Le reliquie sull'altare delle chiese, inclusi i busti reliquiario, hanno suscitato interesse e domande tra i fedeli, spingendoli a comprendere la loro presenza e il loro significato. Queste reliquie sono resti corporei di santi e martiri, figure venerate nella tradizione cristiana.
La Veneratione delle Reliquie nella Tradizione Cristiana
Il Concilio di Nicea e la distinzione tra venerazione e adorazione
Il Secondo Concilio di Nicea del 787 d.C. approvò e dichiarò ufficialmente che le reliquie meritano riverenza e venerazione, ma non adorazione, la quale è riservata solo a Dio. Nel corso della storia, le reliquie dei santi sono state custodite sugli altari delle chiese come mezzo per evidenziare la loro natura sacra e fornire un punto di venerazione durante la celebrazione della Messa. Per questo motivo, durante l'adorazione del Santissimo Sacramento, il sacerdote rimuove tutte le reliquie dall'altare, in modo che il punto focale dell'adorazione sia l'Eucaristia.
Le radici bibliche della venerazione
La pratica di avere reliquie sull'altare o sotto l'altare è radicata nella comunione dei santi, nella venerazione dei santi e nella continuità della tradizione all'interno della Chiesa.
- Nel Antico Testamento, ci sono casi di reliquie o oggetti sacri venerati e usati come mezzo per entrare in contatto con la presenza di Dio. Ad esempio, l'Arca dell'Alleanza (Esodo 25:10-22) era considerata un vaso sacro che conteneva le tavole di pietra incise con i Dieci Comandamenti, a simboleggiare il patto di Dio con il Suo popolo. L'Arca era conservata nel Santo dei Santi nel tabernacolo e in seguito nel Tempio di Gerusalemme, a simboleggiare la presenza di Dio tra gli Israeliti.
- Nel Nuovo Testamento, ci sono resoconti di guarigioni miracolose e poteri speciali associati a reliquie o oggetti toccati da individui santi. Ad esempio, in Atti degli Apostoli 19:11-12, è menzionato che fazzoletti e grembiuli che avevano toccato il corpo dell'apostolo Paolo furono portati ai malati, e le loro malattie furono guarite e gli spiriti maligni furono scacciati. In Matteo 9:20-22, una donna viene guarita toccando il mantello di Gesù. In Marco 6:56, le persone portarono i malati a Gesù, e tutti coloro che toccarono il suo mantello furono guariti. Per quanto riguarda le reliquie sull'altare, in Apocalisse 6:9, l'autore ebbe una visione di vedere "sotto l'altare le anime di coloro che erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che avevano tenuto."
La venerazione delle reliquie è un modo per i fedeli di entrare in contatto con la santità e l'intercessione di questi santi, cercando le loro preghiere e assistenza. È importante, tuttavia, capire che la venerazione delle reliquie è una pratica devozionale e non è esplicitamente richiesta per la salvezza. È un modo per i cattolici di esprimere la propria fede, devozione e connessione con la storia e i santi della Chiesa.
I Reliquiari: Forme e Funzioni
La conservazione delle reliquie: dai cofanetti ai busti
All'interno dei musei e delle chiese, sono presenti reliquiari in diverse forme e materiali. I più comuni sono quelli realizzati in legno con forma a cassetta più o meno decorata. Altri sono realizzati in metallo, rimandando a forme architettoniche o richiamando gli ostensori. Altri ancora richiamano parti del corpo da cui proverrebbe la reliquia.
La struttura dei busti reliquiario
Nel contesto specifico, si parla di busti reliquiario. Il busto raffigura il santo titolare della reliquia, che veniva posizionata nel vano alla base del busto, poi sigillato con ceralacca per garantirne l'autenticità. Attorno alla reliquia correva un sottile strato di lino o altro materiale atto ad ospitare il nome del santo e talvolta la descrizione della reliquia.

