La Quaresima è un tempo di 40 giorni che ci prepara alla Pasqua. Durante questo periodo, diversi termini ricorrono nella liturgia: conversione, penitenza, digiuno. Tuttavia, il termine che li raccoglie tutti ed esprime il senso di questo tempo è "libertà". Per vivere bene la Quaresima non è necessario immaginare grandi gesti; al contrario, bisogna guardare alla propria vita quotidiana e rinverdirne l'autenticità. È un tempo opportuno e favorevole per mettere ordine nella propria vita.
Ognuno di noi è chiamato a discernere nel suo cuore ed esaminare se è minacciato dalle menzogne dei falsi profeti. Occorre imparare a non fermarsi a un livello immediato e superficiale, ma riconoscere ciò che lascia dentro di noi un'impronta buona e più duratura, perché viene da Dio e vale veramente per il nostro bene.
La Quaresima come Cammino di Libertà e Conversione
Verificare come usiamo il tempo nelle nostre giornate può essere un primo passo. Possiamo immaginarci di concederci meno alla televisione e di riservare qualche momento al silenzio, alla preghiera e alla lettura del Vangelo. In particolare, è consigliata la lettura del Vangelo di Luca. Le domeniche di Quaresima offrono nell'Eucaristia pagine di Vangelo ricchissime e bellissime, e anche la Parola di Dio delle messe feriali è di singolare intensità, soprattutto il Vangelo. Incontrare la misericordia di Dio e ritornare a sentire che il Signore continua a fidarsi di noi è una gioia per il nostro cuore, rendendoci liberi nell'animo e stimolandoci a indirizzare i nostri passi sulla strada del bene.
Il Significato dei Venerdì di Quaresima e la Carità
È importante ricordare il particolare significato dei venerdì di Quaresima: sono giorni di "magro", di penitenza, di silenzio e di preghiera. Sono giorni che ci stimolano ad alzare lo sguardo sulla realtà e vedere l'altro nel bisogno. La carità è ciò che misura il nostro vivere intensamente la Quaresima. Una proposta concreta è sostenere progetti come "Abitare solidale", che mira ad aiutare famiglie bisognose accolte in strutture comuni gestite da enti caritatevoli. Questa iniziativa, già proposta in Avvento, riflette un impegno tangibile di condivisione e solidarietà. Anche gli appuntamenti di "Musica e Parola" che si tengono in questi giorni sono un modo per vivere insieme questo tempo.

La Lotta Spirituale: Uno Strumento Essenziale per la Quaresima
Uno degli strumenti che la Chiesa ci propone per vivere la Quaresima come cammino verso la Pasqua è la lotta spirituale. Sebbene oggi possa sembrare un tema un po' desueto e poco ricordato, esso ha costituito per le generazioni cristiane passate uno degli strumenti più necessari per formare un cristiano maturo. Ciascuno di noi deve fare una lotta spirituale dentro di sé per non ubbidire agli impulsi disordinati, alle pulsioni che ci abitano, oserei dire all'animale che è in noi e che non dobbiamo dimenticare. Il cammino di umanizzazione ci mette di fronte a delle scelte, a dei "no", ed è anche un cammino in cui bisogna saper dire con libertà, ma talvolta a caro prezzo, dei "sì".
Identificare le Potenze del Male
All'interno di questo combattimento spirituale, la tradizione pre-monastica ha visto una lotta contro le "passioni madri": la libido erotica, la libido del possesso e la libido del dominio. Di conseguenza, i "figli" di queste passioni madri sono i sette vizi capitali, come li ha chiamati la tradizione latina.
Il Digiuno: Non Solo Auto-disciplina, ma Condivisione
Il combattimento spirituale inizia con il digiuno del Mercoledì delle Ceneri. Fin dalla tradizione ebraica e poi in quella cristiana, il digiuno si è caricato di significati diversi a seconda dei tempi. Oggi lo comprendiamo in modo diverso dal passato, quando il digiuno era semplicemente mortificazione, passaggio attraverso astinenze, fatiche e sofferenze per ritemprarci e avere un carattere più forte. La sensibilità contemporanea ci fa intendere il digiuno da un lato come strumento per dimostrare che siamo ancora padroni del nostro corpo, ma soprattutto diventa un digiuno per la condivisione.
