Il dibattito sul celibato sacerdotale è un argomento di grande attualità e risonanza, che coinvolge non solo la Chiesa Cattolica Latina ma anche l'opinione pubblica laica. Recentemente, il quotidiano "Il Foglio" ha pubblicato una serie di pareri sul celibato, evidenziando come la sua essenza non sia una negazione del sesso, ma un'apertura a una fecondità spirituale inimmaginabile e illimitata, negata a chi ha una famiglia. Si sostiene che la fecondità di un sacerdote che abbia risolto la sua affettività nel rapporto con il Signore - un punto d'arrivo di un lungo cammino - sia inesauribile e vada oltre questioni di tempo, forze e risorse.
La possibilità prospettata dal Sinodo riguardo al celibato è una questione da canonisti e teologi. Non si prevedono eventi tragici, qualunque cosa accada, poiché esistono già casi di uomini sposati che celebrano in piccole aree, ad esempio in Calabria, e la Chiesa è considerata capace di prendere decisioni sagge. Tuttavia, si teme che una potenziale apertura al sacerdozio per gli uomini sposati possa derivare da una parte della Chiesa che non ritiene di aver bisogno di redenzione. Se il sacerdozio fosse ridotto alla sola dispensa di consigli di buona condotta, allora chiunque con buone intenzioni potrebbe farlo. Il sacerdote è, invece, un accesso al mistero, colui che apre le porte della vita eterna; se questo fosse chiaro, le questioni di diritto canonico perderebbero parte del loro fascino.
Casi di Abbandono del Ministero per Amore e il Dibattito sui Media
Un caso recente che ha attirato l'attenzione dei media nazionali è stata la decisione di Don Riccardo Ceccobelli, 42 anni, di chiedere al vescovo della diocesi di Orvieto-Todi, Gualtiero Sigismondi, la dispensa dall'obbligo del celibato e la dimissione allo stato laicale per via di una relazione con una donna. Il sacerdote ha dichiarato di non voler tornare indietro. Questa decisione è stata ampiamente pubblicizzata dal protagonista stesso attraverso un'intervista esclusiva al "Corriere della Sera". Già in precedenza, il quotidiano milanese aveva affrontato il tema del celibato sacerdotale con uno speciale intitolato "Chiesa, celibato in crisi: «Io, prete più giovane d’Italia, lascio per amore»" (inserto Sette del Corriere, 31 luglio 2020), dimostrando come l'argomento sia di grande attualità.

L'Interesse dei Media Laici e la Visione Naturalistica della Sessualità
Sorge spontanea la domanda: perché i media laici mostrano tanto interesse per una questione che riguarda quasi esclusivamente la Chiesa Cattolica Latina? Agli occhi dell'uomo comune o del giornalista laico, il celibato può apparire come un'obsoleta forma di castrazione psicologica. Questo atteggiamento è radicato in una visione naturalistica della sessualità, oggi ampiamente accettata, secondo cui il cuore della sessualità è l'istinto sessuale, il cui fine è la ricerca del piacere. Soddisfatto l'istinto e raggiunto il piacere, l'uomo e la donna troverebbero il loro benessere fisico e psicofisico (cfr. Giovanni Paolo II, Catechesi del 31 marzo 1982). La rinuncia all'esercizio della sessualità è quindi spesso considerata un rischio per la salute psichica del soggetto.
Le Voci dei Sacerdoti: Tra Impegni Pratici e Visioni Riduttive
Alcuni sacerdoti, intervistati dalla giornalista di "Sette" lo scorso anno, hanno espresso diverse prospettive:
- Don Lorenzo (diocesi di Todi-Orvieto) ha affermato: "Oggi il prete deve correre… Per questo il parroco non può essere al pari di un impiegato, che dopo otto ore di lavoro può staccare e tornare a casa dalla famiglia."
- Don Armando (diocesi di Pisa) ha dichiarato: "Credo che prima o poi la Chiesa aprirà sul celibato. Certo io non potrei avere una compagna: dedico anima e corpo a cambiare le ingiustizie, incidere sulla mia gente e riempire di senso le loro vite."
