Il “Discorso della Montagna” (o “Sermone della Montagna”) è una raccolta di insegnamenti di Gesù Cristo, considerata un pilastro fondamentale della morale cristiana. È un discorso significativo che si trova principalmente nel Vangelo di Matteo, capitoli 5-7, e nel Vangelo di Luca (Lc 6,20-49), sebbene il passo di Luca sia circa un quarto di quello di Matteo in termini di estensione.
Gesù, dopo aver trascorso l'intera notte a pregare e aver scelto i suoi 12 apostoli, si ritrova circondato da una folla immensa proveniente da diverse regioni, inclusi Gerusalemme, la Giudea, Tiro e Sidone. Queste persone erano venute per ascoltarlo e per essere guarite dalle malattie, e Gesù "[guarisce] tutti". Trova un luogo pianeggiante lungo le pendici del monte, e lì, con i discepoli e gli apostoli vicini, pronuncia un discorso che si rivelerà estremamente utile per tutti i presenti e per le generazioni future.
Gesù fa riferimento a situazioni comuni e a concetti familiari ai suoi ascoltatori, esponendo argomenti spirituali profondi in modo semplice e chiaro. Di conseguenza, chiunque cerchi di migliorare la propria vita seguendo i princìpi di Dio può comprendere facilmente i concetti da lui spiegati. Questo discorso è un insieme significativo di insegnamenti che sottolinea principi morali ed etici come l'amore, l'umiltà e la giustizia, delineando la condotta dei discepoli e le condizioni per entrare nel Regno dei Cieli. La Chiesa Cattolica lo considera un manuale per la pace, collegandolo agli insegnamenti di Mosè e proponendo una moralità superiore.
La Struttura del Discorso della Montagna nel Vangelo di Matteo
Il Vangelo di Matteo presenta cinque grandi discorsi di Gesù, che costituiscono circa un terzo dell'opera (otto capitoli su ventotto). Il Discorso della Montagna (capitoli 5-7) è il primo di questi, collocato da Matteo all'inizio della presentazione del ministero di Gesù per raccogliere e lanciare fin dal principio la sua proposta fondamentale.
La narrazione matteana inizia con un sommario generale (Mt 4,23-25) che descrive le tre attività caratteristiche di Gesù: "Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattia e d'infermità tra il popolo". Questo fornisce lo sfondo complessivo su cui si inserisce il Discorso della Montagna.

L'Importanza del Contesto Evangelico
Molti credenti meditano i detti del Signore isolatamente, leggendo i vangeli a singoli versetti. Tuttavia, è fondamentale comprendere i contesti in cui gli evangelisti hanno consapevolmente collocato le parole di Gesù. I vangeli sono considerati Sacre Scritture, testi ispirati dallo Spirito di Dio, e le singole frasi sono parte di un'opera scritta, donata alla Chiesa come testimonianza divina della Parola di Dio.
Per comprendere un'opera, è necessario capire come l'autore la intende e la ordina. Entrare nel Vangelo secondo Matteo significa capire meglio il lavoro di Matteo, come ha compreso Gesù, e ascoltare la voce dello Spirito. Questo ci avvicina alla "verità tutt'intera" e fa ardere il cuore. Chi conosce i vangeli, anche come narrazione, comprende meglio i brani proposti nella celebrazione eucaristica.
Leggere il Vangelo di Marco come non avete mai fatto
Il "Vangelo secondo Matteo" è opera di un pensatore che ha lavorato sul testo dell'Evangelista Marco, integrandolo con racconti, detti e altri elementi tradizionali. La ricerca sulla redazione, un metodo sviluppato nella seconda metà del secolo scorso, cerca di capire i Vangeli di Matteo e Luca a partire dalle loro variazioni rispetto a quello di Marco, rivelando così il disegno teologico matteano.
Marco inizia il racconto del ministero di Gesù con l'annuncio del Regno di Dio: "Dopo che Giovanni Battista fu consegnato, venne Gesù in Galilea, predicando il Vangelo di Dio e dicendo: ‘Il tempo è compiuto, il Regno di Dio si è fatto vicino; convertitevi e credete nel Vangelo’" (Mc 1,14-15). Matteo assimila questo testo marciano e ne dà una nuova redazione. Ad esempio, l'evangelista è colpito dal fatto che Gesù, iniziando il suo ministero, non solo viene in Galilea, ma cambia residenza, da Nazaret a Cafarnao, "nel territorio di Zabulon e di Neftali". Questo è visto come il compimento della profezia di Isaia sulla "grande luce" che sarebbe giunta in quella regione, sia agli Israeliti che ai gentili.
