La Bibbia, considerata la grande lettera d'amore di Dio all'umanità, è un'opera monumentale composta da due grandi parti: l'Antico e il Nuovo Testamento. Il termine "testamento" in questo contesto si riferisce all'alleanza. Essa è formata in totale da 73 libri (46 dell'Antico Testamento e 27 del Nuovo Testamento), suddivisi in diverse categorie quali il Pentateuco, i libri Profetici, Storici e Sapienziali nell'Antico Testamento, e i Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere Paoline, le Lettere Cattoliche e l'Apocalisse nel Nuovo Testamento. Il cuore della Bibbia è rappresentato dal Vangelo, che narra gli atti e le parole di Gesù, considerato Dio stesso.
La Bibbia è un testo ispirato da Dio, ma scritto da uomini, detti agiografi. Per questo motivo, essa presenta immagini e linguaggi di epoche storiche diverse, riflettendo il contesto culturale di ogni autore. È fondamentale leggerla nella sua totalità, evitando di estrarre parti a caso per interpretarle come un oracolo. Inoltre, la sua lettura va intrapresa in comunione con la Chiesa, poiché la Chiesa è guidata dallo stesso Spirito che l'ha ispirata. La Bibbia, in quanto Parola di Dio, non è sorta né dai padri della chiesa, né da concili, ma è opera di Dio.
L'Origine e la Trasmissione delle Scritture Antiche
La Tradizione Orale e la Redazione Scritta
È probabile che la memoria delle parole e delle opere di salvezza di cui Dio ha fatto dono all’umanità all’inizio della storia sia stata tramandata oralmente, almeno nei primi tempi, da Adamo a Mosè. Gli anziani trasmettevano ai giovani tutto ciò che Dio aveva detto e fatto per loro e i loro padri. Successivamente, questo retaggio fu fissato per iscritto, forse contemporaneamente al dono della legge sul monte Sinai, circa 15 secoli prima della venuta di Cristo.
La Formazione dell'Antico Testamento
È abbastanza logico che la tradizione ebraica e quella cristiana attribuiscano la redazione dei primi cinque libri dell’Antico Testamento a Mosè, che visse circa 1500 anni prima di Cristo. Secondo la Bibbia, Dio avrebbe chiesto a Mosè di mettere per iscritto tutte le istruzioni e tutti gli insegnamenti trasmessigli ad uso del popolo d’Israele. Una copia ufficiale della Torah accompagnò l’arca del patto fin dal 15° secolo a.C. La necessità di trasmettere gli insegnamenti divini è parte costituente dell’identità del popolo d’Israele, in cui i genitori avevano una grande responsabilità nei confronti dei figli (Deuteronomio 6:7-9). In seguito, il popolo di Dio decise di continuare a raccogliere e a trasmettere la propria storia per iscritto. Furono così tramandati la storia della conquista di Canaan (Giosuè) e le cronache dei regni d’Israele e di Giuda (1 e 2 Samuele; 1 e 2 Re; 1 e 2 Cronache). Isaia, Geremia ed Ezechiele, così come i dodici profeti “minori”, sono conosciuti come “profeti-scrittori” poiché, a differenza dei loro predecessori (Samuele, Elia ed Eliseo), hanno messo per iscritto le profezie ricevute da Dio. L'Antico Testamento fu terminato circa 400 anni prima di Cristo. Esso fu scritto prevalentemente in lingua ebraica, con qualche brano in aramaico (per esempio, una parte dei libri di Esdra e di Daniele).

