L'Abbazia di Pomposa, un gioiello storico e spirituale immerso nella quiete tra il bosco ducale della Mesola e le lagune del Mezzano, ha da secoli rappresentato un faro per la vita monastica e la ricerca interiore. Sorta nel VI secolo e abitata da monaci benedettini che ne bonificarono le terre circostanti, l'abbazia divenne un punto di riferimento per l'identità padana, ospitando illustri personaggi come Federico Barbarossa, Dante Alighieri e San Pier Damiani.

Dopo il trasferimento dei monaci a Ferrara nel XVI secolo a causa della malaria e la successiva soppressione francese, l'abbazia è ritornata ai benedettini all'inizio del secolo scorso, divenendo oggi parrocchia sotto la diretta dipendenza della diocesi di Ferrara, con il vescovo che detiene il titolo di Abate di Pomposa. Questo antico complesso continua a vivere come luogo di preghiera, cultura e comunità, offrendo diverse opportunità per approfondire la propria spiritualità.
La Spiritualità a Pomposa: Storia e Presente
I Ricostruttori nella Preghiera: Trent'anni di Carisma
La presenza dei Ricostruttori nella preghiera a Pomposa ha segnato un capitolo significativo nella vita spirituale dell'abbazia. Domenica, al termine della messa, don Stefano Gigli ha ripercorso i sei lustri di questa comunità, una ricorrenza sottolineata dalla presenza del vescovo Monsignor Giancarlo Perego.
Don Stefano ha ricordato gli inizi: "Quando siamo giunti a Pomposa 30 anni fa, con fratelli e sorelle che vivevano assieme, capelli e barbe lunghe, non mangiavano carne e dormivano per terra, alcune persone del luogo hanno presentato una petizione per mandarci via." Con la sua innata simpatia, ha testimoniato la trasformazione e l'accoglienza ricevuta nel tempo.
L'arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Monsignor Perego, ha ricordato come i Ricostruttori in 30 anni "con il loro carisma sono stati un dono per questa comunità e per tutta la chiesa ferrarese". Ha evidenziato che "l’ascolto e la meditazione della Parola è il punto di partenza della spiritualità dei Ricostruttori per andare incontro al bisogno di preghiera e ricerca interiore, spesso inconsapevole, dell’uomo contemporaneo". Monsignor Perego ha inoltre sottolineato che questo non è "un ascolto della Parola fine a se stesso, ma per costruire una relazione che riscopra la nostra interiorità il cuore". Ha evidenziato come i Ricostruttori "hanno fatto del comandamento dell’amore l’itinerario per entrare in profondità in noi stessi ed essere liberi davvero, valorizzando anche l’esperienza dell’esicasmo, una pratica ascetica del cristianesimo orientale che favorisce la ricerca della pace interiore, in unione con Dio e in armonia con il Creato".
I Ricostruttori hanno promosso anche la creazione di associazioni che hanno fatto dell’aiuto agli altri una missione. Oggi, con le realtà associative del "Mantello" e "Buonincontro", aiutano 87 famiglie, hanno realizzato un Emporio Solidale e offerto occasioni di lavoro e di conoscenza della lingua italiana per gli extracomunitari. Don Stefano ha poi ricordato come la loro missione sia quella di far conoscere e diffondere "la preghiera del cuore - ha detto - poiché la mente mente, ma il cuore non può mentire. Noi crediamo che per avvicinarsi allo spirito santo occorra passare dal cuore amandole per quello che sono, senza giudicare. All’inizio non c’era nessuno che partecipava alle nostre meditazioni e - ha continuato il Ricostruttore - ed oggi non abbiamo più spazi sufficienti per ospitare tutti coloro che lo chiedono". Infine, ha ricordato come fu monsignor Luigi Maverna a chiedergli "di venire a Pomposa ed alla domanda sul perché rispose, me lo ha suggerito lo Spirito Santo".
L'Abate San Guido di Pomposa: Esempio di Fede e Guida
Guido di Pomposa, noto anche come "Guido degli Strambiati", è stato un abate italiano del monastero benedettino di Pomposa, un figura centrale nella storia spirituale e culturale dell'abbazia. Proveniva da una famiglia benestante, una condizione che gli permise di vivere una gioventù agiata e ricevere un’ottima istruzione nelle arti e nella letteratura. Inizialmente non attratto dalla vita religiosa, un viaggio a Roma e Gerusalemme cambiò profondamente il suo cammino. Tornato a Ravenna, turbato e illuminato dall’esperienza spirituale, donò tutti i suoi beni ai poveri e indossò per sempre il saio, dedicandosi a una vita ascetica guidata dall’eremita Martino, abate di Pomposa.

