La storia della Chiesa cattolica del XX secolo è ricca di figure di santità che, pur con caratteri, vocazioni e carismi personali diversissimi, hanno saputo riconoscere con umiltà i propri limiti e condividere il desiderio di amare Dio e di servire il prossimo. Tra queste, emerge la relazione originale e profonda instauratasi tra San Luigi Orione e Padre Pio da Pietrelcina. Sebbene non si siano mai incontrati di persona, le loro anime si conoscevano intimamente, unite da una stima reciproca e da un’azione congiunta, specialmente durante il difficile periodo noto come il "decennio della tormenta" (1923-1933).
La Figura di San Luigi Orione

Don Luigi Orione, sacerdote piemontese, dedicò la sua vita alle opere di solidarietà e all'educazione civile e cristiana della gioventù. Nacque a Pontecurone, in diocesi di Tortona, il 23 giugno 1872. Il padre era selciatore di strade; la madre, donna di casa, era di profonda fede e alto senso educativo. Pur avvertendo la vocazione al sacerdozio, per tre anni (1882-1885) aiutò il padre come garzone selciatore. Il 14 settembre 1885, a 13 anni, venne accolto nel convento francescano di Voghera (Pavia), ma una polmonite ne mise in pericolo la vita e dovette tornare in famiglia nel giugno 1886. Dall’ottobre 1886 all’agosto 1889 fu allievo dell’Oratorio di Valdocco a Torino, dove San Giovanni Bosco notò le sue qualità e lo annoverò tra i suoi prediletti, assicurandogli: «noi saremo sempre amici».
Il 16 ottobre 1889, Don Orione iniziò il corso di filosofia nel seminario di Tortona. Ancora giovane chierico, fu sensibile ai problemi sociali ed ecclesiali dell'epoca. Si dedicò alla solidarietà verso il prossimo con la Società di Mutuo Soccorso San Marziano e la Conferenza di San Vincenzo. Il 3 luglio 1892, aprì a Tortona il primo Oratorio per l'educazione cristiana dei ragazzi. L'anno seguente, il 15 ottobre 1893, a 21 anni, aprì un Collegio nel rione San Bernardino, destinato a ragazzi poveri. Il 13 aprile 1895, Luigi Orione fu ordinato sacerdote e nella medesima celebrazione il Vescovo impose l’abito clericale a sei allievi del suo collegio. Attorno al giovane Fondatore crebbero chierici e sacerdoti che formarono il primo nucleo della Piccola Opera della Divina Provvidenza.
Il Vescovo di Tortona, Mons. Igino Bandi, con Decreto del 21 marzo 1903, riconobbe canonicamente la Congregazione religiosa maschile della Piccola Opera della Divina Provvidenza, i Figli della Divina Provvidenza (sacerdoti, fratelli coadiutori ed eremiti), e ne sancì il carisma di «collaborare per portare i piccoli, i poveri e il popolo alla Chiesa e al Papa, mediante le opere di carità», professato con un IV voto di speciale «fedeltà al Papa».
Dopo il terremoto del dicembre 1908, che lasciò tra le rovine 90.000 morti, Don Orione accorse a Reggio Calabria e Messina per prestare soccorso, specialmente agli orfani, e divenne promotore delle opere di ricostruzione civile e religiosa. Per diretta volontà di Pio X fu nominato Vicario Generale della diocesi di Messina. Rinnovò gli eroismi di soccorso ai terremotati dopo il cataclisma del 13 gennaio 1915 che sconvolse la Marsica. Il 29 giugno 1915, diede inizio alla Congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità. Coinvolse anche i laici dando impulso alle associazioni delle «Dame della Divina Provvidenza», degli «Ex Allievi» e degli «Amici».
Dopo la prima guerra mondiale, si moltiplicarono scuole, collegi, colonie agricole, opere caritative e assistenziali. In particolare, Don Orione fece sorgere alla periferia delle grandi città i Piccoli Cottolengo. Lo zelo missionario di Don Orione si estese in Brasile (1913), Argentina e Uruguay (1921), Palestina (1921), Polonia (1923), Rodi (1925), Stati Uniti d’America (1934), Inghilterra (1935), Albania (1936).