La Nascita del Nuovo Testamento
Per quanto riguarda il Nuovo Testamento, Gesù ha affidato agli apostoli e ai discepoli, testimoni oculari del suo ministero, il compito di comunicare le sue parole e i suoi insegnamenti ai nuovi discepoli. Proprio nel Nuovo Testamento troviamo dei riferimenti all’importanza di tali scritti, come nel Vangelo di Luca (Luca 1:1-4) e specialmente nell’impegno di Pietro. Ben presto (seconda metà del 1° secolo d.C.), il popolo di Dio decise di continuare a raccogliere e a trasmettere la propria storia per iscritto. Pare, inoltre, che alcune lettere destinate a qualche chiesa in particolare venissero successivamente lette in tutte le chiese, fungendo da “lettere circolari”. La lingua nella quale furono scritti i libri e le lettere del Nuovo Testamento, poco dopo la morte del Signore Gesù Cristo, era il greco, la lingua più diffusa nel mondo di allora. Circa 100 anni dopo la nascita di Gesù, il Nuovo Testamento era terminato. Perciò possiamo dire che la Bibbia è stata scritta in un periodo di tempo di circa 1600 anni.
La Custodia e la Conservazione dei Testi Biblici
Il Ruolo Cruciale degli Scribi e degli Amanuensi
Immaginando la “grande schiera di testimoni” (Ebrei 12:1), non basterebbe tutto il tempo del mondo per elencare tutti i “servi buoni e fedeli” che hanno contribuito, in un modo o nell’altro, alla trasmissione del testo biblico. È il caso di ricordare, in particolare, il contributo dei molti, anonimi, scribi ebrei e monaci amanuensi cristiani, il cui ruolo nella trasmissione dei testi biblici è stato imprescindibile. Prima dell’invenzione della stampa o dello scanner i testi andavano ricopiati tutti a mano (da qui il termine “manoscritto”). Nel copiare, si potevano fare sbagli; e colui che, anni dopo, voleva ricopiare, non sempre si accorgeva degli errori e non solo li riproduceva, ma forse ne aggiungeva ancora altri.

Materiali e Formati Antichi di Scrittura
Per scrivere una lettera 5000 anni fa, non si adoperava né carta, né inchiostro, né le lettere dell'alfabeto. Allora si conoscevano soltanto i caratteri cuneiformi, dei quali un solo segno particolare rappresentava tutto un gruppo di lettere. Questi caratteri venivano incisi su pietre o su argilla che poi si cuoceva al forno. Gli antichi Egizi, invece, conoscevano la scrittura geroglifica, che si ritrova tra l'altro nelle iscrizioni sulle piramidi. Nei secoli successivi si cominciò a scrivere non più soltanto su tavole di pietra, d'argilla o di legno, ma anche su fogli ricavati dalla pressatura di fusti di papiro (utilizzato in Egitto dal 3000 a.C.) e su pelli animali, la pergamena (utilizzata dal 200 a.C.).
Il testo biblico lo ritroviamo in formati per noi insoliti. I primi scritti si presentavano sotto forma di rotoli di papiro o pergamena, poiché l'arte di riunire queste pelli per farne un libro era ancora sconosciuta. In seguito, a partire dal 3°-4° secolo d.C., sotto forma di codici, dove i fogli di papiro o di pergamena venivano piegati e poi legati assieme come i libri attuali.
La Filologia e l'Affidabilità del Testo Biblico
La ricerca del testo originale è oggetto di una disciplina scientifica chiamata “filologia” o “critica testuale” (da non confondere con la “teologia critica”, con cui si vuole minare l’autorità della Scrittura!). I “filologi” confrontano i testi dei manoscritti disponibili e, in caso di discordanze (chiamate “varianti”), cercano di risalire al testo originario. Sebbene sia difficile stabilire il margine di errore delle copie rispetto agli originali, il lavoro dei copisti è stato accurato. Inoltre, si discute ancora circa la formulazione di alcuni passi e la preponderanza di alcuni criteri rispetto ad altri.
