Il Presbiterio di Reggio Emilia: Storia della Diocesi e Opere d'Arte

La **Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla** (in latino *Dioecesis Regiensis in Aemilia-Guastallensis*) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Modena-Nonantola, appartenente alla regione ecclesiastica Emilia-Romagna. L'estensione territoriale della diocesi è sensibilmente più ampia della provincia di Reggio Emilia; infatti, oltre a comprendere tutti i comuni della provincia (a esclusione di Rolo, appartenente alla diocesi di Carpi), include a est altri territori che per la giurisdizione secolare appartengono alla provincia di Modena.

La sede vescovile è la città di Reggio Emilia, dove si trova la Cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine, mentre a Guastalla si trova la concattedrale dei santi Pietro e Paolo.

Mappa dell'estensione territoriale della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla

Storia della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla

L'origine della diocesi di Reggio Emilia è datata tradizionalmente al I secolo, tuttavia, si hanno riscontri storici affidabili di un vescovo reggiano solo a partire dal 451, anno in cui Favenzio prese parte al concilio di Milano. Originariamente la diocesi reggiana era suffraganea dell'arcidiocesi lombarda. Molti dei vescovi del VI secolo hanno riscontri labili e la loro datazione differisce tra gli autori. Nel VII secolo la diocesi entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'Arcidiocesi di Ravenna.

Verso la fine del XIII secolo, durante sette anni di sede vacante (1283-1290), la diocesi fu retta da vicari capitolari: il capitolo della cattedrale si divise in due partiti, eleggendo ciascuno due diversi pretendenti non riconosciuti dall'altro. Nel XVI secolo l'Appennino reggiano, dipendente dalla diocesi di Reggio e in parte da quella di Parma, era diviso in 8 plebanati, ciascuno dei quali aveva come dipendenti un certo numero di chiese filiali. Nella montagna reggiana erano presenti due importanti monasteri.

Il monastero di Marola era retto dai monaci agostiniani. I suoi beni furono dati in commenda, poi allivellati, quindi passati alla Camera Ducale. Francesco IV d'Este, duca di Modena e Reggio, cedette infine l'abbazia al vescovo di Reggio per erigervi un seminario.

Il 22 agosto 1855 la diocesi è entrata a far parte della provincia ecclesiastica dell'Arcidiocesi di Modena. Il 30 settembre 1986 è stata unita alla sede di Reggio la Diocesi di Guastalla, che era stata eretta il 13 settembre 1828.

Informazioni di Contatto e Riferimenti Storici

Per ulteriori informazioni, è possibile contattare la diocesi al numero: +390522432654 fax.

Per la data di morte del vescovo Paolo Coccapani, si può consultare: G. Campori, *Gli artisti italiani e stranieri negli stati estensi*, Modena 1855, p. (LA), Konrad Eubel, *Hierarchia Catholica Medii ævi: sive, Summorum Pontificum, S[anctæ] R[omanæ] E[cclesiæ] Cardinalium, Ecclesiarum Antistitum Series. E Documentis Tabularii Præsertim Vaticani Collecta, Digesta, Edita, cap. Ab anno 1431 usque ad annum 1503 perducta, [vol. II]*, Patavii : Il Messaggero di s. Giuseppe Cappelletti, *Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni*, vol. XV, Venezia 1859, p.

Ordinazione di Nuovi Presbiteri nella Diocesi

La Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla ha celebrato domenica 2 giugno l’ordinazione di due nuovi presbiteri, Claudio Boretti e Antonio Franco.

Claudio Boretti

Claudio Boretti è nato il 6 ottobre 1955 a Reggio Emilia ed è originario della parrocchia della Natività della Beata Vergine Maria in Scandiano. Ha iniziato molto giovane a lavorare come metalmeccanico in un’azienda scandianese, dove è rimasto fino al 2013, anno del pensionamento. Nell’ottobre del 2017 è stato ordinato diacono e ha svolto il suo servizio nella Pieve di Scandiano, in particolare nell’accompagnamento degli ammalati, delle persone in lutto e presso la comunità di Fellegara. Dal 2005 svolge anche servizio presso i gruppi di autoaiuto.

