Il feudo rimase sotto il controllo della corona di Sicilia fino al 300, quando venne frazionato e distribuito a privati. Nel XVI secolo furono costruite delle torri di difesa in prossimità dei villaggi di pescatori (Acquasanta) e delle tonnare (Vergine Maria e Arenella). Nella metà dell’800, l’epidemia di colera diffusasi in città, costrinse le autorità a far costruire un nuovo cimitero chiamato S. A partire dalla fine dell’800, l’espansione urbana aveva creato delle aree industriali lungo la costa alle pendici di Monte Pellegrino, a seguito anche della creazione dei cantieri navali nel 1897.
Sviluppo Industriale e Architettonico
Tra le aree industriali ricordiamo la Chimica Arenella che, agli inizi del ‘900, nacque come succursale della ditta tedesca Gondelberg e produceva acido citrico. Muovendosi dalla piazza in direzione dei Cantieri Navali in via Simone Gulì, troviamo le antiche strutture della Manifattura Tabacchi, ormai inglobate nei Cantieri Navali.
Il Lazzaretto e la Manifattura Tabacchi
In questo luogo si trovava l’antico lazzaretto, costruito tra il 1628 e il 1631, dopo la grave pestilenza del 1624, per la quarantena delle merci arrivate via mare e degli equipaggi. Il lazzaretto fu ampliato nel 1771 e, dal 1790, fu adibito a colonia estiva, per poi essere di nuovo utilizzato, nei primi anni del XIX secolo, per lo scopo originario. Dal 1833 il lazzaretto venne restaurato ed ingrandito su progetto dell’architetto Nicolò Puglia, che fece realizzare anche due ingressi, uno dei quali, in stile neoclassico, è ancor oggi esistente al civico n° 21 di via Comandante Gulì. Nel 1885, il Lazzaretto venne trasformato nella Manifattura Tabacchi.

Il Cimitero Acattolico
Dall’ingresso della Manifattura Tabacchi, un viale giungeva ai caseggiati, attraversando l’area del Cimitero acattolico (detto anche Cimitero degli Inglesi), luogo di sepoltura degli stranieri di religione non cattolica che non potevano essere sepolti nei cimiteri cattolici. Anche questo giardino faceva parte del Lazzaretto seicentesco; il cimitero fu concesso nel 1812 come “sepoltura dei residenti britannici e forestieri” e fu utilizzato fino al 1860. Danneggiato dai bombardamenti del 1943, il piccolo cimitero è oggi in stato di abbandono.
Le Costruzioni Nobiliari e Religiose
È importante ricordare che le più importanti costruzioni nel territorio della borgata furono realizzate, a partire dalla fine del XVII secolo, da alcune famiglie nobili palermitani. Già alla fine del XVII secolo, Giovanni Ventimiglia, marchese di Geraci, che aveva acquisito il feudo di Barca, vi aveva edificato la sua casena che oggi si affaccia nella piazza dell’Acquasanta. La villa ebbe un ruolo importante nella formazione della borgata, oltre che sul controllo del territorio e della pesca. La residenza, passata alla fine del XVIII secolo a Salvatore Grugno duca di Gaffi, ha oggi perso le caratteristiche tipiche delle ville settecentesche. È chiusa da un alto muro di cinta e vi si accede attraverso un portale ad arco sormontato da volute che immetteva alla corte.
La Cappella e la Parrocchia
Lungo il muro di recinzione della villa, accanto al portale d’ingresso, si trova la cappella che, fin dal suo sorgere, serviva la comunità del borgo. Divenuta parrocchia nel 1869, fu ingrandita tra il 1895 ed il 1900. Sopra il portale d’ingresso si trova il bassorilievo con la Madonna della Lettera. L’interno è a tre navate; in asse con l’ingresso è la cappella della Madonna, altare maggiore dell’impianto originario, che conserva un pregevole altare in marmi mischi e tela settecentesca, affiancata da colonnine tortili.