Per noi che viviamo in un mondo ricco e consumista, digiunare significa imporci una sobrietà per condividere con gli altri. È una forma di estensione della carità, il digiuno come lo chiedevano i profeti già nell'Antico Testamento.
Il Senso Profondo del Digiuno Evangelico
È importantissimo fare proprio il passo del Vangelo: "E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano" (Mt 6,16). Chi pratica il digiuno sa bene che, soprattutto nei primi giorni, una persona è assalita da nervosismi, diventa più scontrosa, a volte addirittura si rattrista. Il digiuno può essere un esercizio che, anziché renderci più buoni, ci rende più acidi e più nervosi. In questo caso, piuttosto che digiunare e poi turbare la vita fraterna, è meglio non digiunare.

Gesù vedeva la possibilità di corruzione del digiuno innanzitutto nell'ipocrisia, nel farsi vedere, e poi anche in un digiuno che soddisfa il proprio "appetito religioso", la parvenza di ascesi.
Gli Insegnamenti di Papa Francesco per la Quaresima
Papa Francesco, con i suoi messaggi e omelie, offre profonde riflessioni sulla Quaresima, invitando i fedeli a vivere questo tempo con un rinnovato spirito di conversione, umiltà e carità.
"Rendi il nostro cuore simile al tuo": L'Appello di Papa Francesco
Nel Messaggio per la Quaresima 2015, il Papa invitava a pregare con lui secondo la Supplica dalle Litanie al Sacro Cuore di Gesù: "Rendi il nostro cuore simile al tuo". Le Litanie al Sacro Cuore sono una pratica che legge e scruta il Cuore di Gesù, invocandolo negli attributi di questo Cuore: che è di misericordia, è mite, è dolce, è paziente. Invocare attraverso le Litanie il Suo Cuore di Gesù significa cercare di mettere in noi i sentimenti e i pensieri che erano in Cristo Gesù, chiedendoGli in modo molto semplice: "Signore, io vorrei avere un cuore come il tuo. Donami un cuore come il tuo".

La Preghiera di Sant'Efrem il Siro e l'Umiltà
Tra le preghiere quaresimali, un posto importante occupa quella di Sant'Efrem il Siro. È una preghiera che tutti i cristiani ortodossi e d'Oriente recitano più volte al giorno durante la Quaresima, ma è anche ben conosciuta in Occidente. È una preghiera in cui si invoca l'umiltà e ci si riconosce peccatori davanti al Signore per chiederGli uno spirito di mitezza e di carità. Gli si chiede inoltre: "Fa' che io non giudichi mai il fratello, bensì concedimi un cuore pieno di misericordia e compassione". Come dice Papa Francesco, siamo in una fase in cui abbiamo bisogno di un passaggio di misericordia e compassione.
I Gesti Esteriori della Preghiera
Secondo la tradizione, a questa preghiera vanno accompagnate delle prostrazioni. I gesti esteriori, se garantiscono l'unità del corpo con la mente e con il cuore, sono importanti. Non possiamo fare una preghiera solo con la mente e tenere il corpo in posizioni che nulla hanno a che fare con la preghiera: questa è "schizofrenia spirituale". Quindi, quando si invoca da Dio l'umiltà, è normale che ci si prostri, che ci si metta in ginocchio, ci si inchini. È la posizione del pubblicano al tempio, che chiede: "O Dio, abbi pietà di me peccatore" (Lc 18,13).
La Quaresima come Viaggio di Ritorno a Dio e Cammino di Umiltà
Alla Messa del Mercoledì delle Ceneri celebrata nella Basilica di San Pietro, Francesco esorta a farsi piccoli intraprendendo un cammino di umiltà che porta alla Pasqua. La Quaresima è un viaggio di ritorno a Dio, un tempo per "verificare le strade che stiamo percorrendo" e riscoprire "il legame fondamentale" con il Padre da cui tutto dipende. L'esortazione del Papa nell'omelia della Messa del Mercoledì delle Ceneri ricorda che questo tempo forte "non è una raccolta di fioretti, è discernere dove è orientato il cuore".
