La Bibbia: Un Grande Libro Sconosciuto e i Suoi Molteplici Livelli di Lettura secondo Jean-Louis Ska

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Oggi appare diffuso il desiderio di conoscere e approfondire la Bibbia, uno dei testi fondamentali all’origine della tradizione culturale occidentale. Tuttavia, per molti, la Bibbia è anche un «Great Unknown Book», un grande libro sconosciuto. Le sue pagine, in realtà, non danno risposte, ma piuttosto contengono domande essenziali e stimolano percorsi di vita.

Un libro antico aperto, che simboleggia la Bibbia come testo fondamentale ma sconosciuto

L'Attrattiva della Sacra Scrittura nella Società Contemporanea

Nonostante la società attuale sia sempre più stretta nella morsa di una mentalità tecnico-scientifica, linteresse per la Sacra Scrittura è molto diffuso, come testimoniano le numerose e partecipate proposte di percorsi biblici, lectio divina e settimane bibliche, nonché l'apprezzata esperienza del Festival biblico. Ma perché la gente, credenti e non credenti, si rivolge alla Bibbia?

Secondo il Professor Ska, «La Bibbia fa parte del patrimonio culturale del nostro mondo, in particolare del mondo occidentale, ma non solo. Lì ove sono presenti membri del popolo ebraico oppure ove è stato diffuso il cristianesimo, la Bibbia è entrata nella cultura.» Il fascino della Bibbia è dovuto anche in parte alla secolarizzazione e alla scristianizzazione del nostro mondo occidentale. Per questo motivo, la Bibbia è diventata per molte persone un GUB, per usare una espressione di Umberto Eco, un “Great Unknown Book”, “un grande libro sconosciuto”. È diventato un libro misterioso, che ha avuto un grande influsso, oggi spesso dimenticato. Da lì scaturiscono alcune domande sulla sua natura, sul suo contenuto e sul suo significato: "Perché ha avuto tanto influsso e perché non ce l’ha più? Questo libro sacro come riesce a parlare alla vita delle persone? Qual è il suo punto di forza?"

Ska sottolinea che «La Bibbia non dà risposta alle domande di oggi, così come non ha dato risposte alle domande di ieri. Sono sicuro che sorprende assai la mia asserzione. Però sono convinto di quello che dico.» La Bibbia, invece, contiene un bel numero di domande essenziali che il popolo d’Israele prima e poi le prime comunità cristiane si sono poste nelle diverse circostanze della loro storia. E la Scrittura descrive o ricorda il modo di porre e di vivere le domande, delineando alcuni percorsi di persone o di gruppi che hanno cercato di rispondere alle domande esistenziali della loro epoca.

Incontro con Jean Louis SKA s.j.

La Manipolazione e Strumentalizzazione del Testo Biblico

«È purtroppo vero che il testo biblico è stato ed è ancora spesso manipolato e strumentalizzato.» Nel mondo ebraico tradizionale, la Bibbia è spesso considerata una collezione di versetti o di brevi passi che hanno tutti lo stesso valore e che possono essere citati senza tener alcun conto del contesto e, ancora meno, delle circostanze della loro redazione. Lo stesso vale per molti cristiani, e forse ancora di più nel mondo ecclesiale. I testi biblici, isolati dal loro contesto, servono a suffragare le opinioni avanzate in una molteplicità di circostanze e di contesti. Si enuncia l’idea e poi si cita il testo che la conferma. Per dirlo con Umberto Eco, non si interpreta la Scrittura, si usa la Scrittura. Il punto di partenza non è la Scrittura, bensì una verità dogmatica, una verità di fede, o un insegnamento morale. La Bibbia “serve” a illustrare o a convalidare quanto proposto.