Villa del Barone Lanterna e Villa Donwill
Nel 1774, sul fronte settentrionale della piazza fu costruita la villa del barone Mariano Lanterna al quale era pervenuta la proprietà della grotta e della chiesetta dell’Acquasanta. Intorno alla metà dell‘Ottocento, nella parte del terreno verso il mare da lui acquistato, l’ammiraglio Sir Cecil Donwill fece costruire uno chalet di legno, per svaghi balneari, successivamente trasformato in edificio residenziale in stile neogotico, immerso in un parco all’inglese di mq. 20.000. All’inizio del 1899 la famiglia Florio acquisiva la neogotica villa Donwill. I Florio ampliarono la residenza con l’intento di trasformarla in un grande sanatorio di lusso dedicato ad “Hygiea Salutis Dea”. Ben presto invece fu deciso di destinare la struttura ad albergo di lusso e il progetto di ristrutturazione e di ampliamento fu affidato ad Ernesto Basile.

La Tonnara di Vergine Maria e il suo Contesto Economico
A pochi metri da villa Belmonte si trova il complesso ospedaliero dell’Ospizio Marino voluto da Enrico Albanese, che segna il confine con il territorio dell’Arenella. Sono poche le certezze che riguardano la fondazione dell’attuale tonnara Bordonaro, anticamente nota come Tonnara Vergine Maria. In realtà non vi sono prove che possano attestare una precisa data di fondazione; le prime fonti che ne citano l’esistenza risalgono solo ad un centinaio d’anni dopo, quando nel 1450 un documento cita la concessione di un edificio destinato alla pesca dei tonni, sito nello stesso luogo, alla famiglia Fazio di Genova. Un secondo documento del 1455, invece, attesta l’assegnazione di questa tonnara, insieme a quelle dell’Arenella e di Mondello, ad un certo Federico di Bonomia. Tale concessione sarebbe stata resa necessaria dalle continue controversie tra i diversi proprietari delle tre tonnare, distanti l’una dall’altra meno delle 3 miglia previste dalle norme dell’epoca.

Quello che oggi appare come il fantasma di un antico complesso industriale, è stato invece un importantissimo centro economico, che dava lavoro a centinaia di persone e lustro ad un’intera comunità. Nei secoli successivi, la tonnara di Vergine Maria visse periodi di fortune alterne. Passata in mano a diverse famiglie nobiliari, tra cui gli Oneto di Sperlinga, fu quasi sempre amministrata come una proprietà che generasse profitti dal suo affitto, piuttosto che dalle attività produttive. Questo causò nel tempo un graduale degrado, che è stato più volte documentato nel corso dei secoli. La storia cambiò nel XIX secolo, quando la proprietà fu acquisita da Gabriele Chiaramonte Bordonaro (da cui il nome attuale della tonnara). Per un periodo i locali della tonnara furono utilizzati come aule scolastiche dai ragazzini della borgata, poi durante la Seconda Guerra Mondiale invece l’intero edificio divenne una postazione militare a guardia della costa. Da lì in poi la struttura fu quasi del tutto dimenticata. La torre che si evidenzia nella parte dell’impianto rivolto verso il mare, costituisce il corpo più antico dell’intero complesso. Il complesso ha perso la sua funzione originaria negli anni ’50, così come, gradualmente, le altre tonnare intorno a Palermo, soprattutto a causa del cambiamento di rotta dei tonni. Nel 2011 i locali del trizzale, come altri ambienti della tonnara, sono stati set di una fiction Mediaset. Questo fatto, all’epoca, ha sollevato non poche polemiche circa il mancato rispetto per i luoghi. Poi, un recente incendio di origine probabilmente dolosa, ha fatto il resto.
La Torre del Rotolo
Di grande rilevanza la presenza dell’antica torre chiamata “del Rotolo”, ormai un rudere. Questa, in realtà costruita in epoca coeva alla tonnara, si credeva facesse parte, assieme ad altre costruzioni simili, di quel circuito di torri di avvistamento create per proteggere le coste siciliane dai frequenti assalti dei saraceni.