La sintesi iniziale del messaggio di Gesù in Matteo ("Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino" - Mt 4,17) è la stessa usata per Giovanni Battista, il che serve a creare suspense, indicando che la pienezza del messaggio di Gesù verrà rivelata in seguito, in particolare nel Discorso della Montagna.
Le Beatitudini: La Rivoluzione del Vangelo
Il Discorso della Montagna si apre con le Beatitudini, una serie di otto affermazioni che proclamano la felicità e la grazia divina per coloro che possiedono determinate qualità spirituali. Gesù, consapevole che tutti desiderano essere felici, inizia il suo discorso spiegando chi è veramente felice, catturando l'attenzione degli ascoltatori. Le Beatitudini rappresentano la "rivoluzione del Vangelo", capovolgendo i valori della storia e indicando che le persone capaci di amore e gli operatori di pace, spesso ai margini, sono in realtà i costruttori del Regno di Dio.
Gesù dice:
- “Felici quelli che sono consapevoli del loro bisogno spirituale, perché a loro appartiene il Regno dei cieli.”
- “Felici quelli che sono afflitti, perché saranno confortati.”
- “Felici quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati.”
- “Felici quelli che vengono perseguitati a motivo della giustizia, perché a loro appartiene il Regno dei cieli.”
- “Felici voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni tipo di cose malvagie per causa mia.”
Il termine "felici" non si riferisce all'essere allegri o di buon umore, ma a una felicità più profonda. La vera felicità implica l'essere consapevoli del proprio bisogno spirituale, rattristarsi per la propria condizione peccaminosa, conoscere e servire Dio. A contrasto, Gesù pronuncia i "Guai" per coloro che credono che la felicità dipenda dalla ricchezza e dai piaceri, poiché concentrarsi su queste cose può far mettere in secondo piano il servizio a Dio e perdere la vera felicità:
- “Guai a voi che siete ricchi, perché avete già la vostra consolazione.”
- “Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.”
- “Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.”

I Discepoli: Sale della Terra e Luce del Mondo
Gesù si rivolge ai suoi discepoli dicendo: “Voi siete il sale della terra” (Matteo 5:13). Il sale è un conservante e nel tempio di Dio è usato per salare le offerte, rappresentando anche assenza di corruzione (Levitico 2:13; Ezechiele 43:23, 24). I discepoli sono "sale della terra" nel senso che contribuiscono a preservare la vita delle persone, aiutandole a evitare la corruzione spirituale e morale.
Inoltre, Gesù aggiunge: “Voi siete la luce del mondo”. Come una lampada che non si mette sotto un recipiente ma su un piedistallo per illuminare la stanza, i discepoli devono illuminare il mondo con la parola di Gesù e la loro azione efficace.
La Legge e il Suo Compimento in Gesù
I capi religiosi giudei pensavano che Gesù trasgredisse la Legge di Dio. Tuttavia, Gesù dichiara apertamente: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti. Non sono venuto ad abolire, ma a portare a compimento”. Gesù mostra il massimo rispetto per la Legge di Dio e incoraggia gli altri a fare lo stesso, sottolineando che chiunque violi anche i minimi comandamenti e insegni agli altri a fare altrettanto "sarà considerato minimo in relazione al Regno dei cieli", cioè non entrerà affatto nel Regno.
Gesù condanna gli atteggiamenti che possono portare a infrangere la Legge. Dopo aver citato il comandamento "Non devi assassinare", aggiunge: “Chiunque continua a essere adirato con il proprio fratello dovrà rendere conto al tribunale” (Matteo 5:21, 22). Rimanere adirati può portare all'omicidio, quindi Gesù esorta a ristabilire la pace, lasciando un'offerta all'altare per riconciliarsi con il fratello.
Riferendosi al comandamento contro l'adulterio, Gesù afferma: “Chiunque continua a guardare una donna in modo da provare passione per lei ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Matteo 5:27, 28). Questo non riguarda un pensiero fugace, ma il "continuare a guardare" che genera desideri forti. Per evitare azioni immorali, Gesù suggerisce interventi drastici: “Se dunque il tuo occhio destro ti porta a peccare, cavalo e gettalo via da te. È meglio che tu perda una parte del tuo corpo, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna”. Questo linguaggio iperbolico sottolinea l'importanza di eliminare qualsiasi cosa, anche preziosa, che possa condurre al peccato.
Leggere il Vangelo di Marco come non avete mai fatto
Gesù offre anche consigli su come affrontare torti e offese: “Non opponete resistenza a chi è malvagio; anzi, a chi ti schiaffeggia sulla guancia destra, porgi anche l’altra” (Matteo 5:39). Questo non implica l'incapacità di difendersi da aggressioni gravi, ma piuttosto la capacità di non reagire con violenza a un'offesa, che non mira a ferire gravemente. Questo principio è in armonia con l'amore per il prossimo, che Gesù estende all'amore per i nemici: “Continuate ad amare i vostri nemici e a pregare per quelli che vi perseguitano”.
