Aprire la Bibbia per conoscere i suoi protagonisti vuol dire addentrarsi in quella che chiamiamo “storia della salvezza”, la storia religiosa del popolo ebraico che funge da paradigma per il cammino di fede di ogni essere umano. È la storia di una Promessa e del suo compimento, una narrazione che include pericoli mortali ed eventi salvifici, guerra e pace, luci e ombre, eroi e tiranni. Figure bibliche che hanno ricevuto una specifica missione da Dio, come Abramo, Mosè e Davide, la segnano in modo determinante. Altre figure, meno note, sono ugualmente importanti nel disegno di salvezza di Dio. Gli eroi erano consapevoli del fatto che le loro doti erano doni di Dio e segno del suo potere. Molti eroi di cui parla l’Antico Testamento sono personaggi realmente esistiti, ma le loro imprese sono state arricchite e ingigantite dalla tradizione.
Le Figure Centrali della Fede Ebraica
Abramo: Il Patriarca della Fede
Abramo è l’uomo scelto da Dio per dare origine al popolo ebraico e per condurre la sua gente nella Terra Promessa. Nella Bibbia è il primo dei patriarchi e capostipite del popolo ebreo e di quello arabo. Nel racconto biblico (Genesi 11-25) Dio strinse un patto con Abramo promettendogli dalla moglie Sara un figlio, Isacco, e un'innumerevole discendenza; segno del patto fu la circoncisione di tutti i maschi della sua casa. Nato Isacco, Dio volle mettere Abramo alla prova e gli impose di sacrificare il figlio: Abramo obbedì, ma al momento di immolare Isacco fu fermato da un angelo. Nella tradizione religiosa, Abramo è l'eroe della fede e della cieca obbedienza a Dio.

Mosè: Il Liberatore e Legislatore
Mosè è l’eroe che accompagna il suo popolo fuori dall’Egitto, nel lungo viaggio di ritorno nella Terra Promessa, guidandolo attraverso il deserto e ricevendo la Legge sul Monte Sinai.
Davide e Salomone: I Re di Israele
Davide è il secondo re d’Israele, una figura guerriera e poetica. Suo figlio, Salomone, fu il terzo grande re d’Israele, famoso per la sua sapienza e per la sua giustizia. A lui si attribuisce la costruzione del Tempio di Gerusalemme, dove fece trasportare l’Arca dell’Alleanza, custode delle Tavole della Legge.
Ester: Un'Eroina Silenziosa al Servizio del Popolo
La vicenda di Ester, raccolta dall’omonimo libro della Bibbia, si svolge a Susa, una delle città più importanti della Persia antica, già capitale dell’antico regno di Elam, oggi nell’Iran meridionale. Il testo biblico ci parla del re persiano Assuero, forse identificabile con il re Serse I, figlio di Dario, che governò attorno alla metà del V secolo a.C. Il Libro di Ester non intende fornire una cronaca di avvenimenti realmente accaduti, ma prende spunto da alcuni eventi storici per trasmettere narrazioni edificanti, che sostengano la fede del popolo di Dio, esiliato lontano dalla patria. Anche attraverso le pagine di una fiction, la Bibbia può rivelare aspetti importanti del rapporto dell’uomo con Dio, può dirci come siamo fatti dentro. Lontano dalla loro patria, gli Ebrei soffrivano le conseguenze della cattività, con pesanti umiliazioni e rischiando persecuzioni violente.