Antonio Franco

Antonio Franco è nato il 4 gennaio 1984 a Parma ed è originario della parrocchia di Sant’Antonio di Padova in Reggio Emilia. Ha conseguito il diploma di perito agrario all’Istituto tecnico agrario Zanelli. Nel 2003 si è iscritto alla Facoltà teologica di Bologna e dal 2012 al 2019 ha insegnato religione nelle scuole superiori. Nel 2013 è stato istituito accolito. Dal 2013 al 2018 ha prestato servizio come cerimoniere vescovile. Ha iniziato nel 2018 il suo percorso nel Seminario della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, svolgendo servizio pastorale con il gruppo vocazionale Samuel e con il percorso “Pozzo di Giacobbe”, poi per tre anni nella Pieve di Scandiano e ancora come cerimoniere del Vescovo.

La Chiesa di San Pietro a Reggio Emilia

La chiesa di S. Pietro è un luogo di culto cattolico, situato in via Emilia San Pietro, nel centro storico di Reggio Emilia, adiacente al complesso conventuale benedettino noto come “Chiostri di S. Pietro”. I Benedettini si occuparono della costruzione del nuovo monastero, dando inizio nel 1524 alla costruzione del Chiostro piccolo e nel 1542 a quella del Chiostro grande. La costruzione della chiesa nuova iniziò nel 1586 e si concluse nel terzo decennio del Seicento. Nel corso dei secoli, sono avvenuti alcuni cambiamenti che hanno riguardato opere di notevole pregio artistico, compiute da artisti di grande fama.

Il Presbiterio e l'Abside

Il presbiterio è il luogo riservato al celebrante e al clero, ed è anche la zona più luminosa e ricca di ornamenti, dove confluisce l’attenzione dei fedeli durante la celebrazione. Di particolare importanza sono le opere esposte in questa parte della chiesa.

Descrizione del Coro e delle Statue

Nell’abside, lo spazio semicircolare di fondo, si trova il coro con gli stalli (sedili) che un tempo ospitavano i monaci. Fra il coro e la parte posteriore dell’altare è collocato un alto e grande leggìo, detto “badalone”. Tra le cantorie e le finestre vi sono due grandi statue raffiguranti i santi cui la chiesa è intitolata: a sinistra **Pietro**, a destra **Prospero** col pastorale da vescovo.

La Pala d'Altare: La Trasfigurazione

Al centro dell’abside, tra le finestre, si trova la pala d’altare, un dipinto molto grande che rappresenta la **Trasfigurazione**. Anche l’ancona, ossia la cornice che lo racchiude, è lavorata a volute e ghirlande, stuccata e dorata come le cantorie. Alla sommità si trovano le insegne papali, ovvero il triregno (alta mitria decorata) e le chiavi. Il grande quadro, attribuito al pittore Camillo Gavassetti (modenese, attivo in varie città emiliane e, a Reggio, nel santuario della Ghiara) ed eseguito tra il 1624 e il 1630, rappresenta quello che narrano i Vangeli di Matteo, Marco e Luca.

Dettaglio della pala d'altare raffigurante la Trasfigurazione di Cristo

I Vangeli descrivono come Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime. Apparvero loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!”. Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: “Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!”.

Nel quadro si riconoscono tre piani distinti: in basso ci sono tre uomini (il più anziano, a sinistra, è Pietro; in basso a destra, col libro che allude al suo Vangelo, Giovanni) con gesti che dimostrano una forte emozione. Al centro, la grande figura di Gesù, vestito di bianco e col capo circondato da un’aureola luminosa, e un altro personaggio che mostra la tavola di pietra che sostiene: è certamente Mosè con le tavole della Legge. In mezzo, più indietro, una terza figura: il profeta Elia. La scena è dominata dalla figura severa e maestosa di Gesù, che con la mano destra indica il cielo; le reazioni dei tre apostoli ci fanno pensare che si sia appena udita la voce del padre dall’alto dei cieli.

La Volta Absidale: L'Investitura di Pietro

L’abside è sormontata da una volta semisferica (catino absidale), decorata da un’opera piuttosto recente (1939) del pittore cittadino Anselmo Govi. La scena rappresenta il momento in cui Pietro afferma che Gesù è figlio di Dio e Gesù risponde attribuendo a Pietro il suo ruolo primario fra gli apostoli. I gesti di Gesù e di Pietro, al centro, sono eloquenti: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e ti darò le chiavi del regno dei cieli.” (Vangelo di Matteo, cap. 16, versetto 18). Ai due lati stanno tutti gli altri apostoli che assistono a questo momento solenne. Verso sinistra si riconosce Giuda, vestito di una tunica nera e col capo non rivolto verso Gesù ma girato dall’altra parte e un po’ nascosto. Lo sfondo è rappresentato con le linee semplici di un paesaggio collinare. Il medesimo pittore è anche l’autore dei dipinti posti negli spicchi della cupola, dove sono raffigurate scene della vita di san Pietro e di san Prospero.