Consigli per una Lettura Autentica e Approfondita

Per imparare a nutrirsi della Parola di Dio non sporadicamente ma nella quotidianità, è necessario imparare a “leggere bene” la Bibbia. Ecco alcuni semplici consigli per farlo:

  • Scelta della Traduzione: È consigliabile usare almeno due traduzioni diverse e paragonarle. Il confronto permette di acquistare una prospettiva più giusta sul testo che si legge. Per l’uso personale, è meglio scegliere la versione della Bibbia che si predilige, quella che si legge più volentieri. Per l’uso nei gruppi biblici o nella pastorale, è preferibile usare la traduzione raccomandata dalle autorità.
  • Utilizzo di Strumenti di Studio: Vale la pena usare una Bibbia con introduzioni, note e referenze marginali. È importante leggere le note esplicative e le introduzioni, poiché il contesto in cui i libri biblici sono stati redatti è molto diverso dal nostro.
  • Approfondimento delle Referenze: È utile andare a leggere i testi menzionati nelle referenze marginali, non solo il versetto citato, bensì anche il passo in cui tale versetto si trova.

Il Valore della Narrazione e la Formazione Teologica

Oggi viene riconosciuto in vari ambiti il valore della “narrazione” (una parola, tuttavia, che talvolta è anche abusata…). La Bibbia è piena di racconti: essi possono costituire un modello per le nostre “narrazioni”? La narrazione è un’esperienza che può essere condivisa da ogni lettore che percorre il testo e rivive, a modo suo, l’esperienza descritta nel racconto. La rivive con la sua intelligenza, la sua sensibilità e la sua immaginazione. Ricrea l’esperienza raccontata anche se deve “spaesarsi”, deve lasciare il mondo della sua propria esperienza per entrare nel mondo delle esperienze altrui. Ogni lettura è diversa, ovviamente. Però una lettura è sempre un dialogo fra due mondi e il dialogo è fruttuoso quando è un vero dialogo ove le due parti possono parlare.

Secondo Ska, «la Bibbia occupa poco e troppo poco spazio nella formazione teologica e nella vita accademica.» Ribadendo quanto detto prima, spesso si “usa” la Bibbia, non si “interpreta” la Bibbia. La lettura gratuita, disinteressata e non utilitaristica della Bibbia è la base del vero lavoro teologico. Si parte dalle fonti invece di arrivare solo in seconda battuta alle fonti o di attingere alle fonti per i propri scopi. Non siamo soli nella lettura della Bibbia e non siamo i primi a leggerla. Si legge la Bibbia in famiglia o in comunità, e spesso nella comunità ecclesiale o, più semplicemente, nella comunità dei lettori della Bibbia. E la Bibbia è stata letta da generazioni di lettori prima di noi che hanno anche lasciato vestigia delle loro letture.

La Bibbia: Documento, Monumento, Avvenimento

Per comprendere appieno la lettura biblica, possiamo usare diverse immagini, proposte anche da maestri come Louis Alonso Schoekel. Un libro può essere un documento, un monumento o un avvenimento.

Il Libro come Documento

Molto spesso leggiamo un libro, anche la Bibbia, come un documento che parla di altre cose. La leggiamo per sapere. Per esempio, leggiamo il Vangelo per sapere di Gesù Cristo, che cosa ha fatto, cosa ha detto, qual è la sua personalità, quali sono le sue qualità, da dove viene e dove va, qual è il senso della sua missione. Vogliamo che sia documentato sulla sua volontà, su quelle che sono le sue esigenze, su quello che ci chiede oggi, quello che ha detto ai suoi discepoli. C’è tutta una vena che ci consente di vedere in un libro un documento.

Possiamo leggere l’Antico Testamento come un documento sulla storia di Israele: come è nato il popolo di Israele, dove è andato, come si è formato, quali sono le sue vicende, quali sono le peripezie della sua storia. Vediamo in che modo sia stato schiavo in Egitto, ne è quindi uscito per poi vivere nel deserto. Vediamo come questo popolo abbia conquistato una terra, e abbia instaurato una monarchia. Nel libro dei Re, per esempio, vediamo come questo popolo finisca male, con l’esilio, ma come in seguito una minoranza riesca infine a tornare e ad avviare una ricostruzione. Abbiamo una documentazione, un libro che ci dà informazioni su una storia: la storia d’Israele. Il Nuovo Testamento ci informa sulla nascita di un movimento iniziato da Gesù Cristo e perpetrato dai suoi discepoli, con il nome di Chiesa.