Godette della stima personale di Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII e delle Autorità della Santa Sede. Fu predicatore, confessore e organizzatore instancabile di pellegrinaggi, missioni e altre manifestazioni popolari della fede. Morì il 12 marzo 1940 a Sanremo. La sua salma fu tumulata nella cripta del santuario della Madonna della Guardia a Tortona.
Il Rapporto tra Don Orione e San Pio X
La figura di San Pio X fu senza dubbio il Papa più determinante nella vita di Don Orione, il quale affermava: «Il Santo Padre Pio X sarà sempre il nostro Sommo Benefattore, il nostro Papa!». Non a caso il motto papale “Instaurare omnia in Christo” è lo stesso che Don Orione aveva scelto per la sua Congregazione, segno dell’affinità spirituale di quelle due grandi anime. Tra il Santo Padre e il giovane prete tortonese si instaurò una relazione di confidenza a tutta prova. Don Orione accettò senza minima esitazione le incombenze, spesso delicate e difficili, affidategli da Pio X, come quella di vicario generale plenipotenziario della diocesi di Messina dopo il terremoto del 1908, o quella di prolungare l’azione del Pontefice nei confronti dei modernisti.
Per questa intesa retta, leale e discreta, stabilita tra i due santi, Don Orione si trovò in situazioni personali irte di difficoltà e incomprensioni. «È un martire!» disse Pio X di Don Orione, al termine del periodo messinese. Un episodio significativo racconta di un sospetto sulla sua piena ortodossia, suscitato dalla frequentazione con modernisti. Pio X lo chiamò in udienza, gli chiese di inginocchiarsi e di recitare il Credo. Il volto del Santo Padre apparve rasserenato e congedò Don Orione dicendo: «Va’, va’, figliuolo… Non è vero ciò che dicono di te!».
Il Legame Inedito tra Don Orione e Padre Pio

Una constatazione che è cresciuta approfondendo le vicende e le molteplici relazioni di Don Orione con persone d’ogni specie è che "questi santi si conoscevano tutti!". Non vivevano isolati, si cercavano, si trovavano, si volevano bene. La rete di sante amicizie di Don Orione è estesissima e molto diversificata, includendo tra i più noti servi di Dio e santi già proclamati, anche Padre Pio.
La relazione instauratasi tra Don Orione e Padre Pio è particolarmente interessante e originalissima. Nonostante non si siano mai incontrati di persona, come confermato dal superiore provinciale dei Cappuccini, Padre Paolino da Casacalenda, e da Padre Agostino da San Marco in Lamis, guardiano del convento di San Giovanni Rotondo, le due Anime di Dio si conoscevano intimamente. Don Orione ha scritto a Padre Pio per terze persone, le quali poi hanno risposto a nome di Padre Pio. La stima e l'azione di Don Orione furono determinanti per fare chiarezza su Padre Pio durante il "decennio della tormenta", dal 1923 al 1933.
Il "Decennio della Tormenta" (1923-1933)
Il cosiddetto "decennio della tormenta", o anche "la crisi di San Giovanni Rotondo" o "la persecuzione di Padre Pio", fu un periodo (1923-1933) in cui si scatenò una tormenta di sofferenze, incomprensioni, rivalità e colpi di scena sconcertanti. Padre Pio, "crocifisso senza croce", vide mescolati ai fatti veri particolari mirabolanti e si diffusero "episodi mistici" senza verità e senza paternità di fonte, spesso frutto di esagerata devozione e talvolta di sfacciata speculazione. Anche Don Orione visse questo decennio "crocifisso" a tre "chiodi": la verità, la stima verso Padre Pio e l’amore alla Chiesa. Don Orione ebbe un ruolo importante, discreto ma determinante, dietro le quinte, nella difesa di Padre Pio.
Il libro "Don Orione e Padre Pio da Pietrelcina nel decennio della tormenta: 1923-1933" documenta queste vicende con fonti inedite dell'Archivio Don Orione, mostrando la fede straordinaria e l’amore per la Chiesa con cui furono vissute dai due protagonisti.
Le Stimmate di Padre Pio e le Indagini Scientifiche
Tra le manifestazioni mistiche che più attirarono l’attenzione e anche i problemi su Padre Pio, quella più rilevante è senza dubbio la presenza delle stimmate. Il fenomeno, pur avendo avuto dei segni precedenti, si fissò nelle carni del Frate il 20 settembre 1918. Sulle stimmate si concentrarono devozione e sospetti, amore e calunnie. Le prime vere indagini scientifiche sulle piaghe di Padre Pio vennero condotte dai Dottori Luigi Romanelli, Amico Bignami e Giorgio Festa.
