Il concetto di cammino ha attraversato i secoli, evolvendosi da semplice percorso fisico a profondo itinerario spirituale e di scoperta. Non si tratta solo di strade nel senso moderno, ma piuttosto di una rete di percorsi e itinerari scanditi da punti di sosta, spesso variabili in base alle condizioni ambientali e di sicurezza. Oggi, la definizione di "via" è associata alla necessità di raggiungere una meta nel minor tempo e con il minor disagio possibile, talvolta identificandosi con autostrade veloci e sicure.
Tuttavia, il vero significato di "via" trascende la mera connettività geografica. Come sottolineato da G. Sergi, autore di studi sulla viabilità medievale, una via era frequentemente composta da una maglia di strade, non riconducibili a un unico percorso. Le condizioni imposte dalla morfologia del territorio, come passi montani o guadi fluviali, e le strategie di potere influenzavano la configurazione dei tracciati, talvolta imponendo lo spostamento o l'abbandono di antichi tratti viari. Nella storia, si sono alternate viabilità naturali, create dal continuo passaggio di uomini e greggi sfruttando le opportunità del terreno, e viabilità artificiali, prodotto del lavoro umano e prevalenti in epoche di forte potere centrale o locale, come il periodo romano e l'età moderna.
Il Cammino sul Monte Vangelo: Un'Esperienza nelle Colline Reggiane

Nelle prime colline reggiane, un itinerario specifico offre un'esperienza di cammino tra natura e storia. Il punto di partenza del percorso si trova presso un parcheggio in Via Goti, Ventoso, con disponibilità di acqua solo in estate. La prima parte segue il Sentiero Spallanzani (S.SP), caratterizzata da una salita considerevole attraverso un tratto prevalentemente boschivo con querce e ginestre, dove si trovano subito alcuni posti con tavoli da picnic.
Dopo circa due chilometri, il percorso abbandona il sentiero S.SP per proseguire sul Sentiero dei Vulcani di Fango (SVF) lungo un crinale verso il Monte Vangelo. Da qui si apre una splendida visuale sulla destra, su una zona calanchiva con le cime degli Appennini in lontananza, inclusi il Monte Cimone e la Pietra di Bismantova. Si passa davanti al ristorante Monte Vangelo, dove i cani devono essere tenuti al guinzaglio a causa della presenza di conigli liberi. Poco dopo si raggiunge la cima, dove si trova un monumento e una visuale a 360 gradi.
La discesa prosegue lungo un crinale fino a raggiungere una tranquilla strada asfaltata. Poco oltre, sulla sinistra, si ammira la bella casa a torre di Spallanzani, seguita da una vista panoramica su Montebabbio, un pittoresco villaggio su un pendio roccioso. Dopo un tratto sull'asfalto, si svolta a destra su una strada sterrata, solitamente consentita solo agli escursionisti (e cani sempre al guinzaglio).
Il cammino scende ulteriormente attraverso un bosco, oltrepassa una fattoria e raggiunge un ruscello che si attraversa, proseguendo nella valle del torrente. Prima di lasciare la valle, una catena sospesa sulla strada indica una restrizione per biciclette e motociclette, mentre i pedoni hanno passaggio libero purché rimangano sui sentieri e non raccolgano nulla.
La seconda salita del percorso attraversa una bellissima zona calanchiva, habitat ideale per cervi e caprioli, che si possono avvistare con facilità. Poco prima del punto più alto, si svolta a destra sul Sentiero Spallanzani, ripercorrendo un crinale con vista sulla valle del Tresinaro sulla sinistra. Dopo un tratto in una zona con campi agricoli, inizia l'ultima discesa lungo il margine del bosco, con vista sul Monte del Gesso, un vecchio borgo ora utilizzato per eventi e matrimoni, recintato per gli escursionisti. Superato il Monte del Gesso, si rientra al punto di partenza.
Dettagli Tecnici del Percorso
- Orientamento: Ideato in senso orario.
- Tempo impiegato: Totale = 6 ore 45 minuti, di cui in movimento = 3 ore 5 minuti.
- Tavoli picnic: A 0,5 km, 0,7 km, 1,9 km e 9,5 km dall'inizio.
- Acqua potabile: Assente lungo il percorso.