“Il cammino della Quaresima è doppio: a Dio e al prossimo”. Omelia Papa Francesco 20 febbraio 2015
Gli Ostacoli al Cammino e la Necessità della Misericordia
Il rischio è che questo cammino venga ostacolato "dai lacci seducenti dei vizi, dalle false sicurezze dei soldi e dell'apparire, dal lamento vittimista che paralizza". Come fu per il popolo d'Israele quando lasciò l'Egitto, "è stato più difficile lasciare l'Egitto del cuore del popolo di Dio, quell'Egitto che portavano sempre dentro, che lasciare la terra d'Egitto", afferma Francesco. La Quaresima è dunque un "esodo dalla schiavitù alla libertà". Tuttavia, "nessuno può riconciliarsi con Dio con le proprie forze"; è il Signore che ci precede venendoci incontro. L'inizio del ritorno è dunque riconoscersi "bisognosi di misericordia". Bisogna, quindi, interrogarsi se il nostro cuore sia "ballerino", amando "un po' il Signore e un po' il mondo" oppure saldo in Dio.
Il Rito delle Ceneri e il Senso dell'Abbassamento
Risuonano forti le parole del Papa alla Messa con il Rito della benedizione e imposizione delle Ceneri, segnato anche da una pandemia che continua a imperversare nel mondo. La Celebrazione Eucaristica si tiene, infatti, non come da tradizione nella Basilica di Santa Sabina all'Aventino, ma presso l'Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro, e con una partecipazione dei fedeli molto ristretta in ottemperanza alle misure sanitarie di protezione. La Congregazione per il Culto Divino aveva pubblicato una nota per precisare le modalità da seguire durante la celebrazione che apre la Quaresima: mascherina e formula recitata una volta sola. Terminando il rito di Benedizione delle ceneri, il Papa pronuncia, una sola volta per tutti, la formula: "Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai" e impone le ceneri ai cardinali, dopo averle ricevute dal cardinale Comastri. Alcuni frati le impongono ai fedeli.

È il segno stesso dell'abbassare il capo per ricevere le ceneri sul quale il Papa si sofferma per indicare il senso di questo ritorno. La Quaresima è una discesa umile dentro di noi e verso gli altri. È capire che la salvezza non è una scalata per la gloria, ma un abbassamento per amore. È farci piccoli.
Guardare la Croce di Gesù e le Sue Piaghe
In questo cammino, per non perdere la rotta, mettiamoci davanti alla croce di Gesù: è la cattedra silenziosa di Dio. Guardiamo ogni giorno le sue piaghe, le piaghe che Lui ha portato in Cielo e fa vedere il Padre, tutti i giorni, nella sua preghiera di intercessione. In quei fori riconosciamo il nostro vuoto, le nostre mancanze, le ferite del peccato, i colpi che ci hanno fatto male. Il Papa esorta quindi a baciare le piaghe di Gesù: "Nei buchi più dolorosi della vita - sottolinea - Dio ci aspetta con la sua misericordia infinita."
Il Perdono del Padre e la Confessione
La riflessione di Francesco parte dalle parole del profeta Gioele: "Ritornate a me con tutto il cuore". Per procedere in questo cammino, si ricordano i viaggi di ritorno che la Parola di Dio racconta: quello del figliol prodigo, che indica come a rimetterci in piedi sia "il perdono del Padre", e il primo passo di ritorno, la Confessione. Il Papa in proposito raccomanda ai confessori di essere come il padre: "non con la frusta, con l'abbraccio".

