Il Pellegrinaggio negli Asclepiei: Santuari di Guarigione nell'Antichità

Nell'età antica della cultura greca, tra il X e il V secolo a.C., la medicina non era ancora distinta dalla dimensione magico-religiosa. La malattia era spesso considerata la conseguenza dell'hybris dell'uomo nei confronti della prerogativa divina, e solo l'intervento divino poteva riportare la guarigione, un evento da impetrare con orazioni e sacrifici. In questo contesto, l'intermediario tra la divinità e il malato non era il medico, bensì il sacerdote o l'oracolo. Il luogo di cura era sostanzialmente un santuario, spesso in prossimità di un bosco o di una fonte, siti caratteristicamente teofanici. Solo nell'età classica, nel V secolo a.C., con il pensiero ippocratico, la medicina rivendicò la propria autonomia dalla dimensione soprannaturale e dalla filosofia, ribadendo un proprio statuto dottrinario e metodologico.

Asclepio: Il Dio della Medicina e il suo Mito

Esculapio è l'adattamento latino del nome greco Asklepios, la principale divinità greca delle arti mediche. Asclepio veniva spesso raffigurato con in mano un bastone che porta il suo nome, oggi simbolo internazionale del soccorso medico. Il mito narra che fosse un semidio, nato da una relazione tra Apollo e la mortale Coronide. Secondo il poeta Pindaro, Apollo amava Coronide, ma quando scoprì di essere stato tradito, chiese ad Artemide di aiutarlo nella vendetta. La dea della caccia scagliò una freccia mortale contro la donna, mentre Asclepio le veniva strappato dalle braccia. Apollo rapì il bambino dal corpo materno e lo affidò a Chirone, il quale lo rese esperto nell’arte medica.

La leggenda racconta che un giorno Asclepio resuscitò un morto, violando le leggi di natura e attirandosi l’ira di Zeus (o Giove). Il signore dell’Olimpo, temendo che gli uomini avrebbero perso la fede negli dei se fossero diventati immortali, lo incenerì con una folgore. Per tale ragione, eccitò anche l'ira di Plutone, dio degli inferi, che si lamentò dell'opera di Esculapio con Giove, affermando: "Esculapio, superbo della sua origine, turba l'ordine della natura." Giove decise di punire il medico audace e lo uccise con un fulmine. Apollo, impietosito per la sorte del figlio, uccise per vendetta i Ciclopi che forgiavano le saette di Zeus.

rappresentazione di Asclepio con il bastone e il serpente

Gli Asclepiei: Santuari e Struttura

Gli Asclepiei sono il nome generico di ogni santuario dedicato ad Asclepio. In realtà, questi santuari erano costituiti da una fonte o un pozzo, circondati da un bosco sacro, e dalla clinica, chiamata adyton. Il nucleo più antico di un Asclepieio comprendeva generalmente una fonte o un pozzo con un altare, racchiusi da un sacro recinto dove vegetava un bosco sacro, come testimoniato da Pausania per Epidauro. Se questa disposizione è rimasta negli Asclepiei più semplici, nelle grandi città, dove le condizioni o la fama contribuivano a creare maggiore ricchezza, si svilupparono santuari sontuosi e complessi, come quelli di Atene, Epidauro e Coo.

Il primo luogo di culto di Asclepio fu una grotta presso Tricca, dove, sotto il simbolo del suo attributo principale, il serpente, dava oracoli. Successivamente, il culto si estese ad Epidauro, che ne divenne il centro principale, a Coo, ad Atene e a tutto il mondo ellenico.

mappa dei principali santuari di Asclepio nel mondo ellenico

Il Pellegrinaggio e il Rituale di Guarigione

Nell'antica Grecia, si dormiva in un santuario consacrato ad Asclepio per guarire dalle malattie, un po' come oggi si va a Lourdes. Il malato, presentatosi o trasportato alla porta del recinto, veniva accolto dal sacerdote o dal neocoro se ritenuto degno. In questa fase, l'elemosina doveva avere una parte importante. Poi, passava nel sacro ospedale dove, sempre sotto la guida sacerdotale, veniva sottoposto a lavacri e a digiuni, generalmente di tre giorni.

Ridotto nelle condizioni di purezza richieste, il fedele sacrificava una vittima ad Asclepio e, entrato la sera nell'ἄβατον (Abaton), distendeva spesso la pelle della vittima a terra o su letti di pietra ivi preparati, cercando di dormire. Le guarigioni dei fedeli avvenivano in questo edificio "impenetrabile"; prima di accedervi, infatti, il pellegrino doveva aver compiuto le necessarie lustrazioni di purificazione.

