La Validità della Messa Sacramentale: Dottrina e Prassi della Chiesa Cattolica

La questione della validità della Messa sacramentale e delle sue diverse implicazioni è un tema centrale nella dottrina e nella prassi della Chiesa Cattolica. Questo articolo esplorerà vari aspetti, dal dovere di celebrare la Messa, all'importanza dei suffragi per i defunti, fino alle norme liturgiche e agli abusi, fornendo chiarimenti basati sui documenti della Chiesa.

Il Dovere della Celebrazione della Messa

Il sacerdote che ha ricevuto un'offerta per la celebrazione della Messa ha l'obbligo di celebrarla o di farla celebrare, trattandosi di un dovere di giustizia. È stabilito che i sacerdoti che non riescono a soddisfare le richieste di celebrazione di Sante Messe entro un anno devono passarle alla curia, la quale provvede o incarica qualche sacerdote perché le celebri. Questa è la prassi ordinaria.

La Chiesa raccomanda ad ogni sacerdote la celebrazione quotidiana della Messa, anche in assenza dei fedeli. In tal senso, non c'è alcun dubbio che il Signore Gesù rinnova il suo Sacrificio sacramentale ogni volta che un sacerdote, pur nella solitudine di un eremo, celebra l'Eucaristia. Tuttavia, questa non dovrebbe essere la situazione ordinaria, che invece prevede il raduno di un'assemblea liturgica, per quanto ridotta, ma visibile e reale. La stessa cosa potrebbe essere detta anche dell'Ufficio divino, per il quale la riforma della Liturgia delle Ore raccomanda vivamente che le Ore canoniche siano celebrate in comunità o anche in piccoli gruppi, evidenziando in tal modo la dimensione ecclesiale della preghiera liturgica.

Significato delle Intenzioni nella Messa

La Messa può essere celebrata per intenzioni che non siano il suffragio dei defunti. Nella maggior parte dei casi, questa intenzione consiste nel raccomandare a Dio l'anima di una persona defunta, ma può anche essere per le intenzioni personali in favore dei vivi. Inoltre, c'è anche un ampio ventaglio di intenzioni che si trova nelle Messe per varie necessità, come ad esempio per la società civile, per la patria, per le autorità civili, per la semina e il raccolto, per la pace e la giustizia in tempo di guerra. Il fatto che il Messale offra una selezione molto ampia di formule possibili costituisce la prova che la gamma di intenzioni per una Messa è davvero innumerevole.

I Suffragi per i Defunti

Fin dai primi tempi della religione cristiana la Chiesa ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti perché "santo e salutare il pensiero di pregare per i defunti perché siano sciolti dei loro peccati" (2 Mac 12,24). I suffragi per i defunti poggiano sul fatto che in Cristo tutti costituiamo un solo corpo mediante il vincolo della carità.

La Motivazione Teologica di San Tommaso d'Aquino

San Tommaso d'Aquino offre la motivazione teologica per i suffragi: "I suffragi dei vivi giovano ai morti in quanto gli uni e gli altri sono tra loro uniti per mezzo della carità, e in quanto l’intenzione dei primi è indirizzata ai defunti. Perciò quelle opere che cementano la carità o dirigono l’intenzione di uno verso l’altro sono per loro natura più efficaci a suffragare i defunti. Ora, lo strumento più efficace per la carità è il sacramento dell’Eucarestia; perché è il sacramento dell’unità della Chiesa, in quanto contiene colui nel quale tutta la Chiesa è unita e compaginata, cioè Cristo."

Altre Forme di Suffragio

Ci sono altre forme di suffragio oltre alla Messa, come la preghiera, l'elemosina, le opere di misericordia, alcune opere penitenziali e l'acquisto delle indulgenze.