Il 7 febbraio 1925, Don Orione fu contattato dal Dott. Giorgio Festa, il quale chiese un appuntamento per conferire su di “un argomento molto grave ed importante”: le stimmate. L'incontro avvenne nella casa del Dottor Festa. L’appoggio di Don Orione alla missione carismatica del Padre Pio si esercitò concretamente anche attraverso l’opera di un altro medico, il Prof. Giovanni Battista Morelli, noto psichiatra e grande amico di Don Orione. Probabilmente su diretto interessamento di Don Orione, il Professore passò due giorni a San Giovanni Rotondo, dal 9 all’11 febbraio 1925, per farsi un giudizio soprattutto di tipo psicologico. Il Prof. Morelli fece relazione di queste indagini a Don Orione il 23 marzo 1925, convinto della “sovrannaturale virtù” di Padre Pio. Successivamente, inviò a Don Orione un testo di 7 pagine, datate 18-19 febbraio 1928, con un giudizio molto articolato, dove affermava: “Per mia parte, allievo come sono di Babinski e di Mingazzini, credo debbasi escludere assolutamente la produzione di stimmate per influenza nevropatica.” Compiuto questo studio personale sulle relazioni degli esperti, Don Orione si sentiva abbastanza certo dell’autenticità del valore delle stimmate di Padre Pio.
La Controversia della Bilocazione e la Smentita di Don Orione
Attorno a Padre Pio, fin dai primi passi della sua notorietà, sorse un fanatismo di non buona lega, con individui di dubbia rettitudine che si abbandonarono a forme di speculazione. Una forma di esagerata devozione e, talvolta, di sfacciata speculazione fu operata nel campo della stampa, dove a quel tanto di verità dei fatti venivano mescolati particolari mirabolanti.
Una testimonianza di una bilocazione di Padre Pio continuava ad essere attribuita a San Luigi Orione. Il tutto pare cominciare con una pagina del libro di Alberto Del Fante, "Per la storia. Padre Pio da Pietrelcina. Il primo sacerdote stigmatizzato" (Galleri Editore, Bologna, 1932), dove si narra che l'arcivescovo di Salto (Uruguay) avrebbe raccontato di aver visto Padre Pio nella Basilica di San Pietro durante la beatificazione di Santa Teresa del Bambino Gesù, e che Don Orione avrebbe confermato la visione a Sua Santità Pio XI dicendo: "L'ho veduto io pure...".
Tuttavia, il 19 settembre 1933, Don Orione scrisse una formale smentita, conservata in due minute nel suo Archivio generale: "Dell'episodio che in esso mi tocca e che avrebbe del miracoloso nei riguardi di un buon frate, sento di dover dichiarare, pur non richiestone da alcuna parte, ma per elementare debito di sincerità, che nulla c'è di vero". La smentita di Don Orione è confermata anche da Don Angelo Cristiani, al quale Don Orione lesse il brano che lo riguardava il 16 settembre 1937, ribadendo la non veridicità. Al disappunto di Don Orione fece eco, più recentemente, un articolo e la riproduzione dell’autografo di smentita di Don Orione sul Bollettino della Congregazione "Piccola Opera della Divina Provvidenza". Solo Padre Fernando da Riese Pio X ha messo sull’avviso di questa “storiella” nella sua ampia e ben documentata biografia, “Padre Pio da Pietrelcina, crocifisso senza croce”.
Obbedienza alla Chiesa: Esempio Comune
Il "decennio della tormenta" fu l'occasione provvidenziale perché le strade di Don Orione e di Padre Pio si incrociassero, e i due santi religiosi insegnassero insieme - con la testimonianza della loro vita - come si ama e si serve la Chiesa. L'appoggio di Don Orione alla missione carismatica di Padre Pio si esercitò concretamente. Don Orione, pur consapevole che "Nostro Signore e la Santa Chiesa si amano e si servono in croce", soffrì molto per i provvedimenti che vennero adottati nei confronti di Padre Pio, tra cui la dichiarazione del Sant'Uffizio del 31 maggio 1923, che dichiarava "non constatare la soprannaturalità" dei fatti attribuiti a Padre Pio.