- Un altro sacerdote ha sottolineato che "Vivere una vita a due dovrebbe essere una scelta libera e soprattutto saggia: il celibato sacerdotale non può essere legato a questioni meramente pratiche, come il tempo da dedicare interamente alla vita parrocchiale."
- Un altro ha espresso: "Fare il prete è sempre stata la mia vocazione. Se potessi sposarmi continuerei. E lo farei accanto a lei, che ormai ha preso per sempre posto dentro di me."
Queste dichiarazioni sembrano sottintendere che il celibato sia dovuto principalmente a una questione pratica: i preti hanno sempre più incombenze e mancherebbero spazio e tempo per gestire una famiglia. Tuttavia, emerge una visione del sacerdozio e del matrimonio estremamente riduttiva, intesi solo come istituzioni funzionali al raggiungimento di un benessere individuale, qui e ora. Una tale prospettiva è soffocante e disperante, poiché la vita, il piacere, il benessere e la gratificazione sono effimeri.
La Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II e il Significato Sponsale del Celibato
Per superare questa visione limitata, è fondamentale ritornare alla Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II. Il Papa polacco ha spiegato come l'essere umano sia immagine di Dio non solo come singolo, ma soprattutto come "coppia", maschio e femmina. L'unione stabile, fedele e feconda di maschio e femmina è la più vicina immagine di Dio sulla Terra: comunione, amore che genera vita. L'essere umano ritrova pienamente sé stesso solo donandosi totalmente a qualcuno. La chiamata al matrimonio è la chiamata a donare tutto di sé all'altro per realizzare un'unità, un concetto che Giovanni Paolo II definisce il significato sponsale del corpo. La differenza sessuale e la reciproca attrazione sono segni inequivocabili di questa chiamata alla donazione.
Letizia Suberu: Giovanni Paolo II e la "teologia del corpo"
L'unione degli sposi nella carne non è eterna; prima o poi, la vita terrena e la capacità di unione dei corpi finiranno. Il celibato del prete, scelto liberamente, indica agli uomini e alle donne che il sesso non è tutto. I preti, pur non avendo rapporti sessuali, sono chiamati a "fare l'amore" nel senso di donare totalmente sé stessi per amore.
Come afferma Giovanni Paolo II nella sua Lettera ai sacerdoti del Giovedì Santo 1979: "Il Sacerdote, attraverso il suo celibato, diventa l'«uomo per gli altri», in modo diverso da come lo diventa uno che, legandosi in unità coniugale con la donna, diventa anch'egli, come sposo e padre, «uomo per gli altri» soprattutto nel raggio della propria famiglia: per la sua sposa, e insieme con essa per i figli, ai quali dà la vita. Il Sacerdote, rinunciando a questa paternità ch'è propria degli sposi, cerca un'altra paternità e quasi addirittura un'altra maternità, ricordando le parole dell'Apostolo circa i figli, che egli genera nel dolore (cfr. 1Cor 4,15; Gal 4,19). Sono essi figli del suo spirito, uomini affidati dal buon Pastore alla sua sollecitudine. Questi uomini sono molti, più numerosi di quanti ne possa abbracciare una semplice famiglia umana. La vocazione pastorale dei Sacerdoti è grande e il Concilio insegna che è universale: essa è diretta verso tutta la Chiesa (…). Normalmente, essa è legata al servizio di una determinata comunità del Popolo di Dio, in cui ognuno si aspetta attenzione, premura, amore. Il cuore del Sacerdote, per essere disponibile a tale servizio, a tale sollecitudine e amore, deve essere libero. Il celibato è segno di una libertà, che è per il servizio."