Nuove Attività Economiche e Trasformazioni Urbanistiche
Nei primi dell’800, arrivarono dalla Francia i fratelli Senes, assieme ad un certo monsieur Hugony, nome ancora oggi molto noto in città, con l’idea di fondare nella borgata di Vergine Maria, un’attività di estrazione dell’essenza di bergamotto. La fabbrica, avviata la produzione, divenne tra le più attive e floride della zona, iniziando a produrre profumi molto apprezzati e ricercati. Purtroppo, di quella vecchia fabbrica di profumi restano ormai soltanto i ruderi. Frattanto, monsieur Jacques Auguste Hugony diede vita, nel 1818, alla prima profumeria in Italia, la cui sede era a Palermo. Il negozio si trovava in corso Vittorio Emanuele, n. 204, e commercializzava anche i profumi e gli olii essenziali prodotti dai Senes, assieme a ciprie e belletti, provenienti dalla cosiddetta “Ville Lumière”. L’insegna del negozio riportava la frase “Articoli di Parigi“, quale nome dell’attività commerciale. Famosi erano i suoi ricercatissimi prodotti di bellezza, venduti in contenitori da collezione finemente decorati.

L'Impatto del "Sacco di Palermo" e il Degrado Ambientale
Dagli anni ’50 del ‘900, nel periodo del cosiddetto Sacco di Palermo, la scogliera di Vergine Maria è stata oggetto di uno scempio ambientale di grande portata. Infatti la necessità di disfarsi dell’enorme quantità di materiali di risulta, proveniente dai cantieri per la demolizione delle ville liberty del centro di Palermo, portarono ad uno sversamento continuo e scellerato, operato anche in questo tratto di costa, rovinandolo per sempre. La stessa scogliera che un tempo costituiva la linea di costa della borgata, si è trovata sommersa da terra e detriti che l’hanno interamente sepolta. In quella occasione, furono le donne della borgata, comprendendo l’enormità del disastro che si stava perpetrando, a fermare lo scempio con i loro corpi. Negli ultimi anni, sono stati avviati degli studi propedeutici alla bonifica del litorale della zona ed al ripristino delle condizioni originali.
LA STORIA DI COSA NOSTRA 13 CAPITOLO INIZIA IL SACCO DI PALERMO DAL 1900 FINO AGLI ANNI 2000
Caratteristiche Geografiche e Turistiche
Il Cimitero di Santa Maria dei Rotoli, è il più grande tra quelli presenti in città. Anche questa borgata, come le altre di cui abbiamo già parlato, è un vero scrigno di storia. Vergine Maria fa parte dei nuclei abitativi fondati nella costa nord-occidentale del capoluogo. Sorge su una ristretta fascia di terreno posta alla base della pendice orientale del Monte Pellegrino, bagnata dalle acque del mar Tirreno meridionale. Sebbene il litorale sottostante il promontorio sia composto in prevalenza da scogli, nel territorio della borgata è presente una spiaggia apprezzata per le sue qualità estetiche. L’arenile del quartiere è caratterizzato dalla presenza di sabbia dorata bagnata da acque cristalline e turchesi. L’ottima esposizione solare contribuisce al successo di questa spiaggia, dove si può prendere il sole dal mattino fino al tardo pomeriggio. Tranquillità e pace sono di casa, e si associano ad un panorama davvero particolare: a due passi dal mare infatti si trova anche una caratteristica tonnara con tutte le sue ancore in bella mostra, mentre alle spalle si erge maestoso il Monte Pellegrino.
Nel tratto costiero di tale area si trova una sporgenza artificiale originata dal massiccio scarico di detriti edilizi durante il sacco di Palermo, che coprendo la scogliera preesistente ha alterato la morfologia del litorale.
Origini e Sviluppo Storico della Borgata
Il villaggio di Vergine Maria nacque e si sviluppò nelle estreme vicinanze della Tonnara Bordonaro, edificata nel XIV secolo nella porzione di costa sottostante il Monte Pellegrino. In origine la zona era nota con il nome di "Rotolo", sulla base del frequente distacco di massi dal monte per l'azione del vento e dell'acqua, che dal costone roccioso del promontorio rotolavano fino a raggiungere il mare. L'economia risultò legata per molto tempo alle mattanze, che rappresentarono una cospicua fonte di guadagno fino alla seconda metà del XIX secolo, contribuendo alla crescita demografica del borgo.
