Celeste: Molti canti parlano del percorso terreno e della speranza futura, come "Povero sono, e pellegrino": "Povero sono, e pellegrino In questo mondo pien di mal. Ma terminare, potrò il cammino, In una splendida Città. Sto andando là, dal Padre mio."
  • Riconoscenza per la Salvezza: "LE ORE PERDUTE" riflette sulla redenzione attraverso Cristo: "Io so che molte Ore mie sono state senza senso... Ed in quel grande giorno io chiamerò Il mio Avvocato. Gesù Cristo in persona prenderà La parola in mia difesa... Perch'Egli griderà lì davanti al Tribunale: Pagato ho Io già per questo uomo!"
  • Felicità nell'Amore Divino: Il canto "Dove andar per trovar l'amor" proclama la gioia trovata in Cristo: "Dove andar per trovar l'amor E la pace che, mai più finirà. Sol Gesù sa donare al cuor Felicità. Canterò, canterò al Signor Per quel che, è in Te Che mai più scorderò."
  • La Potenza della Lode e della Fede: Canti come "Potente è l'armata" e "Dio aprirà una via" esprimono fiducia nella potenza di Dio che agisce attraverso la fede e la lode: "Potente è l'armata del nostro Signor, Corre sui muri invade la città. L'Eterno dà fuori la voce davanti al suo esercito... Dio aprirà una via dove sembra non ci sia, Lui opera in modi che non sono sempre chiari a me."
  • Preghiera e Illuminazione: La preghiera è un tema centrale, come in "Ascolta questa preghiera" e "PREGHIERA": "Padre ascolta questa preghiera, Perchè sò che senza Te Nel mio cuore non c'è luce Tutto è buio intorno a me... Signore, sono davanti a Te, E ti prego con tutto il mio cuore Di darmi il Tuo Amore."
  • Missione e Opere Buone: Il richiamo all'azione e alla diffusione del Vangelo è presente in "Alza i tuoi occhi, la messe è pronta!": "Alza i tuoi occhi, la messe è pronta! Perché non vai? Il grano marcisce nella sua spiga e tu, cosa fai? Se tu non pianti non mieterai."
  • Abbandono e Guida: "La mia vita è nelle tue mani" è un canto di totale resa: "La mia vita è nelle tue mani O mio Signore, mio Redentore... Guidami, o Dio, nei Tuoi sentieri; Io voglio che tutto ciò che è in me Dia gloria a Te."
  • Redenzione e Vittoria: Il canto siciliano "LU MAISTRU" e "Mi leverò e andrò dal Padre mio" narrano la storia della salvezza e del perdono: "Scinniu lu Maistru di lu Cielu e vinni pi salvari i piccaturi... Mi leverò e andrò dal Padre mio coperto di vergogna e di rossor. Mi prostrerò ai piedi del mio Dio, solo fidando nel divino amor." La vittoria di Cristo è celebrata in "SU QUELLA CROCE": "SU QUELLA CROCE, L’AGNELLO SALI’, SU QUELLA CROCE, GESU’ CRISTO MORI.’ IN QUELLA CROCE, GIUSTIZIA E’ PIETA’, CON QUELLA CROCE, IL MIO CIELO SI APRI’."
  • Promesse Divine: "CIÒ CHE OCCHIO" esalta le promesse di Dio: "CIÒ CHE OCCHIO NON HA VISTO E CHE ORECCHIO NON HA UDITO CIÒ CHE NON È MAI SALITO IN CUOR D’UOMO TU VEDRAI E QUESTE SON LE COSE CHE DIO HA PREPARATO PER TE CHE AMI LUI."
  • La Presenza Costante di Dio: Canti come "I carri del Signore", "Siamo uniti qui davanti a Te", "Tu, Signor, dimori in eterno", "Io so che un dì", "SIGNORE VENGO A TE", "Dovunque io sono Lo lodo", "Quando sono stanco", "Beato io sono", "Noi predichiamo Cristo", "Ci sei Tu" esprimono la costante e confortante presenza di Dio, la lode continua e la speranza eterna.

Cecilia Falchini "Il Cantico dei Cantici nella tradizione ebraica e cristiana"

L'Amore Celeste: Canto di Virtù e Unione

L'amore verso Dio e verso il prossimo è il primo modo del canto celeste, come insegnato da Beato Jan van Ruysbroeck (1293-1381). Dio Padre ci ha inviato il Figlio per insegnarcelo. Infatti, chi non conosce questo modo non può entrare nel coro celeste, perché non ne ha la conoscenza, né l'ornamento, e dovrà quindi restare eternamente fuori. Amare Dio e amare il prossimo in vista di Dio, per Dio e in Dio, ecco, infatti, ciò che può essere cantato di più sublime e più gioioso in cielo e sulla terra. L'arte e la scienza di questo canto sono dati dallo Spirito Santo.

Cristo, nostro cantore e maestro del coro, ha cantato fin dall'inizio e ci stupirà eternamente il cantico di fedeltà e di amore senza fine. Così l'amore vero e senza finzione è il canto comune che occorre conoscere tutti per far parte del coro degli angeli e dei santi nel regno di Dio; poiché l'amore è la radice e la causa di tutte le virtù nell'interiorità, è l'ornamento e il vero abbigliamento di tutte le buone opere all'esterno. L'amore vive di se stesso ed è la sua ricompensa. Nell'azione non può sbagliare, poiché lì siamo stati preceduti da Cristo che ci ha insegnato l'amore e che ha vissuto nell'amore, lui con i suoi.

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