Conosciamo la Bibbia - I Manoscritti di Qumran
La Ricchezza dei Manoscritti Biblici
Nessun altro testo coevo della Bibbia può vantare a tutt’oggi un’analoga quantità di copie manoscritte. Esistono circa 5.000 manoscritti, completi o frammentari, del Nuovo Testamento e 3.000 dell’Antico Testamento ebraico. A questi si aggiungano le citazioni del testo biblico da parte dei padri della Chiesa (a partire dal 2° secolo con Clemente I o Ignazio di Antiochia) e le antiche traduzioni. A titolo di paragone, si consideri che esistono soltanto nove manoscritti validi del De bello gallico di Giulio Cesare (50 a.C.). L’unico manoscritto completo dell’Antico Testamento ebraico in nostro possesso è il Codice di Leningrado (Codex Leningradensis, L), risalente al 1008 d.C., che si presta come testo di partenza per gran parte delle attuali traduzioni della Bibbia. A chi pensa che si tratti di una copia “recente” occorre ricordare che abbiamo qualcosa come 3.000 manoscritti in lingua ebraica.
Scoperte Archeologiche: i Rotoli del Mar Morto
Nel 1947, lungo la costa occidentale del Mar Morto, un giovane pastore beduino che andava alla ricerca di una capra allontanatasi dal gregge si ritrovò per caso in una grotta dove giacevano centinaia di anfore contenenti migliaia di rotoli di pergamena. Tra questi, un quarto dei manoscritti della Bibbia risalenti tra il 3° secolo a.C. e il 1° secolo d.C. Prima di tale scoperta, i più antichi testi pervenuti risalivano all’incirca al 5° secolo d.C. Si ritiene che queste copie siano opera di membri appartenenti a un’antica comunità monastica ebraica: gli Esseni. Tra queste copie vi sono frammenti e grandi estratti di tutti i libri dell’Antico Testamento, ad eccezione del libro di Ester. Si è scoperto addirittura un rotolo di pelle recante il testo completo del libro di Isaia. Alcuni specialisti hanno provveduto a confrontare i manoscritti appena scoperti con quelli già in nostro possesso, confermando la notevole fedeltà della tradizione testuale. Oggi i frammenti più antichi in nostro possesso risalgono al 7° o 6° secolo a.C. Tra i circa 5.000 manoscritti del Nuovo Testamento, risalenti tra il 2° secolo e il 16° secolo, figurano alcuni codici pressoché completi. Degni di nota sono il Codex Sinaiticus e il Codex Vaticanus, entrambi del 4° secolo d.C. Il manoscritto più antico è il papiro P52, un frammento del Vangelo di Giovanni datato al 125 d.C.

La Suddivisione in Capitoli e Versetti
È utile che il lettore della Bibbia sappia che il testo biblico non è sempre stato suddiviso in versetti. Per quanto riguarda l’Antico Testamento, la numerazione è stata probabilmente introdotta dai soferim, gli scribi preposti alla lettura e all’interpretazione della legge ai tempi di Esdra (5° secolo a.C.; Neemia 8:8). La suddivisione in versetti è sicuramente attestata a partire dal 2° secolo d.C. Nel Nuovo Testamento, invece, la numerazione appare tra il 13° e il 16° secolo.
L'Adempimento delle Profezie Bibliche nella Vita di Gesù
I versetti del Vangelo di Giovanni, come 19:24, 28, 36-37, sono colpiti dalla ripetizione delle parole “affinché la Scrittura sia compiuta”. Essi attirano la nostra attenzione sul fatto che tutto ciò che il Signore ha subito alla croce si è svolto in una maniera assolutamente conforme a ciò che l’Antico Testamento aveva annunciato. Non soltanto questi versetti lo esprimono, ma numerosi dettagli di questi passi lo dimostrano. Noi vediamo come la potente mano di Dio ha condotto gli uomini e le circostanze in modo che i suoi disegni fossero compiuti e che la gloria di Cristo fosse manifestata.