Non si tratta, quindi, di una libertà funzionale o di una questione di tempo da dedicare, ma di una questione di libertà del cuore. Giovanni Paolo II, affermando ciò, dimostra una considerazione altissima del matrimonio e della vocazione alla paternità responsabile. Al contrario, nei progetti di vita a due descritti nelle interviste del Corriere, manca la figura dei figli, che la Chiesa chiede di accogliere generosamente e responsabilmente, riconoscendoli come fonte di gioia ma anche di fatica. Il matrimonio non è stare con una "compagna", ma abbracciare quotidianamente la croce per il coniuge e per i figli, giorno e notte, in salute e malattia.
La "Fuga dal Sacerdozio" e i Dati sulle Defezioni
La "fuga dal sacerdozio" è tornata sotto i riflettori grazie a una lettera (divulgata da "Vatican Insider") scritta a Papa Francesco da 26 donne che dichiarano di vivere relazioni sentimentali con sacerdoti. Calcolare il numero esatto di queste situazioni è complesso. Sebbene esistano cifre ufficiali diffuse dal Vaticano tramite l'Annuarium Statisticum Ecclesiae, queste sono solo indicative. Il termine "defezioni del clero" include anche coloro che hanno lasciato il ministero per motivi diversi dal matrimonio.
Numeri e Stime sulle Defezioni Sacerdotali
- Nel 1998, si registrarono 618 defezioni, di cui 31 in Italia.
- Un calcolo dell'Osservatore Romano, confrontando i dati dal 1970 al 1995, stimò circa 46 mila preti che abbandonarono il ministero in un quarto di secolo.
- Secondo il canonista Vincenzo Mosca, sarebbero più di mille ogni anno le defezioni sacerdotali (diocesane e religiose) nel mondo. Per ogni otto nuovi sacerdoti, almeno uno abbandona il ministero.
- Mosca stima che i sacerdoti "laicizzati" viventi nel mondo siano oltre 50 mila.
- Mauro Del Nevo, presidente dell'associazione di presbiteri con famiglia «Vocatio», ritiene che la cifra vada raddoppiata, stimando 8-10 mila sacerdoti coniugati solo in Italia e 120 mila in tutto il mondo.
I picchi di richiesta di dispensa dall'esercizio del ministero si sono avuti nel 1976-77, con 2500-3000 domande. Attualmente se ne concedono tra 500 e 700 all'anno. In provincia di Caserta, il vescovo di Sessa Aurunca, Antonio Napoletano, ha nominato direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro un ex sacerdote sposato, Giovanni Monteasi.
Amore Terreno e Voti Sacri: Il Conflitto e il Tabù
Amare Dio e avere un amore terreno: la Chiesa cattolica condanna queste relazioni, ma i religiosi che le vivono sono una realtà sempre più importante. Nonostante la consacrazione al servizio divino e i voti di castità e obbedienza, la solitudine può prendere il sopravvento. Migliaia di membri del clero cattolico, pur conservando la fede e il desiderio di testimoniarla, vivono storie d'amore lacerati dal senso del peccato, dalla frustrazione, dalla consapevolezza di essere "fuori della Chiesa" e dalla sofferenza per quella che percepiscono come un'ingiustizia. In una società laica dove tutto è permesso, la vita sessuale dei religiosi sembra essere l'ultimo tabù. Una Chiesa che predica l'amore può impedire ai suoi ministri di amare? Può costringerli a vivere la sessualità nella clandestinità e nell'ipocrisia? Molti di loro sono protagonisti di storie drammatiche in bilico tra la passione umana e l'intensità di una vocazione, e le loro voci di dolore, rimorso, ma anche di fede, gioia e speranza, impongono una riflessione.
Voci Critiche e Prospettive Alternative sul Celibato
"Per secoli la Chiesa ha considerato la donna un demonio tentatore, invece, mai come da quando sono sposato, ho compreso il senso della rivelazione cristiana", afferma Giovanni Franzoni, teologo e scrittore di fama mondiale, considerato un manifesto vivente contro il celibato ecclesiastico. Aggiunge: "Meglio i sacerdoti sposati dei missionari cattolici che nel Terzo Mondo vivono more uxorio con le loro compagne". Anche l'ex abate benedettino di San Paolo fuori le mura, uno degli ultimi protagonisti viventi del Concilio Vaticano II, da quarant'anni si è fatto controcanto alle posizioni ufficiali della Santa Sede su vari temi, dal divorzio alla beatificazione di Karol Wojtyla.