Ascesa di Ester alla Corte Persiana
La regina Vasti, moglie di Assuero, era stata allontanata dal regno perché disobbediente alle richieste del re di accompagnarlo nelle sue apparizioni pubbliche. Lo sgarbo è giudicato grave, e la bellissima Vasti viene rimossa dal suo incarico. Assuero si mette allora alla ricerca di una nuova moglie. Un decreto del re invita le ragazze più avvenenti di Susa a frequentare la corte, incoraggiandole a presentarsi al re, dopo un’opportuna e lunga preparazione nelle usanze della famiglia reale. Fra queste giovani vi è Ester, figlia di Abicail, zio di Mardocheo, fanciulla di bella presenza e di aspetto avvenente. Ester non rivela ai dignitari del re la sua identità, né la sua appartenenza al popolo ebreo, ma si confonde con le altre ragazze di Susa. Il destino volle che lei, umile ragazza ebrea, giungesse con le sue virtù e la sua bellezza più in alto delle numerose pretendenti persiane. Quale disegno divino era contenuto in questo destino? Ester lo ignorava e non era consapevole di alcuna particolare missione: viveva soddisfatta della sua nuova condizione, adorando il suo Dio segretamente, seguita con tenerezza e premura, sebbene a distanza, da Mardocheo.
Il Complotto di Amàn e la Chiamata di Ester
Accade però qualcosa di inaspettato. Ester viene a conoscenza, nei palazzi del re, che Amàn, il ministro plenipotenziario di Assuero, trama una persecuzione contro gli ebrei presenti non solo a Susa, ma in tutto il regno di Persia. Invidie e giochi di corte spingono Amàn a pianificare un genocidio, presentandolo al re come una legittima difesa da cittadini pericolosi, che occorre eliminare. Assuero, raggirato, acconsente ai piani di Amàn. Si “gettano le sorti” e viene decretata anche la data precisa in cui gli ebrei saranno catturati, fatti prigionieri e uccisi: il giorno tredici del dodicesimo mese, chiamato Adar. Mardocheo viene a sapere del complotto e si affretta a informare Ester, chiedendole di intervenire. Ester è ebrea, adora l’unico Dio creatore del cielo e della terra in un paese che pratica l’idolatria. Vive con discrezione la sua fede, date le circostanze, ma confida nell’aiuto di Dio. Come prima risoluzione decide di promuovere un digiuno e di dedicarsi alla preghiera; dice poi a Mardocheo di chiedere a tutti gli ebrei di Susa di fare altrettanto.

La Consapevolezza della Missione e l'Intervento Coraggioso
Ester va maturando una nuova consapevolezza: ciò che considerava solo una fortunata elezione, un destino vincente, era in realtà una missione alla quale Dio l’aveva destinata da sempre. Ella comprende questo nuovo e più vero destino con il tempo, non all’inizio o tutto in una volta, ma con lo svolgersi stesso degli eventi. Non riceve una missione in modo ufficiale e formale, come Noè, Abramo, Mosè o Davide, ma la scopre, la fa propria riflettendo sugli eventi della sua vita. Come far cambiare idea al re Assuero, superando l’influenza politica e militare di Amàn ed evitando le sue ritorsioni? La legge del regno impone che nessuna persona, neanche la regina, possa rivolgersi autonomamente al re, senza essere stata prima chiamata e aver fatto anticamera. Il tempo stringe, la data delle “sorti gettate” si avvicina. Ed ecco il piano di Ester: decide di organizzare un banchetto per il re e i suoi dignitari; intende rivolgersi direttamente ad Assuero sfidando le leggi, svelando la sua identità e parlando in favore del suo popolo. Ester sa bene che potrebbe fallire e che questo incontro potrebbe non essere concesso.
La regina Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un’angoscia mortale. Si tolse le vesti di lusso e indossò gli abiti di miseria e di lutto; invece dei superbi profumi si riempì la testa di ceneri. Umiliò duramente il suo corpo e, con i capelli sconvolti, coprì ogni sua parte che prima soleva ornare a festa. Poi supplicò il Signore e disse: “Mio Signore, nostro re, tu sei l’unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all'infuori di te, perché un grande pericolo mi sovrasta. Io ho sentito fin dalla mia nascita, in seno alla mia famiglia, che tu, Signore, hai preso Israele tra tutte le nazioni e i nostri padri tra tutti i loro antenati come tua eterna eredità, e hai fatto per loro tutto quello che avevi promesso. […] Non consegnare, Signore, il tuo scettro a quelli che neppure esistono. Non permettere che ridano della nostra caduta; ma volgi contro di loro questi loro progetti e colpisci con un castigo esemplare chi è a capo dei nostri persecutori. Ricordati, Signore, manifestati nel giorno della nostra afflizione e da’ a me coraggio […]. Tu sai che mi trovo nella necessità e che detesto l’insegna della mia alta carica, che cinge il mio capo nei giorni in cui devo comparire in pubblico; la detesto come un panno immondo e non la porto nei giorni in cui mi tengo appartata. La tua serva non ha mangiato alla tavola di Amàn; non ha onorato il banchetto del re né ha bevuto il vino delle libagioni. La tua serva, da quando ha cambiato condizione fino ad oggi, non ha gioito, se non in te, Signore, Dio di Abramo.”