L'Eucaristia come "Refrigerio Cristiano del Defunto"

Il Direttorio della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti su pietà popolare e liturgia afferma che la Chiesa, offrendo al Padre, nello Spirito Santo, il sacrificio della morte e della risurrezione di Cristo, chiede che il defunto sia purificato dai suoi peccati e dalle loro conseguenze. Proprio per questo l'Eucaristia, banchetto escatologico, è il vero refrigerio cristiano del defunto (n. 252).

Inoltre, ricorda che "la chiesa offre il sacrificio eucaristico per i defunti in occasione non solo della celebrazione dei funerali, ma anche nel giorno terzo, settimo e trigesimo nonché nell’anniversario della morte; la celebrazione della messa in suffragio delle anime dei propri defunti è il modo cristiano di ricordare e prolungare, nel Signore, la comunione con quanti hanno varcato la soglia della morte".

Il Sacerdote e la Validità dei Sacramenti

Un sacerdote, anche se in stato di peccato o sospeso, non perde il potere di amministrare validamente i sacramenti. Tale esercizio gli viene vietato, ma non perde la capacità di celebrare validamente. Questo si basa sull'insegnamento di San Tommaso d'Aquino e sulla dottrina della Chiesa (cfr Concilio di Trento, Sess. VII, can. 8, DS 851), secondo cui i sacramenti agiscono "ex opere operato", ovvero per il fatto stesso di essere posto in atto, e non "ex opere operantis" che richiederebbe la santità del ministro. Per questo, in pericolo di morte di una persona, anche un sacerdote sospeso può offrirle il sacramento valido.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 1127-1128) offre una sintesi chiara di questi principi.

Il Codice di Diritto Canonico al Can. 1335 stabilisce che se un sacerdote a cui è imposta o dichiarata una censura celebra un sacramento illecito, è comunque valido, qualora abbia la potestà di ordine, eccetto in pericolo di morte dove il sacerdote non perde la potestà di ordine e gli è consentito celebrare validamente e lecitamente qualsiasi sacramento.

Ex opere operato ❤️‍🔥31 March 2026

Norme Liturgiche e Abusi

La riforma liturgica del Concilio Vaticano II ha portato grandi vantaggi per una più consapevole, attiva e fruttuosa partecipazione dei fedeli al santo Sacrificio dell'altare. Tuttavia, non mancano delle ombre e non si possono passare sotto silenzio gli abusi, anche della massima gravità, contro la natura della Liturgia e dei sacramenti, nonché contro la tradizione e l'autorità della Chiesa, che non di rado compromettono le celebrazioni liturgiche.

Ruolo del Sacerdote nella Liturgia

Il sacerdote, come ministro, come celebrante, come colui che presiede all'assemblea eucaristica dei fedeli, deve avere un particolare senso del bene comune della Chiesa, che egli rappresenta mediante il suo ministero, ma al quale deve essere anche subordinato, secondo una retta disciplina della fede. Egli non può considerarsi come proprietario, che liberamente dispone del testo liturgico e del sacro rito come di un suo bene peculiare. Questa subordinazione del ministro, del celebrante, al minìsterium, che gli è stato affidato dalla Chiesa per il bene di tutto il popolo di Dio, deve trovare la sua espressione nell'osservanza delle esigenze liturgiche relative alla celebrazione del santo sacrificio. Questa è la raccomandazione di san Giovanni Paolo II nella lettera indirizzata ai sacerdoti per il Giovedì Santo del 1980.

Inosservanza delle Disposizioni Liturgiche

L'osservanza delle norme emanate dall'autorità della Chiesa esige conformità di pensiero e parola, degli atti esterni e della disposizione d'animo. Una osservanza puramente esteriore delle norme, come è evidente, contrasterebbe con l'essenza della sacra Liturgia, nella quale Cristo Signore vuole radunare la sua Chiesa perché sia con lui "un solo corpo e un solo spirito". L'atto esterno deve essere, pertanto, illuminato dalla fede e dalla carità che ci uniscono a Cristo e gli uni agli altri e generano l'amore per i poveri e gli afflitti. Le parole e i riti della Liturgia sono, inoltre, espressione fedele maturata nei secoli dei sentimenti di Cristo e ci insegnano a sentire come lui: conformando a quelle parole la nostra mente, eleviamo al Signore i nostri cuori.

