La Stola Liturgica: Storia, Simbolismo e Il Significato della Croce Bianca

Le vesti liturgiche cattoliche hanno una missione profonda: quella di coprire e rivelare. Formando un insieme di pezzi legati da un materiale, un colore e un motivo comuni, questi paramenti sono destinati a vestire i celebranti durante le cerimonie religiose e a distinguere la loro funzione, sia essa di vescovo, prete o diacono. Attraverso la cura data al loro ricamo e fabbricazione, a volte vicina alle arti decorative, esse abbelliscono la liturgia e incoraggiano i fedeli a rivolgersi verso la vera Bellezza, quella di Dio.

Tra le diverse vesti, la stola occupa uno status speciale. Spesso definita come il paramento identificativo del sacerdozio, essa non è un indumento nel senso stretto della parola, ma una vera e propria insegna. È un accessorio che permette di marcare chiaramente la funzione del celebrante, una striscia di tessuto che scende dalle spalle del celebrante, talvolta nascosta dalla casula, ma sempre presente in ogni rito.

Sacerdote che indossa la stola e altri paramenti liturgici

La Stola: Origini e Denominazione

Il nome originale della stola era orarium, un termine la cui etimologia è ancora oggetto di dibattito. Alcuni studiosi credono che derivi dal latino os (bocca) e stia a indicare un panno per pulire la bocca o il viso, una sorta di fazzoletto per il sudore. Nei testi di scrittori cristiani, orarium significa anche fazzoletto per la gola. Altri invece riconducono la radice della parola al verbo orare (parlare, pregare, predicare).

Dalle origini al XII secolo

La stola si trova in Oriente fin dal IV secolo, dove viene citata con il nome di Orarium nei canoni del sinodo di Laodicea (364 d.C.). In questa regione, l'orarium divenne ben presto un segno distintivo per il servizio dei diaconi. In un testo di Isidoro da Pelusio (+440) si legge che la stola, «con la quale i diaconi fanno il loro servizio nei sacri ministeri, rammenta l’umiltà del Signore quando lavò e asciugò i piedi ai suoi discepoli».

Nell'Occidente, fuori di Roma, nella Spagna, la stola compare come paramento volto a distinguere il diaconato dall’accolitato già nel Sinodo di Braga (536 d.C.). Fu con il Sinodo di Toledo (633 d.C.) che la stola comparve come paramento di sacerdoti e vescovi, già durante il rito di ordinazione. A Roma, invece, la stola comparve piuttosto tardi negli scritti, ma è certo che fosse indossata non solo da diaconi e sacerdoti, bensì anche dai chierici. Solo nell’anno 1000 si può dire con certezza che la stola divenne un paramento di uso esclusivo degli ordini più alti del clero, nello stesso modo in tutto l'Occidente.

Il passaggio da "Orarium" a "Stola"

Il nome "stola" (dal greco stolè, indumento di sopra) al posto di orarium venne presumibilmente usato per la prima volta in Gallia, dove si hanno le tracce più antiche di questo nome. Nel X secolo, la parola "stola" si diffuse anche in Italia e già nel 1200 era ormai molto raro sentire parlare di orarium. L'origine della stola e del nome rimane ancora oscura per alcuni, con la voce "stola" che deriva dal greco, mentre il termine orarium deriva dal latino os o orare. Alcune teorie collegano la stola ad un'insegna imperiale, come sostenuto da Klauser.

Tre preziosi paramenti liturgici ai Carmini.

Descrizione Fisica e Caratteristiche

La stola è una striscia di seta, di lino o lana, lunga circa 200-250 cm. e larga circa 7-10 cm. Ha spesso un fondo ornato a ciascun lembo e, in generale, è un paramento ricco e ornato. Era storicamente sempre di colore bianco in tela o lana, e questa caratteristica del bianco è particolarmente significativa. La dalmatica, ad esempio, era originariamente anch'essa bianca e si è adattata gradualmente ai colori mutevoli dei paramenti liturgici nel corso del tempo.

Simbologia della Stola: Fardello, Grazia e Virtù

Nel XIII secolo, la Chiesa associò un significato simbolico ai paramenti liturgici. La stola, in particolare, è un ricordo del pesante fardello posto sul clero e allo stesso tempo un simbolo della grazia di Cristo che lo accompagna. È in questo secolo che si pone l’accento sull’importanza liturgica della stola. Il Messale Romano indica che la stola è un paramento obbligatorio sia per i sacerdoti che per i diaconi durante la Messa (338, 340).

Già per i liturgisti del Medioevo, la stola simboleggiava l’incarico che i diaconi e i sacerdoti accettavano durante l’ordinazione. Da questa simbologia di base si svilupparono poi molte interpretazioni della stola, legate soprattutto alle virtù dei sacerdoti, rendendola così simbolo di umiltà, saggezza, pazienza, purezza, fortezza.

