Tra le opere più significative e controverse del celebre gruppo comico britannico Monty Python, spicca senza dubbio "Brian di Nazareth" (titolo originale "Monty Python's Life of Brian", 1979). Questa pellicola, diretta da Terry Jones, rappresenta un apice creativo per il gruppo, distinguendosi per la sua satira feroce ma mai banale, che prende di mira il fanatismo religioso, l'estremismo politico e la stupidità umana in generale. È un capolavoro assoluto del cinema comico, annoverato tra i film britannici più visti al mondo, che a distanza di oltre quarant'anni mantiene intatta la sua forza comica e la sua rilevanza sociale, facendo ridere e pensare.
Contesto Creativo e Produzione
I Monty Python, definiti i "Beatles della comicità", si conobbero all'epoca dei loro studi universitari tra Cambridge e Oxford. Composto da Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones e Michael Palin, il gruppo divenne famoso per i suoi sketch anarchici e anti-convenzionali, esordendo in radio e televisione prima di approdare al cinema. Dopo i successi di "E ora qualcosa di completamente diverso" (1971) e "Monty Python e il Sacro Graal" (1975), il gruppo si concentrò sulla stesura di una sceneggiatura che prendesse di mira i dogmi religiosi, ambientando la storia nell'epoca di Gesù Cristo.
Genesi del Film e Sfide Iniziali
L'idea per "Brian di Nazareth" nacque durante il tour promozionale de "Il Sacro Graal" ad Amsterdam, quando Eric Idle ebbe l'illuminazione di un titolo che rappresentava una nuova sfida alle istituzioni: "Gesù Cristo - Alla ricerca della gloria!". Inizialmente, l'EMI avrebbe dovuto produrre il film, ma dopo aver letto la sceneggiatura i manager della compagnia fecero un passo indietro, lasciando il progetto senza finanziamenti. Il vero salvatore della produzione fu George Harrison, ex-Beatle e fervente ammiratore dei Python, che mise sul tavolo i soldi necessari e fondò la HandMade Films, permettendo al film di essere realizzato con un budget di soli 4 milioni di dollari. Curiosamente, lo stesso George Harrison appare nel film con una tunica rossa nei panni del signor Papadopoulis.
La distribuzione si rivelò complessa, con l'accusa di blasfemia che comportò enormi difficoltà all'uscita nelle sale, specialmente in quelle europee. Diverse autorità religiose si opposero con successo, e in Italia il film riuscì ad arrivare solo 12 anni dopo la sua uscita originale.
Regia e Contributo Artistico
La regia del film fu affidata a Terry Jones, considerato più propenso per tecnica e stile a concentrarsi sulle gag. Terry Gilliam, l'altro "Terry", che aveva da poco debuttato con "Jabberwocky", si occupò dei bellissimi titoli di testa animati e della folle scena dell'astronave aliena, la cui scenografia premoniva già lo stile del suo futuro film "Brazil". Gilliam, stanco di vedere film comici con set scarni, contribuì in modo maniacale alle scenografie di "Brian di Nazareth", ricreando con dettaglio le rigorose geometrie romane che si ergono sul caos delle architetture sghembe e asimmetriche della Terra Santa, raccontando per immagini la storia dell'occupazione romana.

Il Cast e le Interpretazioni
Una peculiarità dei film dei Monty Python è la collaborazione corale in ogni ambito. "Brian di Nazareth" è stato scritto e interpretato da tutti e sei i membri, ognuno dei quali impersona più ruoli nella storia. Per il ruolo del protagonista Brian Cohen, la scelta cadde su Graham Chapman, che gli altri Python riconobbero come il migliore attore del gruppo per la parte di un personaggio che doveva risultare credibile. Il suo Brian è un antieroe perfetto: inadeguato, spaventato, ma fondamentalmente onesto. John Cleese, pur desiderando inizialmente il ruolo di Brian, fu magnifico nei suoi vari ruoli, come il bilioso Reg o il legionario romano che impartisce una lezione di grammatica latina. Michael Palin è storico nella sua interpretazione di Ponzio Pilato con la "r" moscia, mentre Terry Jones è la petulante madre di Brian, Mandy.
La Trama: Un Destino Confuso
In Giudea, Brian, nato contemporaneamente a Gesù e in una grotta accanto alla sua, viene scambiato dai Re Magi per il Bambino, che cercano. Essi offrono i loro doni alla sua petulante madre, ma accortisi subito dell'errore, li riprendono, recandosi nella grotta accanto. Questa sarà la prima di una serie di umiliazioni per il povero Brian.