Ciclo Pittorico del Presbiterio e dell'Abside della Basilica di San Prospero

Il ciclo pittorico del presbiterio e dell’abside della Basilica di San Prospero è stato realizzato dal bolognese Camillo Procaccini (Bologna, 1558 circa - Milano, 1629) che si dedicò all’impresa in due distinti periodi, tra il 1585-87 (1° soggiorno reggiano) e il 1598. Durante il primo soggiorno reggiano il Procaccini, probabilmente aiutato da Lorenzo Franchi, affrescò l’abside e il presbiterio con le scene del **Giudizio Universale**, mettendo in scena “i più difficili scorci, le più bizzarre vedute, i più strani effetti d’ira, di timore, di disperazione e di dolore” (C.C. Malvasia).

La rappresentazione è organizzata secondo un preciso programma iconografico: Il Cristo, nel giorno del supremo giudizio, è collocato nel punto più alto della conca absidale e, con un gesto risoluto, ma carico di umana pietà, invita le anime a salire. Lo circondano, adagiati sulle nubi, Angeli e Santi del Paradiso, dipinti con colori freschi e cangianti, accesi da stridenti contrasti cromatici. Gli apostoli Andrea e Pietro troneggiano, isolati, nel primo “girone”, mentre in quelli sottostanti, disposti secondo precise gerarchie, compaiono gli Evangelisti, i Santi protettori della città ed altre figure.

Dal clima sereno del Paradiso si passa, senza soluzione di continuità, all’atmosfera carica di pathos della Resurrezione degli eletti (a destra): in una sospensione irreale emergono faticosamente dalle sepolture i risorti (o salvati) che si protendono trepidanti verso il cielo, nel quale saettano, con le loro lunghe trombe, i quattro Angeli del Giudizio. Volti terrorizzati trasformati in maschere grottesche, corpi straziati, gesti violenti e disperati, caratterizzano invece la rappresentazione dei dannati che sprofondano nelle fiamme dell’Inferno, nella quale campeggia la grande e un po’ beffarda figura del diavolo tentatore. L’atmosfera si fa di nuovo silente e mesta nella rappresentazione del Cristo morto nel sepolcro. Le due storie bibliche, La caduta di Jetzabel (a destra) e la Resurrezione del figlio della vedova di Naim (a sinistra) realizzate nel 1589 da Bernardino Campi, completano il grande ciclo di affreschi del catino absidale.

Opere d'Arte e Cappelle nella Chiesa di San Pietro

La Madonna del Giglio

Nel 1637, quando i lavori per la costruzione della chiesa erano ormai al termine, si incaricò il pittore bolognese Andrea Donducci, detto il Mastelletta, di eseguire un grande quadro in cui inserire un’immagine di Madonna. Questa era stata portata da un abate benedettino da Perugia, come oggetto di venerazione. Da questa piccola rappresentazione deriva il nome **Madonna del Giglio**, in quanto il bambino tiene nella mano sinistra un giglio. Nell’opera del Mastelletta vi sono raffigurati San Pietro, Santa Gioconda e la città di Reggio Emilia, con la Ghiara e S. Prospero.

Quadro della Madonna del Giglio

Madonna con Bambino, San Prospero e San Benedetto

Opera eseguita nel 1592 da Francesco Maria Codeluppi, autore su cui mancano altre informazioni. I personaggi sono disposti a piramide, secondo un diffuso modello cinquecentesco. La Vergine, sopraelevata su un trono con base di marmo, offre il bambino all’adorazione. In basso, sono presenti due figure con pastorale, mentre a sinistra è riconoscibile San Prospero che addita il modellino della città di Reggio sorretto da un angelo. A destra, San Benedetto con il libro aperto in cui si legge il monito: “Ascolta, o figlio, gli insegnamenti del maestro”.

Cappella dei Santi Placido e Flavia

Opera dell’artista reggiano Emilio Besenzi (1608-1656), la **Cappella dei Santi Placido e Flavia** ospita la tela raffigurante il martirio dei due santi. Nel quadro, in alto, sono rappresentati la Madonna con il bambino, San Paolo e Santa Caterina d’Alessandria. Tre angeli in volo portano rami di palma e corone, mentre nella parte inferiore è in atto il martirio. San Placido, con lo sguardo rivolto al cielo, è afferrato dal carnefice dai lineamenti stranieri, in quanto il suo monastero era stato attaccato dai pirati saraceni.