L’azione di Ester, preparata da preghiera e digiuno, avrà successo. Aprirà con coraggio il suo cuore al re e denuncerà il genocidio pianificato da Amàn.
Lo Smascheramento di Amàn e la Salvezza del Popolo
Ester si rivolse al re con queste parole: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, o re, e se così piace al re, la mia richiesta è che mi sia concessa la vita e il mio desiderio è che sia risparmiato il mio popolo. Perché io e il mio popolo siamo stati venduti per essere distrutti, uccisi, sterminati. Ora, se fossimo stati venduti per diventare schiavi e schiave, avrei taciuto, perché questa nostra angustia non sarebbe stata un motivo sufficiente per infastidire il re”. Subito il re Assuero disse alla regina Ester: “Chi è e dov’è colui che ha pensato di fare una cosa simile?”. Ester rispose: “L’avversario, il nemico, è quel malvagio di Amàn”. Allora Amàn fu preso da terrore alla presenza del re e della regina. Il ministro Amàn, smascherato davanti al re, temendo per la sua vita si getta alle ginocchia di Ester, pregandola di salvarlo. Allora il re esclamò: “Vuole anche fare violenza alla regina, davanti a me, in casa mia?”. Non appena questa parola fu uscita dalla bocca del re, posero un velo sulla faccia di Amàn. Carbonà, uno degli eunuchi, disse alla presenza del re: “Ecco, è stato perfino rizzato in casa di Amàn un palo alto cinquanta cubiti, che Amàn ha fatto preparare per Mardocheo”. Qui termina la storia di Ester.

La storia di Ester può insegnarci che, in fondo, il nostro destino dobbiamo scoprirlo attraverso gli eventi della nostra vita, accettarlo nella libertà, svolgerlo con intelligenza e, per i credenti, anche con fede. Se riceviamo doni oppure occupiamo ruoli importanti nella vita, non è per noi stessi, ma perché, attraverso quel ruolo e grazie a quei doni, possiamo venire incontro alle necessità del prossimo.
La Storicità degli Eroi Biblici e il Dibattito Archeologico
La Bibbia è costituita da 73 libri divisi in Antico (o Vecchio) Testamento e Nuovo Testamento. I libri sono opera di autori diversi e sono stati scritti in epoche diverse, in un arco di sedici secoli, dal 1500 circa a.C. al 100 d.C. Alcuni episodi della Bibbia ci sono oltremodo familiari. Averne più volte sentito i racconti, invece di stancarci ci colloca su quel crinale in cui l’attesa si mescola alla curiosità intellettuale nei riguardi di un Dio che apparentemente regola tutte le mosse di una storia. Qual è allora la nostra libertà di lettura?
Contestualizzazione e Terminologia
Il paesaggio dell’area geografica descritta dalla Bibbia è molto diversificato, contraddistinto dalla presenza di fertili pianure, colline adibite alla coltivazione di vite ed olivo, montagne, altipiani, deserti in cui cresce la palma, il Lago di Tiberiade, il Giordano ed il Mar Morto.
