Storia e Veridicità dell'Antico Testamento

La questione della storia e veridicità dell'Antico Testamento è da secoli oggetto di dibattito e studio approfondito. La discussione ha acquisito maggiore risonanza nel momento in cui si sono cominciati a usare criteri scientifici nella lettura del testo sacro, generando il timore di uno svilimento dei contenuti che esso presenta.

Il Dibattito sull'Interpretazione dell'Antico Testamento

In estrema sintesi, questo dibattito ha visto contrapporsi un movimento detto «fondamentalista» e uno «razionalista» (o del «modernismo»). Un esempio noto è la questione sul racconto della creazione che si trova nella Genesi: si tratta di mito o il cosmo, la terra e l’uomo si sono davvero formati così? Da questa domanda sorse così un movimento «creazionista» contrapposto a uno «evoluzionista».

Con il Concilio Vaticano II, la Chiesa ha assunto totalmente il principio che è necessario usare tutti i criteri scientifici a disposizione per interpretare la Bibbia. Questo approccio riconosce che la Bibbia, pur essendo ispirata da Dio, è stata comunque scritta da uomini vissuti in epoche diverse, con problematiche differenti e, soprattutto, con modalità e categorie culturali a volte molto lontane l’una dall’altra.

La Storicità delle Narrazioni Bibliche e l'Approccio Scientifico

La storicità di narrazioni come quella di Mosè è stata messa in discussione già da molto tempo. Le componenti delle vicende narrate, soprattutto nel libro dell’Esodo, restano ancor oggi controverse.

Un esempio significativo riguarda le differenze testuali: leggendo la versione ebraica dell’Esodo si riscontra, soprattutto nell’ultima parte del libro, un materiale diverso, o anche disposto diversamente, rispetto a quello della sua versione greca (la famosa traduzione dei Settanta), che fu realizzata a partire dal III secolo a.C. Il testo ebraico che si usa di solito è quello detto Masoretico, che però è di un codice medievale. Ci si domanda quindi a quale originale ebraico facesse riferimento la versione greca e, di conseguenza, a quale testo sia più attendibile rivolgersi per sapere come le cose fossero davvero accadute.

Inoltre, anche trovando un ipotetico originale del libro dell’Esodo, sorgerebbe la questione se leggerlo come una fonte storica, ovvero come un documento attestante un fatto sicuramente accaduto e nelle modalità descritte. Il testo usato nella Chiesa cattolica oggi tiene conto di tutte queste problematiche. Mosè probabilmente è esistito, ma è anche probabile che la sua storia si sia arricchita di fatti e di simboli che oltrepassano il dato storico.

Tuttavia, il contenuto religioso del testo rimane fermo. La corrispondenza perfetta dei fatti narrati con quanto davvero accaduto - una conoscenza che probabilmente non avremo mai, a meno di avere una macchina del tempo - non altera il piano dei contenuti religiosi. L’importante è non contrapporre mai la scienza alla Bibbia, in quanto si tratta di due linguaggi diversi che non vanno confusi. La scienza serve alla religione, e la religione alla scienza, ma sono due cose differenti. La scienza spiega come avvengono le cose e le loro cause; la Bibbia, piuttosto, spiega il perché, ovvero riguarda la questione del senso del vivere e del cosmo.

La Verità della Bibbia: Una Prospettiva Teologica

La Bibbia, in ultima analisi, è per il credente un insieme di testi ispirati da Dio, i quali pertanto contengono una verità importante per la vita. Gli uomini che l’hanno scritta, pur essendo stati ispirati da Dio, rimangono uomini.

La Parola della Bibbia è considerata verità assoluta, come espresso in Giovanni 17:17: "La Tua Parola è verità". L'Antico Testamento stesso conferma questa caratteristica della Bibbia, affermando in Numeri 23:19: "Dio non è un uomo, perché Egli mentisca, né un figliuol d'uomo, perché Egli si penta. Quando ha detto una cosa non la farà? O quanto ha parlato non manterrà la promessa?". In Giovanni 14:6, Gesù non solo asserisce di dire la verità, ma anche di essere la Verità in Persona.