- Difficoltà: Facile con terreno asciutto; media con terreno bagnato (presenza di fango).
- Segnavia:
- S.SP (Sentiero Spallanzani): km 0,1 > 1,9 e km 7,2 > 9,6
- SVF (Sentiero dei Vulcani di Fango): km 1,9 > 4,3 e km 7,2 > 9,4
- SCAN2: km 8,1 > 10,3
- 604RE: km 10,3 > 11,3
Nota importante: Recentemente (aggiornamento 16-5-2021) è stato segnalato un divieto di seguire il percorso vicino alla fattoria (a circa 6 km dall'inizio). La soluzione proposta è di proseguire dritto al bivio dopo 5,5 km e poi tenere la destra per ricongiungersi al percorso originale. Si raccomanda di consultare una mappa aggiornata prima di partire.
La Via come Itinerario Spirituale: L'Aggancio Evangelico nei Pellegrinaggi
Se si vuole parlare di itinerari dei pellegrini, non si deve parlare di una "strada" ma di una "via", un itinerario tracciato con fermezza, secondo un preciso programma, lastricato non di pietra o mattoni, ma intriso di sudore, lacrime, gioia, speranza e ricerca dell’Assoluto. Tutte le vie sono strade, ma non tutte le strade sono vie: una via presuppone un percorso certo e una meta sicura. Le vie, infatti, sono costruite da e per gli uomini, poiché l'essere umano non può fare a meno di viaggiare, percorrere, visitare, esplorare. "Viam agere", percorrere una strada, viaggiare, è un concetto strettamente imparentato con "peragere", che indica il cammino e il suo completo percorso attraverso un territorio. Il termine "peregrinus" definisce lo straniero, colui che viene da lontano.
Il pellegrinaggio non è un semplice cammino da escursionisti o un'esperienza di un fine settimana. Richiede tempo, una prolungata permanenza sulla via per permettere alla strada di "assorbire" il pellegrino. La pienezza di questa dimensione si percepisce solo dopo almeno una settimana di cammino. Con le gambe viaggiano anche le idee, e il pellegrinaggio, oltre a un significato politico, spirituale, religioso, storico, economico e fisico, è un'esperienza di conoscenza di sé e di socializzazione. È un atto "sacrale" di riconciliazione, vitale per molte culture. Partecipare al pellegrinaggio significa "esserci", esistere.
Mi piace voler vedere in questo lungo itinerario di fede un profondo aggancio evangelico legato ai racconti della Trasfigurazione di Gesù (Mc 9,2-10; Mt 17,1-9; Lc 9,28-36; 2Pt 1,16-19). In questi episodi, si evidenzia la profonda esperienza di fede degli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Così come nella solitudine del cammino, della preghiera e della meditazione, al santuario si può percepire la voce: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo." Il pellegrino, tuttavia, deve poi rientrare nella sua vita quotidiana portando un nuovo modo di rapportarsi alle cose e a Dio, ricordando il monito di Gesù: "Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti." Il vero pellegrino non ama strombazzare le sue gesta, ma vuole vivere il suo tempo in modo autentico.
I Quattro Poli del Pellegrinaggio e il Cammino dell'Angelo

A partire dal IX secolo, i poli del pellegrinaggio cristiano divennero essenzialmente quattro, che tagliano il Mediterraneo in due parti con una polilinea quasi orizzontale da Gerusalemme e dalla Terra Santa (Deus), al Gargano (Angelus), a Roma e Santiago de Compostella (Homo). Questi momenti (Deus, Angelus, Homo) possono essere considerati il nocciolo della Trasfigurazione, con Dio che si manifesta nella sua gloria, il Figlio che redime l'uomo e l'Angelo che funge da intermediario. I tre apostoli presenti alla Trasfigurazione (Pietro, Giovanni e Giacomo) sono associati alle mete di Roma e Compostella.
I quattro cammini principali del pellegrinaggio sono:- La via di Dio, a Gerusalemme e alla Terra Santa, dove Cristo visse, morì e risorse.
- La via dell'Angelo, a San Michele Arcangelo sul Gargano, dove Dio si manifestò per ricordare la vittoria sul maligno e rafforzare l'idea di un unico Dio. Importanti sono anche altri santuari dedicati a Michele, non legati a reliquie ma a epifanie, come Monte Sant'Angelo in Puglia, Castel Sant'Angelo a Roma, Mont-Saint-Michel in Normandia e la Sacra di San Michele in Piemonte.