Tutti abbiamo delle malattie spirituali, da soli non possiamo guarirle; tutti abbiamo dei vizi radicati, da soli non possiamo estirparli; tutti abbiamo delle paure che ci paralizzano, da soli non possiamo sconfiggerle. Abbiamo bisogno di imitare quel lebbroso che tornò da Gesù e si buttò ai suoi piedi. Ci serve la guarigione di Gesù. Bisogna, quindi, mettersi davanti a Lui mettendogli davanti le nostre ferite e i peccati. Allora non possiamo vivere inseguendo la polvere, andando dietro a cose che oggi ci sono e domani svaniscono. Torniamo allo Spirito, Datore di vita, torniamo al Fuoco che fa risorgere le nostre ceneri, a quel fuoco che ci insegna ad amare, saremo sempre polvere ma come dice l'inno liturgico: "polvere innamorata". Ritorniamo a pregare lo Spirito Santo, riscopriamo il fuoco della lode, che brucia le ceneri del lamento e della rassegnazione. Un viaggio di ritorno che però è possibile "solo perché c'è stato il suo viaggio di andata verso di noi", perché il Signore è sceso dentro alla nostra morte e al nostro peccato. Il Padre è infatti "Colui che esce di casa per venirci a cercare"; "il Signore che ci guarisce è Colui che si è lasciato ferire in croce"; lo Spirito che ci fa cambiare vita è Colui che soffia con forza e dolcezza sulla nostra polvere. La conversione del cuore, con i gesti e le pratiche che la esprimono, è possibile solo se parte dal primato dell'azione di Dio. A farci ritornare a Lui non sono le nostre capacità e i nostri meriti da ostentare, ma la sua grazia da accogliere. Gesù ce l'ha detto chiaramente nel Vangelo: a renderci giusti non è la giustizia che pratichiamo davanti agli uomini, ma la relazione sincera con il Padre. La via del ritorno è quindi "la via dell'umiltà".
La Vita Cristiana: Amore Incondizionato di Dio e la Gioia della Sobrietà
La vita cristiana consiste nello scoprirsi amati da Dio Padre in maniera incondizionata e gratuita. Questa è la bella notizia del vangelo che Gesù ci ha annunciato e testimoniato «fino alla fine» (Gv 13,1), ma che è diventata realtà per ciascuno di noi il giorno di Pentecoste (cfr. At 2,1-13) e nella pentecoste personale di ciascuno di noi che è il battesimo, quando lo Spirito Santo, l'Amore Infinito del Padre per il Suo Figlio, è stato riversato nei nostri cuori.
Accogliere il Dono Gratuito e Custodire la Gioia
Accogliere questo dono gratuito cambia la vita e soprattutto trasforma lo sguardo sulla vita, su noi stessi, sugli altri, sul presente, sul passato e soprattutto sul tempo che ci attende. L'amore grande con il quale siamo amati (cfr. Ef 2,4) si manifesta come quella luce calda e forte che riveste di Sé la vita, la realtà, le relazioni. "Noi cristiani a volte - ammette Francesco - dimostriamo di non saper ancora gioire veramente delle cose della vita o perché corriamo dietro ai piaceri occasionali e passeggeri, o viceversa perché, ritrovandoci vittime di un certo rigorismo, siamo tentati a non cambiare, a lasciare le cose come stanno, a scegliere l'immobilismo, impedendo così l'azione dello Spirito, che porta con Sé la novità della gioia".

Questa gioia, che è una grazia vera e propria, va custodita e protetta, così come è il caso della fede, delle amicizie, delle relazioni: insomma, come tutte le cose importanti della vita. La gioia dell'amore di Dio versata nel cuore dallo Spirito Santo si custodisce attraverso la sobrietà, che è la capacità di sottomettere il desiderio del piacere e della soddisfazione personale alla misura del giusto e delle relazioni interpersonali.