La stola nell'ordinazione diaconale

Entrambi i riti di ordinazione riservano alla stola e alla vestizione dei paramenti un momento particolare. Durante l’ordinazione diaconale, il vescovo era solito recitare questa invocazione: «Ricevi dalla mano di Dio questa bianca stola; adempi il tuo ministero; Dio è onnipotente, egli aumenterà in te la sua grazia». Questo momento evidenzia il colore bianco della stola, simbolo di purezza e della grazia divina che investe il nuovo diacono.

Dettaglio di una stola bianca ricamata con una croce

Modalità di Indosso e la "Croce" Simbolica

Il modo in cui la stola viene indossata riflette la funzione e il grado del celebrante e porta con sé un profondo significato simbolico, spesso legato al concetto della croce.

  • Il diacono porta la stola sulla spalla sinistra e la incrocia sul lato destro del corpo, fissandola con la dalmatica o con la fascia. Questo modo di indossarla simboleggia la sua dedizione al servizio della Messa e l'umiltà del Signore. Il diverso modo di oggi di indossare la stola sembra avere origine nell’abitudine che i diaconi avevano di portare questo paramento sulla spalla sinistra.
  • Il sacerdote, prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, portava la stola su entrambe le spalle ed era incrociata all’altezza del petto, formando così una croce sul davanti. Questo gesto sottolineava il giogo dolce di Cristo e il carico del ministero sacerdotale. Per quanto riguarda il rito dell’ordinazione sacerdotale, un presbitero aiuta l’ordinato a indossare la stola e la casula.

Dopo la riforma liturgica del Vaticano II, la stola sacerdotale non è più indossata in diagonale o incrociata sul petto, bensì con le due strisce che cadono parallele sul davanti, sotto la casula. Anche se non più fisicamente incrociata sul sacerdote, il suo significato di fardello e grazia rimane intatto.

Schema che illustra come la stola viene indossata da diaconi e sacerdoti

Evoluzione di Materiali e Decorazioni

Anche i materiali utilizzati nella fabbricazione dei paramenti liturgici sono stati codificati. Tuttavia, le regole rimangono flessibili e il simbolismo più soggettivo. L’unico criterio sembra essere la dignità del materiale. Per molto tempo, la seta e la lana furono i materiali più utilizzati, a causa del loro carattere nobile e del loro costo relativamente basso. Le cose si complicarono nel XIX secolo con lo sviluppo delle miscele di fibre e delle fibre artificiali. Diversi decreti furono firmati dalla Sacra Congregazione dei Riti: la lana fu vietata nel 1837 e l’uso della seta fu regolato dal 1882 per la produzione di casule.

La decorazione è il campo più creativo perché è meno codificato. Ha un ruolo decorativo e strutturante, ma anche funzionale, ovvero quello di distinguere i diversi paramenti liturgici. Riflette anche la preoccupazione simbolica dei laboratori e il gusto dell’epoca. Ci sono molte forme di decorazione: a tessuto, con la pittura, il ricamo, ecc. Tuttavia, lo sfondo è generalmente costituito da passamanerie con trecce, cioè lunghe strisce ricamate in oro. La treccia serve a sottolineare la forma del vestito e a formare delle croci, rafforzando così il simbolismo del ministero di Cristo. Il ricamo è la tecnica decorativa più comune, con rappresentazioni di scene bibliche già nel Medioevo e composizioni floreali nel XVII secolo.

Lungi dal nascondere le apparenze, i paramenti liturgici rivelano la funzione dei celebranti e il loro ruolo nella liturgia. Apprezzabili nella loro forma, simbolismo e decorazione, essi segnano l’ingresso nel momento della celebrazione.

Riferimenti Bibliografici

  • Braun, J. (1907). Die liturgische Gewandung, Friburgo, pp. 121-129.
  • Braun, J. (1912). Handbuch der Paramentik, Friburgo i. B.
  • Casula, piviale, dalmatica… È difficile orientarsi nel guardaroba dei celebranti! Coprire e rivelare. Questa è la missione delle vesti liturgiche cattoliche. Formando un insieme di pezzi legati da un materiale, un colore e un motivo comuni, questi paramenti sono destinati a vestire i celebranti durante le cerimonie religiose e a distinguere la loro funzione: vescovo, prete, diacono, suddiacono, ecc. Attraverso la cura data al loro ricamo e fabbricazione, a volte vicina alle arti decorative, abbelliscono la liturgia e incoraggiano i fedeli a rivolgersi verso la vera Bellezza, quella di Dio.
  • Charles-Gaffiot, Jacques (2020). Trésor du Saint-Sépulcre, Paris, Cerf.
  • Chatard, Aurore (2009). « Les ornements liturgiques au XIXe siècle : origine, fabrication et commercialisation, l’esempio del diocèse de Moulins (Allier) », In Situ [En ligne].
  • Righetti, M. (1950). Man. stor. liturg., I, Milano, pp. 520-524.
  • Ursprung, T. (1950). Ursprung der bischöfl. Insignien und Ehrenrechte, Krefeld.

tags: #stola #bianca #sul #crocifisso