La Natura Immutabile della Liturgia

La stessa Chiesa non ha alcuna potestà rispetto a ciò che è stato stabilito da Cristo e che costituisce parte immutabile della Liturgia. Se fosse, infatti, spezzato il legame che i sacramenti hanno con Cristo stesso, che li ha istituiti, e con gli eventi su cui la Chiesa è fondata, ciò non sarebbe di nessun giovamento per i fedeli, ma nuocerebbe loro gravemente.

Il Mistero dell'Eucaristia è troppo grande "perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale". Chi al contrario, anche se Sacerdote, agisce così, assecondando proprie inclinazioni, lede la sostanziale unità del rito romano, che va tenacemente salvaguardata, e compie azioni in nessun modo consone con la fame e sete del Dio vivente provate oggi dal popolo, né svolge autentica attività pastorale o corretto rinnovamento liturgico, ma priva piuttosto i fedeli del loro patrimonio e della loro eredità. Atti arbitrari, infatti, non giovano a un effettivo rinnovamento, ma ledono il giusto diritto dei fedeli all'azione liturgica che è espressione della vita della Chiesa secondo la sua tradizione e la sua disciplina. Inoltre, introducono elementi di deformazione e discordia nella stessa celebrazione eucaristica che, in modo eminente e per sua natura, mira a significare e realizzare mirabilmente la comunione della vita divina e l'unità del popolo di Dio.

Responsabilità dei Sacerdoti nella Celebrazione Eucaristica

Grande è la responsabilità "che hanno nella celebrazione eucaristica soprattutto i Sacerdoti, ai quali compete di presiederla in persona Christi, assicurando una testimonianza e un servizio di comunione non solo alla comunità che direttamente partecipa alla celebrazione, ma anche alla Chiesa universale, che è sempre chiamata in causa dall’Eucaristia". In coerenza con quanto da loro promesso nel rito della sacra ordinazione e rinnovato di anno in anno nel corso della Messa crismale, i Sacerdoti celebrino "devotamente e con fede i misteri di Cristo a lode di Dio e santificazione del popolo cristiano, secondo la tradizione della Chiesa, specialmente nel sacrificio dell’Eucaristia e nel sacramento della riconciliazione".

"Il parroco faccia in modo che la Santissima Eucaristia sia il centro dell'assemblea parrocchiale dei fedeli, si adoperi perché i fedeli si nutrano mediante la celebrazione devota dei sacramenti e in special modo perché si accostino frequentemente al sacramento della Santissima Eucaristia e della penitenza; si impegni inoltre a fare in modo che i fedeli siano formati alla preghiera, da praticare anche nella famiglia, e partecipino consapevolmente e attivamente alla sacra Liturgia, di cui il parroco deve essere il moderatore nella sua parrocchia, sotto l'autorità del Vescovo diocesano, e sulla quale è tenuto a vigilare perché non si insinuino abusi."

La Natura Sacrificale dell'Eucaristia

L'ininterrotta dottrina della Chiesa sulla natura non soltanto conviviale, ma anche e soprattutto sacrificale dell'Eucaristia va giustamente considerata tra i principali criteri per una piena partecipazione di tutti i fedeli a un così grande sacramento.

È necessario comprendere che la Chiesa non si riunisce per umana volontà, ma è convocata da Dio nello Spirito Santo, e risponde per mezzo della fede alla sua vocazione gratuita: il termine ekklesía rimanda, infatti, a klesis, che significa "chiamata". Il sacrificio eucaristico non va poi ritenuto come "concelebrazione" in senso univoco del Sacerdote insieme con il popolo presente. Al contrario, l'Eucaristia celebrata dai Sacerdoti è un dono "che supera radicalmente il potere dell’assemblea. La comunità che si riunisce per la celebrazione dell’Eucaristia necessita assolutamente di un Sacerdote ordinato che la presieda per poter essere veramente assemblea eucaristica.