La Sobrietà secondo San Giovanni Crisostomo
Un testo che illumina questo concetto è una breve omelia di San Giovanni Crisostomo, un Padre della Chiesa del IV secolo, in cui egli commenta un breve passaggio della Prima lettera di San Paolo a Timoteo, in cui lo invitava a bere «un po' di vino, a causa dello stomaco e dei [...] frequenti disturbi» (1 Tm 5,23). In questo modo San Giovanni Crisostomo ha l'occasione di insegnare ai fedeli che la creazione è buona ma va saputa gustare, per scoprire che è stata fatta proprio per noi, per il nostro bene, come un dono prezioso, affinché ci scopriamo amati e possiamo gioire insieme. La sobrietà, dunque, e la gioia, sono due atteggiamenti che possono aiutarci a vivere la Quaresima in vista della Pasqua, che è proprio la celebrazione della nostra risurrezione con Cristo, la nostra vita nuova, celebrata una volta per sempre nel battesimo, eppure rinnovata in particolare in ogni Veglia Pasquale. Che cos'è infatti la vita di Cristo in noi se non una vittoria dell'amore sulle nostre paure e preoccupazioni per noi stessi, che ci permette a nostra volta di essere dono, semplice e quotidiano, nelle piccole cose, per il Signore e per i fratelli?
Scegliere la Sobrietà come Stile di Vita
Scegliere la sobrietà come stile di vita è un invito, innanzitutto, a fidarsi di Dio. Significa sentirsi figli di un Dio che ci è Padre, da cui sappiamo che non saremo mai dimenticati. Inoltre, la sobrietà indica la volontà di vivere nello spirito di povertà e di amore che è proprio di Gesù. Vivere questa virtù significa imitare il Maestro, imparare da Lui, seguirLo sulla via del sacrificio e della Croce. Ecco che la sobrietà diventa un modo concreto per sentirsi corresponsabili delle situazioni di povertà e per intervenire personalmente per riparare questi squilibri. Vivere la sobrietà è positivo anche per chi la pratica, perché significa orientare la vita al vero bene. Sobrietà significa imparare (e insegnare ai nostri figli) che il desiderio di infinito che abbiamo nel nostro cuore non può essere colmato da beni materiali, anzi: il solo benessere materiale genera una palese insoddisfazione e una continua ricerca del di più. Tutto questo deve essere tradotto in azioni concrete, in scelte semplici e fattibili, quotidiane e precise. Questi gesti, se vissuti come scelta di adesione radicale a Cristo e accompagnati dalla vita di preghiera, assumono un profondissimo significato, che va ben oltre il risparmio o il decluttering, diventando un vero e proprio cammino spirituale.
La Povertà di Cristo e la Misura della Carità
Nella spiritualità cristiana si può dire che "Quaresima fa rima con sobrietà". Uno degli assi portanti di questo tempo forte dell'anno liturgico è quello della penitenza. Non si tratta più solo di riconoscere che in qualche modo siamo privilegiati rispetto a tanti altri abitanti del pianeta, e quindi possiamo rinunciare a qualcosa del nostro agio per condividere con altri. Il Papa ricorda che "gli sforzi delle famiglie per inquinare meno, ridurre gli sprechi, consumare in modo oculato, stanno creando una nuova cultura", contribuendo a realizzare grandi processi di trasformazione che operano dal profondo della società.
Nei ricordi di chi ha ricevuto un'educazione almeno formalmente cristiana, la Quaresima porta un richiamo alla sobrietà, alla mortificazione, ai "fioretti", al viola dei paramenti e ai digiuni, e un incerto tendere a una confusa "povertà". Per questo il messaggio del Papa per la Quaresima è una forte catechesi per tutti i cristiani, specialmente per coloro che sono cresciuti senza chiarezza sulla sostanza di queste pratiche. Che cos'è allora la povertà che ci viene indicata, e quale bellezza porta in sé?
"Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà"
Dalla seconda lettera ai Corinzi: «Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà». Parola densa e misteriosa: come è possibile arricchire gli altri, facendosi poveri? Cristo poi, padrone, secondo Paolo, di «impenetrabili ricchezze», che bisogno aveva di farsi povero? Lo scopo, avverte Francesco, non era «la povertà in se stessa», non dunque un gusto pauperista, ma era invece, nascendo Cristo nella carne, la sua volontà di farsi uomo come noi, di portare con noi i nostri dolori. La povertà di Cristo è il suo nascere bambino. Sarebbe stato più facile, certo, e ad effetto, un Dio che sollevasse i suoi amici con i poteri di un supereroe. La strada scelta da Cristo è invece quella di accompagnarci nei nostri lenti, affaticati passi.