Padre Pio, don Orione e lo strano caso del "Santo pubblicano" (Prima parte)
L'avvocato Francesco Morcaldi (1889-1976), sindaco di San Giovanni Rotondo, ed Emmanuele Brunatto (1892-1965), un convertito irrequieto e testardo, furono i due strenui difensori di Padre Pio assieme a Don Orione durante il "decennio della tormenta". I due furono il principale canale di comunicazione tra Don Orione e Padre Pio, e il Morcaldi scrisse: “Io ho avuto la grazia di vivere vicino a due grandi santi: Padre Pio e Don Orione”.
Don Orione si buttò anima e corpo nella questione, compiendo ogni sforzo per evitare il danno che la pubblicazione del "libro bianco" (un memoriale che il Brunatto voleva pubblicare per difendere Padre Pio) avrebbe causato alla Chiesa. Il Morcaldi descrive la linea di Don Orione: "La prova che la Chiesa era una istituzione divina - sosteneva Don Orione - era proprio quella: (la Chiesa) continuava a trionfare, ad onta che molti di coloro che dovevano sorreggerla e servirla, facessero di tutto per minarne le fondamenta." Don Orione insisteva molto nel consigliare prudenza e sottomissione cieca alla Chiesa, senza pretese. Tale posizione è confermata dalla sua lettera al Morcaldi del 3 aprile 1930: "Pregare, o fratello, pregare, e avere piena fiducia nella Chiesa; di più, non pretendere di metterci noi al posto e al governo della S. Chiesa."
Il comportamento di Padre Pio appare perfettamente in sintonia con quello di Don Orione. In una lettera del 2 aprile 1932 al vescovo di Manfredonia, Mons. Andrea Cesarano, Padre Pio esprime disgusto per la condotta di "falsi profeti". Ancora più decisa è la lettera a Emanuele Brunatto: “Ti scrivo la presente... per esternarti la mia sorpresa e il mio dolore nel sentire che vuoi dare alle stampe ciò che assolutamente non deve essere stampato... Ma io assolutamente non voglio ottenere la mia liberazione o riabilitazione con atti che ripugnano... Non posso assolutamente permettere che tu mi difenda o cerchi di liberare col gettare fango e quale fango in faccia a persone che io, tu e tutti abbiamo il sacrosanto dovere di rispettare.” Non a caso, Brunatto desistette dalla pubblicazione del "libro bianco" dopo un ulteriore intervento di Don Orione, perfettamente in linea con Padre Pio. Solo tre giorni dopo, il 14 luglio 1933, giungeva la "Lettera liberatoria" del Sant’Offizio, con la quale si restituiva a Padre Pio la facoltà di esercitare il suo servizio ministeriale.
Testimonianze di Mutua Ammirazione e Riconoscimento
Molteplici testimonianze evidenziano la stima reciproca tra i due santi. La contessa Virginia Salviucci, benefattrice romana, accomunava sempre nel ricordo Padre Pio e Don Orione. Dopo una terribile pleurite, scrisse a Don Carlo Sterpi: “Per intercessione della Santa Madonna, del caro Padre Don Orione, Padre Pio, Padre Cappello, e Sua s’intende, il Signore mi ha miracolata”.
Un operaio che si era spezzato il braccio si rivolse a Don Orione per essere guarito. Don Luigi rispose: “Io non faccio miracoli. Vi è però un padre cappuccino che molte grazie ottiene dal Signore; ma è molto lontano”. L’operaio si recò a San Giovanni Rotondo, e quando riferì a Padre Pio ciò che Don Orione gli aveva detto, Padre Pio, sorridendo, disse: “Bhè, se lo ha detto Don Orione!…”. L’operaio ottenne immediata e completa guarigione.
Don Umberto Terenzi, sacerdote romano, ricordava che Don Orione gli aveva spesso parlato di Padre Pio come di persona ben conosciuta, dicendogli: “Io non l’ho mai visto e il non averlo mai incontrato mi ha giovato assai per cooperare a fargli restituire dalle autorità ecclesiastiche superiori il libero esercizio del ministero sacerdotale…”. Anche Padre Pio, nelle sue visite, parlava di Don Orione come di una persona conosciuta.
