Il Vangelo di Marco presenta un insegnamento di Gesù diviso in due parti significative: la prima, rivolta alla folla, mette in guardia dal comportamento degli scribi; la seconda, davanti ai discepoli, loda il gesto semplice e senza ostentazione di una vedova al tempio. Questo brano è un frammento di tenerezza indimenticabile, uno sguardo amorevole di Gesù verso la donna povera e vedova.
Il Contesto: L'Insegnamento di Gesù sugli Scribi
Le parole di Gesù nei confronti degli scribi sono descritte come dure, chiare e veritiere, ma non intendono denigrare un'intera categoria di persone. Gesù non intende condannare tutti gli scribi, come dimostra un precedente brano evangelico che presentava uno scriba in forma positiva, al quale il Maestro disse: «Non sei lontano dal Regno di Dio» (Mc 12,34).
L'Ipocrisia degli Scribi
Ciò che Gesù intende stigmatizzare sono i comportamenti ostentati, i gesti ambiziosi e avidi che taluni scribi pongono in essere. Egli descrive questi dottori della Legge come persone che desiderano per loro «i primi posti nei banchetti» e quindi la preminenza in ambito sociale; che ambiscono ai «primi seggi nelle sinagoghe», mostrando la loro importanza dal punto di vista religioso; che si compiacciono di ricevere «saluti nelle piazze», poiché detengono un certo potere politico; ma che, sotto il profilo economico, «divorano le case delle vedove». Questo è un esempio di religiosità inquinata da una presenza eccessiva del proprio io. Tali scribi appaiono mantenere un comportamento ambivalente: in parte prediligono e cercano tutto quanto li possa mettere in luce e dall'altra parte si muovono nell'ombra, approfittando della posizione preminente di cui godono. Gli esperti delle Scritture vengono presentati, pertanto, non come persone integerrime, dalla condotta cristallina, ma come uomini in cui si consuma una frattura tra l'apparenza di cui si nutrono e la realtà che vivono.
In questo modo fortemente critico, Gesù compie un'operazione audace, cogliendo l'intenzione che genera i gesti. Egli può permettersi di palesare le intenzioni che originano il comportamento degli scribi, facendo diventare le sue parole un'avvertenza e un insegnamento per la folla presente.
La Vedova e la Sua Offerta Insignificante
Tutto ciò avviene mentre Gesù si trova di fronte alla sala del tesoro del tempio, il luogo in cui i pellegrini lasciavano il loro contributo pecuniario nella cassetta per le offerte. Qui, Gesù si va a sedere vicino alla tromba delle offerte posta all’ingresso del Tempio. Arriva molta gente e tutti depongono una somma come elemosina per i poveri e per il tempio. In mezzo ai molti che depositano tante monete, il Nazareno scorge una donna povera, una vedova, che getta pochi spiccioli. L'offerta e l'offerente sarebbero senz'altro rimasti avvolti nell'anonimato se lo sguardo del Maestro non avesse indugiato su di loro.
Il Contrasto con i Ricchi e gli Scribi
Il cambio di prospettiva è istantaneo: la donna è sola, mentre i ricchi sono molti; lei offre un paio di monetine, mentre gli altri lasciano ingenti somme di denaro; la vedova consegna tutto ciò che possiede, mentre gli abbienti donano quanto è per loro superfluo. Inoltre, lo status della donna la pone in netto contrasto con il gruppo degli scribi nominati in precedenza. È una donna, vedova e povera: ella necessita di tutela legale, non ha alcuna rilevanza dal punto di vista sociale e politico e rifugge qualsiasi sguardo. Si potrebbe dire che la vedova è una sorta di controfigura vivente di quei dottori della Legge. Dalla descrizione che offre l'evangelista Marco sembra che nessuno noti la donna ad eccezione di Gesù il quale, nel commentare e interpretare la sua umile offerta, elargisce un insegnamento solenne ai suoi discepoli.
Essere vedova al tempo di Gesù significava non avere sostentamento, non un reddito, neppure il necessario per vivere. Una donna del genere non possedeva niente, eccetto forse due o tre bambini da nutrire. Ogni giorno faceva l'esperienza di vivere unicamente dalle mani di Dio e di aver bisogno di persone che la prendessero per mano per vivere la giornata.

L'Insegnamento di Gesù
Nel corso degli anni molti si sono interrogati sul senso dell'offerta sostanzialmente inutile e insignificante della vedova. Eppure Gesù fa di questa donna un esempio della totalità e dell'apparente insensatezza che connota l'amore per Dio. Lei dona il poco che ha e lo dona tutto, non si risparmia: questo fa sì che quel niente si trasformi nel suo contrario perché è l'offerta di tutta se stessa. La donna getta nel tesoro due monetine, e cioè tutto ciò che aveva, «tutto quanto aveva per vivere», nel testo greco: «tutta la sua vita». Mentre gli scribi giocano con Dio, questa povera vedova si gioca la vita su Dio. Tutta, senza riserve! Questa donna non appartiene alla categoria degli uomini prudenti. La loro misura del dare è il buon senso. La vedova appartiene alla categoria di coloro che sanno che la vita diventa una festa, dando tutto quello che si ha gioiosamente; di coloro che non calcolano, non misurano, non prevedono.
