La Caduta di San Paolo: Dalla Persecuzione alla Conversione

La storia della conversione di Saulo, che diventerà San Paolo, sulla via di Damasco è un evento fondamentale nella storia della salvezza, celebrato dalla liturgia cristiana.

Il Racconto Biblico della Conversione

L'episodio è descritto esplicitamente negli Atti degli Apostoli e accennato implicitamente in alcune lettere di Paolo. La conversione di Paolo, che aveva approvato l’uccisione di Stefano e si stava dirigendo a Damasco per continuare la persecuzione dei cristiani, è raccontata in alcuni dei versetti più belli degli Atti degli Apostoli (innanzitutto 9, 1-19).

In Atti 9,1-9 c’è la descrizione narrativa dell’accaduto:

  • «Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati.»
  • «E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».»
  • «Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla.»

L’evangelista Luca, una seconda volta, narra in modo quasi uguale la “caduta di San Paolo” negli Atti degli Apostoli (22, 6-9):

  • «Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Risposi: Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che mi parlava. Io dissi allora: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia. E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni, giunsi a Damasco. Un certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei colà residenti, venne da me, mi si accostò e disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quell’istante io guardai verso di lui e riebbi la vista. Egli soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora perché aspetti?»

Saulo di Tarso, durante la comparizione davanti al governatore Porcio Festo e al re vassallo di Roma, Marco Giulio Agrippa II, a Cesarea Marittima, racconta una terza volta l'accaduto:

  • «In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazione e pieni poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te ricalcitrare contro il pungolo. E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Gesù, che tu perseguiti. Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora.»

Dopo questa folgorazione-rivelazione-chiamata, che il testo biblico non definisce mai esplicitamente "conversione" (metánoia), Paolo si recò a Damasco e ricevette il battesimo da un giudeo-cristiano di nome Anania, riacquistando la vista.

Le Lettere Paoline e la Conversione

Anche all'interno delle lettere di Paolo esiste tutta una serie di testi che richiamano quell'avvenimento nel quale la sua vita di persecutore della fede cristiana è stata cambiata. Gli accenni generici alla conversione contenuti in alcune lettere paoline non descrivono esplicitamente l’evento come in Atti ma si riferiscono genericamente a una maturazione ed evoluzione interiore di Paolo:

  • Galati 1,11-17: «Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. Quindi an dai nelle regioni della Siria e della Cilicia. Ma ero sconosciuto personalmente alle Chiese della Giudea che sono in Cristo; soltanto avevano sentito dire: “Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere”.»

  • Filippesi 3,3-17: «circonciso all’età di otto giorni, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei; quanto alla Legge, fariseo; quanto allo zelo, persecutore della Chiesa; quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della Legge, irreprensibile.»

  • 1 Timoteo 1,12-17: «Rendo grazie a colui che mi ha dato la forza, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al ministero: io che per l’innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo senza saperlo, lontano dalla fede.»

  • Romani 7,7-25 (nella Lettera ai Romani è così generico che non è chiaro se si riferisca o meno alla propria vicenda personale).

Un esempio significativo si trova nella prima lettera ai Corinzi: «Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io, infatti, sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio» (1 Cor 15,8-9).

Divergenze nei Racconti Biblici

Gli studiosi, anche cristiani, fanno rilevare una serie di discordanze interne agli Atti degli Apostoli riguardo all’episodio della conversione di Paolo. Infatti, secondo Atti 9,3-7 sulla strada di Damasco i compagni di Paolo odono la voce ma non vedono nulla, esattamente il contrario di quanto affermato in Atti 22,6-9 dove i suoi compagni invece non odono nulla ma vedono la luce. Inoltre, mentre in Atti 9,3-7 durante tale episodio solo Paolo cade a terra, secondo invece Atti 26,12-14 anche tutti i suoi compagni di viaggio cadono a terra.