- La via dell'uomo, a Roma, sede del rappresentante di Dio nel cristianesimo occidentale, centro di esperienza umana e sede di Pietro.
- La via lattea, la via delle stelle, a Compostella, simbolo della pluralità delle culture ed etnie, dei confini del mondo e della progettualità rivolta al futuro.
Dei quattro percorsi, quello dell’Angelo (San Michele), conosciuto anche come Via Micaelica, Via Angelica o Via Sancti Michaelis, è tra i meno studiati ma il più singolare, perché si intreccia con tutti gli altri itinerari e spesso costituisce un cammino circolare, diverso da un cammino lineare. Questo itinerario attraversa gran parte dell'Europa, con rami che nascono in Irlanda, si definiscono in Cornovaglia (St Michael's Mount), si sviluppano in Normandia (Mont-Saint-Michel), e poi si intrecciano con il Cammino di Santiago e la Via Francigena, proseguendo verso Roma per arrivare infine alla Montagna del Gargano.

Il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo, riconosciuto Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, è uno dei santuari cristiani più importanti e antichi dedicati all'Arcangelo Michele. La sua semplicità e austerità arcaica conservano la presenza angelica nella nuda roccia, permettendo un incontro diretto con Dio tramite il suo arcangelo. La diffusione del culto micaelico ha portato alla proliferazione di santuari, chiese e grotte dedicate a San Michele in tutta Europa, molti dei quali "ad instar Gargani", ovvero costruiti sul modello di quello pugliese e affidati a comunità di eremiti o monaci. Questi santuari, spesso collocati su alture o in luoghi strategici, necessitavano di almeno uno dei tre componenti essenziali: la grotta, la cima di un monte e la "stilla" (sorgente d'acqua), e preferibilmente una reliquia, come un frammento di roccia prelevato dalla grotta del Gargano.
Già nell'VIII secolo, la grotta del santuario sul Monte Gargano era nota in molte parti d'Europa. I pellegrini vi si recavano per pregare e per chiedere le pietre della grotta, considerate "reliquie" o "pignora" con finalità devozionale e apotropaica. Piccole pietre venivano inserite nelle mura di case o chiese, messe al collo dei neonati o usate come pendagli. Papa Gregorio II (715-731) regolò persino l'usanza di mettere pietre della grotta garganica nelle fondazioni delle chiese dedicate a San Michele. Questi legami religiosamente preziosi inducevano alla preghiera e alla venerazione dell'Arcangelo. La devozione per l'Arcangelo, che con la sua spada scaccia il maligno, si diffuse in Spagna, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Inghilterra.

Un notevole flusso di pellegrini umbri al Gargano è attestato da documenti notarili che rivelano come l'iter magnum - il pellegrinaggio che, passando per Roma, aveva come meta il Gargano - continuasse ad essere praticato tra il Trecento e il Quattrocento, quando altrove era meno comune. Questo era in parte dovuto alla transumanza, che collegava Marche e Umbria con la Puglia. Tuttavia, accanto agli umili pellegrini, le cronache registrano anche esempi di pellegrinaggio per delega o testamentario, evidenziando una "debole atmosfera religiosa" dove si abusava della consuetudine per denaro, con l'acquisto e la vendita di indulgenze e pellegrinaggi.
Il Santuario di San Michele non diminuì di interesse, e la presenza di numerosi segni, simboli, scudi araldici e figurazioni incisi sulle pareti della scalinata angioina testimoniano il passaggio di innumerevoli devoti. La presenza di pellegrini da ogni parte d'Europa è ulteriormente attestata da fonti scritte medievali e da antroponimi di matrice germanica tracciati sulle strutture murarie del santuario. Il frate tedesco Felix Fabri nel 1483 paragonava la santità del luogo del Gargano a quella di altri importanti siti micaelici europei, sottolineando il suo ruolo di "meeting point" per pellegrini romani, bizantini e germanici.
