Vita e Opera di San Pio da Pietrelcina: Tra Devozione Popolare e Critica Sociale

Il cardinale Giuseppe Sarto, divenuto Patriarca di Venezia il 24 novembre 1894, presentò ai fedeli il suo programma pastorale con parole di profondo amore e dedizione: "Io, dunque, vi amo: da questo momento vi amo tutti. Vi amo, ma non di un amore terreno, ma di un amore forte e celeste, che mira specialmente a promuovere il bene delle anime vostre. Anche se non vi ho mai veduto, tutti io vi porto già nel mio cuore." Egli si definì una famiglia per il suo gregge, desiderando in cambio solo una corrispondenza d'affetto e la certezza che il suo operato fosse riconosciuto come volto alla difesa della verità e al bene comune.

Questo programma non era nuovo per Sarto, ma costituiva la linea guida che aveva seguito in tutte le sue precedenti esperienze pastorali: come cappellano a Tombolo (1858-1867), parroco a Salzano (1867-1875), direttore spirituale del seminario e cancelliere vescovile a Treviso (1875-1884), e infine vescovo di Mantova (1885-1894). L'amore per tutti, la promozione del bene delle anime e la difesa della verità erano i pilastri della sua missione.

Per tradurre le sue parole in azioni concrete, il cardinale Sarto intraprese immediatamente dopo il suo insediamento a Venezia una serie di visite agli ospedali, alle carceri, al brefotrofio e al ricovero di mendicità, portando conforto e aiuti materiali. Sottolineò l'importanza del lavoro e della fatica, non solo nelle attività spirituali e pastorali, ma soprattutto nello scendere tra il popolo, condividendo le sofferenze dei più abbandonati. Ricordò che "i tesori del vescovo furono detti tesori dei poveri", esprimendo il suo dolore per le miserie che non poteva più soccorrere con la stessa efficacia. Le sue visite si ripeterono, culminando in gesti commoventi come la sua personale confessione ai carcerati per tre giorni consecutivi nel settembre del 1900, o il suo intervento per convincere trenta degenti di un ospedale militare a ricevere la comunione pasquale.

Ritratto del Cardinale Giuseppe Sarto (futuro Papa Pio X)

Rinnovamento Spirituale e Culturale della Diocesi

La carità doveva permeare ogni aspetto della sua vita, ma come vescovo, Sarto si dedicò anche all'incremento della vita religiosa dei suoi diocesani. Una delle sue prime priorità fu il seminario. Egli redasse un nuovo regolamento disciplinare, soppresse il convitto per gli alunni non destinati al sacerdozio per garantire una formazione più qualificata ai chierici, rinnovò il corpo docente cercando uomini capaci, introdusse nuovi insegnamenti come scienze economico-sociali e archeologia cristiana, istituì una scuola giuridico-canonica con facoltà di conferire gradi accademici e promosse conferenze di aggiornamento in scienze teologiche.

Il cardinale Sarto amava recarsi frequentemente in seminario per conoscere meglio i chierici e guadagnarsi la loro simpatia, predicando loro gli esercizi spirituali. Per i sacerdoti, rinnovò la pratica dei casi di morale in forme più moderne, istituì il ritiro mensile da lui predicato e partecipò sempre ai corsi annuali di esercizi spirituali per dare il buon esempio.

Particolare enfasi fu posta sulla dottrina cristiana per fanciulli e adulti. Sarto scriveva al clero: "Si predica troppo e si istruisce troppo poco. Si mettano da parte quei discorsi fioriti e si predichi al popolo piamente e semplicemente le verità della fede, i precetti della Chiesa, gli insegnamenti del Vangelo, le virtù ed i vizii". Egli auspicava che la predicazione diventasse una vera istruzione religiosa, dando egli stesso l'esempio e promuovendo la riorganizzazione delle scuole parrocchiali della dottrina cristiana, con un'attenzione speciale al catechismo domenicale per gli adulti.

La Riforma della Musica Sacra e l'Azione Cattolica

Accanto alla formazione del popolo alla vita cristiana, il cardinale Sarto pose grande cura nelle celebrazioni liturgiche. Vedeva nella riforma della musica sacra uno dei mezzi più efficaci per rendere la liturgia più partecipata e goduta. Fu il primo vescovo italiano ad affrontare questo problema, scrivendo una lettera il 1° maggio 1895 che divenne la base del Motu proprio del 1903. In essa, sottolineava come la musica sacra dovesse possedere santità, bontà artistica e universalità, condannando tutto ciò che era leggero, volgare, profano o teatrale. Egli sosteneva che la Chiesa aveva sempre valorizzato l'arte vera e promosso l'universalità della musica, affinché la forma della preghiera e del canto fosse unica, come unica è la legge del credere.

Questi principi furono applicati alla cappella marciana, con la nomina di don Lorenzo Perosi alla direzione, al seminario, dove fu istituita una scuola di canto gregoriano, e alle singole parrocchie, incoraggiando la creazione di scholae cantorum per l'esecuzione di canti gregoriani, polifonia e composizioni popolari. Sarto stesso, da chierico, si dilettava a comporre musiche sacre, alcune delle quali sono state pubblicate.

Rispondendo alle obiezioni sul presunto scarso gradimento popolare di tali musiche, il patriarca affermava: "Il solo piacere non è mai stato il retto criterio per giudicare delle cose sacre e il popolo non deve essere secondato nelle cose non buone, ma educato e istruito." Credeva fermamente che il popolo fosse più serio e devoto di quanto si pensasse e che apprezzasse la musica sacra, continuando a frequentare le chiese dove essa veniva eseguita.