Divenuto abate a sua volta, Guido ricoprì il ruolo per quasi cinquant’anni, introducendo numerose riforme e meritandosi l’appellativo di "Abate delle riforme". Sotto la sua guida, i seguaci crebbero tanto da rendere necessario costruire un secondo edificio per ospitarli. Guido si occupava principalmente della dimensione spirituale della comunità, delegando la gestione materiale a monaci fidati. Tra i suoi ospiti vi fu anche San Pier Damiani, che vi rimase due anni, imparando e insegnando le Sacre Scritture.
L’eremitaggio e la penitenza erano al centro della vita di Guido, che si ritirava periodicamente in luoghi ameni e isolati per pregare. Era noto per la sua vita contemplativa e per la cura dei monaci, promuovendo un’esistenza comunitaria secondo la regola di San Benedetto, equilibrata tra preghiera, lavoro e studio. La sua fama di santità derivava anche dall’assistenza ai poveri e ai pellegrini nella zona circostante Pomposa. Uomo saggio, attento ai poveri e dotato di forte personalità, guidò il monastero di Pomposa elevandolo a un alto livello di vita spirituale, culturale e materiale, guadagnandosi stima e ammirazione da parte dei sovrani e dei vescovi del suo tempo.
Sotto la sua guida, Guido consolidò le ricchezze e le terre del monastero, favorendone la prosperità e incentivando le arti. Pomposa divenne un centro di copiatura di manoscritti e di produzione musicale, tra cui i primi esempi di notazione musicale in Italia. Già famosa per la sua biblioteca e la cultura musicale, l’abbazia si trasformò sotto la sua direzione in un vero centro di studi e di arte religiosa. Si ritiene che Dante Alighieri abbia tratto ispirazione per la sua Commedia dai dipinti presenti all'interno dell'abbazia.
Il "Prodigio del Riso" e il Miracolo dell'Acqua in Vino
L’Abbazia di Pomposa celebra con grande attenzione uno dei prodotti più simbolici del territorio: il riso. Ogni anno, la manifestazione denominata "Il Prodigio del Riso" rende omaggio a questo alimento, ricordandolo non solo come risorsa economica e nutriente, ma anche come simbolo di morigeratezza, abbondanza e vita. Secondo la tradizione, il riso rappresenta la fedeltà alla Provvidenza e la semplicità dei cibi monastici, nutritivi ma umili, che accompagnavano la vita quotidiana dei monaci di Pomposa. Durante la celebrazione del santo patrono, il riso viene cucinato in piatti tipici locali e condiviso tra i partecipanti, a sottolineare l’idea di comunità, condivisione e cura del prossimo, valori che San Guido incarnava nella sua guida spirituale e materiale.
Un affresco di Pietro da Rimini raffigura un celebre miracolo attribuito a San Guido di Pomposa: il santo, con gesto solenne, trasformerebbe l’acqua in vino, suscitando stupore e ammirazione nel Vescovo di Ravenna presente. Questo episodio, che richiama simboli di abbondanza e della Provvidenza divina, è spesso interpretato come segno della santità di Guido e della sua vicinanza a Dio. L’opera mette in risalto anche l’abilità narrativa e simbolica di Pietro da Rimini: i dettagli dei volti, delle espressioni e dei gesti comunicano non solo il miracolo in sé, ma l’autorità spirituale del santo e la meraviglia di chi assisteva all’evento. L’affresco rappresenta così una testimonianza visiva della fama di Guido come abate prodigioso, in grado di coniugare saggezza, rigore monastico e potere spirituale.
Eventi e Iniziative di Fede e Solidarietà
Concerti di Musica Sacra: Armonie dell'Anima
Assistere a un concerto di musica sacra presso l’Abbazia di Pomposa è una di quelle esperienze che “scaldano l’anima”. Grazie alla stretta collaborazione con il Liceo musicale “A. Masini” di Forlì, vengono organizzati eventi che uniscono arte e spiritualità. Un esempio è stato il concerto ideato come un accompagnamento musicale alla visita del complesso, eseguito in una suggestiva cornice della Chiesa di S. Maria.
Il complesso pomposiano risuona spesso delle "Ave Maria" di Caccini, Schubert, Verdi, Gounod, Saint-Saëns e Mascagni, oltre ad altri brani dei celebri compositori Vivaldi, Bach e Debussy, eseguiti da talentuosi musicisti. La direttrice Ciliani ha concluso che "Ascoltare musica in un luogo venerabile come questo è un regalo per tutti noi: un simile repertorio di classica solennità porta l’arte all’interno dell’arte, aggiungendo bellezza a bellezza."
Le "Aperture del Campanile": Un Percorso tra Preghiera e Solidarietà
La rievocazione storica della vita ai tempi dei benedettini presso la torre campanaria dell’Abbazia di Pomposa, unita alle "Aperture del campanile", è stata un'iniziativa molto apprezzata. È emerso il fatto importantissimo che il sito dell’Abbazia di Pomposa è una perla non ancora nota a tutti, ma le aperture del campanile hanno posto un accento in più sulla visibilità del sito e sul suo conseguente apprezzamento.