Nel territorio del Gargano, si può seguire un tratto dell'antico percorso che univa Mont Saint-Michel in Francia al Santuario di San Michele Arcangelo. Questo itinerario, percorribile a piedi o in auto, rievoca una tradizione medievale. Le tre tappe principali nel Gargano sono: da San Severo a Stignano, addentrandosi nella montagna garganica; da Stignano a San Marco in Lamis e al Santuario del Convento di San Matteo, con possibilità di proseguire verso San Giovanni Rotondo e i luoghi di Padre Pio; e da San Giovanni Rotondo a Monte Sant'Angelo, passando per Pantano con i resti di insediamenti monastici benedettini.
La Sacra di San Michele in Val di Susa: Simbolo del Piemonte

Un altro santuario significativo sulla Via Micaelica è l'Abbazia di San Michele della Chiusa, nota come la Sacra di San Michele, che si erge su un monte di quasi mille metri sopra la Val di Susa. Questo complesso, simbolo regionale del Piemonte, rivela un'originale struttura architettonica adattata alla morfologia del luogo, con costruzioni romaniche, gotiche e tardogotiche. La Sacra costituiva la prima tappa in territorio italico della Via Francigena nella sua diramazione che attraversava il Moncenisio.
Dopo secoli di vita benedettina e un lungo abbandono, la Sacra fu restaurata nel 1836 e la sua cura affidata alla congregazione rosminiana. È raggiungibile in auto, treno più navetta, o a piedi tramite percorsi di circa un'ora e mezza, o un itinerario più impegnativo di 60 chilometri da Oulx. Tra le opere d'arte e i luoghi di interesse, spiccano lo Scalone dei Morti, il Portale dello Zodiaco, la loggia dei Viretti e il trittico cinquecentesco di Defendente Ferrari. La fondazione della Sacra risale al 983 o 987, ma il culto di San Michele era già presente in Val di Susa nel V o VI secolo. San Michele Arcangelo, raffigurato con corazza e spada mentre calpesta Satana, è il baluardo contro le forze del male e aiuta a riportare Dio al centro dell'esistenza. A Monte Sant'Angelo, i pellegrini ricevevano speciali benedizioni e l'assoluzione dei peccati, con graffiti di mani e piedi incisi sulle pietre a testimoniare il loro passaggio.
La Rotta di Gesù in Terra Santa: Sulle Orme del Vangelo

L'esperienza del cammino assume un significato ancora più profondo in Terra Santa con la Rotta di Gesù (Jesus Trail), un'iniziativa promossa dagli esperti di escursionismo Maoz Inon (ebreo) e Dave Landis (cristiano). Questo unico percorso di pellegrinaggio, lungo 64 chilometri, si snoda da Nazareth a Cafarnao, seguendo i passi di Cristo durante la Sua vita pubblica. Il progetto è nato dalla loro esperienza sull'Israel National Trail e dalla comune visione di offrire alle persone la possibilità di "camminare dove ha camminato Gesù", superando l'esperienza del turismo di massa in pullman.
La Rotta di Gesù offre un'esperienza molto concreta: quella di incontrare la gente e di immergersi nell'ambiente. Camminando in Galilea tra gli uliveti, si possono vedere pastori con i loro greggi e famiglie locali in picnic, provando la stessa sensazione di quando Gesù percorreva questi luoghi e conosceva persone di varie comunità. Il percorso, segnalato da un segno bianco-giallo-bianco, tocca località amate non solo dai cristiani ma anche da altre confessioni religiose, come Zippori, Mash’da (luogo natale del profeta Giona), Magdala, Tabga (luogo della moltiplicazione dei pani), il Monte delle Beatitudini, fino a terminare a Cafarnao, dove viveva l'apostolo Pietro. Attraversa anche la fertile valle di Yizreel, le colline di Arbel e la zona di Hattin, fino alla riva nord-occidentale del Mare di Galilea. Il progetto è sostenuto dall'Israel Trails Committee e dalla regione della Bassa Galilea.
Jesus Trail in Israel blends history and stunning views
A differenza del Gospel Trail, avviato dal Ministero del Turismo di Israele con un itinerario simile, la Rotta di Gesù si distingue per il suo approccio incentrato sull'esperienza umana e spirituale. Essa permette di conoscere la gente con tutte le sue differenze e complessità, offrendo un modo nuovo per sperimentare i luoghi e avvicinarsi alla storia e al messaggio evangelico di Gesù, che camminava tra le persone, anche tra i suoi "nemici".