Partitura di canto gregoriano

Un altro campo fondamentale per il cardinale Sarto fu l'Azione Cattolica. Nel 1895, si rivolse ai partecipanti dell'Opera dei Congressi, affermando l'importanza del Comitato parrocchiale come valido aiuto per il parroco e come strumento per compiere molte opere pastorali. Incoraggiava all'azione concreta, distinguendo il ruolo dei laici da quello della politica: "Una sola parola per raccomandarvi una sola cosa: l'azione. Non molti discorsi, perché le chiacchiere sono da lasciarsi agli uomini della politica: a noi i fatti." I membri dei Comitati parrocchiali dovevano essere collaboratori del parroco, impegnati nell'insegnamento della dottrina cristiana, nella direzione dei patronati e nel riportare la pace nelle famiglie.

Sottolineò l'importanza della disciplina, dell'obbedienza e dell'abnegazione, esortando a lavorare senza mire temporali, interessi privati o ambizioni personali, mantenendo una condotta irreprensibile. I Comitati parrocchiali e le sezioni giovani furono oggetto delle sue cure più assidue, sostenuti dalla sua parola incitatrice e dal suo aiuto.

Il cardinale Sarto appoggiò anche il movimento economico-sociale, promuovendo la nascita di casse operaie, società di mutuo soccorso, il Banco Cattolico San Marco e il segretariato del popolo a Venezia. Sostenne i più deboli, in particolare la scuola dei merletti di Burano (oggi cooperativa Pio X), e intervenne personalmente nell'agosto 1901 per sedare uno sciopero di 2000 tabacchine, ottenendo la concessione di gran parte delle loro rivendicazioni.

Riconobbe l'importanza della stampa cattolica, sostenendo il quotidiano veneziano "La Difesa" fino a dichiarare: "Se altro non avrò da dare, darò il mio anello, darò la mia croce. Me ne basterà una di metallo. Darò anche questa veste rossa: darò fondo a tutto, ma voglio che il giornale viva."

Strumenti Pastorali: Visita e Sinodo

Per attuare il suo programma apostolico, il cardinale Sarto si servì di due strumenti tradizionali: la visita pastorale e il sinodo diocesano. La visita pastorale ebbe inizio nel maggio 1895, con una lettera di indizione in cui ricordava ai fedeli l'immutabilità della rivelazione divina e la necessità di propagare e difendere la sana dottrina dagli errori, mantenere il buon costume e infiammare i cuori alla religione e alla pace.

Osservava la necessità di far rivivere la fede in un'epoca in cui si mettevano in discussione i misteri della credenza, si chiedevano dimostrazioni dove Cristo chiedeva sottomissione, si negavano miracoli e sacramenti, e si deridevano le pratiche di pietà. Tre anni dopo, nel 1898, celebrò il sinodo diocesano, che riassumeva le sue preoccupazioni pastorali e le codificava nei minimi particolari, unendo fedeltà alla tradizione e apertura alle innovazioni.

Eventi Storici e Riflessioni sulla Società

Durante i suoi anni a Venezia (1894-1903), il cardinale Sarto celebrò anche alcuni eventi storici che gli offrirono l'occasione di esprimere i suoi sentimenti alla popolazione. L'ottavo centenario della consacrazione della basilica di San Marco, celebrato il 25 aprile 1895, fu un'occasione per pronunciare un'omelia in cui affermò la grandezza di Venezia legata alla sua fede in Dio. Sottolineò come la politica dell'antica Repubblica non misurasse gli inchini a Dio, garantendo rispetto per l'autorità e la patria. Parlò di libertà come obbedienza a Dio Padre, non come licenza, e affermò che Venezia aveva risolto la questione sociale grazie all'organizzazione tra capitale e lavoro, basata su eguaglianza, fratellanza e libertà, e che la carità e la giustizia regnavano sovrane.

La sua visione storica, pur con possibili imprecisioni, mirava a esemplificare idee e richiamare principi fondamentali. Le sue parole evocavano un'epoca in cui Venezia era un asilo di pace, rispettata in Europa, e sottolineavano che questa grandezza era legata alla fedeltà a Dio.

Basilica di San Marco a Venezia

In contrasto con la profondità spirituale e l'impegno pastorale del cardinale Sarto, il testo menziona una trasmissione televisiva del 2002 su Padre Pio, definita un "spettacolino" caratterizzato da "un'antologia di kitsch, banalità, retorica di campagna, superficialità pseudoreligiosa, falsa contrizione, e povertà intellettuale." La trasmissione, in onda su Rai Uno, veniva criticata per la sua presentazione superficiale e commerciale della figura di Padre Pio, con la partecipazione di personaggi dello spettacolo e la narrazione di miracoli in modo sensazionalistico. L'autore esprime un netto rifiuto verso questa mercificazione della religione, definendola un'umiliazione della fede, e suggerisce un'alternativa di lettura più seria e proporzionata nel libretto "I miracoli di Padre Pio" di F. Sardelli.

Il testo fa anche riferimento a un evento per voce recitante e musica intitolato "Sulla inutilità della guerra", ispirato al radiomessaggio di Papa Pio XII alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. L'evento, tenutosi nel Duomo di Firenze, presentava letture di Giorgio La Pira e un inedito di Padre Turoldo, intervallate da brani musicali come "Fratres" di Arvo Pärt, evocando un inno alla fratellanza e alla pace.

I primi vent’anni della vita di Padre Pio da Pietrelcina. La vera storia. 24 Settembre 2024

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