Trentatré anni dopo, Brian, ormai adulto e un buono a nulla succube della madre Mandy, assiste con lei da lontano al discorso delle beatitudini, tenuto da Gesù. A causa della distanza e delle chiacchiere e liti delle persone vicine, i due non afferrano le parole del Maestro e il loro significato. Successivamente, Mandy persuade Brian ad accompagnarla ad una lapidazione, nella quale, però, verrà lapidato il giudice, invece che il condannato, perché ripeteva continuamente il nome di Geova.
Brian entra in un'organizzazione terroristica, il Fronte Popolare della Giudea, che vuole cacciare i romani dal paese. Per provare il suo coraggio, i terroristi lo incaricano di scrivere di notte sul muro del palazzo una frase contro i romani. Sorpreso da un soldato, Brian riceve una lezione di latino e viene obbligato a riscrivere la frase cento volte. Riuscito per caso a sfuggire ad una severa punizione, viene scambiato per un messia dalla folla, convinta che egli faccia miracoli, specialmente dopo che un vecchio eremita, che non parlava da diciotto anni, parla e grida allorché Brian gli salta sopra un piede.
Dopo una notte con l'amata Judith, Brian trova al mattino, davanti alla propria casa, una moltitudine entusiasta. Più tardi, esorta la gente a pensare con la propria testa, ma subito dopo i soldati romani lo arrestano e lo conducono davanti a Pilato, che ha organizzato una grandiosa crocifissione. Brian viene messo fra i crocifiggendi, mentre invano afferma d'essere figlio di un centurione romano. Quando la folla chiede, secondo l'uso, la liberazione di un condannato e grida il suo nome, Pilato manda i soldati a salvarlo, ma essi liberano per errore un altro. Brian viene così innalzato sulla croce. L'esaltata Judith lo ringrazia ma non tenta di salvarlo, perché il movimento ha bisogno di un martire. Giunta successivamente Mandy, lo rimprovera, e Brian si appresta a morire con gli altri compagni crocifissi cantando in coro una vivace canzone: "Always Look on the Bright Side of Life".
Temi e Satira nella Sceneggiatura
Ciò che rende "Brian di Nazareth" un'opera straordinaria è la sua capacità di essere irriverente senza essere volgare, e blasfemo senza essere offensivo verso la sincera fede religiosa. La genialità dell'operazione risiede nel non prendersela direttamente con il cristianesimo o con la figura storica di Gesù, che anzi viene rappresentata con fedeltà nell'iconografia cristologica. Il film non ridicolizza l'idolo, ma chi lo percepisce come tale, e le interpretazioni date dalle istituzioni, fin troppo terrene, della religione. La figura di Gesù e il suo messaggio non vengono MAI ridicolizzati; ad essere messo alla berlina è il modo in cui le religioni del mondo hanno frainteso tale messaggio.
La Critica al Fanatismo e alla Fede Cieca
La critica più aspra e amara i Monty Python la riservano per le masse di fedeli. L'ascesa di Brian in qualità di Messia è affidata a una massa di Giudei che, colpiti dalle misteriose (e senza senso) farneticazioni del ragazzo intento a sfuggire all'ordine costituito, lo adora solo sulla base di premesse fumose ed evidenti coincidenze. La satira dei Monty Python, dunque, più che concentrarsi sulla ridicolizzazione della religione, è legata alla facile capacità delle masse di farsi abbindolare da (più o meno) sedicenti Messia e salvatori. Questa irrazionalità è palese nella scena in cui Brian, stufo dei fedeli che lo pedinano, li invita ad "andare a fare in c..." e questi, commossi, rispondono: "Dicci come, o Messia, dacci un segno!". I mendicanti nel film non vogliono essere guariti perché perderebbero il loro "lavoro", un'altra frecciata alla strumentalizzazione della fede.
Satira Politica e Sociale
Le parodie non lasciano scampo a nessuno. La sceneggiatura ironizza senza sconti su tutti, usando la parodia di un mondo antico, lontano e barbaro come specchio deformato delle posizioni politiche e delle pose culturali del loro tempo. I diversi "fronti di liberazione" della Giudea parodiano i micro-partiti di sinistra che si dividono e si insultano sulla base delle più infime questioni, pur condividendo gli stessi identici obiettivi. Si pensi alla scena in cui i membri del Fronte Popolare di Giudea (da NON confondere con il Fronte Popolare Giudeo) si chiedono cosa abbiano mai fatto i Romani per loro, a parte l'acquedotto, le strade, i servizi igienici, la sicurezza e l'istruzione. È un'amara critica al potere colonialista e a quello che oggi chiameremmo "attivismo performativo".