L'Influenza Francese e il Declino della Pesca
Nei primi anni dell'Ottocento la zona conobbe un ulteriore sviluppo grazie all'apertura di una fabbrica di profumi fondata da tre imprenditori francesi: i fratelli Alexander e Joseph Sénès e Jacques Auguste Hugony. Successivamente, i fratelli Sénès e Hugony si separarono: i primi continuarono a gestire la fabbrica e aprirono anche una profumeria in via Toledo 104, mentre Hugony inaugurò un proprio negozio poco distante. Nel primo periodo di produzione l'attività venne indirizzata all'estrazione dell'essenza di bergamotto, ma raggiunse il massimo successo con le essenze estratte da alcune varietà di Pelargonium, che venivano utilizzate altresì per la produzione di un olio essenziale particolarmente apprezzato dalle donne aristocratiche del tempo. Il cambio delle rotte dei tonni all'inizio del Novecento provocò un forte recesso economico nella borgata, portando al declino del complesso di pesca che cessò qualsiasi attività negli anni '50.
Il "Sacco di Palermo" e la Discarica "U Scarricaturi"
L'antico villaggio di pescatori perse progressivamente la sua identità, venendo inghiottito dalla grande espansione urbana del boom economico italiano: in tale spaccato storico, la giunta comunale di Vito Ciancimino, collusa con la mafia, concesse l'istituzione di una discarica per detriti edilizi nei pressi di Vergine Maria, in cui per anni le imprese legate alla parentesi del sacco di Palermo vennero autorizzate a liberarsi dei rifiuti da costruzione e demolizione. La discarica, soprannominata U Scarricaturi, raggiunse dimensioni tali da creare un promontorio artificiale che seppellì buona parte dell'originale scogliera e trasformò l'orografia del territorio, arrecando ingenti danni all'ecosistema costiero-marino. L'attività cessò in seguito alle forti proteste dei residenti, inaspritesi a causa di un incidente che coinvolse l'autista di uno dei camion addetti allo scarico, che perdendo il controllo del mezzo travolse e uccise un gruppo di pedoni. Il sito venne successivamente bonificato, tuttavia è ancora visibile l'alterazione morfologica originata dal continuo apporto di terra.
Vergine Maria Oggi: Un Nucleo Residenziale Storico
Oggi, Vergine Maria si presenta come un nucleo residenziale di piccole dimensioni, parte del quartiere dell’Arenella-Vergine Maria. Le origini della borgata Vergine Maria, villaggio dipendente da Palermo, da cui dista tre miglia e mezzo, sono semplici e alquanto recenti. Una particolarità è determinata dalla torre così detta saracena, (o meglio una dei nuraghi, sparsi per le varie zone costiere) che si trova a circa un chilometro e mezzo dall'insenatura naturale, dove sorge adesso l'abitato, il grosso della borgata. Dedicata questa chiesetta alla Madonna, vi si venerava una effigie, e vi si celebrava la S. Una guardia di finanza, che aveva l'incarico di perlustrare la zona, curava con impegno e devozione la lampada ad olio alla venerata Immagine della Madonna. Un'altra caratteristica del luogo è un grosso masso, chiamato: "pietra rotolo" o "sasso del rotolo" evidentemente rotolato dal monte Pellegrino.
L'incremento naturale degli abitanti di questa zona è stato accelerato dall'immigrazione di alcuni pescatori, che, provenienti da altri centri: Sant'Elia, S. Torre del Rotolo.
La Torre del Rotolo
La Torre di fra Giovanni o Torre del Rotolo o del Ruotolo si trova sulla punta Rotolo, tra l'Addaura e Vergine Maria, sul Lungomare Cristoforo Colombo n. Cimitero di Santa Maria dei Rotoli, comunemente chiamato "cimitero dei Rotoli", in via Papa Sergio I. Venne edificato nei pressi della UPL in seguito all'epidemia di colera che colpì Palermo nel 1837, causa di un numero di morti così elevato da portare alla saturazione del cimitero di Sant'Orsola. Nel 1860 venne effettuato un ampliamento per volontà di Giuseppe Garibaldi, che comprese l'istituzione del cosiddetto cimitero acattolico dove trovarono riposo alcune delle salme trasferitevi dal vicino cimitero degli inglesi dell'Acquasanta.