L’Associazione di volontariato Buonincontro e l’Associazione il Mantello, che hanno curato l’evento, si occupano in primo luogo di contrasto alla povertà. L'obiettivo principale era la raccolta fondi a giovamento del crescente numero di loro assistiti. Il campanile, gentilmente messo a disposizione dal suo “priore” don Stefano Gigli, è stato preso in carico e cura da tutti gli associati ed è divenuto un dono di bellezza alla vasta comunità del turismo in transito e ai propri parrocchiani, tutto in cambio di aiuto per l’approvvigionamento di beni per i poveri.

Per molti parrocchiani è stato un ritorno al rito antico della "salita alle campane" quasi per gioco e per il desiderio di vedere lontano. Ma per tutti è stata la scoperta di un luogo vivo che può "contenere", di uno spazio impensato, sfruttando la sua altezza al fine di restituire nuova bellezza: bellezza in cambio di solidarietà. Questo obiettivo è stato raggiunto, e per questo le Associazioni ringraziano i tanti visitatori.
L’allestimento è stato materialmente faticoso, arredando nove piani senza ascensore. Ma è stato un vero "Cammino dell’uomo", che gli associati hanno ricalcato giorno dopo giorno, fatica dopo fatica, piano dopo piano. In questa disamina si inserisce un altro obiettivo sperato e raggiunto: offrire a tutti i visitatori, credenti e non credenti, l’idea di trovare uno spazio vigilato dalla preghiera al Cielo, che sorregge ogni scalino fino al nono piano e penetra lentamente al cuore di tutti. A testimonianza di ciò sono le note che tanti visitatori hanno lasciato per iscritto sul diario delle aperture.
Nel loro insieme i commenti testimoniano che la salita al campanile è agevolata da un crescente senso di protezione che allevia la fatica e la trasforma in attenzione, curiosità, occasione di crescita. Per i cristiani è una crescita in fede, per i non credenti è la scoperta di uno spazio d’amore, da godere per una buona causa e serbare nei propri ricordi. Tutto il progetto della "Salita al campanile" e il suo affidamento a Maria, mamma Celeste, è stato ideato e curato in ogni particolare dall’Associata Annarosa Patroncini, alla quale si devono le intuizioni e i suggerimenti di preghiera intensi fino al nono piano. Gli ultimi nove scalini sono pensati per essere saliti con leggerezza e come trasportati dai nove cori angelici del Paradiso narrato da Dante Alighieri, ospite più volte dei Benedettini di Pomposa.
È possibile affermare che i suggerimenti e le proposte di pensiero sono tanti e possono interessare indistintamente ogni visitatore. Le Associazioni Buonincontro e Mantello intendono mantenere vivo il Campanile con altre aperture, poiché i risultati ottenuti valgono tutto il lavoro svolto e sarebbe uno spreco non pensare ad una vita futura di questa bella esperienza. Le Associazioni chiedono alla Parrocchia di Pomposa e a chi è preposto a più alta guida di sostenere l’iniziativa che è fonte di catechesi profonda e permanente, come del resto tutto il sito dell’Abbazia. I punti critici emergono nel mantenimento della salubrità della Torre campanaria, alla quale gioverebbe una costante attenzione. Il progetto del campanile, ha celebrato il suo battesimo il 25 giugno 2022, un risultato frutto di notevole fatica, tempo e determinazione. L'allestimento ha offerto 8 atmosfere diverse, per narrare la meravigliosa storia di uomini amanti di Dio e del creato, in un cammino di solitudine, preghiera, studio e canto. I volontari credono che anche oggi sia possibile fare un percorso di riflessione attraverso la salita dei nove piani, metafora del Cammino dell'uomo, sempre in salita.
L'Abbazia di Pomposa: Un Luogo Sacro e la Sua Organizzazione
La Chiesa, dedicata all’Assunta, è tardo medievale. La facciata presenta un nartece a tre arcate in cotto e in marmo. L'interno basilicale è a tre navate, con affreschi nella parete della navata mediana e in quelle della navata laterale, dipinti trecenteschi sotto cui affiorano anche altri precedenti di età carolingia. Nell'abside vi sono affreschi raffiguranti Cristo in maestà e le storie di San Eustachio, opera di Vitale da Bologna del XIV secolo. Il pavimento in mosaico risale al VII-XI secolo.

Il Monastero si trova a destra della Chiesa e comprende il chiostro del XIV secolo, la sala capitolare con affreschi giotteschi, e il refettorio con affreschi di scuola riminese del XIV secolo, oggi adattato a museo dove sono raccolti alcuni reperti dell’Abbazia.
Le Sante Messe sono celebrate alle ore 7.00 nei giorni feriali e nei giorni festivi alle ore 8.00, 10.00, 12.00 e 18.00. Presso l'abbazia si svolgono anche gli incontri diocesani del clero locale, confermando il suo ruolo di centro attivo per la vita religiosa e spirituale del territorio.