“Il cammino della Quaresima è doppio: a Dio e al prossimo”. Omelia Papa Francesco 20 febbraio 2015
Questo dunque è la povertà cristiana: non un gusto sterile di mortificazione, ma un essere con l'altro («amare - dice Francesco - è condividere in tutto la sorte dell'amato»). Né, ha aggiunto, il metodo della povertà si è esaurito con Cristo, e noi invece oggi possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani (tentazione eterna e radicale: fare anche del bene, fare il meglio, credendo con ciò di non aver bisogno di Cristo). Il "metodo" invece resta sempre uno solo, spiega il Papa: «La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, animata dallo Spirito di Cristo». Non cerchiamo ogni giorno, magari anche con ottime intenzioni, successo, potere, certezze? Eppure, ci dice il Papa, è nella povertà, nel confidare in Dio come un bambino nel padre, che passa la salvezza. Che capovolgimento, che orizzonte rovesciato. Semplicemente, Vangelo: che però a ogni generazione va, con parole antiche e nuove, annunciato.
La Miseria: Materiale, Morale e Spirituale
Ma la povertà, ha aggiunto Francesco, quando manca di speranza e di solidarietà si chiama «miseria». C'è la miseria materiale, la fame, la malattia, che naturalmente i cristiani sono chiamati a generosamente soccorrere. C'è la miseria morale di chi vive nel vizio; e c'è la miseria spirituale, di chi rifiuta l'amore di Dio. E quest'ultima razza di miseria è quella di cui meno si parla: la miseria dei ricchi, di certe case lussuose e perfette dove pure, come entri, manca il fiato. Che cos'è?, ci si domanda; è che lì, dove tutto è lauto e garantito, manca la domanda, manca la mano che mendica Cristo. E l'aria allora si fa acre, e il silenzio, fra una parola e l'altra, è duro e opaco come cemento. Di quest'ultimo tipo di miseria sono piene le città d'Occidente. Roma, Parigi, Londra, le più belle, le più fortunate, quali sacche di miseria svelerebbero, a saper guardare, nelle stanze delle famiglie disgregate, dei figli senza padri, dei vecchi senza nessuno. "Questa" miseria, è quella che più ci riguarda e ci spaventa. Benché, ha concluso il Papa, ci sia in realtà una sola, grande miseria: non vivere da figli di Dio, e da fratelli di Cristo.

Camminiamo Insieme nella Speranza: Il Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2025
Nel suo Messaggio per la Quaresima di quest'anno (firmato il 6 febbraio 2025), intitolato "Camminiamo insieme nella speranza", Papa Francesco esorta i fedeli a confrontarsi concretamente con coloro che, nelle loro comunità, vivono in situazioni di vulnerabilità, fisica o spirituale. In questa Quaresima, il Papa invita a vincere "la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni", per diventare "viaggiatori migliori" nel percorso della vita, accompagnando le persone in "situazioni di miseria e di violenza".

Francesco, con un occhio sempre rivolto ai più fragili, incoraggia i cristiani a svolgere "un buon esercizio" in questo tempo di preparazione alla Pasqua, ovvero di lasciarsi interpellare dalla "realtà concreta di qualche migrante o pellegrino" per riflettere se siamo "statici" nella nostra "zona di comodità" o cerchiamo "percorsi di liberazione dalle situazioni di peccato e di mancanza di dignità".
Essere Tessitori di Unità nel Cammino Quaresimale
“I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio; significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l'altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso. Dobbiamo chiederci: ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo? Aspiro alla salvezza e invoco l'aiuto di Dio per accoglierla? La speranza “sia per noi l'orizzonte del cammino quaresimale”, scrive il Papa. “Gesù, nostro amore e nostra speranza, è risorto e vive e regna glorioso.”