La Sofferenza e la Volontà Divina
Al versetto 16 del capitolo 19 di Giovanni, vediamo Pilato cedere alla pressione dei Giudei e condannare il Signore a morte. Avendo raggiunto il loro scopo, “presero dunque Gesù”. Ciononostante, il versetto 17 continua aggiungendo questo particolare: “egli portando la sua croce”. Egli stesso, il Figlio di Dio, intraprende il suo cammino verso la croce, volontariamente, nella sua sovranità perfetta. Troviamo già qualcosa di simile nei versetti 4 e 5, dove Pilato dice alla folla: “Ecco ve lo conduco fuori”, e più avanti “Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora”. Questi sono dettagli nei quali possiamo discernere le glorie della persona del nostro Salvatore. Gesù porta la sua croce e sale al Golgota! Il fatto che il Signore Gesù è uscito da Gerusalemme per essere crocifisso al Golgota è in accordo con le figure che troviamo nell’Antico Testamento, come le ordinanze che riguardavano il sacrificio per il peccato nel libro del Levitico al capitolo 4, dove “il toro doveva essere portato fuori del campo per essere bruciato” (vv. 12, 21). Sempre nel libro del Levitico al capitolo 16, nel gran giorno delle espiazioni, il toro e il capro del sacrificio per il peccato dovevano essere portati fuori del campo (v. 27). Era la stessa cosa anche nel sacrificio della giovenca rossa in Numeri 19, essa era portata “fuori del campo” per essere sgozzata.

Dettagli della Crocifissione e le Scritture
“Lo crocifissero assieme ad altri due, uno di qua, l’altro di là, e Gesù nel mezzo” (Giovanni 19:18). La malvagità dell’uomo concorre al compimento di ciò che Dio aveva annunciato. Innanzi tutto, il modo in cui il Signore doveva morire. I Giudei, sotto il dominio dei Romani, non avevano il diritto di esercitare la pena di morte. Essi dovevano chiedere al governatore la morte di Cristo. Pilato “abbandonò Gesù alla loro volontà” (Luca 23:25), rendendoli i grandi responsabili della sua morte. Questa però è avvenuta attraverso la crocifissione, secondo quanto stabilito dal diritto romano, da parte di un gruppo di soldati romani e non per mezzo della lapidazione, storicamente praticata dai Giudei. Nonostante ciò, è detto in Luca 23 che i Giudei “insistevano a gran voce, chiedendo che fosse crocifisso”, dopo che Pilato aveva tentato per tre volte di liberarlo. Il fatto che i Giudei stessi chiedevano per il loro Messia la pena di morte più disumana possibile, utilizzata dai pagani, è una profonda onta.
L'Adempimento del Salmo 22
In Giovanni 3, il Signore stesso conferma il rapporto tra l'immagine del serpente di rame sull'asta (Numeri 21:6-9), attraverso il quale gli Israeliti potevano essere liberati con un semplice sguardo di fede, e la sua morte alla croce (v. 14). La crocifissione è anche sottintesa dalle parole profetiche annunciate da Davide nel Salmo 22: “mi hanno forato le mani e i piedi” (v. 16). Inoltre, ci è detto che il Signore è stato crocifisso tra due malfattori, dei briganti, come riportano gli altri evangelisti. Questo mostra il profondo disprezzo dei Giudei per Gesù. È senza dubbio per beffarsi dei Giudei che Pilato ha fatto mettere sulla croce l’iscrizione “Gesù il Nazareno il re dei Giudei” (v. 19). Questo Nazareno che era appeso lì, disprezzato e crocifisso, doveva essere il loro re. Dio si è servito di questa iscrizione per testimoniare, ancora una volta, anche nell’ora dell’umiliazione più profonda, della gloria del suo Figlio, il vero Re di Israele. Già prima della sua nascita, Dio ha fatto dire a Maria, per mezzo dell’angelo: “Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine” (Luca 1:32-33). Poco dopo, i magi d’oriente vennero per rendere omaggio al re dei Giudei che era nato (Matteo 2:2). Nel momento in cui, pochi giorni prima della sua morte, entrava a Gerusalemme, la folla ha gridato: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re di Israele” (Giovanni 12:13). Davanti a Pilato, il Signore stesso ha parlato del suo regno e ha reso testimonianza del fatto che egli è Re (Giovanni 18:36-37). A questo punto, Pilato fa apporre questa iscrizione che, ancora una volta, rende testimonianza che Cristo è il re di Israele, anche se il governatore compie quest’atto con tutt’altro scopo. Questa scritta è ben visibile per ciascuno ed è stata redatta in ebraico, in greco e in latino, le tre lingue più conosciute dell’epoca.