Esiste una stretta connessione tra Gesù e la Parola di Dio: Gesù Cristo e la Parola di Dio costituiscono un'indissolubile unità (Giovanni 1:1-4; Apocalisse 19:13). Durante la Sua vita terrena, Gesù era, nello stesso tempo, vero Uomo e vero Dio, il Figlio dell'uomo e il Figlio di Dio (Filippesi 2:7-8). A differenza di tutti gli altri uomini, era senza peccato. Questo vale analogamente anche per la Parola di Dio: esteriormente appare come altri libri, con molti generi letterari, ma a differenza di tutti gli altri libri, è la Parola di Dio, che è infallibile, assolutamente vera (Salmo 119:60) e perfetta (Proverbi 30:5).

Non c'è nessuna differenza qualitativa, quanto a verità, tra i libri della Bibbia o tra gli scrittori nell'esercizio della loro funzione. L'Antico Testamento non può essere contrapposto al Nuovo Testamento e viceversa, così come i Vangeli non possono essere contrapposti alle Lettere di Paolo, poiché tutte le Scritture si basano sulla Rivelazione divina (Galati 1:11). D'altra parte, le affermazioni bibliche non hanno sempre la stessa importanza. Così, la profonda affermazione in Giovanni 3:16 riguardante la storia della salvezza, non è da paragonarsi, quanto ad importanza, ai particolari del viaggio dell'Apostolo Paolo in Atti 27:13, così come la storia della creazione secondo Genesi 1:1 e seguenti ha un valore diverso da quello dell'elenco degli Ebrei reduci dall'esilio, secondo Esdra 2.

Conferme Archeologiche della Storicità Biblica

Esistono diverse evidenze archeologiche che provano la veridicità e la storicità di alcuni eventi e personaggi menzionati nell'Antico Testamento.

Mappa delle regioni bibliche con i siti archeologici menzionati

Stele di Merneptah (ca. 1208 a.C.)

La maggioranza degli studiosi concorda nel tradurre i geroglifici ubicati nella ventisettesima riga della Stele di Merneptah come "Israele". Questa stele contiene pertanto il primo riferimento alla terra di Israele al di fuori della Bibbia, confermando il racconto biblico di un popolo discendente di Giacobbe/Israele che si stanziò nella terra di Canaan.

La traduzione delle linee 27 e 28 recita: "I principi sono prostrati, dicendo: "Pace!" Nessuno alza la testa tra i Nove Archi. Ora che Tehenu (Libia) è venuto in rovina, Hatti è pacificato; Il Canaan è stato saccheggiato in ogni sorta di guai: Ashkelon è stato sconfitto; Gezer è stato sequestrato; Yanoam è stato ridotto a non-esistenza; Israele è in rovina, il suo seme non c'è più."

I "nove archi" è un termine usato dagli egiziani per riferirsi ai loro nemici; Hatti e Ḫurru corrispondono alla Siro-Palestina, Canaan e Israele all'odierno stato di Israele, e Ashkelon, Gezer e Yanoam sono città all'interno della regione. Secondo la stele, tutte queste entità caddero sotto il dominio dell'impero egiziano in quel momento.

Foto della Stele di Merneptah

Stele di Mesha (o di Moab) (ca. 840 a.C.)

La Stele di Mesha, risalente all'840 a.C., fu commissionata da Mesha, il re dei Moabiti. In essa sono riportate le vittorie di Mesha su Omri, re di Israele, citato nella Bibbia nel Primo e Secondo Libro dei Re.

La stele include anche citazioni extra-bibliche del Dio degli israeliti, YHWH (Yahweh), in riferimento al saccheggio del tempio da parte di Mesha e all'offerta del bottino al dio locale Chemosh. Eventi, nomi e luoghi citati nella stele di Mesha corrispondono a quelli presenti nella Bibbia. Ad esempio, Mesha è descritto come re di Moab nel Secondo Libro dei Re (3, 4): "Allora Mesa, re di Moab, allevava molto bestiame e pagava al re d'Israele un tributo di centomila agnelli e centomila montoni con la loro lana." Anche il regno di Omri è descritto nella Bibbia (Primo Libro dei Re, cap. 16). Questa stele ha un'importanza enorme, poiché conferma il racconto biblico, nonché la fede che gli israeliti avevano in YHWH.