Inoltre, la terminologia utilizzata nel dibattito storico-archeologico è cruciale. Un "Antico Testamento" implica l’esistenza di un "Nuovo Testamento", e tale distinzione può condizionare l'interpretazione del precedente. Anche l’uso del termine Palestina è improprio per i periodi antichi. Un purista utilizzerebbe alternativamente il termine Terra di Cana’an o Terra di Israele per definire l’area geografica nel periodo considerato. Chi invece vuole riferirsi alla situazione politica attuale, dovrebbe tenere presente che convivono lo Stato di Israele e l’autonomia nazionale palestinese, rendendo scorretto il termine Palestina per indicare la totalità dell’area in quel contesto antico. Nel periodo considerato esisteva la Pentapoli dei Filistei, un patto di cinque città (Gaza, Ascalona, Ashdod, Gath ed Ekron), le quali però occupavano la superficie dell’attuale Striscia di Gaza e di parte della striscia costiera meridionale dello Stato di Israele.
Il Dibattito sull'Antico Regno di Israele: Minimalisti e Massimalisti
L’anno 1000 a.C. rappresenta un periodo a cavallo tra la prima età del ferro (1200-1000 a.C.), il periodo dei Giudici, e la seconda età del ferro (1000-587/586 a.C.), che corrisponde al periodo della monarchia. Quest'ultima vide prima il “regno unito di Saul, Davide e Salomone”, e dopo la morte di quest’ultimo, la divisione del territorio tra il regno di Israele, a nord, ed il regno di Giuda, a sud.
Secondo archeologi come Israel Finkelstein, intorno all’anno 1000 a.C. si può parlare dell’esistenza di una confederazione, o forse più confederazioni di tribù, identificate collettivamente come Israeliti. Queste popolazioni vivevano in insediamenti fissi, la cui forma richiamava l'origine nomade. Le abitazioni, le cosiddette “casa a quattro vani”, assomigliavano alle tende dei beduini nel Sinai. La popolazione era dedita principalmente all’agricoltura e alla pastorizia e utilizzava l'alfabeto, come le popolazioni limitrofe quali Fenici, Moabiti, Ammoniti ed Edomiti. Lo studioso Solomon Birnbaum coniò nel 1954 il termine paleo-ebraico per definire l’alfabeto e la lingua in uso, l’ebraico, cognato al fenicio. Questo alfabeto, apparso intorno al X secolo a.C., fu utilizzato nelle iscrizioni nei regni di Israele e di Giuda fino al VII secolo a.C.
La maggior parte degli studiosi ritiene che Davide e Salomone siano figure storiche, anche se le descrizioni bibliche della vastità del loro regno e dell’opulenza della loro corte sono quasi sicuramente un’esagerazione anacronistica. Secondo studiosi come l’israeliano Israel Finkelstein e l’americano Neil Silberman, le descrizioni bibliche del regno di Davide e del successore Salomone rispecchiano l’estensione e l’opulenza del regno di Israele all’epoca degli Omridi nell’VIII secolo a.C.
All’interno del mondo accademico, vi sono tre correnti principali:
- Corrente Minimalista: I suoi principali esponenti, come Finkelstein e Silberman, ritengono che Davide e Salomone siano figure storiche, ma che regnarono su un’area modesta che includeva Gerusalemme e le sue vicinanze, una sorta di città-stato. Il primo riferimento al Regno di Israele risale all’890 a.C. circa, e per quanto riguarda il regno di Giuda, al 750 a.C. In questo periodo, il regno di Israele era divenuto una potenza regionale, mentre il regno di Giuda raggiunse l’apice molto più tardi, all’epoca del re Giosia. Gli storici biblici preferirono ignorare la potente dinastia degli Omridi, da loro definita politeista (si pensi alla lotta tra il profeta Elia e i profeti di Ba’al, supportati da Jezabel, moglie del re Achab). La descrizione dell’estensione del regno di Davide e di Salomone, così come appare nella Bibbia, riflette un’immaginaria età dell’oro in cui i sovrani osservavano uno stretto monoteismo, ma anche la situazione del Regno di Israele all’epoca degli Omridi. In breve, un immenso regno di Israele esistette, ma due generazioni dopo Davide e Salomone, figure storiche che dominavano un’area più ristretta.
