Il Significato di "I Poveri Li Avrete Sempre con Voi" nei Vangeli

L'espressione evangelica "I poveri li avrete sempre con voi" (Mc 14,7; Gv 12,8), posta da Papa Francesco al centro della V Giornata Mondiale dei Poveri, è una delle frasi più dibattute e, a volte, equivocate del Nuovo Testamento. Per coglierne il senso profondo, è fondamentale analizzare il contesto in cui Gesù la pronunciò e le molteplici interpretazioni che ne sono scaturite nel corso dei secoli.

Il Contesto Evangelico: L'Unzione a Betania

Gesù pronunciò queste parole nel contesto di un pranzo a Betania, nella casa di Simone detto “il lebbroso”, alcuni giorni prima della Pasqua. Come raccontano gli evangelisti Marco e Giovanni, una donna entrò con un vaso di alabastro pieno di profumo molto prezioso e lo versò sul capo di Gesù, un gesto che, nel Vangelo di Giovanni, si estende ai piedi che ella asciugò con i suoi capelli, riempiendo la casa del profumo.

rappresentazione dell'unzione di Gesù a Betania da parte di una donna

La Reazione dei Discepoli e la Critica di Giuda

La reazione dei presenti, inclusi alcuni discepoli, fu di indignazione. Essi, considerando il valore del profumo - circa 300 denari, equivalente al salario annuo di un lavoratore - pensavano che sarebbe stato meglio venderlo e dare il ricavato ai poveri. Secondo il Vangelo di Giovanni, Giuda Iscariota si fece interprete di questa posizione: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». L'evangelista annota con chiarezza: «Disse questo non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro» (Gv 12,5-6). Questa dura critica proveniente dal traditore sottolinea come quanti non riconoscono i poveri tradiscono l'insegnamento di Gesù e non possono essere suoi discepoli, come evidenziato anche dalle parole di Origene.

L'Interpretazione di Gesù: Un Gestore Profetico

Gesù stesso fornì la seconda e più profonda interpretazione del gesto della donna, dicendo: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me» (Mc 14,6). Gesù sapeva che la sua morte era vicina e vide in quell'azione l'anticipo dell'unzione del suo corpo senza vita prima di essere posto nel sepolcro. Questa visione andò al di là di ogni aspettativa dei commensali.

Il gesto della donna fu "bello" perché inaspettato, originale e creativo, eccentrico rispetto alle regole dell'efficienza e del galateo, un gesto gratuito e totale. Gesù è il povero per definizione, e la sua affermazione «non sempre avrete me» lascia intendere che anche lui è povero. In quel momento, Gesù ricordò loro che il primo povero è Lui, il più povero tra i poveri perché li rappresenta tutti. Ed è anche a nome dei poveri, delle persone sole, emarginate e discriminate che il Figlio di Dio accetta il gesto di quella donna.

Ella, con la sua sensibilità femminile, si dimostra l’unica a comprendere lo stato d’animo del Signore. Questa donna anonima, destinata a rappresentare l’intero universo femminile che spesso non avrà voce e subirà violenze, inaugura la significativa presenza di donne che prendono parte al momento culminante della vita di Cristo: la sua crocifissione, morte e sepoltura e la sua apparizione da Risorto. Le donne, così spesso discriminate e tenute lontano dai posti di responsabilità, nelle pagine dei Vangeli sono invece protagoniste nella storia della rivelazione.

Gesù e il Volto di Dio nei Poveri

Il volto di Dio che Gesù rivela è quello di un Padre per i poveri e vicino ai poveri. Tutta l’opera di Gesù afferma che la povertà non è frutto di fatalità, ma segno concreto della sua presenza in mezzo a noi. Non lo troviamo quando e dove vogliamo, ma lo riconosciamo nella vita dei poveri, nella loro sofferenza e indigenza, nelle condizioni a volte disumane in cui sono costretti a vivere.