Dopo aver crocifisso il Signore, i soldati prendono le sue vesti e le dividono tra di loro (v. 23), in quanto era usanza che i vestiti di un condannato a morte fossero per i carnefici. Tra le vesti del Signore si trovava anche la tunica “che era senza cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso”. Soltanto Giovanni menziona questo indumento prezioso. Questa tunica, senza cuciture, ci fa pensare alla perfezione della persona del Signore, all’armonia tra le sue parole e i suoi atti, e al perfetto equilibrio della sua testimonianza sulla terra. Tutto in Lui mostrava che Egli era colui che “viene dall’alto” e che è “sopra a tutti” (Giovanni 3:31). La tunica non è stata strappata. I soldati si sono resi conto del suo valore e hanno tirato a sorte per sapere a chi sarebbe toccata. Il loro modo di fare era di fatto un decreto divino. Le cose si sono svolte così affinché si adempisse la scrittura che dice: “hanno spartito fra loro le mie vesti, e hanno tirato a sorte la mia tunica” (Giovanni 19:24; Salmo 22:18). Fin qui abbiamo visto come gli uomini nella loro malvagità, pur agendo nella loro malvagità, agiscono in modo che le scritture possano essere adempiute.
Sete, Morte e Integrità del Corpo
Ai versetti 28 e 29 troviamo una scena di una bellezza particolare: è il Signore stesso che agisce “affinché si adempisse la Scrittura”. Dopo sei ore di sofferenze terribili sulla croce, la sua sete è intensa. Nella sua perfetta conoscenza della Parola di Dio, sa che una profezia riguardo a questo soggetto deve essere ancora adempiuta. In altre circostanze Egli ha fatto sgorgare l’acqua dalla roccia colpita e ha cambiato l’acqua in vino, ma ora non soddisfa da solo il suo bisogno. Egli dice: “ho sete”, perché si possa compiere la parola scritta nel Salmo 69: “mi hanno dato da bere aceto per dissetarmi” (v. 21). Gesù ha preso l’aceto. Egli ha detto: “È compiuto”. Ha chinato il capo e ha rimesso il suo Spirito (v. 30).
Alla richiesta dei Giudei, Pilato ordina che le gambe dei crocifissi siano fiaccate (v. 31). Ciò che segue mostra nuovamente la sovranità di Dio, il suo controllo assoluto di tutto ciò che accade. Vediamo i soldati che non eseguono tutto ciò che era stato ordinato e fanno una cosa che non gli era stata richiesta, senza saperlo, affinché la Scrittura sia adempiuta. Dovevano spezzare le gambe dei crocifissi per accelerare la loro morte. È ciò che fanno agli altri due suppliziati e, facendo così, contribuiscono inconsciamente al compimento della promessa del Signore Gesù a uno dei briganti: “Oggi sarai con me in paradiso” (Luca 23:43). Tuttavia, per ciò che riguarda il Signore, del quale constatano la morte, non eseguono l’ordine che hanno ricevuto (v. 33). Essi non potevano farlo, se no la scrittura che dice: “Egli preserva tutte le sue ossa, non se ne spezza neanche uno” (Giovanni 19:36; Salmo 34:20), non si sarebbe compiuta. Se ci ricordiamo, l’ordinanza che riguardava l’agnello pasquale esigeva: “Non gli spezzate neanche un osso” (Esodo 12:46).