- Corrente Massimalista: Studiosi come l’americano William G. Dever e l’inglese Kenneth Kitchen non dubitano della descrizione biblica del Tempio di Salomone. Dever fa presente che esistono vari edifici simili, come il Tempio cananeo di Hazor (tarda età del bronzo) o il tempio di Tel Tainat (contemporaneo a quello di Salomone). Secondo Kitchen, Salomone regnava su un impero di dimensioni ridotte ma molto opulento, calcolando che in 30 anni tale regno avrebbe potuto raccogliere 500 tonnellate d’oro in tributi. Kitchen e Dever ritengono che la descrizione biblica del Tempio di Salomone rispecchi una struttura veramente esistita.
- Corrente Mediana: Questa corrente, supportata da studiosi come l’archeologo israeliano Avraham Faust e l’americano Lester L. Grabbe, cerca una sintesi. Secondo Faust, il regno con Gerusalemme come capitale era una piccola città-stato con un’acropoli (il Monte del Tempio) che si estendeva su un vasto territorio, inclusa la pianura dello Sharon. Economicamente, i dati archeologici indicano un commercio su vasta scala, sostenibile solo da un’entità politica mediamente estesa. Grabbe, invece, ritiene che Gerusalemme nel X secolo a.C. fosse governata da un sovrano che costruì un tempio, pur essendo la città e il suo territorio di dimensioni ridotte.
L'Evidenza Archeologica di Gerusalemme e l'Epigrafia
Per quanto riguarda Gerusalemme, gli scavi condotti da Eilat Mazar hanno rivelato nel 2005 un largo e ampio edificio amministrativo datato al X secolo a.C., che l’archeologa mette in relazione con re Davide. La maggior parte degli studiosi accetta la datazione proposta da Mazar. Inoltre, la documentazione epigrafica proveniente dalla Terra di Israele, successiva al regno di Davide e Salomone, è abbondante. Include iscrizioni monumentali come quella del re moabita Mesha, o l’iscrizione dallo Shiloach, datata al regno di Ezechia, che osò sfidare il sovrano assiro Sennacherib. Queste iscrizioni dimostrano non solo l’esistenza di una dinastia davidica che regnava sul regno di Giuda, ma anche che il capostipite di tale dinastia, Davide, sia esistito veramente. Certo, se l’iscrizione fa luce sull’esistenza di un tale che si chiamava David, non ne narra le sue gesta e l’esatta posizione di Davide rimane ignota allo storico. Oltre cento anni di scoperte hanno rivelato una vasta gamma di iscrizioni cuneiformi assire, babilonesi o persiane, tra cui il cilindro di Ciro, che illuminano la narrazione biblica. Naturalmente, la narrativa biblica non viene confermata nei minimi dettagli e vi sono numerose aporie tra la narrazione biblica e i ritrovamenti archeologici.

Le Controversie Archeologiche del XX Secolo
Le discussioni sulla storicità dei regni biblici non sono nuove. Ad esempio, è nota la polemica tra gli archeologi israeliani Yigal Yadin e Yohanan Aharoni, risalente ai primi anni sessanta, con l'allora primo ministro David Ben Gurion spesso coinvolto indirettamente. Nel 1958, Yadin condusse uno scavo nella cittadella biblica di Hazor in Galilea. Ai suoi occhi, la duplice distruzione della città cananea, riflettendo gli avvenimenti descritti nel Libro di Giosuè e dei Giudici, confermava la teoria di una conquista violenta di Cana’an da parte delle tribù israelite. A questa teoria si opponeva Aharoni, che invece riteneva la conquista di Cana’an un processo pacifico in cui le tribù di Israele si erano assimilate alla popolazione locale.