La Chiesa di Maria Santissima Regina degli Apostoli
La Chiesa di Maria Santissima Regina degli Apostoli nasce per volere del Card. Il quartiere dell'Arenella-Vergine Maria è servito dalle linee autobus AMAT 603 (Stadio - Mondello) e 731 (Vergine Maria - Piazza Croci).
Curiosità e Tradizioni Locali
I Santi Contesi: San Antonio da Padova
Sublimati nelle leggende e contesi per diversi motivi tra città o, come in questo caso, tra due borgate di uno stesso capoluogo. Sono tanti i Santi a cui i credenti sono devoti. A Palermo, prima fra tutte, c’è Santa Rosalia, colei che ci ha liberato dalla peste e che noi palermitani festeggiamo ogni anno con un sontuoso “Festino”. Il Santo in questione è San’Antonio da Padova. Volete sapere come? Tradizione vuole che la statua di questo Santo fosse di proprietà dei pescatori di Vergine Maria, che l’avevano trovata in mare durante una delle famose pesche di tonno. Una volta pronta la Chiesa, al momento della restituzione essi cominciarono a fare storie perché volevano ormai tenersi la statua; ma alla fine cedettero e organizzarono una traversata via mare per riconsegnarla ai verginemarioti. Una volta in mare, si scatenò una tempesta e dovettero rientrare nel porticciolo. Da questi episodi, un po’ per superstizione e un po’ perché ormai si erano affezionati alla statua, dissero che era S.Antonio a voler rimanere all’Arenella. I rancori, però… quelli non sono ancora passati.
"U Calanorbiu": Un Mistero Gastronomico
Borgata marinara che vai, curiosità che trovi. Se chiedete in Sicilia che cosa sia “u Calanorbiu” nessuno vi saprà rispondere e probabilmente nessuno al mondo saprebbe darvi una risposta, a meno che non lo chiediate a qualche abitante della borgata marinara di Vergine Maria, a Palermo. Si è soliti pensare che i borghi marinari abbiano avuto fin dalle origini un'economia fondata solo sulla pesca, ed è così per la maggior parte dei casi. Fu durante la Seconda guerra mondiale che si sperimentarono nuove tipologie di cibo di sussistenza come ad esempio le pale di fico d'india, le quali, nei periodi in cui il cibo scarseggiava, costituirono un'importante “salvavita”. Si tratta di una pianta spontanea che il fisico e storico Domenico Scinà già catalogava nel 1818 presso le falde di Monte Pellegrino. Dal Vocabolario genovese-italiano del 1851 compilato per la prima volta da Giovanni Casaccia si legge: «Erba Stella, Coronopo, Corno di Cervo, pianta che ha le foglie lineari pennato-dentate, lo scapo e la spiga gracili. «Secondo la medicina popolare questa pianta ha le seguenti proprietà medicamentose: è lassativa (ha proprietà purgative); è oftalmica (facilita il flusso del sangue agli occhi e quindi rafforza la resistenza alle infezioni). In cucina vengono usate le giovani foglie crude o cotte; sono abbastanza tenere ed hanno un lieve sapore amaro». In cucina, nella borgata di Vergine Maria, la morte del Calanorbiu è “assassunatu”. Ai più coraggiosi, buon appetito e un' importante raccomandazione: dopo che l'avrete raccolta portatela a chi se ne intende e può riconoscerla per assicurarvi che sia proprio quella!
Tonnara Bordonaro: Storia e Declino
Tonnara di Bordonaro Vergine Maria
Prov. (PA) Località Palermo Comune Palermo Ubicazione: Piazza Bordonaro 9, 90142 Palermo. La Tonnara Bordonaro o Tonnara Vergine Maria è una tonnara nel quartiere Vergine Maria di Palermo. Dove si trova: La tonnara si estende verso il Mar Tirreno a nord della Sicilia. Come arrivare: 21 min (7,km) passando per SS113
Notizie Storiche
La “Tonnara di Vergine Maria”, meglio conosciuta come Tonnara Bordonaro, è un complesso di impianto tardo quattrocentesco. Ampiamente trasformato nel corso dei secoli, ha oggi una connotazione settecentesca, pur mantenendo la torre di impianto precedente. Il complesso ha perso la sua funzione originaria negli anni ’50, così come, gradualmente, le altre intorno a Palermo. A parte un breve periodo, durante le riprese del film “Il Gattopardo”, nel quale fu parzialmente abitato dal regista Luchino Visconti e da alcuni degli attori, la tonnara è stata abbandonata per oltre quaranta anni.
