I Primi Missionari in Tanzania: Una Storia di Fede e Impegno

La storia dell'evangelizzazione in Tanzania è un racconto di profonda fede, perseveranza e di un impegno costante per lo sviluppo umano e spirituale. Questo territorio, crocevia di culture e tradizioni, ha accolto i primi missionari in tempi relativamente recenti, circa 150 anni fa, in un contesto spesso segnato da sfide politiche e sociali. Le comunità religiose, con la loro metodologia impregnata di calore umano e valori evangelici, si sono integrate nella vita della gente, contribuendo significativamente alla crescita del Paese.

L'Arrivo dei Missionari della Consolata e il Contesto Storico (1919)

La presenza dei Missionari della Consolata in Tanzania ha avuto inizio in un periodo complesso e cruciale. Cento anni fa, il 21 aprile 1919, i primi Missionari della Consolata giunsero in Tanganyika (l'odierna Tanzania). Quattro missionari - i padri Giovanni Ciravegna, Giacomo Cavallo, Gaudenzio Panelatti e Domenico Vignoli - approdarono a Dar Es Salaam, il "porto della pace", alle ore 21 del 21 aprile 1919, dando inizio a questa avventura missionaria. La spedizione, partita da Marsiglia il 25 gennaio 1919, era composta da questi quattro uomini.

Questo avvenne nel periodo post-bellico, che anche in Africa aveva lasciato conseguenze tragiche: la Tanzania era una colonia tedesca, teatro degli scontri tra Germania e Regno Unito. Terminato il conflitto, la prima evangelizzazione del Tanganyika era stata affidata ai Benedettini tedeschi, espulsi con la sconfitta della Germania, e il territorio era rimasto senza una presenza cattolica.

Giunti a Dar Es Salaam il 4 maggio 1919, i quattro missionari partirono alla volta della cittadina di Iringa: il primo tratto in treno fino a Kilosa e poi in carovana con 60 portatori. Raggiunsero Iringa il 19 maggio, poi si stabilirono nelle missioni di Tosamaganga, popolato dal gruppo etnico Wahehe, e Madibira, terra dei Wasangu, Wabena e Wahehe. Due missionari si stanziarono a Tosamaganga, gli altri due a Madibira, mettendosi all'opera per "il grande bucato per ripulire le missioni", per usare l’espressione di padre Ciravegna. Padre Ciravegna lasciò scritto: «Partiamo a cuor contento, risoluti con l’aiuto di Dio di assecondare con tutte le nostre forze la divina grazia nell’opera di resurrezione morale delle missioni, prive da tempo dei loro pastori». Costruirono dispensari medici, aule scolastiche, abitazioni e chiese. Interpellarono catechisti e catecumeni, riaprendo i registri dei battesimi e dei matrimoni.

Il paterno monsignor Francesco Cagliero, prefetto apostolico di Iringa dal 1922, consigliava l’uso delle zanzariere contro la malaria e la coltivazione di frutta e verdura, affermando: «il cibo sia conveniente, abbondante e pulito». Inoltre, reclutava acculturati: ad Iringa «vi sono i migliori scrittori dell’Istituto. Perciò mano alla penna. Scriviamo articoli, relazioni, lettere per farci conoscere e avere sussidi».

Mappa delle prime missioni in Tanzania (Tosamaganga, Madibira)

Le Missionarie della Consolata e il Loro Contributo

Pochi anni più tardi, anche le suore della Consolata arrivarono in Tanzania. Il 30 gennaio 2023 si sono compiuti 100 anni di presenza delle Missionarie della Consolata in Tanzania. Quattro giovani missionarie giunsero dall’Italia e due dal Kenya. Si incontrarono nel porto di Mombasa e continuarono insieme il cammino. Tra le attività quotidiane, lo studio della cultura e del kiswahili, le sorelle entrarono ben presto nella vita della gente. Avevano una metodologia impregnata di calore umano e di valori evangelici, molto rispettosa delle persone.

Suor Arelis parla della sua esperienza missionaria con sapore di famiglia, di casa, e afferma che «la fede ricevuta ha dato molto frutto con vocazioni nella vita famigliare, nel servizio, nel donarsi per il bene dell’altro».

