La figura di Françoise Dolto, psicoanalista tra le più note e autorevoli, cattolica, ha indagato le inesauribili implicazioni del messaggio dei Vangeli, trovando che essi "illustrano e chiariscono le leggi dell’inconscio" scoperte da Freud. Le sue interpretazioni, ricche e originali, sostenute dagli insegnamenti freudiani e da una viva sensibilità religiosa, acquisiscono una straordinaria chiarezza e immediatezza.
Il Conflitto Iniziale e la Riscoperta dei Vangeli
Inizialmente, Dolto vedeva l'educazione cosiddetta cristiana, che ritrovava in molti dei suoi pazienti, come nemica della vita e della carità, in totale contraddizione con ciò che una volta le era apparso nei Vangeli: un messaggio di amore e di gioia. Questa incomprensione, durata parecchio, l'ha spinta a rileggere i Vangeli, e il risultato è stato uno "shock".

I Vangeli come Chiave dell'Inconscio
Ripercorrendo le scene e le parabole evangeliche, la vicenda umana di Gesù e la sua missione di salvezza sono lette come un processo di liberazione del desiderio. Gesù, proprio come fa uno psicoanalista, "insegna il desiderio e trascina a esso", afferma Françoise Dolto. I Vangeli, quindi, non instaurano una morale, ma accendono il piacere della comunione, della comunicazione creativa, inducendo a una trasformazione di sé grazie alla quale si giunge davvero ad amare. Questa prospettiva ha permesso a Dolto di confrontarsi da psicoanalista con il messaggio del Vangelo, scoprendo una coerenza profonda al di là degli aspetti che possono apparire stravaganti.

Il Dialogo con i Vangeli e la Dinamica dell'Inconscio
Nell’intervista, finora inedita in Italia e pubblicata da Avvenire, Dolto approfondisce il suo approccio: «I Vangeli hanno cominciato a interrogarmi e io ho reagito alla loro lettura. Mi stupiva il fatto che l’interesse si rinnovasse a mano a mano che facevo esperienza della vita e soprattutto della clinica psicoanalitica, grazie alla scoperta della dinamica dell’inconscio di cui, dopo Freud, stiamo sperimentando la portata e decodificando le leggi. Mi pare sempre più evidente che ciò che scopriamo dell’essere umano, questi testi lo contengono già e lo lasciano intendere. Nelle loro parole qualcosa parla».
L'Esperienza di Morte e Resurrezione nella Vita Quotidiana
Françoise Dolto descrive la vita come una morte continua: «La morte del feto quando nasce il bambino, la morte nel bambino quando si accorge che i genitori non sono onnipotenti, la morte nel momento della pubertà, la morte nel tradimento affettivo». Ella afferma: «Facciamo continuamente l’esperienza della nostra immaginazione impotente sulla realtà. Questa vita, mi dica lei, non è forse una morte permanente? Siamo esseri che scoprono, un giorno dopo l’altro, la propria impotenza. Un’impotenza che è sempre una morte per il nostro desiderio che vorrebbe essere onnipotente».
L'uomo ritrova in sé questo desiderio di infinito, eppure la vita è una costante delusione di questo desiderio, perché nulla lo soddisfa veramente. Per Dolto, è proprio per questo che è fondamentale la figura di Gesù Cristo: «Noi siamo esseri di carne, cerchiamo la soddisfazione del nostro desiderio, il godimento della carne. Ma mai questa carne e i piaceri che essa ci procura ci bastano né ci appagano».
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La Resurrezione come Simbolo di Superamento
Dolto sottolinea che la resurrezione è un evento mai negato dai cristiani e base della civiltà cristiana. Ma, da quali morti si risuscita? La sua risposta è profonda: «Abbiamo vissuto molte morti, lei e io! La morte del feto quando nasce il bambino. La morte nel bambino il quale, credendo che suo padre e sua madre facciano le leggi del cielo e della terra, si accorge che essi non sono onnipotenti! Che perdita di fiducia nei propri genitori! Più tardi, che morte nel momento della pubertà! Amo un essere con tutta la mia fede, con tutta la mia immaginazione, con tutto il mio corpo e, disgraziatamente, scopro di essergli del tutto indifferente! Dopo essersi divertito un po’ con il mio amore, si allontana da me per un’altra! Facciamo continuamente l’esperienza della nostra immaginazione impotente sulla realtà, poco conforme ai nostri sogni, eccetera. Tutta questa vita, mi dica lei, non è forse una morte permanente? Siamo esseri che scoprono, un giorno dopo l’altro, la propria impotenza. Un’impotenza che è sempre una morte per il nostro desiderio che vorrebbe essere onnipotente».
E prosegue: «È vero. Continuiamo a risorgere… Continuiamo a vivere ricostruendo su lutti, morti, separazioni che spesso ci provano molto profondamente. Rinasciamo al nostro desiderio dopo aver lasciato in ogni nostro piacere, in ogni nostro tentativo, un po’ di noi stessi, della nostra speranza o delle nostre illusioni. Eppure, la speranza rinasce e il desiderio è sempre dentro di noi, e canta di nuovo il suo richiamo se rimaniamo in buona salute!»
Questa paura di "morire" continuamente è ciò che Gesù, durante tutta la sua vita, vuole farci superare: "Non abbiate paura!". Egli stesso è giunto fino in fondo al suo desiderio: fare ciò che il Padre voleva, senza pensieri di vendetta, non sottraendosi alla morte malgrado i tormenti dell'angoscia.
La Gioia della Resurrezione e il Desiderio Spirituale
Ciò che colpisce e commuove Dolto nei testi dei Vangeli è la gioia. Ogni apostolo, ogni donna, ogni discepolo si mette in cammino per avvertire gli altri e comunicare che il Cristo non è morto ma vive. Ognuno annuncia il suo incontro con lui, la propria scoperta e la propria gioia. Questo dono della gioia è il primo "frutto", il primo effetto di tale avvenimento.
La gioia, per Dolto, non è divertimento né piacere, ma un'emozione profonda che invade tutto il nostro essere, che ci esalta e ci fa sfavillare. Gli amici che vanno verso Emmaus, sentendo il cuore ardere, ritornano subito a Gerusalemme. «Vedendo il Signore, i discepoli furono felici», si legge. In tutti questi testi, Dolto percepisce lo shock o lo stupore; poi, passata l’incredulità, la gioia sconvolgente del ritrovarsi e, subito dopo, la familiarità, la sorpresa davanti alla trasformazione di Gesù.
Secondo Dolto, lo spirituale, non essendo consumo carnale, porta una gioia indicibile, poiché il piacere nel godimento del corpo è solo una metafora. «Scopriremo allora il desiderio dello spirito soltanto sfiorato, presentito nell’amore di adesso».

I Limiti della Psicoanalisi e il Campo del Divino
La psicoanalisi, sebbene fondamentale, non spiega tutto. A un certo punto si ferma perché l’umano si ferma, non può andare oltre. Ma il desiderio ci trascina sempre oltre… Allora, è o il nonsenso e l’assurdo oppure è il senso che continua a interrogarci nel più profondo di noi stessi fin nel nostro inconoscibile; e questo, per Françoise Dolto, è il campo di Dio. Il mistero, ella conclude, rimane sempre.
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