Gesù non solo sta dalla parte dei poveri, ma condivide con loro la stessa sorte. Questo è un forte insegnamento anche per i suoi discepoli di ogni tempo. I poveri di ogni condizione e ogni latitudine ci evangelizzano, permettendo di riscoprire in modo sempre nuovo i tratti più genuini del volto del Padre. È necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro, scoprendo Cristo in essi, prestando ad essi la nostra voce e, soprattutto, essendo loro amici, ascoltandoli e accogliendo la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro. Il nostro impegno non deve limitarsi a programmi di promozione e assistenza, ma deve essere un'attenzione d'amore rivolta all'altro, considerandolo come un'unica cosa con sé stesso.

L'Insegnamento di Gesù ai Discepoli: Condivisione e Carità

Le parole di Gesù "i poveri li avete sempre con voi" indicano che la loro presenza in mezzo a noi è costante, ma non deve indurre a un’abitudine che diventa indifferenza. Al contrario, deve coinvolgere in una condivisione di vita che non ammette deleghe. I poveri non sono persone "esterne" alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere la sofferenza, per alleviare il loro disagio e l’emarginazione, perché venga loro restituita la dignità perduta e assicurata l’inclusione sociale necessaria.

Un gesto di beneficenza presuppone un benefattore e un beneficato, mentre la condivisione genera fratellanza. L’elemosina è occasionale e rischia di gratificare chi la compie e di umiliare chi la riceve; la condivisione, invece, è duratura, rafforza la solidarietà e pone le premesse necessarie per raggiungere la giustizia. Numerosi santi e sante, come Padre Damiano de Veuster, apostolo dei lebbrosi, hanno fatto della condivisione con i poveri il loro progetto di vita, arrivando a sacrificare la propria esistenza per i fratelli emarginati.

Un Cambiamento di Mentalità: Non Accumulare Tesori

Seguire Gesù comporta un cambiamento di mentalità: accogliere la sfida della condivisione e della partecipazione. Diventare suoi discepoli implica la scelta di non accumulare tesori sulla terra, che danno l’illusione di una sicurezza in realtà fragile ed effimera. L’insegnamento di Gesù va controcorrente, promettendo ciò che solo gli occhi della fede possono vedere e sperimentare con assoluta certezza: «Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna» (Mt 19,29). Se non si sceglie di diventare poveri di ricchezze effimere, di potere mondano e di vanagloria, non si sarà mai in grado di donare la vita per amore; si vivrà un’esistenza frammentaria, piena di buoni propositi ma inefficace per trasformare il mondo.

Papa Francesco: presentato il messaggio per la I Giornata mondiale dei poveri.

Povertà Materiale e Povertà Spirituale: Una Profondità Evangelica

Spesso si tende a interpretare la povertà in senso puramente materiale, ma il Vangelo di Gesù offre una prospettiva più ampia. C'è stato in passato chi ha equivocato l'espressione di Gesù (Mc 14,7), perdendo il significato più profondo della sua missione e delle sue parole. L'opera "bella" della donna di Betania non è un'azione esteriore fine a sé stessa, ma un gesto di amore e comprensione che anticipa il suo sacrificio.

Il Lieto Annuncio ai Veri Poveri

Gesù, nella sinagoga di Nazareth, leggendo Isaia, ha annunciato la sua missione: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19). Questo "lieto messaggio" (Vangelo) non si limita a sovvenire alle necessità umane e materiali, ma porta la conoscenza di Dio, la verità che garantisce la sua presenza. Giuda, soggiogato dalla potenza del denaro, non poteva capire questa povertà più profonda.

Il "povero" per Gesù è chi appartiene alla folla "dispersa, come pecore senza pastore," la povertà di chi non è condotto alla verità e non trova nessuno che gli dia la garanzia dell’essere con Dio. L'incontro con la donna samaritana (Gv 4,10-15 e 19-26) ne è un esempio lampante: Gesù le offre "acqua viva," la conoscenza che disseta per sempre e le dona la certezza della presenza di Dio. Egli le rivela la vera adorazione in spirito e verità, che il Padre cerca.