Leggere i libri come documenti significa già leggere non superficialmente. Ad esempio, "Pinocchio" di Collodi, una bella storia di un burattino che attraverso varie vicende riesce alla fine a mutarsi in bambino, può essere affrontato con diverse chiavi di lettura: sociale, psicologica, educativa. Cerca infatti di trasmettere valori, e la lezione è semplice: andate a scuola. Anche il libro "Cuore" di De Amicis cerca di inculcare valori, per mezzo di storie tenere, trasmettendo ideali di patriottismo, senso civico, senso del lavoro, dell'obbedienza. Quindi ogni libro può essere letto come documento, fornendo documentazione non solo sulle informazioni, ma anche sui valori trasmessi attraverso la narrazione.

Quello che è importante vedere sono dunque i valori, gli ideali e le informazioni che sono trasmesse. Dal vangelo di Giovanni si legge: “Tutto ciò ho scritto affinché voi crediate.” Da questa frase si capisce che è ben chiaro lo scopo. Non racconta solo per il gusto di raccontare, o per divertire, o magari per avere successo come narratore. Il suo interesse è di far credere. San Luca non lo dice alla fine, ma all’inizio del suo vangelo, rivolgendosi ad un Teofilo: ”Quello che ti scriverò adesso non è per informarti, perché lo sai già. Sono tanti quelli che lo hanno scritto. Ti scrivo per mostrarti che tutto quello che è stato detto è sicuro, è solido e così potrai verificare la solidità di quello che è già stato raccontato su Gesù Cristo.” Quando uno legge un libro considerandolo solo come un documento è chiaro che va a cercare un’altra cosa, e alcuni critici ritengono che questo modo di leggere sia troppo riduttivo.

Un'antica pergamena o manoscritto che simboleggia il libro come documento storico

Il Libro come Monumento

Torniamo a vedere cosa significa vedere in un libro un monumento. I veri valori importanti del racconto vanno ricercati all’interno, non all’esterno. Come disse uno di questi critici “la narrazione è il messaggio”, e quindi il messaggio non è da ricercare nella storia, nel contesto, nell’origine del libro o altrove. Il vero messaggio sta dentro la storia, nel percorso che si fa quando si legge.

Riprendendo l’immagine molto bella di padre Alonso Schoekel, il racconto è paragonato ad uno spartito da cantare o suonare. Il messaggio sta dentro e da tutto quello che sta dentro possiamo capirne il significato. Questi discorsi sono come cinque pilastri di un portico del quale formano l’architettura. È importante vedere come ogni racconto abbia una sua architettura, e questa immagine ci suggerisce che dovremmo affrontare un racconto come se percorressimo un palazzo. Non dimentichiamoci tuttavia che la vera importanza risiederà nel monumento, nell’insieme, nell’unità: ogni racconto, ogni libro e quindi ogni vangelo allo stesso modo è un monumento.

Noi possiamo accumulare diverse informazioni sull’ambiente di questo racconto, le circostanze della sua nascita, le sue origini, sul contesto, sulla lingua e sulla cultura del tempo, ma tutto questo non ci dà il suo significato vero, la chiave. Possiamo leggere molte cose sul vangelo e possiamo leggerlo molte volte, ma se non ci entriamo dentro non capiremo cosa sia realmente il vangelo e di cosa parli. Il vangelo rimane sempre un documento, è vero, essendo stato scritto ben venti secoli fa, e non possiamo ignorare il fatto che vada letto secondo i contesti dell’epoca. Ma proprio per questo possiamo dire che è un monumento antico, adatto al ritmo antico, che segue le regole e le convenzioni antiche, costruito secondo criteri dell’architettura antica.