Foto della Stele di Mesha

Stele di Tel Dan (tra l'870 e il 750 a.C.)

La Stele di Tel Dan, conservata nel Museo di Israele a Gerusalemme, è stata ritrovata nel 1993-94 nel nord di Israele. Presenta un'iscrizione in aramaico e fu probabilmente incisa in un periodo tra l'870 e il 750 a.C. L'autore fu probabilmente Hazael, re arameo, menzionato nel Primo Libro dei Re (19, 15).

Nella stele il re si vanta delle sue vittorie sul re di Israele e sul suo alleato della "Casa di Davide". Questa stele è considerata la prima evidenza archeologica della dinastia davidica al di fuori della Bibbia. La traduzione recita:

"e mio padre si sdraiò, andò dai suoi [antenati (cioè si ammalò e morì)]. [...] rael entrò anteriormente nella terra di mio padre, [e] Hadad mi ha fatto re, E Hadad andò davanti a me, e io partì dai sette [...-] re d'Israele e [I] ucciso [Ahaz] iahu figlio di [Jehoram kin-] g della Casa di David, e ho messo [le loro città in rovina e trasformato] 10. la loro terra in [desolazione] ho guidato Is [rael e ho posato] 13. assedio".

Nel IX secolo a.C., Hazael era il re degli aramei. L'autore dell'iscrizione parla di un conflitto con i re di Israele e la "Casa di Davide". I nomi dei due re nemici sono solo parzialmente leggibili, ma gli studiosi Avraham Biran e Joseph Naveh li hanno ricostruiti come Joram, figlio di Achab, re d'Israele, e Achaziah, figlio di Joram della casa di David. L'autore racconta come Israele aveva invaso il suo paese ai tempi di suo padre, e come il "dio Hadad" lo fece re e marciò con lui contro Israele, sconfiggendo settanta re con migliaia di carri e cavalli. Nell'ultima riga c'è un suggerimento di un assedio, forse di Samaria, la capitale dei re di Israele.

Foto della Stele di Tel Dan

L'archeologia ha messo a tacere critici della Bibbia

L'Importanza dell'Antico Testamento per la Fede e la Comprensione Contemporanea

Se Gesù rappresenta la pienezza della rivelazione, quale significato conserva l’Antico Testamento? Già Marcione, nel II secolo d.C., aveva rifiutato l’Antico Testamento perché non vedeva alcuna continuità fra il Dio dell’Antica Alleanza e il Dio di Gesù Cristo. Contrariamente a questa posizione, la Chiesa ha sempre difeso la validità e l'unitarietà dei due Testamenti. Il Vaticano II insegna che: "L’economia dell’AT era soprattutto ordinata a preparare, ad annunciare profeticamente e a significare con vari tipi l’avvento di Cristo redentore dell’universo e del regno messianico" (DV 15).

Leggiamo l’Antico Testamento perché è indispensabile per comprendere il Nuovo Testamento. Molte parole usate da Gesù e dai discepoli fanno parte della cultura religiosa dell’epoca ed evocano significati ben precisi, diversi dal senso immediato delle parole. È l’AT che forma il fondo di questa cultura.

Esempi di Significati Culturali e Religiosi

  • La montagna: Per noi oggi suggerisce alpinismo o vacanze, ma per l’uomo biblico evocava l’esperienza del Sinai, il colle di Gerusalemme su cui fu costruito il tempio, luogo della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Quando i vangeli parlano di montagna (nel discorso della montagna o nell’episodio della trasfigurazione) non si tratta solo di un dettaglio geografico o descrittivo, ma viene menzionata per il suo significato religioso: luogo dove Dio comunica la sua Legge, luogo dell’incontro e della presenza di Dio, luogo delle grandi rivelazioni.

  • La nube: Non è solo un fenomeno meteorologico, essa nasconde e rivela, servendo così a esprimere la doppia realtà della presenza e trascendenza di Dio (cfr. Es 16,10; 19,16).