La storia della Tonnara di Vergine Maria e dell’omonima borgata segue una modalità di sviluppo propria dei centri marittimi nati in relazione all’attività della pesca e lavorazione del tonno. È quindi molto probabile che, come in tanti altri casi meglio documentati, la sua data di fondazione sia molto antica. Pur non conoscendo documenti in merito, è facile supporre che la fondazione della tonnara sia di pochi anni successiva a quella dell’Arenella di cui, in un documento del 1320, si riconosce in certo Giovanni Calvello un proprietario dell’epoca. Il D’Amico, grande studioso di tonnare e pesca del tonno dell’800, indica quale documento più antico una Real concessione, emessa per conto del re Alfonso negli anni 1455-1456 e registrata alla Real Cancelleria al foglio 48. Nel documento si assegna l’uso delle tre tonnare di Mondello, Vergine Maria e Arenella a Federico di Bonomia.
Le tre tonnare furono concesse ad uno stesso padrone per ovviare al problema che la loro disposizione lungo la costa non rispettava la distanza minima, prevista in tre miglia, tra diverse tonnare e che già in passato aveva causato interminabili diatribe giuridiche tra i differenti proprietari.
La presenza della torre fa sì che il sito entri a far parte del circuito difensivo delle coste siciliane, e per tal motivo alla fine del 1500 essa diventa oggetto di studi. Lo Spanocchi già nel 1578, in seguito a numerose indagini, ne denunzierà le avanzate condizioni di degrado prescrivendo per essa i necessari lavori di restauro. Cinque anni più tardi, nel 1583, Camillo Camilliani, nella sua ricognizione delle coste siciliane, non mancherà di descriverne le fattezze e la collocazione. Nella relazione da lui redatta si legge: “[…] seguendo per spazio di un miglio le rocche difficoltose a camminarvi, conducono a uno scaro artificialmente fatto, là dove più avanti esce una punta talmente acconcia, che diede occasione a fabbricarvi una torre, con suo baglio, siccome oggi si esercita, ed è la Tonnara di Nostra Signora del Ruotolo”. Tale nome nasceva da un racconto tramandato dalla tradizione orale secondo cui un quadro della Vergine trovato in mare fu posto in una piccola grotta della costa, nelle vicinanze della rocca dei Rotoli. Nello stesso periodo la tonnara viene citata nell’opera di Alfonso Crivella “Trattato di Sicilia” del 1593, in cui viene pubblicato l’elenco delle tonnare rimaste in possesso della corte regia e, tra le altre, la tonnara risulta affittata al proprietario dell’epoca per una somma pari a 1400 scudi.
Successivamente il Marchese di Villabianca descrive la tonnara nel suo “Le tonnare di Sicilia” del 1754 in cui si legge “tonnara a torre messa del mare della Vergine Maria così dalla cala dove si da a pescare che colla detta voce di Vergine Maria si appella (…). La possiede oggi la famiglia degli Oneto dè duchi di Sperlinga ripartita restando né (…) rami principe e cadetto di detta casa. Fazio di Genova ne fu il primo acquistatore dalle mani della corte”.
Nell’immediato dopoguerra la tonnara fu acquistata dalla famiglia Caputo La Vecchia, che preservò l’aspetto e l’organizzazione storica della fabbrica con piccoli interventi di manutenzione straordinaria. Qualche anno più tardi il regista Luchino Visconti, in occasione della riprese del film “Il Gattopardo”, prese in affitto la tonnara facendo apportare alcuni ritocchi alla facciata e piccoli lavori agli interni. Gli ultimi trenta anni furono per la tonnara un periodo di completo abbandono ed eventi disastrosi. Nel 1986, in seguito ad una violenta mareggiata, crollò parte della volta del marfaraggio nel cui interno sono ancora visibili delle grosse barche usate per le mattanze.