Per quanto riguarda il monumento, torna in mente il libro di De Amicis: il significato vero dei suoi racconti risiede nel mondo dei sentimenti che l’autore riesce a destare in tutti noi. Non possiamo dire che lo spartito sia musica, perché c’è musica solo quando uno suona o canta. Allo stesso modo il libro esiste solo nel momento in cui uno lo apre e lo percorre, e non certo quando lo lascia chiuso lì su uno scaffale di biblioteca. Il significato esiste solo nel momento della lettura, altrimenti è solo potenziale: nonostante permanga la sua fisicità un libro esiste realmente se è percorso da qualcuno che lo legge. Non esiste libro senza lettore come non esiste musica senza interprete. Leggere è come suonare: uno comincia con lo studiare le scale e le composizioni esercitandosi fino a che non gli viene naturale. E l’ideale è suonare senza far sentire lo sforzo, altrimenti si suona male.

La vera interpretazione la viviamo ogni giorno e la Bibbia la dobbiamo quindi interpretare con la nostra vita. È importante notare che non siamo mai soli nella lettura (benchè ci capiti spesso di leggere la Bibbia da soli): tanti l’hanno letta prima di noi, tanti la leggono con noi, in comunità, in tante parti del mondo. E a questo punto non si tratta più di un’esecuzione da solista ma di un grande concerto, di un grande coro: leggiamo insieme, cantiamo insieme, interpretiamo insieme aiutandoci l’un l’altro nella lettura. Ciascuno darà il proprio contributo personale ed unico, ciascuno darà un angolo di visione del monumento che gli altri non hanno.

Un antico monumento o rovina con persone che lo esplorano

Il Libro come Avvenimento

In sintesi, un libro è un documento che ci informa di tante cose, un monumento che è il valore in se stesso, e un avvenimento, o un evento, perché la lettura non può avvenire senza il nostro contributo.

La Bibbia è sempre nuova perché la leggiamo in un contesto diverso o perché noi siamo diversi e quindi abbiamo altre domande, altre prospettive o vediamo la Bibbia in modo diverso o perché contiene anche il passato, il presente e il futuro. Ci sono almeno due dimensioni principali in ogni testo: c’è qualche cosa che viene dal passato, dalla tradizione, che viene ripreso, reinterpretato e attualizzato per il momento presente.

Prospettive Ulteriori: Specchio, Lampada, Finestra

Per un'interpretazione più profonda, possiamo utilizzare altre tre immagini: lo specchio, la lampada e la finestra.

Il Libro come Specchio

Un’immagine molto antica, citata per esempio nella Repubblica di Platone o nella Poetica di Aristotele, è quella dello specchio. Platone, come sappiamo, divideva la realtà in diversi piani, aveva una visione gerarchica della realtà. In cima a questa scala gerarchica c’era il mondo delle Idee, subito sotto c’era il mondo sensibile, il mondo in cui viviamo. La letteratura e l’arte stessa, secondo Platone, sono come l’immagine di uno specchio. Quando leggiamo un romanzo sappiamo che è un’opera di immaginazione, tuttavia ricerchiamo comunque la verosimiglianza, dev’essere simile al vero!

Quando leggiamo la Bibbia, forse la affrontiamo anch’essa seguendo i parametri dell’arte classica e vogliamo ritrovarci una riproduzione della realtà. Molto spesso si ripete che leggiamo i vangeli come guardiamo la televisione: vediamo il susseguirsi davanti a noi di immagini e pensiamo che siano fotografie della realtà. Quello che ci descrive il vangelo sarebbe, per esempio, il filmato della vita di Gesù Cristo. Tuttavia, considerando i filmati e le riproduzioni attuali della vita di Gesù, ci accorgiamo che sono stati comunque montati per mezzo dell’immaginazione umana, e con l’intento di trasmettere un determinato messaggio. Così anche gli evangelisti non possono essere considerati giornalisti, non possono rappresentare fedelmente la realtà come specchi.

Un esempio è San Giovanni: dice chiaramente che il suo proposito è quello di farci credere, quindi non rimane alla superficie, ma sceglie e “disegna” bene le sue immagini. Mette in risalto alcuni aspetti e non considera altri che non ritiene utili. Non è una fotografia, ma una pittura. Un altro esempio molto semplice lo possiamo trarre dalla Divina Commedia di Dante: non abbiamo un filmato del medioevo, o della storia di Firenze all’epoca di Dante, ma è un’interpretazione della storia, ovvero mette in risalto quello che, secondo lui, rimane per l’eternità. La personalità di ogni figura che appare nella Divina Commedia è fissata nella sua eternità. Fa apparire nella storia di questi personaggi quello che per lui rimane nell’eternità. Questo lo ritroviamo anche nel vangelo. Non possiamo semplicemente leggere la Bibbia o il vangelo soltanto come specchio di una certa realtà.