La Fiducia in Dio al di sopra delle Preoccupazioni Materiali

Gesù invita a non affannarsi per il cibo, il bere o il vestito, perché «il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,25-33). Questo non è un inno all'oziosità, ma un invito a stabilire un rapporto di perfetta comunione con il Padre, da cui proviene ogni cosa. Il problema, come dimostra la mormorazione di Israele nel deserto (Es 3,7-8.10), è la mancanza di fiducia in Dio e la ricerca di sicurezze umane effimere, come il vitello d'oro costruito da Aronne.

Gli episodi della manna, dell'acqua dalla roccia e delle quaglie, così come la moltiplicazione dei pani e dei pesci (Mt 15,32-39), non sono solo miracoli, ma insegnamenti concreti di Gesù: quando si arriva a Dio, non mancherà nulla. La folla che seguiva Gesù non era lì per elemosina, ma per ascoltare il suo insegnamento, riconoscendo in lui la presenza di Dio. Il lieto annuncio è chiaro: è arrivando alla conoscenza di Dio che non mancherà nulla per la vita.

L'apostolo Paolo, nella sua lettera a Timoteo (2Tim 4,1-5), avverte che verrà un tempo in cui non si sopporterà più la sana dottrina, preferendo favole e maestri che soddisfano le proprie voglie. La vera pienezza, l'acqua che disseta e il cibo che sazia, proviene solo da Gesù Cristo. La vera povertà dell'uomo sta nel fatto che non gode della presenza dello Spirito Santo, e quindi non sperimenta la pienezza della ricchezza di Dio.

Le Molteplici Forme della Povertà Contemporanea

Il Vangelo di Cristo spinge ad avere un’attenzione del tutto particolare nei confronti dei poveri e chiede di riconoscere le molteplici, troppe forme di disordine morale e sociale che generano sempre nuove forme di povertà. Sembra farsi strada la concezione secondo la quale i poveri non solo sono responsabili della loro condizione, ma costituiscono un peso intollerabile per un sistema economico che pone al centro l’interesse di alcune categorie privilegiate.

infografica sulle disuguaglianze economiche globali

L'Impatto della Pandemia e delle Disuguaglianze Globali

Un mercato che ignora o seleziona i principi etici crea condizioni disumane che si abbattono su persone che vivono già in condizioni precarie. La pandemia di COVID-19, in particolare, ha moltiplicato ulteriormente i poveri, continuando a bussare alle porte di milioni di persone e, quando non porta con sé la sofferenza e la morte, è comunque foriera di povertà. I poveri sono aumentati a dismisura e, purtroppo, lo saranno ancora nei prossimi mesi. Alcuni Paesi stanno subendo gravissime conseguenze, così che le persone più vulnerabili si trovano prive dei beni di prima necessità. Le lunghe file davanti alle mense per i poveri sono il segno tangibile di questo peggioramento.

Le disuguaglianze si manifestano su molti fronti: i tassi di mortalità infantile, seppur dimezzati negli ultimi 25 anni, vedono ancora milioni di bambini perdere la vita per cause prevedibili, concentrati in pochi Stati. Le disuguaglianze di reddito rimangono evidenti, e sebbene le distanze tra Paesi si siano parzialmente ridotte, sono cresciute le differenze interne ai Paesi, aumentando la distanza tra ricchi e poveri. Ancora maggiori disuguaglianze si osservano nella ricchezza: l'1% delle persone più ricche al mondo possedeva circa la metà della ricchezza mondiale nel 2010.

Nonostante i progressi nella riduzione della povertà estrema in alcune regioni (come l'Asia orientale), altre (come l'Africa subsahariana e l'Asia meridionale) sono ancora molto lontane dagli obiettivi. Nel 2010, un terzo delle persone in estrema povertà viveva solo in India, seguita da Cina, Nigeria, Bangladesh e Repubblica Democratica del Congo. Oltre a questi Paesi popolosi, alti tassi di povertà si annidano in piccole nazioni sconvolte dai conflitti.