La funzione decorativa e devozionale
I busti reliquiario erano utilizzati per decorare la chiesa e, in special modo, gli altari. Gli esempi più antichi sono spesso realizzati in legno dorato e risalgono al XVII-XVIII secolo.
Esempi Notabili: I Reliquiari di San Teodoro e San Liborio
I busti reliquiari del Museo Diocesano
Recentemente hanno trovato posto nella Sala degli Argenti del Museo Diocesano due busti reliquiari in legno dorato: il busto di San Teodoro di Amasea, generale e martire, e quello di San Liborio Vescovo di Le Mans. Le due opere lignee provengono dalla parrocchia di San Biagio Vescovo e Martire in San Vito Romano (Rm), e sono state affidate all’istituto culturale diocesano lo scorso 15 settembre dal parroco e legale rappresentante, mons. Angelo Gagliardi.
Il reliquiario di San Liborio: Dagli inventari storici all'iconografia
Dai preziosi inventari custoditi nell’Archivio Storico Diocesano provengono brevi cenni circa il busto di san Liborio, la cui festa, fino al 2001, si celebrava il 23 luglio. Nell’Inventario del 1722 si trova scritto:
- "5:Altro Busto di Legno indorato, reliquiario recente di S. Liborio, con Reliquie di detto Santo, con sua autentica."
Nell’Inventario della Sagrestia più tardo, del 1788, tra le “Sacre reliquie” si legge:
- "n.5:La reliquia di san Liborio Vescovo e Martire e di san Liborio Vescovo e Confessore in un Busto di legno dorato con rispettive autentiche."
Il reliquiario a busto in legno intagliato e dipinto di san Liborio, privo della teca con la reliquia, misura 90 centimetri di altezza e 40 centimetri di larghezza, ed è databile tra il XVII e il XVIII secolo.

Vita e culto di San Liborio
Il Vescovo Liborio di Le Mans, definito un "instancabile camminatore della fede", morì il 23 luglio del 397, assistito da san Martino di Tours. La ricorrenza di san Liborio non era prevista nel Messale Romano del 1570, ma fu inserita nel Calendario Romano nel 1702 al giorno 23 luglio, assieme alla celebrazione di sant’Apollinare di Ravenna. Dal 1969 il suo culto è limitato ai calendari locali, e dal 2001 viene ricordato il giorno 9 aprile nel Martirologio Romano.
Invocato contro i terribili dolori della calcolosi renale, le malattie della prostata e le coliche renali, il santo vescovo Liborio nel Medioevo ebbe un culto degno di nota, in particolare come santo ausiliatore e taumaturgo. Egli sarebbe stato il quarto vescovo di Le Mans, uno dei successori di san Giuliano, vescovo del III secolo, mandato nella Gallia per far conoscere il Vangelo alla tribù dei Cenomani. Sembra che Liborio abbia operato guarigioni dal doloroso male della nefrolitiasi. Perciò, in genere, viene rappresentato con l’aspetto di un uomo anziano barbuto, in abiti episcopali, con la mitria, mentre regge un libro su cui sono poggiate piccole pietre.
Secondo la tradizione, il suo episcopato sarebbe durato ben 49 anni, densi di opere di carità e di attenzione verso gli ultimi. Non è noto dove e quando nacque, ma, essendo stato vescovo di Le Mans dal 348, la sua nascita è da collocare nei primi decenni del IV secolo. Fece costruire alcune chiese nei dintorni di Le Mans e si dice che abbia ordinato 217 sacerdoti e 186 diaconi. Fu sepolto nella basilica apostolica di Le Mans a fianco del suo predecessore, san Giuliano. Nell’835, il vescovo Aldrico, nell’edificare la cattedrale intitolata a San Giuliano di Le Mans, volle dedicare a Liborio un altare a memoria della sua santità, riconosciuta da subito tra la popolazione e tramandata nei secoli.
Nell’836, il vescovo di Paderborn, Badurado, per volere dell’imperatore Ludovico il Pio, inviò una delegazione a Le Mans per avere delle reliquie del santo, che divenne patrono anche di Paderborn. Di questa missione ci sono tre relazioni, che segnalano i miracoli avvenuti in quella circostanza. Il più celebre riguarda il pavone che accompagnò la processione per tutto il suo tragitto, segno di misteriosa presenza che richiama la Pasqua. Il pavone e i sassi sono i due simboli iconografici distintivi di san Liborio.
A Paderborn, gemellata con Le Mans dal 1967, nella cripta della Cattedrale di Santa Maria, San Liborio e San Chiliano sono custodite le reliquie del corpo di Liborio, ed ogni anno si svolge a partire dal sabato dopo il 23 luglio la LiboriFest, una serie di celebrazioni liturgiche e manifestazioni laiche che dura nove giorni.