Un antico specchio che riflette una scena o un volto

Il Libro come Lampada o Sorgente

Secondo un'altra prospettiva, il libro ci permette di ritrovare la luce di una lampada, oppure il fiume che esce da una sorgente. Queste due immagini le ritroviamo spesso nell’età romantica per descrivere l’attività letteraria. Si riconduceva l’opera al suo autore e l’autore ad una personalità eccezionale, fonte di luce, sorgente di valori, di arte, di immagini, di significati nuovi. Per esempio, in Luca si descrive Luca l’evangelista, Luca che si interessa molto delle donne, Luca che mette in risalto l’aspetto misericordioso di Gesù, che sottolinea tutti gli episodi dove vi è uno scoppio di gioia per la salvezza, che sottolinea tutti gli episodi dove la salvezza si manifesta “oggi” -il famoso “oggi” di San Luca: “oggi è nato il Salvatore”, “oggi sarai in Paradiso con me”, “oggi la salvezza è entrata in questa casa”, etc.

San Giovanni invece è il mistico. Vede in trasparenza in ogni evento della vita di Gesù la gloria del Figlio di Dio, la gloria del risorto. Nei racconti delle nozze di Cana, nella chiamata dei discepoli, nella conversazione con la samaritana, la moltiplicazione dei pani, la resurrezione di Lazzaro, etc. Nel vangelo di Giovanni abbiamo diversi registri, e quello è il genio di Giovanni (o dell’autore di questo vangelo). Senza Giovanni, Luca, Marco, Paolo e senza gli autori dell’Antico Testamento non potremmo leggere la storia dell’antico Israele, la storia della Chiesa primitiva e di Gesù Cristo come le leggiamo. Ci vuole qualcuno per illuminare la storia, ci vuole una lampada, altrimenti saremmo nel buio. Abbiamo nei documenti lo specchio di una certa realtà, una realtà illuminata dall’autore. Ci sono eventi, significativi e non, tutti i giorni. Questo perché c’è qualcuno che scopre e legge il significato del messaggio. Quindi gli eventi e la realtà non hanno significato se non c’è qualcuno per scoprirlo. Hanno tutti e tre visto quel poveraccio morente sulla strada, ma c’è chi l’ha visto ed è passato sull’altro lato della strada e c’è chi si è commosso.

Un'antica lampada a olio che illumina un libro aperto

Il Libro come Finestra

L'immagine della finestra suggerisce che un libro, come un articolo di giornale, è una finestra aperta sul mondo. Viene in mente un’immagine di Marcel Proust, tratta da “Alla ricerca del tempo perduto”, in cui descrive la brillante esecuzione di un famoso pianista dell’epoca come “una finestra aperta su di un capolavoro”. Un libro, un racconto, un salmo, rispecchia una certa realtà, illuminata da un autore.

Prendendo un testo comune che si trova in ogni vangelo, si possono osservare differenze di taglio, nonostante narrino lo stesso episodio. Ad esempio, nella descrizione della passione di Gesù, la versione di Matteo si accosta un po’ di più rispetto a Marco; la traccia che seguono è la stessa, nonostante Matteo si dimostri un po’ più esplicito.

In Marco, si legge: “Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere” […] “Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: - Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!- Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: -Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo-. E anche quelli che erano crocifissi con Lui lo insultavano.” E ancora: “Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lema sabactàni? che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Così Gesù sembra abbandonato da tutti, persino da Dio: questa è l’immagine che Marco dà. Se passiamo a Matteo ritroviamo la traccia e le espressioni di Marco. L’unica differenza è che Matteo esplicita tutto quanto con riferimenti alla s...

Una finestra aperta che mostra un paesaggio o una scena

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