I "Padri Bianchi" e le Prime Sfide Evangelizzatrici

L'evangelizzazione in Uganda e Tanzania è iniziata circa 150 anni fa. Fu il cardinale Lavigerie, fondatore dell'associazione Missionari d'Africa (conosciuti come i "Padri Bianchi"), che organizzò una spedizione di missionari che arrivarono in questi paesi dall'Africa. Il primo gruppo di missionari partì da Marsiglia il 21 aprile 1878 e circa un mese dopo, il 30 maggio 1878, partì una seconda missione sulla costa del Tanganica.

Inizialmente, i predicatori anglicani avevano già visitato questo territorio, facilitando la missione. Tuttavia, con l'avvento al potere di un nuovo kabaka, Mwanga II, arrivò il martirio, incitato dagli stregoni della regione. Andreas Msonge e Constantine Munyaga, nel loro libro "Sfide dei primi missionari ed evangelizzazione dei primi catechisti", affermano: "Sarebbero stati di più se non fosse stato per i sacerdoti, che impedivano loro di consegnarsi volontariamente al martirio." Nel giugno 1886, il Kabaka Mwanga espulse i missionari dal suo territorio. La situazione si capovolse quando nel 1888 il kabaka Mwanga fu deposto e, in pericolo di vita, si rivolse ai missionari per avere un rifugio e chiedere perdono per il suo comportamento passato.

Il mtemi Lukange, capo della regione, cominciò a temere che i missionari avessero più potere di lui, in particolare il catechista Cyrilo, vedendo la sua influenza sugli abitanti del villaggio che non venivano più da lui quando il mtemi faceva battere i tamburi. I missionari continuarono il loro lavoro, traducendo il catechismo e la Bibbia in kikerewe. Affrontarono nuovamente il martirio quando iniziarono a predicare contro la schiavitù e per la liberazione degli schiavi nella zona. "Gli abitanti del villaggio, irritati da queste pratiche, bruciarono il Buguza kigango e uccisero a colpi di lancia i catechisti (i loro nomi non sono stati conservati)". I sopravvissuti si rifugiarono nella fortezza di Mwiboma, dove subirono un assedio di due giorni.

A Namango, un villaggio distrutto e poi ricostruito a Mwiboma, una croce commemorativa ricorda che i "Padri Bianchi" insegnarono a cuocere i mattoni, a costruire e a piantare alberi da frutto. L'albero di mango dietro la croce è stato piantato dai missionari ed è il primo albero di mango dell'isola di Ukerewe. Il primo sacerdote dell'Africa orientale è stato un tanzaniano del territorio di Ukerewe, padre Celestine Kipanda Kasisi. Ancora oggi, anziani battezzati da lui da bambini ricordano la sua opera.

La struttura missionaria, all'inizio e negli anni successivi, prevedeva di chiedere al capo della regione il permesso di evangelizzare. Se il capo era d'accordo, forniva un terreno per costruire la chiesa e la canonica, dove si evangelizzava e si insegnava il catechismo. Poiché il sacerdote non poteva raggiungere tutta la popolazione, veniva scelto un gruppo di catechisti ben preparati per insegnare il catechismo nelle diverse comunità e per celebrare la liturgia della parola la domenica. Questo sistema è utilizzato ancora oggi in Tanzania, a causa della carenza di sacerdoti.

Foto dei primi missionari della Consolata e dei Padri Bianchi in Africa

Sviluppo e Consolidamento della Missione Cattolica

Nel 1922 nacque la Prefettura apostolica di Iringa, retta da monsignor Francesco Cagliero. Nel 1932 venne fondato l'Istituto delle Suore Missionarie di S. Teresa di Gesù Bambino, dette «Teresine», oggi circa 400, operanti anche in Italia. Monsignor Cagliero morì in un incidente d'auto il 22 ottobre 1935, all'età di 60 anni. Gli successe monsignor Attilio Beltramino.

La Conferenza di Tosamaganga e le Sfide Belliche

Tra il 22 e il 26 aprile 1937, si tenne la Conferenza programmatica di Tosamaganga, dove furono definite le strategie di crescita umana e religiosa. I punti chiave includevano l'azione pastorale, la scuola (l'obiettivo dell'alfabetizzazione, sia in inglese che in swahili, era fondamentale), l'attenzione alla cultura (confrontandosi con fenomeni come la poligamia e la circoncisione), l'africanizzazione (con la formazione di sacerdoti e suore autoctoni), la promozione umana (con strutture dedicate, sebbene con scarsa incidenza iniziale) e l'ecumenismo, che all'epoca era ancora un concetto lontano.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, l'Italia si ritrovò contro la Gran Bretagna. Il 16 giugno 1940 in Tanganyika scattò il rastrellamento: "Tutti i nemici stranieri italiani" della Prefettura apostolica di Iringa dovettero subito ritrovarsi a Tosamaganga per la "residenza coatta". Nonostante le difficoltà e le limitazioni, la missione continuò il suo operato. L'attenzione agli ammalati, alla peste, alla fame e alla guerra erano realtà quotidiane. I missionari, nonostante i fallimenti, non si piangevano addosso ma cercavano nuove soluzioni.