Carlo Vaj, ex sacerdote e psicoterapeuta comportamentista, autore del libro “Totem e il briccone”, considera il «totem come la radice di ogni nostro male e la Chiesa, dimenticando che l’unico comandamento di Cristo è l’amore, è totemica al massimo». Definisce la procedura della Chiesa per esonerare il prete dagli obblighi contratti un «processo kafkiano dove vengono violati i più elementari diritti umani, come quello alla difesa o quello di scegliere liberamente il domicilio e dove la psichiatria è usata come strumento di tortura». Già nel '71, il teologo Joseph Ratzinger aveva previsto l'ordinazione di «cristiani maturi» già sposati. La questione rimane aperta.

«L’amore cristiano, in qualunque forma sia vissuto, non fa male a nessuno. Né ai diretti interessati né a nessun altro». Sebbene questa affermazione sembri scontata, quando applicata all'amore di un prete per una donna, tutto può essere messo in discussione. Secondo il pensiero corrente, se un sacerdote si innamora, ha solo due soluzioni: lasciare il ministero ("buttare via la talare") o reprimere eroicamente il sentimento. Invece, si potrebbe considerare l'opportunità di «una gestione del desiderio sessuale e della sua espressione corporea corrispondente alla peculiarità dell’amore celibe».
L'Amore Celibe Sessuato: Una Nuova Prospettiva
Questa soluzione, umanamente più adeguata e saggia per una gestione equilibrata del ministero sacerdotale, permetterebbe al prete celibe di affrontare l'attrazione per una donna evitando gli estremi della trasgressione o dell'inibizione. Una strada difficile, ma da considerare con serenità, partendo da una situazione in cui il celibato per il Regno dei cieli non è vissuto come una gabbia, ma come un sentiero da percorrere. Affrontare l'affettività dei preti in questo modo assomiglia «talvolta a un percorso in cresta con una vista meravigliosa, ma con il rischio di scivolare in un amore che sia senza agape o senza eros», portando alle derive deprecabili di trasgressione o inibizione. Il teologo Aristide Fumagalli, docente di teologia morale, nel suo libro L’amore celibe. La relazione del prete con le donne (San Paolo, pagg. 144, euro 16), affronta questa delicata questione.
Fumagalli spiega che il celibato per il Regno, se ha ancora senso, non va inteso come narcisismo o come la sindrome dello scapolone. La sfida dell'amore celibe è mantenersi in equilibrio tra un celibato trasgressivo e uno inibito, rischi che avviliscono la figura del prete e inquinano la Chiesa. Per sfuggire a questo doppio pericolo, strettamente collegato (spesso sotto i panni dell'inibito si nasconde un trasgressivo), è necessario riconoscere che può esistere l'amore celibe sessuato - che esclude la dimensione genitale - con una sua generatività, espressione e promozione reciproca di gioia e pace. Questo amore si gioca alla luce del sole, con trasparenza e immediatezza, senza clandestinità, e senza paura di confrontarsi con altre persone per chiedere consiglio e aiuto. Per metterlo in pratica occorre esercitare la virtù della castità celibe, che significa rispetto e promozione dell'altrui differenza, prendendo le distanze dall'amore erotico ma aprendo le porte all'emozione sentimentale per entrare in un dialogo libero e ricco.
Vivere questa intimità spirituale casta tra un prete e una donna è difficile. Il primo criterio per riuscirci, spiega don Fumagalli, è pensare che «dall’intimità con il Dio amore che nascono le nostre più intime relazioni interpersonali», e quindi il riferimento è sempre all’amore di Cristo in cui si intrecciano desiderio e dono, eros e agape. Questa certezza rende possibili anche gesti di affetto interpersonali la cui adeguatezza sarà sottoposta al giudizio della coscienza personale degli interessati. «Se la cautela in questa relazione è comunque indispensabile - scrive nella prefazione l’arcivescovo di Modena-Nonantola, Erio Castellucci, vicepresidente della Cei - essa non deve mai diventare paura».