Don Giuseppe Dutto, orionino per lunghi anni superiore in Argentina e Uruguay, raccontò che un avvocato di Montevideo, l’avvocato Moretti, parlando con Padre Pio a San Giovanni Rotondo e dicendogli di conoscere Don Orione, sentì Padre Pio riferirsi a Don Orione con le parole: “Quello sì che è un santo!”.
Un ingegnere di Genova, Paolo Marengo, che frequentava entrambi i santi, un giorno disse a Don Orione: “Perdoni, se glielo dico: lei e Padre Pio sono due santi, con la differenza che lei è santo furbo e Padre Pio è un santo meno furbo”. Don Orione rispose con arguzia: “Sappi che di santi balordi in Paradiso non ce n’è”.
Altre testimonianze sottolineano questo legame: Don Pietro Stefani, della comunità del santuario dell’Incoronata a Foggia, quando disse a Padre Pio che era della Congregazione di Don Orione, Padre Pio esclamò: “Oh, Don Orione! Oh, Don Orione! Oh, Don Orione!” Don Carlo Pensa, 2° successore di Don Orione alla guida della Congregazione, ricorda che Padre Pio li riconobbe subito e disse: “Siete di Don Orione, eh? Quel santo sacerdote!” Anche Don Ignazio Terzi, 4° Superiore generale della congregazione orionina, incrociò Padre Pio nel 1936 e ricordò la sua Messa, che “durava forse due ore. Nessuno fiatava, tutti erano assorti nel contemplare il frate che non pareva più di questa terra.”
Padre Pio Conosceva la Data della Morte di Don Orione
Per divina rivelazione, Padre Pio seppe in anticipo l’ora in cui Don Orione si sarebbe spento. Lo si apprende da una testimonianza di Don Umberto Terenzi il quale afferma: “il 4 marzo 1940, mentre ero in colloquio con Padre Pio e parlavamo di tutt’altro, all’improvviso mi dice: ‘Lo sai che don Orione sta male?’. ‘Ma no, Padre, risposi - è stato male ai primi di febbraio; gli hanno dato anche l’olio santo, ma ora è guarito; ha celebrato pure la messa subito dopo gli attacchi di cuore’. ‘Ma si lo so; allora me l’hanno pure scritto da Genova. Ma ora ti dico che sta male; dicono che sta bene, lo credono, ma sta male’.”
Impressionato, Don Terenzi partì per Sanremo, dove giunse l’11 marzo. Trovò Don Orione in netta ripresa di salute e si fermò con lui anche il giorno successivo. Alle 20 del 12 marzo, tranquillizzato, riprese il treno per Roma. Invece, poco più di due ore dopo, Don Orione si spense. Il 18 marzo 1940, sei giorni dopo la morte di Don Orione, Padre Pio scrisse alla Baronessa Antonina Lagorio: “La dipartita di Don Orione mi ha riempito l’anima di tristezza. È una gran perdita per la Chiesa militante.”
L'Insegnamento di Due Santi per la Chiesa
Don Luigi Orione e Padre Pio, bruciati da ardente carità, gareggiarono tra loro nell’amore a Dio, alla Madonna e alla Chiesa, desiderando che tutte le anime fossero salve. I santi sono la risposta della Provvidenza alle crisi della Chiesa e dell’umanità, portatori di un messaggio divino. Il "decennio della tormenta" fu l'occasione provvidenziale perché le strade di Don Orione e di Padre Pio si incrociassero, e i due religiosi insegnassero insieme, con la testimonianza della loro vita, come si ama e si serve la Chiesa. I documenti inediti dell’Archivio Don Orione rivelano la fede straordinaria e l’amore per la Chiesa con cui le vicende furono vissute dai due protagonisti.
Il mistero della Chiesa è insieme divino e umano, soprannaturale e incarnato in strutture umane visibili e storiche. Elevando Padre Pio agli onori degli altari, Giovanni Paolo II ha fatto molto di più che riparare a quanto di troppo umano e di meno edificante vi è stato nelle umiliazioni e nelle sofferenze inflitte dagli uomini di Chiesa al santo cappuccino. La croce è la firma di Dio nelle sue opere, e le autentica. Le testimonianze e i documenti sulla relazione tra Don Orione e Padre Pio ci mostrano un esempio luminoso di come la santità e l'obbedienza possano operare insieme per il bene della Chiesa e delle anime, anche in tempi di grande prova.