Gli studiosi dell’interconfessionale Bibbia TOB ritengono che “raccontando a tre riprese, con differenze notevoli, questo avvenimento, Luca ne sottolinea l’importanza” e “il contenuto e lo stile di questi discorsi sono adattati ai rispettivi uditori. Ciò spiega, almeno in parte, le differenze abbastanza notevoli che presentano tra loro”. Rilevano, inoltre, gli studiosi della École biblique et archéologique française che “il valore storico degli Atti degli Apostoli non è uguale. Da una parte le fonti di cui Luca disponeva non erano omogenee. Le discordanze permangono - tra gli Atti degli Apostoli e gli scritti dello stesso Paolo - anche per quanto avvenuto subito dopo la sua conversione.

Secondo gli Atti, da Damasco - dopo avervi trascorso parecchi giorni a parlare e predicare agli ebrei - Paolo si reca subito a Gerusalemme e si incontra con il gruppo degli apostoli. Mentre nella sua Lettera ai Galati Paolo riferisce, al contrario, che da Damasco - dove dice invece di non aver parlato con nessuno - aspetta tre anni per recarsi a Gerusalemme e qui si incontra solo con Pietro e poi Giacomo.

L'Assenza del Cavallo nelle Sacre Scritture

Le Sacre Scritture si limitano a dire che il santo "cadde a terra" durante un viaggio e non si parla di destrieri. La presenza del cavallo non è mai menzionata, tuttavia potrebbe essere logica poiché l’evento si verifica durante un viaggio ed è presumibile che Paolo non si stesse spostando a piedi. Un viaggio a piedi non è impossibile, dato che per la maggior parte dei suoi viaggi Paolo si muoverà così. La tradizione artistica successiva ha immaginato la caduta a terra come una caduta da cavallo, un’invenzione - o una deduzione - della tradizione artistica medievale. La scelta di raffigurare l'episodio come una caduta da cavallo è del tutto logica: Paolo era in viaggio, ed è plausibile che non si stesse spostando a piedi. Questo ragionamento indusse i miniatori e i pittori dei primi secoli a introdurre l'equino, che da allora si è imposto come lo "standard" iconografico della storia dell'arte.

La conversione di Saulo di Tarso – San Paolo Apostolo

L'Iconografia della Caduta di San Paolo nell'Arte

Miniature Medievali

Singolari sono due miniature nei capolettera di Bibbie, che fin dall'Alto Medioevo si decoravano per commentare visivamente il testo sacro in maniera immediata. Ancora una singolare interpretazione di questo evento è nella miniatura, sempre di una Bibbia figurata del 1300 circa, conservata nella Koninklijke Bibliotheek dell’Aia, di autore anonimo, come spesso avviene in questa tipologia di opere. Nonostante il cavallo abbia egemonizzato l'iconografia della conversione di Saulo, non mancano alcuni audaci artisti attenti alla correttezza filologica. Ecco due miniature che raffigurano la caduta dell'apostolo come una sorta di svenimento, o come un evento di natura più riflessiva e spirituale.

Michelangelo e il Cavallo Imbizzarrito

Questo elemento iconografico è ripreso anche da Michelangelo, nella rappresentazione della conversione di Saulo nella Cappella Paolina in Vaticano (1542-45). Qui il cavallo è imbizzarrito, spaventato e diventa rappresentazione dello sconvolgimento interiore che precede la rivelazione: un mondo si ribalta, crollano le certezze. Anche le figure umane attorno a Saulo sono atterrite e cercano scampo, fuggendo verso le colline brulle sullo sfondo. Saulo, disteso a terra è accecato dal raggio luminoso inviato dalla possente figura di Cristo, che appare in alto, circondato dagli angeli. Michelangelo mostra lo sconvolgimento di tutti i soldati presenti come è evidenziato nel terzo racconto (Atti 26, 13-16), disposti senza un ordine e inserisce figure sospese nel vuoto senza separazione da quelle a terra: è come se tutti fossero stati coinvolti da quella chiamata.