Gesù riassume questa parte del discorso con l'esortazione: “Voi dovete dunque essere perfetti, come è perfetto il vostro Padre celeste” (Matteo 5:48). La perfezione non è assoluta, ma riflette l'immagine di Dio come Padre, il cui amore è misericordioso e indiscriminato.
La Giustizia Davanti al Padre: Elemosina, Preghiera e Digiuno
Nella seconda sezione del Discorso della Montagna (Mt 6,1-18), Gesù esorta gli ascoltatori a non compiere opere giuste "davanti agli uomini per essere notati da loro". Condanna l'ipocrisia di chi ostenta la propria devozione:
- “Quando dunque fai doni di misericordia, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti” (Matteo 6:1, 2).
- “Quando pregate, non fate come gli ipocriti, a cui piace pregare in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle strade principali per farsi vedere dagli uomini.”
Al contrario, Gesù insegna: “Quando preghi, entra nella tua stanza e, chiusa la porta, prega il Padre tuo che è nel segreto” (Matteo 6:5, 6). Questo non significa che sia sempre sbagliato pregare in pubblico, ma sottolinea l'importanza della sincerità e dell'intimità con Dio.
Gesù ammonisce anche contro le preghiere meccaniche e ripetitive: “Quando pregate, non ripetete sempre le stesse cose come fanno le persone delle nazioni” (Matteo 6:7). Segue una preghiera modello, il "Padre nostro", che contiene sette richieste, le prime tre focalizzate sul diritto di Dio di governare e sui suoi propositi: la santificazione del suo nome, la venuta del suo Regno e il compimento della sua volontà.
Il Padre nostro rivela il volto di Dio, richiede la ricerca della sua volontà e degli interessi a lui cari per il bene dell'uomo, senza dimenticare i bisogni terreni per la vita quotidiana. In questa preghiera, Gesù rivela il volto di Colui che chiama sia "Padre mio" che "Padre vostro", il Padre che è nei cieli. Questo è funzionale all'annuncio che i discepoli ne sono figli.

I Beni Materiali e la Fiducia in Dio
Gesù offre un saggio consiglio riguardo ai beni materiali: “Smettete di accumularvi tesori sulla terra, dove le tarme e la ruggine consumano, e dove i ladri sfondano e rubano”. I beni terreni sono soggetti a perdita e non accrescono il valore agli occhi di Dio. Perciò, esorta: “Accumulatevi piuttosto tesori in cielo”, mettendo il servizio a Dio al primo posto nella propria vita. Nessuno può cancellare la buona reputazione agli occhi di Dio né far perdere la ricompensa della vita eterna. Gesù conclude: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”! (Matteo 6:21).
Per sottolineare questo concetto, Gesù usa la metafora dell'occhio: “La lampada del corpo è l’occhio. Se dunque il tuo occhio è concentrato su una cosa sola, tutto il tuo corpo sarà luminoso. Se invece il tuo occhio è invidioso, tutto il tuo corpo sarà pieno di tenebre” (Matteo 6:22, 23). Un occhio simbolico che funziona bene è concentrato su una sola cosa, altrimenti sviluppa una visione distorta della vita.
Gesù prosegue con un esempio efficace: “Nessuno può essere schiavo di due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o si legherà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete essere schiavi di Dio e della ricchezza” (Matteo 6:24).
Rassicurando coloro che si preoccupano dei bisogni materiali, Gesù afferma che, se si mette il servizio a Dio al primo posto, non c'è motivo di essere ansiosi. Riflettendo sui gigli dei campi, Gesù fa notare che "nemmeno Salomone in tutta la sua gloria si adornò come uno di loro". Spiega: “Se Dio veste così la vegetazione dei campi, che oggi c’è e domani viene gettata nel forno, non vestirà a maggior ragione voi?” (Matteo 6:29, 30).
Gesù conclude con l'esortazione: “Non siate mai ansiosi, dicendo: ‘Che cosa mangeremo?’, ‘Che cosa berremo?’ o ‘Che cosa indosseremo?’ [...] Il vostro Padre celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Continuate dunque a cercare prima il Regno e la Sua giustizia, e tutte queste altre cose vi saranno aggiunte” (Matteo 6:31-33). Non bisogna preoccuparsi ossessivamente per il domani, ma abbandonarsi al giorno presente, confidando nella provvidenza del Padre celeste.
