La storia di Caino e Abele, la leggenda biblica del primo omicidio sulla Terra, è universalmente conosciuta, anche dalle persone non credenti. Descrivendo quanto avvenne in termini legali moderni, si può affermare che tra i fratelli di sangue Caino e Abele, sulla base di ostilità personale causata da preferenze ricevute da Abele dal Signore Dio, Caino decise di ucciderlo. «E Caino disse ad Abele suo fratello: [Andiamo nel campo]. E quando furono nel campo, Caino insorse contro suo fratello Abele e lo uccise» (Genesi 4:8). Fu così che fu commesso il primo crimine nella storia dell'umanità, connesso con l'omicidio di una persona da parte di un'altra. Questo evento è stato soggetto a molteplici interpretazioni e rielaborazioni artistiche e letterarie nel corso dei secoli.

L'Enigma dell'Arma del Delitto
Un aspetto interessante è che la Bibbia, solitamente ricca di dettagli, descrive questo evento in modo estremamente conciso, senza nominare l'arma del delitto, il che risulta particolarmente strano. Altri tipi di armi dell'epoca sono menzionati molto spesso nelle Sacre Scritture: il coltello 5 volte, la spada 194, la lancia 34, l'arco 45, la fionda 4, l'ascia 3 e la clava solo 1 volta.
Le persone si sono costantemente interrogate sul motivo per cui Caino uccise Abele e con quale mezzo. È improbabile che Abele sia stato ucciso con una spada, arma da guerriero, dato che entrambi i fratelli erano persone pacifiche, come si evince dalle loro occupazioni: Abele pastore e Caino contadino. Caino fu molto turbato e il suo viso si abbassò quando il Signore guardò Abele e il suo dono, ma non guardò Caino e il suo dono. Questa preferenza divina verso uno dei fratelli e l'atteggiamento negativo verso l'altro è spesso vista come una provocazione che ha innescato il conflitto.

La questione dell'arma rimane un mistero. Se non fu una spada, una lancia o una mazza, quali altre opzioni erano disponibili nel campo per uccidere una persona, per di più un pastore abituato al lavoro fisico?
- Una pietra: Caino, ribellatosi ad Abele, avrebbe potuto prendere una pietra da terra e togliere la vita al fratello con un colpo alla tempia.
- Un bastone: Entrambi avrebbero potuto camminare con un bastone, usanza nelle società primitive. La parola "bastone" ricorre 6 volte nella Bibbia.
- Un coltello: Un coltello avrebbe potuto essere in possesso di Abele, il pastore, e non di Caino.
- Un manganello o strangolamento: Altre possibilità, sebbene non dimostrate.

Interpretazioni Artistiche dell'Omicidio
La domanda su come Caino abbia ucciso Abele è rimasta aperta per millenni, stimolando l'immaginazione di artisti e creativi. Poiché la Bibbia si limita a una singola frase: «E quando furono nel campo, Caino si ribellò contro suo fratello Abele e lo uccise», gli artisti erano completamente liberi di scegliere l'arma del delitto per le loro composizioni. È interessante notare come in nessuna opera Caino uccida il fratello a mani nude; gli artisti raffigurano necessariamente un oggetto. Gli artisti barocchi, spesso, dipingevano i fratelli nudi per enfatizzare l'antichità dell'evento e il loro appartenere a creature primitive che avevano appena iniziato a usare strumenti.

Tra le armi raffigurate nelle opere d'arte, si trovano:
- Daniel Crespi, "Caino uccide Abele", 1620: un bastone.
- Peter Paul Rubens, "Caino uccide Abele", 1608-1609: una clava.
- Luca Giordano, "Caino uccide Abele", XVII sec.: una mascella animale.
- Filippo Vitale, "Caino uccide Abele", XVII sec.: una spalla di animale.
- Per Francesco Mazzushelli, "Caino e Abele", XVII sec.: un bastone.
- Michel Coxie, "Morte di Abele", XVII sec.: ancora la mandibola.
- Alessandro Rosi, "Caino e Abele", XVII sec.: di nuovo la mascella, distesa accanto al corpo.