Caravaggio e il Cavallo Mansueto

Ben diversa la rappresentazione che dello stesso episodio dà Caravaggio, nel dipinto "Conversione di san Paolo" (1600-1601), attualmente conservato nella Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma, all'interno della Cappella Cerasi. Il cavallo occupa gran parte della scena, enorme e imponente. La maggior parte dello spazio compositivo della tela è occupato dalla figura del cavallo, per simboleggiare l'irrazionalità del peccato, ma, a giudizio di alcuni, anche il realismo dell'accaduto. Appare tranquillo e solleva uno zoccolo per non calpestare Saulo che giace a terra, con le braccia protese e allargate, gli occhi chiusi, come vinto da un invisibile avversario, fragile e sconvolto. Un palafreniere con premura si china a tenere il morso dell'animale proteso al suo padrone. La luce divina emerge dal buio e, a differenza di quanto accade nell’affresco di Michelangelo, la figura di Cristo non viene mostrata. Intorno a Saulo non ci sono altre figure umane, se non il vecchio palafreniere che si intravede dietro il cavallo e che ne tiene le briglie. L’animale che rappresentava la superbia abbattuta, qui si trasforma in creatura che rispetta il momento sacro, come se intuisse e riconoscesse la presenza del divino prima ancora dell’uomo. La protervia del peccato viene domata dalla grazia e il cavallo diventa lo strumento narrativo perfetto per esprimere la portata della conversione. In questo dipinto il cavallo è in primo piano e domina la composizione, ha ancora la schiuma alla bocca che fa pensare alla corsa avvenuta prima del fatto che l’aveva spaurito, guarda Paolo a terra nel momento in cui è già stato colpito dall’improvvisa manifestazione divina attraverso la luce, anzi adesso è Paolo stesso che la emana col gesto delle braccia aperte.

confronto tra conversioni di san Paolo di Michelangelo e Caravaggio

Significato Teologico della Conversione

La conversione di Paolo incarna un’esperienza universale che attraversa i secoli, la possibilità di una trasformazione radicale, quando convinzioni e prospettive consolidate vengono rovesciate da un’illuminazione divina. La festa della Conversione di san Paolo ci ricorda quali frutti può produrre l’accoglimento della grazia, capace di trasformare radicalmente uno dei più attivi persecutori della Chiesa primitiva nel più grande annunciatore del Vangelo tra i pagani. Paolo corrispose perciò alla grazia ricevuta, accogliendo il disegno che Dio aveva su di lui, senza sottrarsi alle fatiche, agli stenti e alle persecuzioni che subì a sua volta, fino al martirio a Roma da vero servo di Cristo e della sua Chiesa. Da testimone del Risorto, dopo aver ricordato che prima di lui era apparso a Pietro e agli altri apostoli e in seguito “a più di cinquecento fratelli”, così scriveva l’Apostolo delle genti nella prima lettera ai Corinzi: “Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.

La grandezza di Colui che chiama. L’interpretazione storica dell’evento da parte degli studiosi contemporanei è diversificata: mentre gli studiosi cristiani ammettono - tendenzialmente - il valore storico della triplice narrazione di Atti, per gli studiosi non credenti il carattere soprannaturale e miracolistico di essa, che ha come protagonista Gesù risorto, li porta a negare valore storico alla descrizione, accettando comunque la conversione al cristianesimo come testimoniata anche dalle lettere. Non dobbiamo mai smettere di convertirci, dice papa Francesco. Il volto del vero Dio. La conversione cambia il modo di vedere se stesso, gli altri, la Chiesa. Non può dire: sono a posto. Nessuno può dire: “Io sono santo, io sono perfetto, io sono già salvato”, (P. Francesco 7.12). A volte è così.

La risposta rassicurante che il Signore darà nel frattempo a sant’Ananìa, il discepolo di Damasco chiamato a soccorrere Paolo e imporgli le mani, mostra ancora di più la sapienza delle vie divine, così diverse dalle vie del mondo: “Va’, perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli d’Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome”.

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