Oggi continuiamo a leggere l’Antico Testamento perché in esso la nostra vita viene presentata come in uno specchio. È proprio dei grandi capolavori dello spirito umano esprimere ciò che l’uomo è e vive. Ad esempio, Giobbe soffre innocente e si domanda: perché? Il Qohelet esprime l’assurdità della condizione umana; il Cantico dei cantici esprime la bellezza dell’amore; i Salmi esprimono sofferenza, richiesta di aiuto, preghiera, lode; l’epopea dell’Esodo esprime il desiderio dell’uomo di essere libero; le grida dei profeti che reclamano giustizia e rispetto del povero si ricollegano alle odierne rivendicazioni sociali.

L’Antico Testamento ci aiuta a capire meglio noi stessi. In esso ci vengono incontro uomini che ci assomigliano: uomini con le loro forze e debolezze, con le loro gioie e sofferenze, con le loro speranze e angosce, con la loro fede e i loro dubbi. L’AT ci mostra come Dio si sia servito per i suoi piani proprio di questi uomini imperfetti.

Inoltre, l’AT ci aiuta a capire meglio Gesù che, come ogni altro ebreo, conosceva a fondo le Scritture, le leggeva di continuo (cf. Lc 4,16-19), e molti scritti del Nuovo Testamento hanno seguito questo approccio (cfr. 2Tm 3,14-17). L’AT è stata anche la Bibbia dei primi cristiani, in essa trovavano molti passi che interpretavano come profezie che annunciavano Gesù Cristo, profezie che con la sua venuta si erano compiute (cf. Is 52,13-53,12). L’AT è quindi indispensabile per comprendere il Nuovo.

Percorsi per la Comprensione dell'Antico Testamento

La Bibbia esercita sempre un grande fascino che coinvolge persino i non credenti. Se del Nuovo Testamento si hanno generalmente alcune informazioni, per quanto riguarda l'Antico (o Primo) Testamento le cose si fanno più difficili. Questi scritti attraggono ma allo stesso tempo spaventano, spesso sembrando incomprensibili.

Per andare alla scoperta dell'Antico Testamento si possono percorrere due strade principali: la prima consiste nel commentare libro per libro così come essi compaiono nell'ordine canonico che si trova in ciascuna Bibbia. La seconda, e un approccio scelto da Stefano Sinaldi in un suo volume, si basa sul racconto della storia del popolo di Israele contrassegnato dalla categoria dell'Alleanza. Comprendere il momento e la situazione in cui si formano gli scritti, porta a esplorarli in forma comprensibile a tutti.

Fasi Storiche della Formazione dei Testi

  • Fase 1: Origini (1800-1000 a.C.)

    Questa fase si estende dal 1800 al 1000 a.C., periodo in cui si incontrano i Patriarchi (Abramo, Isacco e Giacobbe) e i Giudici. È l'origine di Israele come identità etnica, ma soprattutto teologica. In questi secoli si forma una tradizione tramandata in forma orale che solo in seguito si depositerà negli scritti.

  • Fase 2: L'Epoca Monarchica (dal 1000 a.C.)

    Con l'affermazione della monarchia (circa 1000 a.C.) si apre una nuova fase da cui nasceranno molti scritti (spesso ancora in forma parziale) che confluiranno in libri successivamente redatti in forma definitiva. L'epoca monarchica sarà contrassegnata da splendore e miseria, unità e divisione, e si concluderà con la sconfitta di Giuda da parte dei babilonesi (587 a.C.).

  • Fase 3: Esilio e Ritorno (dal 587 a.C.)

    Si apre così la terza fase di questa storia che comincia con la distruzione di Gerusalemme e l'esilio. Proprio in questi decenni nascono il Pentateuco, i libri profetici e molti scritti sapienziali.

  • Fase 4: Dominazione Ellenica e Romana (333-63 a.C.)

    Dal 333 al 63 a.C. il popolo di Israele può tornare almeno in parte ad abitare la terra di Palestina. È il tempo della dominazione ellenica e poi di quella romana.

Attraverso la presentazione delle epoche si può scoprire molto dei libri biblici e ciò che sembra oscuro diventa comprensibile. La visione dell'insieme illumina il particolare.

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