Povertà nei Paesi Sviluppati: Gli Homeless

Nei Paesi economicamente più sviluppati, la miseria si manifesta spesso come povertà relativa. In Italia, gli homeless, stimati in circa 50 mila in 158 Comuni, sono persone invisibili nella vita e nella morte, che vivono la fase più acuta della povertà. Milano e Roma ne accolgono quasi 20 mila. Sono in gran parte uomini, ma le quasi 8 mila donne, spesso straniere e con un'età media elevata, affrontano rischi ancora maggiori di violenza e prostituzione. La situazione dei 13.000 giovani homeless, legata all’immigrazione, alla droga e alla carenza di formazione, è particolarmente dura, con un minore investimento in capitale umano e sociale che predice una grave esclusione futura.

La Sfida della Condivisione e della Giustizia Sociale

Rimane l’interrogativo su come dare una risposta tangibile ai milioni di poveri che spesso trovano solo indifferenza. Uno stile di vita individualistico è complice nel generare povertà e spesso scarica sui poveri tutta la responsabilità della loro condizione. Ma la povertà non è frutto del destino, è conseguenza dell’egoismo. Pertanto, è decisivo dare vita a processi di sviluppo in cui si valorizzano le capacità di tutti, perché la complementarità delle competenze e la diversità dei ruoli porti a una risorsa comune di partecipazione. Vi sono molte povertà dei "ricchi" che potrebbero essere curate dalla ricchezza dei "poveri", se solo si incontrassero e conoscessero! Nessuno è così povero da non poter donare qualcosa di sé nella reciprocità. I poveri non possono essere solo coloro che ricevono; devono essere messi nella condizione di poter dare, perché sanno bene come corrispondere. I poveri ci insegnano spesso la solidarietà e la condivisione.

Un Nuovo Approccio e la "Povertà in Spirito"

Si impone un differente approccio alla povertà. È una sfida che i Governi e le Istituzioni mondiali hanno bisogno di recepire con un lungimirante modello sociale, capace di andare incontro alle nuove forme di povertà. Se i poveri sono messi ai margini, come se fossero i colpevoli della loro condizione, allora il concetto stesso di democrazia è messo in crisi e ogni politica sociale diventa fallimentare. La povertà, al contrario, dovrebbe provocare una progettualità creativa, che consenta di accrescere la libertà effettiva di poter realizzare l’esistenza con le capacità proprie di ogni persona. È un’illusione pensare che la libertà sia consentita e accresciuta per il possesso di denaro.

Chi vuole aiutare i poveri deve avere un cuore povero, libero da sé stesso e aperto all’altro, non corazzato di sicurezze personali. Deve avere quella «povertà in spirito» che il Vangelo definisce beatitudine (Mt 5,3), caratteristica dei santi, propria di chi attende da Dio la propria salvezza. Il contrario è la convinzione di essere autosufficienti e di non aver bisogno di nessuno, un delirio di onnipotenza che produce complessi di superiorità e disprezzo degli altri. Solo chi è povero nel cuore è in grado di stabilire relazioni autentiche di solidarietà, di condividere e di accogliere gli altri. Per aiutare i poveri è necessario riscoprire la gratuità, la convinzione di aver avuto tutto in dono dalla generosità di Dio, un principio del dono e del bene comune di cui parla ampiamente anche Papa Francesco nella sua enciclica Caritas in veritate (nn. 34-37).

Il Richiamo al Sogno Profetico e all'Agire di Dio

«I poveri li avete sempre con voi» è un invito a non perdere mai di vista l’opportunità che viene offerta per fare del bene. Sullo sfondo si può intravedere l’antico comando biblico: «Se vi sarà in mezzo a te qualche tuo fratello che sia bisognoso […], non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso, ma gli aprirai la mano e gli presterai quanto occorre alla necessità in cui si trova. […] Dagli generosamente e, mentre gli doni, il tuo cuore non si rattristi. Proprio per questo, infatti, il Signore, tuo Dio, ti benedirà in ogni lavoro e in ogni cosa a cui avrai messo mano. Poiché i bisognosi non mancheranno mai nella terra» (Dt 15,7-8.10-11). Già in Deuteronomio, intorno al 620 a.C., si trova l'anno sabbatico e la remissione del debito, un appello a un cuore aperto, perché la povertà rende disumana la convivenza.

