Storia della Marina Pontificia e il Contributo di Alberto Guglielmotti

Questo articolo esplora la storia della Marina Pontificia, con un focus particolare sulle sue origini nell'VIII secolo, e si basa su un'analisi approfondita della monumentale opera di Alberto Guglielmotti, intitolata Storia della Marina Pontificia. L'opera di Guglielmotti, frutto di una raffinata e indefessa indagine storica durata decenni, rappresenta un riferimento fondamentale per lo studio delle dinamiche che hanno interessato il Mediterraneo dalla prima età moderna fino al XIX secolo.

Ritratto di Alberto Guglielmotti

L'Opera Monumentale di Alberto Guglielmotti

L'opera di Alberto Guglielmotti (1812-1893), intitolata Storia della Marina Pontificia, pubblicata a Roma dalla Tipografia Vaticana tra il 1886 e il 1893, è un lavoro raro e di difficile reperibilità completo. Si tratta della più estesa e approfondita trattazione sulla storia della Marina dello Stato Pontificio e degli Ordini Militari Sacri. Una sua edizione precedente o parziale è stata edita dalla Tipografia Tiberina nel 1862.

La collezione completa comprende 10 volumi in formato 4to (278 x 200mm): 9 volumi di testo, divisi per periodi, e 1 volume finale che contiene 100 tavole incise a piena pagina, di cui diverse ripiegabili, e un foto-ritratto dell'autore protetto da velina. Gli esemplari sono spesso intonsi e parzialmente in뜯iti, con possibili leggere usure. La legatura del XX secolo è generalmente in mezza pelle con titolo al dorso, e spesso conserva le brossure originali, sebbene con qualche usura e tracce di precedenti exlibris ai contropiatti.

L'indice di alcuni volumi rivela una struttura dettagliata, come ad esempio il sesto volume, che include:

  • LIBRO PRIMO: Il principio della Lega e la guerra
  • LIBRO SECONDO: Conclusione della Lega e battaglia di
  • LIBRO TERZO: La guerra di Grecia e lo scioglimento della
  • Indice alfabetico delle persone, dei luoghi e delle cose

Le Origini della "Marina Pontificia" nell'VIII Secolo

Le vicende relative alla "marina pontificia" nell’VIII secolo, sebbene il termine possa sembrare anacronistico per l'epoca, sono indissolubilmente legate a quelle di una città poco distante da Roma: Centum Cellae, oggi conosciuta come Civitavecchia.

Civitavecchia: Un Porto Strategico nell'Antichità

Già Procopio narra l’importanza strategica di Civitavecchia, che i Romani d’Oriente strapparono dalle mani dei Goti nel 538. In quel periodo, Civitavecchia era ancora un centro abitato popoloso (μεγάλη καὶ πολυάνθροπος) e dotato di un porto fondamentale per i traffici commerciali nel Tirreno. Nel VII secolo, il porto manteneva ancora la struttura impostata da Traiano e, secondo la testimonianza di Rutilio Namaziano, si insinuava in pieno centro abitato, protetto da un’isola artificiale che ne difendeva l’accesso. Un intervento di Maria Grazia Granino Cecere e Cecilia Ricci sull’epigrafia dei porti, pubblicato negli Atti della XVII° Rencontre sur l’épigraphie du monde romain - Antichità Altoadriatiche LXXIX (79) nel 2014, descrive il porto di Civitavecchia come ancora perfettamente funzionante nel 417.

Mappa storica di Civitavecchia e del suo porto

L'Influenza Papale e le Prime Cure per la Difesa Marittima

Nell’anno 727, in seguito all'emanazione del famoso decreto contro il culto delle sacre immagini da parte di Leone l’Isaurico, imperatore d’Oriente, le città italiane sottoposte alla sua autorità, inclusa Civitavecchia, si ribellarono. Papa Gregorio II, non accettando che i magistrati imperiali potessero sottrarre e bruciare le immagini sacre, incitò gli abitanti dell’Esarcato a non seguire le direttive imperiali. Per questo motivo, Civitavecchia iniziò a rientrare nella giurisdizione papale.

Nel 740, Papa Gregorio III si rivolse ai Civitavecchiesi esortandoli a riparare le muraglie e le torri per la difesa della patria, del porto e delle loro navi. Contemporaneamente, il Pontefice ordinò lavori di fortificazione e restauro delle mura a Roma, a dimostrazione non solo del suo interesse per la difesa, ma anche dei danni subiti dalla fine del V secolo. Le prime cure del Pontefice, ripartite tra Civitavecchia e Roma, evidenziano come la prima fosse considerata fin dall'antichità un naturale sostegno e la prima barriera difensiva della seconda.