Disposizioni Liturgiche Specifiche

Preghiere Eucaristiche

Si usino soltanto le Preghiere eucaristiche che si trovano nel Messale Romano o legittimamente approvate dalla Sede Apostolica secondo i modi e i termini da essa definiti. La recita della Preghiera eucaristica, che per sua stessa natura è come il culmine dell'intera celebrazione, è propria del Sacerdote, in forza della sua ordinazione. È, pertanto, un abuso far sì che alcune parti della Preghiera eucaristica siano recitate da un Diacono, da un ministro laico oppure da uno solo o da tutti i fedeli insieme.

Altri Abusi da Evitare

  • Non si ometta nella Preghiera eucaristica il ricordo del nome del Sommo Pontefice e del Vescovo diocesano, per conservare un'antichissima tradizione e manifestare la comunione ecclesiale.
  • Si ponga fine al riprovevole uso con il quale i Sacerdoti, i Diaconi o anche i fedeli mutano e alterano a proprio arbitrio qua e là i testi della sacra Liturgia da essi pronunciati.
  • La lettura del Vangelo, che "costituisce il culmine della Liturgia della Parola", è riservata, secondo la tradizione della Chiesa, nella celebrazione della sacra Liturgia al ministro ordinato.
  • È un abuso per il sacerdote spezzare l'ostia al momento della consacrazione durante la celebrazione della santa Messa.

L'Omelia

Soprattutto, si deve prestare piena attenzione affinché l'omelia si incentri strettamente sul mistero della salvezza, esponendo nel corso dell'anno liturgico sulla base delle letture bibliche e dei testi liturgici i misteri della fede e le regole della vita cristiana e offrendo un commento ai testi dell'Ordinario o del Proprio della Messa o di qualche altro rito della Chiesa. Va da sé che tutte le interpretazioni della sacra Scrittura debbano essere ricondotte a Cristo come supremo cardine dell'economia della salvezza, ma ciò avvenga tenendo anche conto dello specifico contesto della celebrazione liturgica. Nel tenere l'omelia si abbia cura di irradiare la luce di Cristo sugli eventi della vita.

Offerte dei Fedeli

Le offerte che i fedeli sono soliti presentare durante la santa Messa per la Liturgia eucaristica non si riducono necessariamente al pane e al vino per la celebrazione dell'Eucaristia, ma possono comprendere anche altri doni che vengono portati dai fedeli sotto forma di denaro o altri beni utili per la carità verso i poveri. I doni esteriori devono, tuttavia, essere sempre espressione visibile di quel vero dono che il Signore aspetta da noi: un cuore contrito e l'amore di Dio e del prossimo, per mezzo del quale siamo conformati al sacrificio di Cristo che offrì se stesso per noi. Nell'Eucaristia, infatti, risplende in sommo grado il mistero di quella carità che Gesù Cristo ha rivelato nell'Ultima Cena lavando i piedi dei discepoli. Tuttavia, a salvaguardia della dignità della sacra Liturgia occorre che le offerte esteriori siano presentate in modo adeguato. Pertanto, il denaro, come pure le altre offerte per i poveri, siano collocati in un luogo adatto, ma fuori della mensa eucaristica.

Lo Scambio della Pace e la Frazione del Pane

Conviene "che ciascuno dia la pace soltanto a coloro che gli stanno più vicino, in modo sobrio". "Il Sacerdote può dare la pace ai ministri, rimanendo tuttavia sempre nel presbiterio, per non disturbare la celebrazione. Così ugualmente faccia se, per qualche motivo ragionevole, vuol dare la pace ad alcuni fedeli". Nella celebrazione della santa Messa la frazione del pane eucaristico, che va fatta soltanto ad opera del Sacerdote celebrante, con l'aiuto, se è il caso, di un Diacono o del concelebrante, ma non di un laico, inizia dopo lo scambio della pace, mentre si recita l'«Agnello di Dio» … Il rito, pertanto, deve essere eseguito con grande rispetto.