Questa non è una teoria impossibile da tradurre nella realtà. L'ultima parte del libro di Fumagalli è dedicata a sette storie d'amicizia tra celibi, raccontate attraverso lettere scambiate, da San Francesco con donna Jacopa dei Sette Soli, a don Giuseppe De Luca con Romana Guarnieri, e a Karol Wojtyla con Wanda Poltawska. Storie che dimostrano quanto «il celibato per il regno dei cieli non è propriamente uno stato di vita da preservare, quanto una vocazione all’amore da vivere». Il santo vescovo di Ginevra, Francesco di Sales, scriveva alla sua amata Giovanna Chantal, madre di sei figli e vedova, anche lei santa: «Tenetemi molto strettamente legato a voi, e non datevi pensiero di sapere altro, se non che questo legame non è contrario a nessun altro, sia di voto e sia di matrimonio».
La Relazione con la Sessualità e le Scelte di Vita
La questione della sessualità e del legame sessuale nella personalità è complessa e spesso opposta all'impegno nel celibato sacerdotale. Alcune visioni, spesso basate su pseudo-concezioni psicanalitiche, riducono la sessualità all'individuo che cerca di realizzarsi attraverso il godimento sessuale, o alla sola capacità di diventare genitore. Altre prospettive vedono il celibato come una forma di paura di esprimersi sessualmente. È importante una buona conoscenza dell'antropologia cristiana per affrontare la verità sul celibato sacerdotale o per meglio impostare l'azione pastorale.
Letizia Suberu: Giovanni Paolo II e la "teologia del corpo"
L'immagine del Cristo è il fondamento della scelta del celibato per il sacerdote. La Chiesa non impedisce a nessuno di sposarsi, anzi, consente a molti di condurre una vita coniugale ed essere padri. L'uomo che sceglie il celibato accetta di donarsi completamente. Non è corretto considerare il celibato come una forma perversa di espressione sessuale o che non sia sublimata. La sublimazione è il processo attraverso il quale l'energia della pulsione sessuale viene reindirizzata verso finalità non sessuali, arricchendo la personalità.
Patologie e Celibato: Un Legame Spesso Mal Interpretato
Non è detto che il celibato sacerdotale sia fonte di squilibrio affettivo, così come non lo è il matrimonio nella vita coniugale. Molte delle difficoltà incontrate dai sacerdoti dipendono da elaborazioni interiori della personalità che affondano le radici nell'inconscio. Non si possono stabilire correlazioni dirette tra determinate patologie e il celibato in generale. Le difficoltà possono dipendere da radici socioculturali o da problematiche personali complesse, spesso legate a una incapacità di accettare e integrare la propria sessualità. Non si tratta di non dire nulla, ma di non cadere in interpretazioni superficiali che riducono la sessualità a una dimensione incestuosa e proibita. La sessualità, se non è elaborata psicologicamente, può essere un handicap.
La Formazione e l'Accompagnamento
È essenziale considerare e rispettare la dimensione religiosa dell'esistenza, poiché qualità personali sono altrettanto importanti del metodo terapeutico. Il celibato non deve essere visto come una difesa, un'illusione o una costruzione psicologica. È fondamentale un accompagnamento che aiuti il sacerdote a progredire e a rielaborare la sua economia interna, soprattutto se vi è uno sviluppo bloccato per diversi motivi. La formazione al sacerdozio e alla vita religiosa deve tenere conto di queste complessità, esigendo che il futuro sacerdote abbia elaborato e superato psicologicamente le sue problematiche affettivo-sessuali. Nessuna perizia può garantire il futuro di un soggetto, tormentato da problemi insospettati; è fondamentale un discernimento continuo dell'individuo e delle sue possibili evoluzioni, anche attraverso la direzione spirituale e la formazione permanente dei sacerdoti, con attenzione alle prevenzioni proprie di ogni regione del mondo.