Le Minacce dal Mare: Saraceni e Longobardi

L'VIII secolo fu un periodo di grandi turbolenze e minacce per le coste italiane, provenienti sia dai Saraceni che dai Longobardi.

L'Espansione Islamica e i Raid Siciliani

L’espansione islamica del VII secolo toccò per la prima volta l’Italia nel 652, quando gli uomini di Mu’awiya ibn Hudayj, veterano della battaglia di Yarmuk, raggiunsero e saccheggiarono la costa siciliana, riportando in Siria un enorme bottino. La razzia del 669 fu ancora più feroce: gli Arabi arrivarono su duecento navi, partite da Alessandria d’Egitto, e saccheggiarono Siracusa e dintorni per oltre un mese, trascinando in Egitto migliaia di schiavi e molti beni preziosi. Fu però con la conquista definitiva del Nordafrica bizantino-berbero, alla fine del VII secolo, che gli Arabi ottennero basi vicinissime alla costa italiana, una condizione strategica che permise loro di lanciare decine di raid sulla terraferma siciliana.

Mappa dell'espansione islamica nel Mediterraneo

La Minaccia Longobarda ai Porti Papali

Nel 749, re Astolfo dei Longobardi mosse da Milano verso Roma, oltrepassando il Tevere e accampandosi a Tivoli. Prima di stringere d’assedio la capitale, spedì l’avanguardia del duca Grimoaldo a Civitavecchia per chiudere ai Romani la strada dei soccorsi dal mare, facendo lo stesso poco dopo a Terracina. Questo è un segno inequivocabile dell'efficacia strategica delle città marittime nell’VIII secolo. Il fatto è confermato da un antico Cronista che scrive intorno all’anno Mille e fu pubblicato per la prima volta in Germania dal Pertz.

Il Contesto Geografico della Toscana Medievale

È necessario premettere alcuni cenni sulla ripartizione geografica della Toscana nel Medioevo. Dall’VIII all’XI secolo, la Toscana aveva un’estensione maggiore rispetto alla regione odierna, comprendendo non solo Pisa e Firenze, ma anche Orvieto, Perugia, Viterbo, Cere e persino il Porto Romano, che sorge alla destra del Tevere.

Le Incursioni Bizantine e il Traffico di Schiavi

I Bizantini assaltarono anche Comacchio nell’Adriatico, venendo respinti dopo aver causato vari danni, ma continuarono a percorrere Tirreno e Adriatico attaccando molti vascelli. Questo è dimostrato anche dal fatto che i Bizantini stabilirono una proficua compravendita di schiavi con i Longobardi. Attorno all’anno 777, comprarono molte famiglie di gente libera. Tra guerre e condizioni meteorologiche avverse, e la conseguente carestia e fame, molte persone prive di mezzi sufficienti per sostenersi si vendevano di propria spontanea volontà, con moglie e figli, ai Bizantini.

La Marina Medievale e il Contributo delle Città Marittime

La difesa marittima nell'VIII secolo non era affidata a un'armata professionale, ma si basava sul contributo delle città portuali e su un modello militare feudale.

La Flotta di Carlo Magno e il Ruolo delle Città Italiane

Dallo stesso Cronista si ricava il novero e l’importanza delle città marinaresche italiane allorché narra la preparazione della flotta voluta da Carlo Magno. A tal proposito, il Cronista chiama a rassegna le marittime città che dovevano fornire navi e soldati al sovrano franco. Per ordine di Carlo, imbarcazioni di ogni tipo dovevano essere approntate non solo dalla Francia e dalla Germania, ma anche dalle parti d’Italia: dai confini di Venezia e d’Aquileia, dalle città di Ancona, Rimini e Ravenna, e da tutti i lidi del mare Adriatico dovevano convenire uomini e navi. Similmente, da ogni luogo del mar Tirreno, dalla Liguria, Corsica e Sardegna, dovevano radunarsi i bastimenti necessari all’impresa insieme ai Pisani, ai Civitavecchiesi e dalle aree tra Roma e Napoli. Si può quindi affermare che, nell’VIII secolo, Ancona, Rimini, Ravenna, Civitavecchia, il Porto Romano ed Ostia, mantenevano l’esercizio della navigazione e disponevano di un numero e una qualità di imbarcazioni tali da poter partecipare alla milizia navale su chiamata di Carlo Magno.

La Natura delle Forze Navali Medievali

Una lettera di Papa Adriano e altri documenti confermano che né il Pontefice, né l'Imperatore mantenevano un'armata navale professionale, stipendiata direttamente e al servizio dello "stato". Al contrario, essi davano mandato alle imbarcazioni private delle città marittime, al comando dei governatori del luogo. I bisogni di quei tempi erano molto diversi dai nostri: oggi le armate di mare e gli eserciti di terra si mobilitano con grande spiegamento di uomini e di tutti i mezzi presenti nelle piazze di guerra, nelle caserme, nei parchi e negli arsenali; nell’VIII secolo gli eserciti si formavano con la leva di massa, la ferma temporanea e, primariamente, con l’apporto dei feudatari e dei loro vassalli.