Sulla stessa lunghezza d’onda si pone l’apostolo Paolo quando esorta i cristiani delle sue comunità a soccorrere i poveri e a farlo «non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia» (2 Cor 9,7). Come ricorda San Giovanni Crisostomo, l'uomo misericordioso è un porto per chi è nel bisogno, accogliendo tutti i naufraghi senza chiedere conto della loro condotta, ma solo migliorando la loro condizione.

Gesù di Nazareth si sentiva legato a questo sogno profetico, figlio della povertà e in contrasto con l'avidità dei poteri forti. Egli ha insistito nell'annunciare il Regno già presente, in cui il nostro agire verso i poveri è cruciale per la nostra umanità, non solo per la nostra "santità." Nel grande quadro del "giudizio finale" (Mt 25), sarà chiesto cosa abbiamo fatto dei poveri, perché in essi è celato Cristo stesso.

La Carità come Criterio di Verità e Evangelizzazione

La coscienza cristiana è oggi giustamente sollecitata a ricercare e a combattere le cause della povertà, le «strutture di peccato» che la provocano, ma, nello stesso tempo, deve intervenire in modo immediato e personale. «Ho avuto fame… ho avuto sete, ero straniero… nudo…, ero malato… in carcere…» (Mt 25,35s). È Gesù stesso che attende il nostro intervento caritatevole. La sua Parola ci chiede di rivedere il nostro stile di vita e di ritrovare la sobrietà cristiana. Occorre far rifiorire la cultura della carità, della fraternità e della solidarietà, con un intervento tempestivo e personalizzato, senza burocratizzare la carità.

Nel contesto della "nuova evangelizzazione", la testimonianza della carità diventa ancora più urgente e decisiva. Nulla sarà più convincente della carità che rivela la nostra fede nel Signore «che da ricco che era si è fatto povero per arricchirci della sua povertà» (2Co 8,9). La carità è evangelizzazione, annuncio della lieta notizia di Gesù, rivelazione del Maestro il cui magistero è espresso dall'amore reciproco dei discepoli (Gv 13,35) e dall'annuncio di «cieli nuovi e terra nuova in cui avrà stabile dimora la giustizia» (2Pt 3,13).

Un documento della CEI del 1990 afferma che «ogni autentico gesto di carità rappresenta pertanto nella storia degli uomini una realizzazione anticipata del regno di Dio… Per questo Paolo può affermare che “la carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà (…) Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa: ma allora vedremo faccia a faccia” (1Cor 13,8.12)». La carità è anche il criterio di verità delle celebrazioni eucaristiche e della vita della Chiesa. Dall’Eucaristia scaturisce l’impegno di testimoniare il mistero di amore che la comunità accoglie nella fede ed esprime nella condivisione, la cui assenza provocò il rimprovero di Paolo ai Corinzi: «Quando vi riunite insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore» (1Cor 11,20-34).

È decisivo che si accresca la sensibilità per capire le esigenze dei poveri, sempre in mutamento come lo sono le condizioni di vita. Oggi, nelle aree del mondo economicamente più sviluppate, si è meno disposti che in passato a confrontarsi con la povertà. Lo stato di relativo benessere rende più difficile accettare sacrifici e privazioni. Non possiamo attendere che i poveri bussino alla nostra porta; è urgente che li raggiungiamo nelle loro case, negli ospedali e nelle residenze di assistenza, per le strade e negli angoli bui, nei centri di rifugio e di accoglienza. È importante capire come si sentono, cosa provano e quali desideri hanno nel cuore, facendo nostre le parole accorate di Don Primo Mazzolari: «Io non li ho mai contati i poveri, perché non si possono contare: i poveri si abbracc...»

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