Per sostenere economicamente le missioni, si prospettò la coltivazione del tabacco. Le prime prove del 1941 furono deludenti, ma quelle dell'anno successivo destarono speranze. Nel 1948, con i proventi della coltivazione del tabacco, si riuscirono a costruire scuole, dispensari e chiese. Si riprese a coltivare tabacco con successo anche su vasti appezzamenti di terra a Makalala e a Ulete.

L'Africanizzazione della Chiesa e l'Indipendenza

Il 27 maggio 1948, monsignor Attilio Beltramino fu nominato il primo vescovo di Iringa. Nel 1949, Mons. Beltramino fondò l'Istituto religioso dei Fratelli Africani. Un momento storico fu l'ordinazione al sacerdozio del primo tanzaniano, padre Titus Fumbe. Seguì la storia di Mario Abdallah, figlio di un musulmano, che superò tutti gli esami e nel 1963 divenne «sacerdos in aeternum». Nonostante alcune resistenze iniziali per la sua origine, Mario Abdallah rappresentò un simbolo dell'africanizzazione della Chiesa.

Il Tanganyika ottenne l'indipendenza pacifica a mezzanotte tra l’8 e il 9 dicembre 1961. Il 26 aprile 1964, il Tanganyika si unì a Zanzibar, dando vita alla Tanzania. L'insediamento del nuovo presule avvenne il 27 maggio 1948, ma il vescovo Beltramino morì di infarto il 28 ottobre 1965, all'età di 64 anni. Il 15 febbraio 1970, padre Mario Abdallah Mgulunde fu consacrato vescovo di Iringa, diventando il primo vescovo africano. A partire dal 1968, ai missionari italiani si aggiunsero quelli spagnoli, portoghesi, kenyani, congolesi, colombiani e di altre nazionalità. Dal 1973, i missionari operarono anche a Dar Es Salaam, Singida, Morogoro, Dodoma e Njombe (dal 1968).

Storia dei missionari della Consolata in Tanzania.

Il Ruolo Fondamentale dei Fratelli Coadiutori

I missionari della Consolata includono non solo "sacerdoti" ma anche "fratelli coadiutori". Questi ultimi, pur non celebrando la Messa o le confessioni, sono protagonisti della missione. Tra i primi e più celebri fratelli coadiutori si ricordano fratel Michele Mauro, che morì il 10 marzo 1922 a Tosamaganga, e fratel Felice Crespi. Quest'ultimo, della provincia di Milano, si unì ai missionari della Consolata come fratello coadiutore, diventando un "falegname di tutte le parrocchie della diocesi di Iringa". Percorreva lunghi tratti con una carovana di buoi, trasportando pentole, attrezzi di falegnameria, meccanica e sartoria. Di notte, per tenere lontano il leopardo, alla coda di un bue ardeva una lanterna.

Un altro esempio è fratel Angelo Invitti, il "mago del tornio", che insegnava meccanica e lavorava l'acciaio con precisione. Fratel Modesto Zeni, definito dal padre Ciravegna un "finissimo", fu il costruttore della cattedrale di Kihesa (Iringa), un edificio che era "un po’ chiesa, un po’ pagoda e un po’ moschea", simbolo di un'esperienza ecumenica.

Questi fratelli hanno svolto un ruolo essenziale nella costruzione di infrastrutture e nella formazione professionale delle comunità locali, testimoniando il Vangelo con la loro vita generosa, umile e competente.

Foto di artigiani locali che lavorano con attrezzi tradizionali

L'Eredità e le Sfide Contemporanee della Missione

La presenza francescana in Tanzania, per esempio, è una realtà viva e dinamica dal 1977, esprimendosi attraverso la vicinanza alla popolazione, la promozione del carisma di San Francesco e l’impegno per la crescita delle comunità locali. Uno dei principali centri dell’attività francescana è Kongowe, periferia sud di Dar es Salaam, dove i frati sono presenti dal 2010.