Il rito di guarigione degli infermi prevedeva un’offerta per Asclepio, che in genere consisteva nel sacrificio di un gallo, animale che canta all’alba e pertanto figurazione della rinascita dalle tenebre del male e dell’infermità. Il fedele era poi sottoposto a una cerimonia di lustrazione, scandita da abluzioni sacre: i sacerdoti del santuario lo purificavano con acqua e alloro, chiedendo ad Asclepio di sanificarlo e di prolungare la sua vita.

Infine, la persona inferma trascorreva la notte sotto il portico dell’Abaton per l’incubatio. Nel sonno, attendeva di essere guarito o che il dio gli parlasse per rivelare il trattamento curativo. Tutto il nodo della guarigione consisteva nel sogno che il malato, o per lo stato di debolezza, o per la posizione scomoda cui era costretto, o per l'impressione misteriosa che il silenzio notturno del gelido tempio poteva operare su di lui, inevitabilmente avrebbe fatto. Al mattino, il sacerdote, interpretando il sogno, stabiliva la diagnosi e la ricetta. Il rito di guarigione di Asclepio era dunque una forma di divinazione medica, o iatromanzia.

I racconti dei miracoli compiuti da Asclepio erano trascritti su alcune tavolette d’argilla (anathemata) apposte presso l’Abaton. Queste iscrizioni rivelano chi fossero i supplici che si recavano a Epidauro. Per esempio, è narrato che "Eufane, ragazzo di Epidauro, sofferente di calcoli alla vescica, dormì nel tempio." Gli si chiese: "Cosa mi dai se ti guarisco?". Ed egli avrebbe risposto: "Dieci biglie". Allora il Dio avrebbe riso e promesso di guarirlo. Un altro esempio riguarda "Cleò, che portò avanti una gravidanza per cinque anni. Costei, siccome era già incinta da cinque anni, giunse come supplice dal dio e si coricava nellʼAbaton."

Il malato che usciva guarito, oltre a lasciare un segno di riconoscenza, doveva spesso far incidere la storia della propria guarigione sopra una tavola di marmo o una colonna che si conservava nel tempio. Si narra che Ippocrate apprendesse o perfezionasse la propria scienza medica studiando proprio queste iscrizioni. Dato che la funzione di un santuario di Asclepio si fondava più sulla religione che sulla scienza, non era strettamente necessario che il sacerdote del tempio fosse anche medico; solo di rado si trovavano coesistenti le due prerogative.

illustrazione di un rito di incubazione in un Asclepieio

Epidauro: Il Centro Maggiore del Culto

Nel mondo antico, il più importante santuario terapeutico si trovava in Argolide, a Epidauro. Questa località del Peloponneso meridionale era meta di migliaia di pellegrini che ogni anno vi si recavano per chiedere la guarigione fisica ad Asclepio. Ben prima che Epidauro divenisse famosa per il santuario dedicato al guaritore Asclepio, in questi luoghi si svolgevano già riti e antichissime pratiche religiose. Sin dall’età micenea è attestato infatti il culto del dio Meleàtas, al quale era dedicato uno spazio sacro sul monte Kynortion. Intorno alla metà del VII secolo a.C., si diffuse poi la devozione al greco Apollo che, attraverso un processo di sincretismo con la divinità preesistente, assunse l’epiteto di Meleàtas. Verso la fine del V secolo a.C., a Epidauro si affermò infine Asclepio, come attesta una dedica risalente a quel periodo.

L’area santuariale venne spostata a nord-ovest, in una pianura ai piedi dell’Arachnaion. In un primo momento, la figura di Asclepio affiancò quella di suo padre Apollo, ma col tempo divenne predominante. Una risposta alla crescente popolarità di Asclepio può essere individuata nella terribile epidemia di peste che flagellò la Grecia attorno al 430 a.C. I pellegrinaggi degli infermi a Epidauro aumentarono considerevolmente, portando ricchi introiti all’economia locale. Grazie a questi proventi, tra il IV e il III secolo a.C., si poté realizzare un grande complesso di edifici santuariali, l’Asklepieion.

Del fiorente centro di culto oggi rimangono importanti testimonianze archeologiche e i racconti di chi vi si recò in visita, tra cui lo storico Pausania. Il temenos era circondato da un peribolo e accessibile da due varchi, a nord e a sud, introdotti da propilei monumentali. Pausania rivela che al suo interno non era lecito né nascere né morire.