Interpretazioni Profonde delle Storie Bibliche
La complessità delle narrazioni bibliche offre ampi spazi di interpretazione. Secondo Haim Baharier, studioso delle Sacre Scritture, la cui esegesi biblica intreccia Cabala e commento talmudico, «nella Torah ci sono due volti che si fronteggiano, ogni tanto si sfiorano, ogni tanto si allontanano, qualche volta si fondono: quello narrativo e quello normativo». Spesso tra le narrazioni bibliche e le regole comportamentali molto concrete, che la Bibbia indica, si crea un cortocircuito logico.
L'Interpretazione del Sacrificio di Isacco
Consideriamo la narrazione della nascita di Isacco: la madre Sara ha 90 anni, il padre Abramo 100. Baharier propone una lettura alternativa, suggerendo che Isacco fosse un disabile, e per questo la gente rideva di lui. Sebbene il riso domini tutto il racconto, con Sara stessa che ride all'annuncio della gravidanza, lei accetta rapidamente la condizione del figlio. Abramo, invece, è tormentato e alla fine decide di sopprimerlo, spinto da una voce che glielo ordina. Un commentatore hassidico ha letto in questo racconto l’assoluta fiducia, nonostante tutto, di Isacco nei riguardi del padre, del figlio dell’uomo nel genere umano, del popolo ebraico nei confronti dell’umanità.
Il Diluvio Universale e l'Arca come "Parola"
Due storie di degenerazione umana sono per un verso la storia del Diluvio Universale e dall’altro la Torre di Babele. Da un lato c’è l’umanità che verrà annegata nel Diluvio, dall’altro c’è Noè che si salverà in un’Arca. Baharier spiega che "Arca", in ebraico Teva, significa anche parola. Nel testo si rapportano le misure dell’Arca (altezza, lunghezza, larghezza) i cui valori numerici (in ebraico le lettere fungono anche da numeri) corrispondono alla parola “linguaggio”. Noè che si salva è l’antenato di Abramo che, attraverso il linguaggio e la parola, inaugura l’identità ebraica. Questo atto fondativo richiede la nascita di un nuovo linguaggio, poiché il vecchio linguaggio era servito ad aggirare la punibilità delle leggi, a coprire la verità e non a svelarla. Il grande "naufragio" del nostro mondo ha molto a che vedere con il Diluvio, una storia comune a moltissime civiltà e religioni.
L'ARCA di NOÈ | Storie della Bibbia per tutta la famiglia | Ciuf Ciuf
La Torre di Babele e il Linguaggio Assolutistico
Dopo il Diluvio, la storia della Torre di Babele rafforza il tema precedente. Il testo biblico parla di una città in costruzione i cui costruttori sembrano prigionieri di un linguaggio composto da parole uniche e comuni. Questa città non riconosce le virtù della diversità; non vi sono lingue differenti. C’è invece una lingua verticale, monolitica e minacciosa che impedisce lo sviluppo orizzontale delle lingue plurali. La Torre di Babele mostra la nascita del linguaggio assolutistico, in cui sono già presenti in fieri tutti i totalitarismi e i fascismi della Storia. Babele è la fine dell’illusione del “come sarebbe bello se parlassimo tutti la stessa lingua”, un'idea che annulla il tempo della riflessione, dell’apprendimento, del dubbio e della contraddizione. La diffusa incomprensione nel nostro mondo connesso nella Rete è la versione attuale della Torre di Babele.
La "Coscienza Magica" e i Totalitarismi
Baharier introduce il concetto di coscienza magica, che non dà spazio alle interpretazioni e non conosce dubbi. La percezione del mondo è nell’ordine dell’abracadabra: è scritto così, quindi è così. La coscienza magica è la madre di tutti i totalitarismi e ha contaminato, in gradi diversi, tutti i monoteismi. I saggi cabalisti leggono il mondo come un immenso intreccio di lettere, un linguaggio che spetta all’uomo decifrare e trarne una lingua per comunicare. La coscienza magica è l’altra faccia del fondamentalismo, un prolungamento acritico di una presunta volontà divina che dirigerebbe il braccio del terrorista che uccide. L’Isis è un chiaro esempio di coscienza magica, di manipolazione delle coscienze attraverso il conformismo dogmatico.