Medaglioni della Volta della Cappella di San Michele

La volta della cappella è decorata con tre medaglioni raffiguranti eventi della vita di San Michele, opera di Sebastiano Vercellesi (1603-1657). Il medaglione di destra raffigura il Santo che sottomette Lucifero; al centro, il diavolo è rappresentato sconfitto, a testa in giù. L’evento narra di un bue che si era perduto e che era stato ritrovato in una grotta dal padrone. L’animale non voleva uscire dall’antro, l’uomo lo colpì quindi con una freccia che cambiò direzione, ferendolo.

La Processione di San Gregorio Magno

Originariamente intitolata *La processione di San Gregorio Magno per la cessazione della peste, con la Vergine, il Bambino e San Michele Arcangelo che ripone la spada nel fodero*, è opera del pittore bolognese Pietro Desani (1595-1657). San Michele è rappresentato al centro, in movimento, leggermente rivolto verso la Madonna con Bambino circondata da angeli, in alto a destra.

Il Supplizio di Santa Barbara

L’opera, di Alessandro Tiarini (1577-1668), pittore bolognese, rappresenta il supplizio di Santa Barbara. Lo sguardo e il gesto verso l’alto della Santa rimandano alla richiesta di grazia: concedere il perdono dei peccati a tutti coloro che, in pericolo di morte improvvisa, si fossero rivolti a lei. Nella rappresentazione, oltre agli angeli con corona e palma, è presente San Pietro.

Santa Lucia e San Carlo Borromeo

La pala d’altare è opera di un pittore di area emiliana non identificato. In primo piano, vi è rappresentata Santa Lucia che offre su un piatto i suoi occhi, rievocando il martirio; a destra, vi è un ritratto di San Carlo Borromeo con abito vescovile e croce. La cappella fu concessa dai monaci al canonico Paolo Messori per ricompensarlo dei lavori di progettazione della cupola.

Santa Caterina d'Alessandria e San Cristoforo

Opera del pittore modenese Camillo Gavassetti, datata al 1623. Ai piedi della Santa, si estende il paesaggio che è in parte coperto dalla figura di San Cristoforo, aggiunta alla fine del secolo dal pittore Girolamo Massarini.

Il Supplizio di San Giacomo e Giosia

Vi è raffigurato San Giacomo, in età avanzata, in ginocchio mentre sta per essere colpito dal carnefice. Alle sue spalle, rivolto di schiena, è rappresentato Giosia, condotto al supplizio insieme al Santo. L’opera è firmata da Sebastiano Vercellesi (1603-1657), l’autore che ha realizzato i tre medaglioni della Cappella di San Michele.

San Mauro che Benedice un Sofferente

Nel quadro, è rappresentato San Mauro, vestito con la tonaca nera benedettina, che sta impartendo una benedizione a un sofferente: un giovane sostenuto da due persone, con una gamba ferita. L’opera, di grandi dimensioni, è stata dipinta dal reggiano Luca Ferrari, detto Luca da Reggio, nel 1649.

Le Nozze di Cana e Il Battesimo di Cristo

Il racconto delle nozze di Cana viene ambientato nella contemporaneità, i personaggi hanno vesti di fine Seicento e sono riconoscibili, in primo piano, dei musici. Sulla parete opposta a *Le nozze di Cana*, è collocata l’opera *Il battesimo di Cristo*, altra opera di Luca Ferrari.

Erode e i Magi

Il quadro attuale è una copia dell’originale dipinto da Camillo Procaccini, trasportato a Modena nel 1783. Opera dell’autore Girolamo Massarini, pittore seicentesco, rappresenta l’incontro durante il quale Erode chiese ai Magi di raggiungere Betlemme, per avere informazioni sul Messia. I due protagonisti, Erode e uno dei Magi, sono vestiti con strascichi sorretti da servi e accompagnati da un corteo di personaggi caratterizzati da colori e fogge orientali.

La Strage degli Innocenti

Opera dell’autore Girolamo Massarini, rappresenta una scena di terribile violenza, in cui i corpi dei bambini sembrano intrecciarsi.

San Giuseppe, la Vergine e gli Angeli

Il quadro è stato attribuito a Girolamo Massarini. Originariamente, era collocato nella chiesa di Santa Maria del Popolo, andata distrutta. Nel quadro, è rappresentato San Giuseppe che riceve la benedizione da Gesù, con sopra due angeli che suonano, uno la tromba e l’altro un violoncello. La Vergine Maria, con un gesto, invita l’osservatore a partecipare al momento di dolore e di gloria.

Dettaglio del quadro di San Giuseppe con la Vergine e gli angeli

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