Nonostante ciò, uno dei soldati fa una cosa per la quale non ha ricevuto ordine. Egli trafigge il costato del Signore con una lancia, per assicurarsi che Egli è sicuramente morto. Facendo questo egli compie l’atto al quale fa allusione il profeta Zaccaria: “Essi guarderanno a me, a colui che hanno trafitto” (Giovanni 19:37; Zaccaria 14:10). Il fatto che immediatamente sia sgorgato del sangue e dell’acqua dal costato del Signore già morto (v. 34) è un segno che viene da Dio.
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La Sepoltura e l'Adempimento Finale
Due uomini, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, appaiono pubblicamente al momento della morte di Gesù e fanno prova di un grande coraggio, mentre prima avevano nascosto il carattere di discepoli. Mostrano un grande rispetto per il loro Signore e gli rendono l’onore che gli è dovuto (vv. 38-39). Dio trova sempre i suoi strumenti per eseguire i suoi disegni. Molto tempo prima il profeta Isaia aveva annunciato che il Signore Gesù nella sua morte sarebbe stato con il ricco (Isaia 53:9). A questo punto Dio fa in modo che questo ricco si presenti: è Giuseppe d’Arimatea (Matteo 27:57). Quest’uomo ottiene da Pilato il permesso di togliere dalla croce il corpo di Gesù. Insieme a Nicodemo avvolgono di pannilini questo corpo e utilizzano degli aromi secondo l’usanza dei Giudei. Poi, Giuseppe e Nicodemo depongono il corpo del loro maestro in un sepolcro nuovo che si trovava in un giardino vicino. Nessuno era stato mai messo in questo sepolcro (v. 41). Quando Davide, ispirato da Dio, aveva detto: “Tu non abbandonerai l’anima mia in potere della morte né permetterai che il tuo santo subisca la decomposizione” (Salmo 16:10), questo implicava che il corpo del Signore non sarebbe entrato, in alcun modo, in contatto con la corruzione. Nell’istituzione del sacrificio della giovenca rossa, Dio aveva ordinato che le ceneri della giovenca fossero raccolte e depositate fuori del campo in un luogo puro (Numeri 19:9). Il sepolcro di Gesù doveva essere nuovo perché le scritture fossero adempiute. Questo capitolo ci mostra in maniera impressionante la grandezza e la potenza sovrana di Dio. Ci mostra anche che il nostro Signore e Salvatore non era venuto per abolire la legge o i profeti, ma per compierli (Matteo 5:17). Egli ha pienamente portato a compimento i disegni di colui che dice: “…io sono Dio e non c’è né alcun altro; sono Dio e nessuno è simile a me”.
Il Valore Eterno della Parola di Dio
L'Inspirazione Divina e l'Autorità della Bibbia
È importante considerare la Bibbia come la vera Parola di Dio (1 Tessalonicesi 2:13). Dovremmo studiarla con desiderio e attenzione per scoprire ciò che insegna, accettando prontamente e sottomettendoci al suo insegnamento una volta compreso, anche quando ci sembra non ragionevole o impossibile. Se questo libro è la Parola di Dio, sarebbe sciocco sottomettere il suo insegnamento alla critica del nostro ragionamento finito. La Bibbia ci fa "saggi a salvezza" per mezzo della fede in Cristo Gesù (2 Timoteo 3:15). Ogni Scrittura, infatti, è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona (2 Timoteo 3:16-17).
L'Eredità della Traduzione e la sua Disponibilità
L'invenzione della stampa, circa 500 anni or sono, operò un grande mutamento nel mondo. Nei tempi addietro, colui che desiderava possedere una Bibbia, doveva copiarla, un'operazione lunghissima e molto costosa. Il 6 ottobre dell’anno 1536, William Tyndale, un pietoso personaggio, fu giustiziato per aver tradotto e pubblicato la Bibbia in inglese. Tyndale non fu né il primo né l’ultimo di quei personaggi che, in molti Paesi e lingue, si sono sacrificati, anche fino alla morte, per portare la parola di Dio fuori dall’oscurità. Il suo sacrificio è un esempio dell'importanza della diffusione e dell'accessibilità delle Scritture per tutti.