L'Essenza della Comicità dei Monty Python
Il filo conduttore dell'intera comicità dei Monty Python è l'attitudine a minare i dogmi e le certezze che circondano l'essere umano. L'avversione naturale alle convenzioni caratterizza il gruppo comico in ogni opera, spingendoli a variegare le loro gag ai limiti dell'inverosimile. Le loro opere sono stipate di battute e situazioni esilaranti: le gag sono come una raffica di colpi che non lasciano respiro allo spettatore, e ogni situazione è comica su molteplici livelli. La comicità dei Python è partecipativa: non si ride mai di qualcuno, si ride di tutti e, pertanto, insieme a tutti. La scelta di sostituire ai personaggi del film delle macchiette stereotipate permette allo spettatore di procedere in questo esercizio senza identificarsi, slegandosi progressivamente dai cappi morali che gli impediscono di guardare con leggerezza a temi considerati "intoccabili".
Le Scene Iconiche e il Linguaggio
La sceneggiatura è ricca di momenti diventati iconici. La scena della lezione di latino, in cui un centurione romano corregge la grammatica di Brian mentre scrive "Romanes Eunt Domus" (Romani andate a casa) sul muro, è una delle più celebrate, dimostrando la comicità colta dei Python con continui riferimenti storici e al latino. Altrettanto celebre è l'interpretazione di Michael Palin nei panni di Ponzio Pilato con la "r" moscia, la cui gag sul nome del suo amico Marco Pisellonio è diventata leggendaria. Anche la scena in cui Brian viene rapito dagli alieni, un "delirio girato da Terry Gilliam in una stanza di hotel a New York usando feltro nero e polistirolo", è talmente fuori luogo in un film in costume da risultare perfettamente in stile Python.
Accoglienza, Controversie e Censura
Fin dalla sua uscita, "Brian di Nazareth" ha scatenato polemiche feroci. Dopo la sua distribuzione nelle sale britanniche l'8 novembre 1979, divenne presto un successo economico, ma fu anche oggetto di una forte risposta da parte dei gruppi religiosi, che accusarono il film di blasfemia. Fu bandito in numerosi paesi e censurato in altri, e ancora oggi in alcuni luoghi viene proiettato con restrizioni. In Italia, uscì ufficialmente solo nel 1991.
Le Polemiche e la Reazione dei Python
L'accusa di blasfemia fu diffusa, tanto che rabbini negli Stati Uniti iniziarono a picchettare i cinema per presunta non ortodossia nel copricapo rituale indossato da John Cleese in una scena. Successivamente, anche le suore iniziarono a protestare. I Python avevano messo in conto che qualche cattolico avrebbe potuto non prenderla benissimo, ma erano certi che gli Ebrei non si sarebbero arrabbiati. Per evitare offese, avevano persino tagliato il personaggio di Otto il sionista (un ebreo con accento tedesco e un simbolo a metà tra la svastica e la stella di David), che criticava appena accennata Israele; la scena è disponibile nei contenuti extra del DVD.
Quando il film rischiò di essere messo ufficialmente al bando dalla Chiesa Cattolica, Michael Palin e John Cleese furono invitati a un'edizione del programma televisivo "Friday Night, Saturday Morning" con Malcolm Muggeridge, che si rivelò un vero e proprio agguato. Muggeridge accusò i Python di aver ridicolizzato Cristo, ma il gruppo, in particolare Terry Jones, ha sempre sostenuto che il film non fosse blasfemo, bensì eretico, perché non metteva in discussione la figura di Gesù, ma l'interpretazione dei suoi messaggi da parte delle istituzioni religiose.
Eredità e Rilevanza Culturale
"Brian di Nazareth" è, in poche parole, un capolavoro assoluto del cinema comico. A quarantacinque anni dalla sua uscita, mantiene intatta la sua forza comica e la sua rilevanza sociale. È un film che fa ridere e fa pensare, che intrattiene ed educa, che diverte e inquieta. Il suo umorismo, frutto di un alto grado di istruzione universitaria e di una profonda intelligenza, ha saputo sfidare le istituzioni storicamente prive di senso dell'umorismo.
La bellezza salverà il mondo", un'affermazione spesso attribuita a Dostoevskij, trova in "Brian di Nazareth" una sua interpretazione moderna. Il film ha dimostrato che non esistono argomenti tabù per la comicità: tutto può essere toccato dalla satira, tutto può essere messo in discussione, a patto che la vera arte risieda nella capacità di farlo senza cadere nella grettezza dei luoghi comuni e della volgarità spicciola. Come ha affermato Michael Palin, "La cosa più significativa è stata aver fatto arrabbiare gente di tutte le religioni, proprio tutte, cattolici, ebrei, protestanti, ortodossi, buddisti. È stato magnifico".
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