Ogni bastimento da remo era armato con un poderoso sperone a prua, fornito dal principe, e partiva dopo aver caricato duecento guerrieri. Arrivato al punto stabilito, si metteva in linea con le altre navi in attesa della battaglia. I comandanti di vascello e i marinai avevano il compito di portare le milizie verso lo scontro, agendo come su un castello mobile; i primi li conducevano alla meta, mentre i secondi attendevano il momento opportuno per combattere. La baronia e tutti coloro che dovevano essere in armi al seguito del principe nelle battaglie terrestri erano tenuti ad affiancarlo e a guidare i propri vassalli anche in quelle marittime, secondo le previsioni messe per iscritto nel codice delle leggi capitolari di Carlo Magno.

Rappresentazione di una nave da guerra medievale con sperone

Il Traffico di Schiavi e l'Intervento di Papa Adriano

Il commercio di schiavi nel Mediterraneo rappresentò una piaga che coinvolse diverse potenze del tempo, spingendo il Papato a cercare soluzioni.

La Reazione Papale al Commercio Illecito

Il pontefice Adriano, venuto a conoscenza dell’oltraggioso comportamento posto in essere da Costantinopoli riguardo al traffico di schiavi, cercò di rimediare. Il suo obiettivo era recuperare gli schiavi, arrestare i pirati e distruggere le navi di questi ultimi. Sebbene sia difficile ricostruire la gerarchia istituzionale dell’VIII secolo, il Muratori asserisce che Allone era il governatore di Lucca, ma non comandava su tutta la Tuscia ducale, essendovi altri due duchi, nello stesso periodo, a Chiusi (Reginaldo) e a Firenze (Guindibrando). Allone, tuttavia, non riuscì a risolvere la situazione.

L'Appello di Carlo Magno e la Risposta di Papa Adriano

Molti schiavi cristiani erano stati venduti dai Greci ai Musulmani in Spagna, contro i quali stava combattendo Carlo Magno. Fu proprio il sovrano carolingio a trovarne parecchi e a liberarli durante la sua spedizione in Spagna. Per questo Carlo scrisse al Pontefice, chiedendogli di risolvere il problema. Purtroppo, come molti altri documenti antichi, questa missiva è andata perduta. Rimane invece la risposta del Papa al sovrano carolingio (Hadriani Papae, Epist.):

«Quanto al traffico degli schiavi molto ne duole che venga attribuito ai nostri Romani, quasi che essi stessi li avessero venduti alla gente malnata dei Saracini. Dio non voglia che siffatta iniquità avvenga per volontà nostra o per colpa loro, siccome non avvenne giammai. I Greci nelle spiagge dei Longobardi praticano, ed avendo fatta alleanza ad uso di trafficanti, comprano e vendono insieme alle altre cose anche gli schiavi. Noi pertanto, volendo impedire il male ci siamo rivolti al duca Allone perché, fatti armare molti bastimenti desse sopra ai Greci, occupasse le navi loro, e lo facesse abbruciare: ma colui non volle piegarsi al nostro comando. Non avendo noi del nostro naviglio o nocchieri, siamo stati troppo piccoli per troncare il corso alle ribalderie di costoro. Nondimeno, chiamando l’altissimo Iddio a testimonianza delle nostre parole e del nostro cordoglio, dichiariamo aver procurato con tutto il nostro potere di impedire il malificio.»

Alla fine dell’VIII secolo, dunque, la "marina pontificia", che ancora non era una marina nel senso istituzionale moderno, muoveva i suoi primi passi in funzione anti-saracena e per combattere il traffico di schiavi alimentato da Longobardi e Bizantini, sebbene con limitati mezzi propri.

Bibliografia e Fonti

  • MURATORI, L. Annali d’Italia, volume X, 1751.
  • FRANGIPANI, A. Istoria dell’ antichissima città di Civita Vecchia, 1761.
  • GUGLIELMOTTI, A. Storia della Marina Pontificia, v. 1-2 (Storia della marina pontificia nel Medio Evo, dal 728 al 1499), 1871; Storia della Marina pontificia. Rome: Tipografia vaticana, 1886-1893.
  • DE MARIA, L.; TURCHETTI, R. Rotte e porti del Mediterraneo dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
  • ZACCARIA, C. L’epigrafia dei porti (Atti della XVII° Rencontre sur l’épigraphie du monde romain) - Antichità Altoadriatiche LXXIX (79), 2014.

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