È curioso che la mascella, come strumento dell'assassinio di Abele, sia stata suggerita in libri religiosi e commentari antichi, come un commento del VII secolo d.C. al libro della Genesi, "La scuola di Canterbury di Teodoro e Adriano", che menziona la mandibola di un asino. Questa idea è poi apparsa in molte raccolte di leggende cristiane. Gli artisti hanno potuto ispirarsi anche a questi testi, pur se extra-biblici.
Molti artisti non hanno considerato strumenti di pietra, forse sconosciuti come nel poema di Esiodo "Opere e giorni", che parla solo delle età dell'oro, argento, rame e ferro. Tuttavia, il primitivismo dell'esistenza di Caino e Abele era percepito e spesso enfatizzato raffigurando strumenti di omicidio basilari. La clava e la mascella di un asino erano tra le più comuni, poiché la mascella è menzionata nella Bibbia come l'arma di Sansone. Gli artisti presumibilmente pensarono che se Sansone l'avesse usata, anche Caino avrebbe potuto farlo.

Gli artisti contemporanei potrebbero esplorare diverse opzioni per l'omicidio, raffigurando Caino che uccide il fratello con un sasso, lo strangola, lo colpisce con un bastone, o lo pugnala con un pugnale di selce tipico dell'età della pietra, magari anche un corno affilato di antilope o capra di montagna. Entrambi avrebbero potuto essere vestiti con abiti di pelle. Se si considerano gli strumenti di lavoro dell'epoca, Caino, come agricoltore, avrebbe potuto usare una zappa di pietra su un lungo manico di legno.
La Reinterpretazione di Saramago: Caino, la Santità del Vagabondo
Il romanzo "Caino" di José Saramago offre una prospettiva audace e provocatoria sulla figura biblica di Caino e sul tema della religione. Dopo il controverso "Viaggio dell'elefante", Saramago torna a indagare la religione con una delle sue opere più incisive, capovolgendo le tradizionali figure allegoriche del bene e del male. Caino, il fratricida che tradizionalmente incarna il male dopo la cacciata dei suoi genitori dall'Eden, è qui descritto con grande intensità umana, con le sue luci e ombre, rendendolo non dissimile da ognuno di noi.
Saramago presenta un Dio coerentemente quello del Vecchio Testamento, terribile e vendicativo, capace di bruciare anche bambini innocenti a Sodoma. Questo Dio è ondivago, simile al caso, una sorta di calco negativo dell'umanità, chiamato a colmare i vuoti quando non riusciamo a comprendere il nostro destino. La critica alla divinità veterotestamentaria è connessa a una feroce analisi delle radici del sionismo, che anima molte delle cronache del "Quaderno" di Saramago.
Il titolo "Caino, la Santità del Vagabondo" evoca una rilettura non solo del personaggio biblico, ma anche del concetto di santità attraverso la figura del vagabondo. In un'altra narrazione, non direttamente collegata al romanzo di Saramago ma tematicamente affine, si trova il personaggio di Eustis. Eustis è un senzatetto sempre ubriaco che attrae folle di fedeli. Offrendo vino o hascisc, egli racconta storie capaci di alleviare la tristezza e risolvere problemi. Eustis non è un hippy o un santone qualunque, ma un satiro che possiede realmente il dono della profezia. Anticamente apparteneva al Tiaso, la corte errante di Dioniso. A causa di sfortunati eventi, si separò dal gruppo e si perse, iniziando un interminabile pellegrinaggio alla ricerca dei suoi vecchi compagni. Nel corso dei secoli, Eustis ha visto il mondo cambiare, con gli antichi templi cadere in rovina e le vecchie divinità dimenticate. Oggi vive arrangiandosi, oppresso dalla nostalgia per un'epoca di meraviglie perdute. Le cose, però, stanno per cambiare: forse gli dei non sono realmente scomparsi, e la sua "santità" di vagabondo potrebbe trovare un nuovo scopo, fungendo da ponte tra il mondo antico e quello moderno, proprio come Saramago ridefinisce figure antiche con una sensibilità contemporanea.