La Crocifissione di Marcantonio Franceschini e il prototipo di Guido Reni
Negli Inventari dell’Accademia e della Galleria di Parma (1819, 1852, 1874) e negli studi di Farinelli e Mendogni (1981), una nota Crocifissione veniva citata come opera di provenienza sconosciuta, attribuita alla mano di Marcantonio Franceschini (Bologna 1648-1729), allievo prediletto di Carlo Cignani e protagonista della pittura classicista bolognese tra il XVII e il XVIII secolo.
In realtà, ricerche approfondite (cfr. Ebert-Schifferer - Emiliani - Schleier 1988) hanno dimostrato che si tratta di una fedelissima copia della celebre Crocifissione dipinta da Guido Reni nel 1619 per i padri cappuccini di Bologna. La tela parmense è solo una delle numerose copie tratte dal prototipo reniano nel corso del Seicento, un fenomeno che Malvasia (1678) definì "innumerevole" e che Pepper (1988) ha quantificato in almeno otto esemplari noti.
Sebbene alcune fonti antiche indichino Giovan Battista Bolognini come uno dei più fedeli seguaci di Reni e possibile autore di tali copie, la critica recente (Roio, 1992a) suggerisce per la versione di Parma un fare ombroso tipico dello stile maturo del Bolognini, con una datazione plausibile non posteriore alla metà del XVII secolo, in linea con i lavori di ristrutturazione della chiesa di Santa Maria della Neve.

Il polittico disperso di San Pietro a Fermo
Nella circolazione adriatica di opere d'arte della prima metà del XV secolo, un ruolo centrale è occupato dal polittico con le Storie dei Santi Pietro e Paolo, originariamente custodito nella chiesa di San Pietro a Fermo. Dopo una travagliata vicenda antiquaria, le tavole componenti l'opera risultano oggi disperse tra Denver, Milano e Kiev.
L'attribuzione a Jacobello del Fiore, proposta inizialmente da Federico Zeri, è stata messa in discussione da studi più recenti. Documenti inediti sulla committenza e sulla chiesa di San Pietro hanno permesso di circoscrivere la datazione dell'opera tra il febbraio 1439 e il 1444, ipotizzando che l'autore possa essere identificato in una personalità affine al maestro veneziano, come il figlio adottivo Ercole del Fiore.
La "Crocifissione" tra Sublime e Degradazione: Francis Bacon
Il tema della Crocifissione ha subito una trasformazione radicale nel Novecento. L'opera Tre studi per figure alla base di una Crocifissione di Francis Bacon è considerata il lavoro che ha rivelato la grandezza dell'artista irlandese. In questo trittico, Bacon utilizza un soggetto classico e religioso non per fede, ma come strumento di riflessione sulla condizione umana.
Per Bacon, il sublime non è divino ma "sub-umano": la croce diventa metafora della carne martoriata, una carcassa che simboleggia la degradazione e la caduta dell'umanità. Il pittore, dichiaratamente ateo, equiparava spesso i suoi Crocifissi a ideali autoritratti, vedendo nel sacrificio di Cristo un atto di puro comportamento umano di fronte alla crudeltà.
Artisti del '900 - Francis Bacon
Il caso della "Crocifissione di Viterbo" e il legame con Michelangelo
Esiste una celebre leggenda che lega Michelangelo Buonarroti alla raffigurazione della Crocifissione: si narra che l'artista avesse torturato un facchino, legandolo a una croce, per studiare dal vivo le agonie della morte. Sebbene priva di fondamento storico, questa leggenda riflette l'ammirazione e il sospetto che circondavano la profonda conoscenza anatomica del Buonarroti.
La cosiddetta Crocifissione di Viterbo, una tavola del XVI secolo, è stata tradizionalmente attribuita a Michelangelo. Recenti analisi scientifiche e studi sull'abbigliamento e sui contesti architettonici (le Terme del Bacucco) hanno cercato di chiarire la genesi dell'opera, legandola al circolo degli "Spirituali" di Vittoria Colonna e del cardinale Reginald Pole, un gruppo intellettuale che promuoveva riforme teologiche basate sulla giustificazione per fede.
Il Maestro dei Crocifissi Francescani
Nel contesto dell'Italia centrale del XIII secolo, emerge la figura convenzionale del Maestro dei Crocifissi Francescani, battezzato così da Osvald Sirén. Attivo tra il 1260 e il 1270, l'artista mostra la forte influenza di Giunta Pisano. Il suo stile, evolutosi nel tempo verso riferimenti all'area umbro-romagnola e bolognese, è testimoniato da numerose croci processionali opistografe conservate tra Assisi, Bologna e Faenza. Alcuni studiosi, come Lollini (2023), ipotizzano che tale "Maestro" non sia un singolo individuo, ma una bottega collettiva operante per gli ordini mendicanti.
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