Gli Edifici Principali dell'Asklepieion di Epidauro

  • L'Abaton (Enkoimeterion): Era una struttura porticata dove i supplici si recavano per l'incubatio. L’Abaton era costruito su due livelli con colonnati sovrapposti di ordine ionico e dorico e si estendeva per circa settanta metri di lunghezza.
  • Il Tempio di Asclepio: Sorgeva innanzi all'Abaton. L’edificio, dorico e periptero con sei colonne per undici, fu progettato nel 380-375 a.C. circa dall’architetto Theodotos. Le decorazioni esterne, incluse le sculture marmoree dei frontoni, furono realizzate da Timotheos e Hektoridas, e oggi sono conservate al Museo Archeologico di Atene. La statua crisoelefantina di Asklepios, contenuta nella cella templare, fu opera di Thrasymedes di Paros.
  • La Tholos: Un grande edificio circolare datato tra il 360 e il 320 a.C. Era composto da un peristilio di ventisei colonne doriche e da un porticato più interno di quattordici colonne corinzie. Attribuita a Policleto il Giovane di Argo, era considerata l’edificio circolare più perfetto in tutta la Grecia, sebbene la sua funzione rimanga ignota. Sotto il crepidoma, un intricato sistema di cunicoli e pareti concentriche (thymele) evocava le spire di un serpente, animale sacro ad Asclepio.

Il Tholos di Epidauro, una meraviglia della storia antica, ricostruzione 3d

Altri Edifici e Funzioni

Accanto ai principali edifici di culto, appena fuori dal confine del temenos, sorgevano numerose altre costruzioni. Annesse al santuario dell’Asklepieion, vi erano ad esempio delle strutture d’accoglienza per i pellegrini, edificate nel IV secolo a.C., come una foresteria (katagoghion) per ospitare i sofferenti provenienti anche da regioni lontane. Altri templi si rivolgevano ad Artemide, Afrodite e Themis. Tutt’intorno all’area si incontravano esedre, altari e piccoli thesauroi per le offerte votive. A sud, un grande complesso con cortile a peristilio dorico, noto come “ginnasio”, era probabilmente impiegato per i banchetti rituali (hestiatorion).

Fuori dal temenos era situato anche uno stadio con una grande pista di circa centottanta metri, eretto tra il V e il III secolo a.C., dove si svolgevano giochi in onore del dio della medicina. Un grandioso teatro venne costruito sul versante nord-occidentale del monte Kynortion, progettato da Policleto il Giovane nel 350 a.C. L’edificio era celebre per la sua perfetta estetica e vanta ancora oggi un’acustica eccezionale che permette di udire distintamente finanche il tintinnio di una moneta dalla sua sommità.

foto del Teatro di Epidauro

L'Asclepieio sull'Isola Tiberina a Roma

Anche a Roma fu dedicato un tempio ad Asclepio (Aesculapius) sull'Isola Tiberina. Il I gennaio si festeggiava infatti la fondazione di due templi sull'Isola Tiberina, uno dedicato al Dio Veiovis, l'altro al Dio Aesculapius. Secondo una leggenda, un serpente vivo si arrotolò sull'albero della nave che portava il simulacro del dio da Epidauro a Roma e, giunto al Tevere, si gettò a nuoto raggiungendo l'isola Tiberina, perché lì il Dio voleva fosse eretto il suo tempio, e così fu fatto. Inviati i sacerdoti ad Epidauro, ottennero al posto del simulacro l'effigie del serpente sacro, attributo di Esculapio.

Con il processo di cristianizzazione, il tempio romano fu demolito, ma la gente continuò a recarsi in quel luogo per ottenere miracoli o guarigioni. La chiesa di S. Bartolomeo fu eretta dall'imperatore germanico Ottone II (X secolo) sulle rovine del tempio di Esculapio. Il pozzo medievale ancora esistente presso l'altare dovrebbe corrispondere alla fonte dell'antico ospedale, cui si attribuivano straordinarie proprietà terapeutiche. Per ragioni di trasferimento di culto, l'antico pozzo sacro a Esculapio non venne distrutto, ma fu inglobato nel nuovo edificio, debitamente effigiato con le figure del Cristo, di San Bartolomeo, di Sant'Alberto di Praga e di Ottone III.

veduta aerea dell'Isola Tiberina con i resti dell'antico tempio di Esculapio

Declino e Abbandono degli Asclepiei

Il santuario di Asclepio a Epidauro visse un momento di crisi dopo che venne depredato dal generale romano Silla negli anni della prima guerra contro Mitridate VI, re del Ponto (89-85 a.C.). Solo in epoca imperiale, nel II secolo d.C., quando la Grecia era sotto il dominio dei Romani, gli edifici dell’Asklepieion vennero ricostruiti attraverso il reimpiego degli elementi antichi. Ma nel 395 d.C., i templi di Epidauro vennero di nuovo saccheggiati dai Visigoti di Alarico. Questo fu il preludio al tramonto definitivo, sancito dal divieto di culto dell’Imperatore d’Oriente Teodosio II nel 426 d.C. Nel corso del VI secolo, due grandi terremoti devastarono le strutture superstiti, e da quel momento non vi fu che l’abbandono.

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