Informazioni e Testimonianze di Vita Cristiana

Se vi fosse l'esigenza di fornire informazioni o testimonianze di vita cristiana ai fedeli radunati in Chiesa, è generalmente preferibile che ciò avvenga al di fuori della Messa. Tuttavia, per una grave causa, si possono offrire tali informazioni o testimonianze quando il Sacerdote abbia pronunciato la preghiera dopo la Comunione. Questo uso, tuttavia, non diventi consueto.

Sacramento della Penitenza e Messa

Secondo l'antichissima tradizione della Chiesa romana, non è lecito unire il sacramento della Penitenza con la santa Messa in modo tale che diventi un'unica azione liturgica. Ciò non impedisce, tuttavia, che dei Sacerdoti, salvo coloro che celebrano o concelebrano la santa Messa, ascoltino le confessioni dei fedeli che lo desiderino, anche mentre si celebra la Messa nello stesso luogo, per venire incontro alle necessità dei fedeli. L'atto penitenziale collocato all'inizio della Messa ha lo scopo di disporre i partecipanti perché siano in grado di celebrare degnamente i santi misteri; tuttavia, "è privo dell'efficacia del sacramento della Penitenza" e, per quanto concerne la remissione dei peccati gravi, non si può ritenere un sostituto del sacramento della Penitenza.

I fedeli siano accortamente guidati alla pratica di accedere al sacramento della Penitenza al di fuori della celebrazione della Messa, soprattutto negli orari stabiliti, di modo che la sua amministrazione si svolga con tranquillità e a loro effettivo giovamento, senza che siano impediti da una attiva partecipazione alla Messa. Si premetta sempre alla Prima Comunione dei bambini la confessione sacramentale e l'assoluzione.

Comunione Eucaristica

È certamente la cosa migliore che tutti coloro che partecipano ad una celebrazione della santa Messa e sono forniti delle dovute condizioni ricevano in essa la santa Comunione. Talora, tuttavia, avviene che i fedeli si accostino alla sacra mensa in massa e senza il necessario discernimento. Inoltre, se si celebra la santa Messa per una grande folla o, per esempio, nelle grandi città, occorre che si faccia attenzione affinché per mancanza di consapevolezza non accedano alla santa Comunione anche i non cattolici o perfino i non cristiani, senza tener conto del Magistero della Chiesa in ambito dottrinale e disciplinare.

La Prima Comunione sia sempre amministrata da un Sacerdote e mai al di fuori della celebrazione della Messa. Salvo casi eccezionali, è poco appropriato amministrarla il Giovedì Santo "in Cena Domini". Si scelga piuttosto un altro giorno, come le domeniche II-VI di Pasqua o la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo o le domeniche "per annum", in quanto la domenica è giustamente considerata il giorno dell'Eucaristia. A ricevere l'Eucaristia non "accedano i bambini che non abbiano raggiunto l'età della ragione o che" il parroco "abbia giudicato non sufficientemente pronti".

I fedeli di solito ricevano la Comunione sacramentale dell'Eucaristia nella stessa Messa e al momento prescritto dal rito stesso della celebrazione, vale a dire immediatamente dopo la Comunione del Sacerdote celebrante. Spetta al Sacerdote celebrante, eventualmente coadiuvato da altri Sacerdoti o dai Diaconi, distribuire la Comunione e la Messa non deve proseguire, se non una volta ultimata la Comunione dei fedeli. "I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi", e confermato da parte della Sede Apostolica.

Nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare che "i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli". Pertanto, ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere ammesso alla sacra comunione. Benché ogni fedele abbia sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca, se un comunicando, nelle regioni in cui la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso, vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia consentito.

Il Diritto Canonico e le Offerte per la Messa

La richiesta di celebrare la Messa secondo una intenzione personale particolare, per i defunti o per altre intenzioni, è regolamentata dal Diritto Canonico. Nella Parte I del Codice di Diritto Canonico, al Titolo III, si tratta della Santissima Eucarestia. Specificamente:

  • Can. 945 - §1. Secondo l'uso approvato dalla Chiesa, qualsiasi sacerdote che celebra o concelebra la Messa può ricevere un'offerta, affinché applichi la Messa secondo un'intenzione determinata.
  • §2. Si raccomanda vivamente ai sacerdoti di celebrare la Messa anche se non ricevono alcuna offerta.
  • Can. 946 - I fedeli che fanno un'offerta per l'applicazione della Messa contribuiscono al bene della Chiesa e con tale offerta partecipano alla sua sollecitudine per il sostentamento dei ministri e delle opere.
  • Can. 950 - Se un'offerta di denaro è data spontaneamente, anche se di minore entità rispetto a quella stabilita, è sufficiente per l'applicazione della Messa.
  • Can. 951 - Un sacerdote non può accettare più di un'offerta per Messa al giorno, salvo il caso in cui celebri più Messe lo stesso giorno, nel qual caso è permesso accettare una seconda offerta per Messa, ma l'eccesso deve essere consegnato al Vescovo.
  • Can. 955 §4 - Qualsiasi sacerdote deve annotare accuratamente le Messe che ha ricevuto da celebrare e quelle cui ha soddisfatto.
  • Can. 958 §1 - Ogni sacerdote che ha ricevuto offerte per la Messa, anche se non ha la facoltà di celebrare, può trasferirle a un altro sacerdote idoneo.

Nella città di Roma, il Vicariato suggerisce un'offerta di almeno 10 euro, anche se i sacerdoti sono sempre disponibili a celebrarla anche senza offerta quando la richiedono persone con poche possibilità economiche. Tutte le altre Messe, festive e feriali, possono essere prenotate dai fedeli. In queste Messe, come previsto dalle norme liturgiche, il nome del defunto viene detto all'inizio della celebrazione, oppure nella preghiera dei fedeli. Questo viene fatto come concessione "affettiva", ma non significa "appropriarsi" della Messa che è di tutta la Chiesa ed a beneficio di tutta la Chiesa.

La Messa Tradizionale (preconciliare)

Il Motu Proprio "Summorum Pontificum cura" ha liberalizzato la Messa tradizionale, permessa dalla Chiesa secondo la liturgia romana tradizionale, eccettuato il Triduo Sacro. L'Art. 4 stabilisce che per le celebrazioni della Santa Messa di cui sopra all'Art. 1, al n.33, non è un obbligo di un ben preciso numero di fedeli interessati. Un sacerdote di rito latino che sia idoneo alla celebrazione può celebrare la Messa in rito tradizionale. Non esiste una norma che possa portare all'impedimento di queste celebrazioni.

La Messa è sempre Messa, a prescindere dalla liturgia. È fondamentale comprendere che la Messa è il Sacrificio di Cristo Gesù sulla Croce, rinnovato realmente e senza spargimento di Sangue. Questa è una base fondamentale ed imprescindibile per dire di "capire" la Santa Messa.

La Messa non è un Luogo di Ritrovo

La Messa non è una festa, un luogo di ritrovo o un momento per socializzare. Il suo scopo primario è la presenza Reale di Cristo, prima, durante e dopo la Messa. Tutte le altre cose sono, eventualmente, una conseguenza.

La lingua della celebrazione (latino o volgare), il canto gregoriano o la presenza di un'assemblea non sono elementi che inficiano la validità della Messa sacramentale, sebbene la Chiesa ne raccomandi la celebrazione in comunità.

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