Giudizio, Preghiera e la Regola d'Oro
Gli apostoli e le persone di cuore sincero desiderano vivere secondo la volontà di Dio, ma spesso incontrano difficoltà, come l'ipercritica dei farisei. Per illustrare il pericolo di farsi guidare da capi religiosi ipercritici, Gesù usa l'esempio: “Un cieco può forse guidare un altro cieco? Non cadranno entrambi in un fosso?” (Matteo 7:3-5). Si dovrebbe evitare l'errore di guardare gli altri con occhio critico, come espresso nella domanda: “Come puoi dire a tuo fratello: ‘Fratello, permettimi di togliere la pagliuzza che è nel tuo occhio’, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita!”
Ciò non significa che i discepoli non debbano mai emettere alcun giudizio. Gesù dice: “Non date ciò che è santo ai cani, né gettate le vostre perle ai porci” (Matteo 7:6). Le verità della Parola di Dio sono paragonate a perle preziose, che alcuni potrebbero non apprezzare.
Ritornando al tema della preghiera, Gesù dice: “Continuate a chiedere e vi sarà dato; continuate a cercare e troverete; continuate a bussare e vi sarà aperto” (Matteo 7:7). Questo sottolinea l'importanza di non arrendersi. Per spiegare che Dio è pronto a rispondere alle preghiere, aggiunge: “Chi di voi darebbe una pietra al figlio che chiede del pane?” (Matteo 7:9).
A questo punto, Gesù enuncia la famosa regola di comportamento: “Tutte le cose che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi dovete farle a loro” (Matteo 7:12). Questa "Regola d'Oro" ha un valore ricapitolativo, esortando a mettere gli altri al centro e a compiere azioni che il prossimo desidera, non solo ad astenersi da ciò che non gradirebbe. È la pienezza del compimento della Legge e dei Profeti, fondata sulla vicinanza del Regno dei cieli.
Avvertimenti e la Conclusione del Discorso
Gesù mette in guardia i discepoli dai "falsi profeti che vengono da voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi famelici” (Matteo 7:15). Si possono riconoscere dai frutti che producono, cioè da ciò che insegnano e da come si comportano. Non basta ciò che qualcuno dice per essere un suo discepolo, ma ciò che fa, obbedendo alla volontà di Dio. Alcuni affermano a parole che Gesù è il loro Signore, ma se non fanno la volontà di Dio, Gesù dichiarerà: “Non vi ho mai conosciuto! Andatevene via da me, voi operatori di iniquità!” (Matteo 7:23).
In conclusione, Gesù dice: “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà simile a un uomo saggio che costruì la sua casa sulla roccia. E cadde la pioggia, arrivarono le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono contro quella casa, ma essa non cedette, perché era stata fondata sulla roccia” (Matteo 7:24, 25). Al contrario, chi “ascolta queste [...] parole” ma “non le mette in pratica” è “simile a un uomo stolto che costruì la sua casa sulla sabbia” (Matteo 7:26).

La casa sulla roccia rimane in piedi perché l'uomo "scavò e andò in profondità e pose le fondamenta sulla roccia" (Luca 6:48). Non basta solo ascoltare le parole di Gesù, ma è essenziale metterle in pratica. Le persone erano stupite del modo di insegnare di Gesù, che parlava con autorità, non come i capi religiosi.
La Natura Profonda del Discorso: Etica Escatologica
Il Discorso della Montagna, pur essendo spesso interpretato come un codice di prescrizioni morali, non è semplicemente una legge nel senso tradizionale. La sua obbligatorietà è di natura diversa da quella di una qualsiasi altra legislazione. L'annuncio escatologico di Cristo indica che la salvezza inizia a realizzarsi nella sua persona e nel suo operare, pur non giungendo ancora al suo compimento. Da questo punto di vista escatologico, l'etica neotestamentaria acquista il suo vero significato. Non è un'etica provvisoria, ma un'etica escatologica, dove la realtà terrestre svela il suo carattere di provvisorietà e precarietà.
Gesù non presenta un ordinamento completo della vita dei suoi discepoli, ma mostra con esempi come dovrebbe essere la nuova vita, invitando a trasferire questi princìpi in tutti i settori dell'esistenza. I discepoli devono essere segni del venturo Regno di Dio, manifestando che qualcosa di nuovo è iniziato in questo mondo. Il linguaggio di Gesù spicca per la sua radicalità, spesso usando l'iperbole, un modo di esprimersi volutamente esagerato, che non svigorisce il valore delle sue richieste ma ne enfatizza il punto di vista radicale. Per comprendere il vero senso delle prescrizioni di Cristo, bisogna fare riferimento alla sua vita e ai suoi atteggiamenti.