Altri Esempi e Questioni di Attribuzione
I busti reliquiari di San Pietro e San Paolo
La richiesta di esaminare una coppia di busti reliquiari è stata accompagnata da immagini di opere attribuite a San Pietro e San Paolo. Le immagini mostrano busti reliquiari di san Pietro (a sinistra) e san Paolo (a destra), realizzati in legno di pioppo intagliato, dipinto e dorato.

Si è discusso sull’identità dei personaggi poiché, mentre la fronte stempiata e la lunga barba sono in genere una caratteristica di Paolo, Pietro viene spesso raffigurato come un anziano, talvolta calvo. Tuttavia, la presente iconografia è quella ripresa nell’Ottocento per le statue collocate in San Pietro a Roma, dove i due santi compaiono con le stesse sembianze di questi busti, ma corredati dai rispettivi attributi: le chiavi per Pietro e la spada per Paolo. Le statue furono commissionate da papa Gregorio XVI a Giuseppe de Fabris (1790-1860) per Pietro, e ad Adamo Tadolini (1788-1868) per Paolo.

Ciò che resta per ciascun reliquiario è solo una piccola porzione di tela grezza che si presume avvolgesse la reliquia.

L’unico scultore Castellino che è stato possibile individuare è un certo Orazio Castellino, identificato come “Magister Horatius Castellinus scultor lignaminum”, autore di una statua raffigurante San Giacomo, eseguita a Genova su commissione di don Francisco Gutiérrez de Cuéllar per la quale ricevette, in data 29 gennaio 1579, la somma di 29 scudi d’oro. Esiste anche un Luca Castellino, faentino, appartenente all’ordine domenicano, divenuto vescovo di Catanzaro e morto nel 1631. Il fatto che Luca Castellino sia stato vescovo di Catanzaro potrebbe rilanciare l’ipotesi che l’autore potesse essere Aniello Stellato, scultore attivo prevalentemente nel Regno di Napoli e documentato tra il 1593 e il 1648, quindi contemporaneo di Luca Castellino.

Si può notare una differenza sostanziale rispetto ai busti reliquiari, soprattutto per quanto riguarda l’espressione dei volti: in Stellato sono ispirate ed estatiche, mentre nei busti sono realistiche, quasi caricaturali in san Paolo.
I busti di Sant'Antonio, Santo Stefano e Santa Cristina
Si ritiene che tre busti esposti siano stati commissionati dal Santa Maria della Scala per valorizzare il suo tesoro, in un'epoca in cui le reliquie avevano un forte significato religioso e politico. Oggi, pur essendo vuoti, i busti continuano a raccontare la storia di un periodo in cui l'arte e la fede erano strettamente legate.

Da una più approfondita analisi stilistica risulta evidente una certa distanza cronologica tra i tre busti, soprattutto tra i due personaggi maschili e Santa Cristina. Sant'Antonio e Santo Stefano, infatti, presentano la fisionomia del volto molto simile e una resa stilistica affine: le palpebre sottili, il naso allungato e le labbra fini, ma soprattutto l'andamento geometrico di vesti e di capigliature invitano a riconoscere la medesima mano nell'esecuzione dei due manufatti e a datarli tra la fine del Trecento e i primi anni del Quattrocento. Santa Cristina, invece, con i suoi capelli folti e movimentati e lo sguardo meditabondo rivolto verso l'alto, sembra opera di un artista più moderno e attivo in una fase più inoltrata del Quattrocento. Le placchette quadrilobe smaltate che decorano lo scollo sembrano invece collocabili alla fine del Trecento, verosimilmente risalenti a un periodo precedente e poi qui riassemblate per un fine decorativo.