Le due monetine che cadono nel recipiente delle offerte hanno un sapore, un profumo e, nel momento che toccano il fondo, hanno una musicalità che solo Gesù percepisce. Gesto insignificante, il rumore impercettibile dei due spiccioli che urtano le grosse monete d'argento. Gesù sente, ascolta questa musica, il valore grandissimo di quelle monete! Erano due. Se avesse chiesto parere ad un consigliere spirituale si sarebbe sentita rispondere che basta l'intenzione, basta una, non bisogna esagerare. Tutti gli altri hanno dato molto, ma lei ha dato di più, tutto!
Gesù non è interessato a correggere un atteggiamento sbagliato, né è venuto a insegnare la generosità o la filantropia. Gesù è venuto a insegnare che la vita nuova è possibile solo nel dono di sé. Ecco perché rimane ammirato dal comportamento della vedova povera, indicandola come modello da seguire. Nell'offerta della donna non c'è solo un'ammirevole generosità. È soprattutto un gesto pieno di amore a Dio e di fiducia in lui. La donna sa che Dio è tutto e che se si dà la vita a lui, se gli offriamo tutto quello che abbiamo, finanche la nostra debolezza e miseria, lui non ci deluderà, avrà cura di noi e userà di noi e di quanto abbiamo per il bene. L'uomo per salvare la propria vita deve donarsi. Questa capacità di dare ha in sé qualcosa di divino, imita lo stesso comportamento di Cristo, che ha concepito tutta la sua vita come un dono totale di sé. L'uomo è veramente se stesso quando si dona.
Maria Valtorta: La parabola del giudice iniquo - Ev. cap. 505.5
La Vedova come Modello per i Discepoli
Gesù, dopo aver ammonito a non seguire l'esempio degli scribi, cerca nella folla del tempio un modello positivo da dare ai suoi discepoli. Si siede davanti al tesoro e osserva le persone che vanno a gettare le offerte, guardando attentamente per individuare qualcuno che abbia un cuore come dice lui. Questo incontro è fatto di sguardi, e a distanza. L'offerta della donna è irrisoria. Il motivo per cui questa donna è lodata da Gesù per aver fatto un'offerta con un valore che lui giudica maggiore di tutte le altre è indicato da lui stesso: «Questa donna, povera com'è, ha dato tutto quel che possedeva, quel che le serviva per vivere».
Gesù non si ferma a osservare commosso quel gesto. Vuole che i suoi discepoli ne traggano una lezione. Così, quel momento di una piccola storia personale di una povera vedova al limite della sopravvivenza diventa parte della Bibbia. Il suo gesto, genuino e sincero, ci insegna a non fermarci alle apparenze e a non farci ingannare dalla spettacolarità dei grandi gesti proclamati. Occorre rintracciare l'impercettibile essenza della fede vissuta. Per Gesù il valore non è quello determinato dalla quantità. Quei ricchi che mettevano nelle cassette «molto denaro», donavano soldi senza valore perché offrivano «quel che avevano d'avanzo».
Nella postura di tale vedova è possibile intravedere il destino che attende il Nazareno: come lei ha consegnato tutto quanto aveva per vivere nelle casse del tempio, così anche il Maestro consegnerà la sua vita terrena nelle mani delle autorità religiose che lo faranno condannare a morte. L'ultimo dei tre detti è quello che ci calamita di più, ma è anche quello che più ci dovrebbe sconvolgere: ci coinvolge ma insieme ci confonde. E questo doppio effetto è frequente nella lettura dei Vangeli. L'attrazione e lo sconcerto dovrebbero indurci alla conversione.
La Parabola della Donna e la Moneta Perduta
Un'altra parabola significativa, spesso associata al tema del recupero e del valore, è quella della donna che ritrova la moneta perduta. Questa figura, insieme al pastore che cerca la pecora smarrita e al padre che attende il figlio, sono come una trifora che rivela la natura di Dio. La donna perde una moneta in casa, e questo ci fa pensare a chi, pur essendo già dentro la comunità, può sentirsi smarrito. La donna mette passione nel cercare, agisce con energia e determinazione, accende una lampada, spazza, cerca accuratamente ovunque. Accendere la lampada e cercare ovunque, anche sotto un simbolico tappeto, è un invito a non lasciarci paralizzare dalla paura. Significa essere pronti a ritrovare chi si è isolato, chi si è allontanato, chi ha visioni diverse dalle nostre o appartiene a un'altra religione. È un invito che interpella anche la Chiesa e la nostra parrocchia.
Questa parabola ci offre un'immagine di Dio espressa in termini femminili. Spesso questa dimensione viene trascurata, eppure è meravigliosa e confortante perché Dio si prende cura di noi con amore materno, viscerale, premuroso.