La storia dei missionari della Consolata in Tanzania è segnata anche da figure come Evaristo Chengula, nato a Mdabulo, diocesi di Iringa. Entrato nell'utawani (centro missionario) di Mdabulo, era attratto dalla vita dei missionari. Fu il primo missionario della Consolata tanzaniano e successivamente, nel 1997, fu consacrato vescovo di Mbeya. La sua testimonianza sottolinea l'importanza di una Chiesa che è "famiglia", dove tutti lavorano insieme.

Oggi la Tanzania gode di una buona convivenza religiosa e i cristiani possono vivere liberamente la loro fede. Questo è molto positivo per una Chiesa così giovane, che ha solo 150 anni. La missione si è evoluta, affrontando nuove sfide come la povertà, la carenza di infrastrutture sanitarie ed educative, la stregoneria e le gravidanze precoci. L'attenzione agli ammalati rimane una "stella polare" nell'evangelizzazione missionaria.

Il Consolata Hospital Ikonda (Njombe), sperduto fra le montagne dell’Ukinga, è oggi un punto di riferimento con 400 posti letto, che offre cure anche in un contesto di scarsità di risorse. Sebbene luterani, numerosi in quella regione, ostacolarono l'ospedale in tutti i modi, esso continua a servire la popolazione. La scelta di costruire l'ospedale "fuori dal mondo" fu dettata dalla volontà di servire i "poveri sperduti su queste vallate come pecore senza pastore". La scuola "Laudato Si’" è un altro esempio di impegno, dove decine di bambini giocano, imparano e crescono insieme, cattolici, luterani e musulmani, promuovendo un cambiamento culturale.

Padre Isaac Mbuba, oggi 65enne e in Tanzania da 34 anni, ricorda il contributo di Julius Nyerere, che spingeva i cristiani in minoranza "a essere economicamente autosufficienti". L'impegno missionario oggi si rivolge sempre più ai missionari africani, per costruire una Chiesa locale forte e autonoma.

I missionari della Consolata, in preparazione al loro Centenario, hanno acceso una fiaccola che è passata in pellegrinaggio in tutti i loro centri di evangelizzazione, un simbolo della continuità e della vitalità della loro missione.

Cronologia Essenziale della Missione in Tanzania

  • 21 aprile 1919: I primi missionari della Consolata approdano in Tanganyika e si stabiliscono a Tosamaganga e Madibira.
  • 1922: Nasce la Prefettura apostolica di Iringa, retta da monsignor Francesco Cagliero.
  • 1932: Fondazione dell’Istituto delle Suore Missionarie di S. Teresa di Gesù Bambino, dette «Teresine».
  • 22 ottobre 1935: Monsignor Cagliero muore in un incidente stradale. Gli succede monsignor Attilio Beltramino.
  • 22-26 aprile 1937: Conferenza programmatica di Tosamaganga, con focus su pastorale, scuola e cultura.
  • 16 giugno 1940: I missionari sono costretti alla «residenza coatta» durante la Seconda guerra mondiale.
  • 1948: Si coltiva tabacco; i proventi finanziano la costruzione di scuole, dispensari e chiese.
  • 27 maggio 1948: Monsignor Attilio Beltramino è nominato primo vescovo di Iringa.
  • 1949: Fondazione dell’Istituto religioso dei Fratelli Africani da parte di mons. Beltramino.
  • 9 dicembre 1961: Indipendenza del Tanganyika.
  • 26 aprile 1964: Il Tanganyika diventa Tanzania con l’unione di Zanzibar.
  • 28 ottobre 1965: Il vescovo Beltramino muore di infarto.
  • A partire dal 1968: Ai missionari italiani si aggiungono quelli spagnoli, portoghesi, kenyani, congolesi, colombiani, ecc.
  • 15 febbraio 1970: Padre Mario Abdallah Mgulunde è consacrato vescovo di Iringa, il primo tanzaniano.
  • A partire dal 1973: I missionari operano anche a Dar Es Salaam, Singida, Morogoro, Dodoma, oltre che a Njombe (dal 1968).
  • 1997: Centenario della diocesi di Iringa, con celebrazioni a Tosamaganga e Madibira.
  • 2011: Padre Salutaris Massawe è eletto superiore dei missionari della Consolata in Tanzania.

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