La Cattedrale di Bitonto: storia, architettura e simbologia

La Cattedrale di Bitonto, dedicata a San Valentino e a Santa Maria Assunta, rappresenta la massima espressione del Romanico pugliese. Questo maestoso edificio è una delle testimonianze più significative di un passato in cui la Puglia ha agito come ponte tra l'Occidente e l'Oriente bizantino. La sua struttura, che si erge nel cuore del centro storico, è un prezioso scrigno di sculture, fregi e un'architettura eccezionalmente preservata.

Veduta d'insieme della facciata principale della Cattedrale di Bitonto con il rosone centrale.

Contesto storico e origini

L'anno esatto di costruzione della Cattedrale rimane ad oggi sconosciuto, poiché non sono stati rinvenuti documenti che ne attestino l'erezione. Tuttavia, indagini archeologiche condotte tra il 1991 e il 1999 sotto la pavimentazione della navata centrale hanno riportato alla luce i resti di un'antica basilica paleocristiana (V-VI secolo). Il periodo di costruzione dell'attuale edificio si colloca tra il XII e il XIII secolo. Un momento cruciale per la storia della chiesa fu il luglio del 1229, quando l'imperatore Federico II di Svevia fece il suo ingresso trionfale in città, evento che segnò profondamente il panorama artistico locale.

Architettura esterna e la facciata

Osservando l'edificio dall'esterno, si nota come la facciata segua il modello a salienti, con una sezione centrale rialzata rispetto alle due laterali. La facciata è tripartita da lesene che riflettono la suddivisione interna in tre navate.

  • Il rosone: È il protagonista indiscusso, decorato da dodici colonnine lavorate in bottega locale.
  • I portali: Il portale centrale è un capolavoro di scultura: l'architrave raffigura scene dell'infanzia di Gesù, mentre la lunetta illustra l'Anastasis (la discesa agli inferi).
  • Simbologia: Sul culmine dell'arco del portale troneggia la statua di un pellicano, simbolo eucaristico di carità e sacrificio.
Dettaglio del portale principale con le sculture raffiguranti scene bibliche e motivi fitomorfi.

Interni: strutture e decorazioni

La pianta dell'edificio è a croce latina, articolata in tre navate che confluiscono nel transetto. La parte posteriore è formata da un massiccio transetto rivolto verso il mare, dotato di tre absidi, un elemento che conferisce grande originalità alla struttura.

L'interno presenta caratteristiche uniche:

  • Matronei: La navata centrale è fiancheggiata da matronei, gallerie un tempo riservate alle donne.
  • Volte e soffitti: Le navate laterali sono coperte da volte a crociera, mentre la navata centrale è caratterizzata da capriate a vista.
  • Capitelli: Di particolare pregio è il capitello della colonna sinistra, che raffigura il mitologico "volo di Alessandro Magno", simbolo legato all'iconografia del grifone.

La Cripta e le testimonianze archeologiche

Le navate laterali introducono a due eleganti transenne marmoree che conducono alla cripta. Quest'ultima è ampia quanto il transetto sovrastante ed è suddivisa in quattro navate sorrette da trenta colonne di dimensioni variabili, forse provenienti dal tempio della dea Minerva che sorgeva sull'antica acropoli. Sotto la cattedrale si trova anche un vasto ipogeo, riemerso nel 1925, che ha restituito corredi funebri di epoca peuceta e pavimenti a mosaico di epoca romana, confermando la millenaria importanza del sito.

L'Ambone di Nicolaus

Un elemento di rilievo assoluto è l'ambone marmoreo realizzato nel 1229 da Nicolaus, celebre architetto e sacerdote. L'opera è un manifesto dell'esaltazione del potere imperiale svevo.

Elemento Descrizione simbolica
Aquila Sostiene il leggio; simbolo imperiale e di elevazione spirituale.
Tetramorfo Rappresentazione dei quattro evangelisti tramite le figure del bue e del leone.
Lastra dei regnanti Raffigura quattro personaggi, tradizionalmente associati alla casata degli Hohenstaufen.
Schema dell'ambone di Nicolaus con indicazione dei simboli degli evangelisti e dei regnanti.

Musica e liturgia: l'organo

Nel braccio destro del transetto si trova l'organo a canne, costruito nel 2013-2014 da Francesco Zanin. Lo strumento riutilizza il materiale fonico di un precedente organo dei Fratelli Ruffatti, testimoniando la continuità della tradizione musicale in un luogo che vide anche la presenza di Tommaso Traetta, riformatore del melodramma qui sepolto.

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