L'espressione del culto divino e l'acclamazione al Vangelo nella liturgia africana

Il cristianesimo è presente in Africa dal tempo apostolico. Nell’Africa sub-sahariana, in cui è stato introdotto prima nel XIV e XV secolo, e poi nel XIX, non è più una religione importata dall’esterno, ma una componente incontrovertibile della cultura africana contemporanea. Le chiese storiche - quella cattolica, quelle protestanti e quelle ortodosse - portano ormai il contrassegno di questa cultura sia nelle loro liturgie sia nel loro modo di gestire tanto le persone quanto le cose.

L'Inculturazione e il Concilio Vaticano II

L’evento ecclesiale che ha segnato la storia del cristianesimo in Africa nel XX secolo è senza dubbio il Concilio Vaticano II. In questo contesto, l’episcopato africano ha cercato di rispondere alla necessità di un'evangelizzazione approfondita. L’africanizzazione del cristianesimo deve passare per l’africanizzazione delle strutture e della liturgia della Chiesa. L’inculturazione, alla base della quale stanno i misteri dell’incarnazione, della risurrezione e della pentecoste, permette al Vangelo di incarnarsi nelle culture, purificandole e dando vita a figure inedite del cristianesimo.

Le iniziative prese dai vescovi per inculturare la liturgia offrono ai fedeli la possibilità di ricreare la loro unità interiore e di trovare una risposta alle aspirazioni comunitarie. Mons. Malula, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Leopoldville, è stato una delle figure più notevoli per la riforma liturgica, sottolineando che la cultura costituisce ciò che è specifico dell’uomo.

Infografica che illustra i tre pilastri dell'inculturazione liturgica in Africa: Incarnazione, Risurrezione e Pentecoste

Il Messale Romano per le diocesi dello Zaire

Il Messale Romano per le diocesi dello Zaire (MRDZ), approvato nel 1988, è finora l’unico rito inculturato della Chiesa latina approvato dopo il Concilio. Esso non è una creazione ex nihilo, ma fa parte dell’unità del rito romano. In esso, il genio proprio delle lingue locali, come il lingala, permette di esprimere il meglio della liturgia. Celebrando nella lingua locale, si favorisce la partecipazione dei fedeli al mistero. Come affermato da Papa Francesco, in questo rito si percepisce una spiritualità animata da canti dal ritmo africano e dal suono dei tamburi.

La musica e il ritmo nella celebrazione

La musica nella liturgia africana è per la glorificazione di Dio e la santificazione dell’uomo. L’episcopato ha promosso una musica autenticamente africana, evitando di snaturare la spontaneità con procedure compositive di altre culture. I canti attingono dal folclore e dallo stile popolare, con ritmi che provocano la partecipazione corporea alla preghiera attraverso il movimento.

Gli strumenti musicali tradizionali sono fondamentali per favorire la pietà del popolo:

  • Tam-tam: Lo strumento africano per eccellenza che dà il ritmo alle grandi cerimonie.
  • Kora e Balafon: Utilizzati per arricchire l'accompagnamento melodico.
  • Tamburi parlanti: Capaci di imitare il linguaggio parlato e recitare adagi.

Questi strumenti devono sostenere e accompagnare i canti, senza dominarli o sopraffarli.

Svelare i tamburi parlanti: le lingue dei tamburi africani

L'acclamazione al Vangelo e la danza liturgica

Nella cultura africana, la danza è un potente mezzo di comunicazione e un'espressione sacramentale. Nella liturgia, essa diventa un’espressione di entusiasmo che nasce dal sentire la presenza di Dio. La danza liturgica è eseguita con dignità, senza scatti, e accompagna i momenti salienti della celebrazione.

Per quanto riguarda la liturgia della Parola, una forma pratica significativa è quella di accompagnare il libro del Vangelo poco prima della sua proclamazione con passi di danza dal fondo della chiesa. Questo rito sottolinea l'importanza del messaggio evangelico come fonte di gioia. Gli africani ritengono che tutto ciò che ruota intorno al nome di Dio debba essere il migliore, incluso il dono del tempo e del movimento. Mentre siedono durante le letture, i fedeli partecipano attivamente all'acclamazione per onorare la Parola che sta per essere proclamata.

Gesti e partecipazione dell'assemblea

Il dialogo tra sacerdote e assemblea è costante e visibile in gesti specifici:

  • I fedeli tengono le mani alzate durante le orazioni, la dossologia e il Padre Nostro.
  • L'omelia diventa spesso una conversazione familiare e dialogica.
  • Al termine dell'omelia, il popolo esprime sostegno battendo le mani in segno di acquiescenza.
  • Le quattro processioni ritmate (ingresso, offerte, comunione e uscita) costituiscono la spina dorsale della messa.
Fotografia di una processione con il libro del Vangelo accompagnata da danzatori in abiti tradizionali

Simbologia culturale e nomi divini

La religione tradizionale africana offre elementi che arricchiscono la comprensione biblica. Ad esempio, il concetto di Dio come "Roccia" è pienamente recepito in culture come quella dei Bassa in Camerun, dove la roccia sacra di Ngog Lituba ha storicamente protetto gli antenati. Anche i nomi dati ai bambini spesso coincidono con attributi divini, esprimendo il neonato come un dono di Dio o una manifestazione della sua misericordia.

Tuttavia, la Chiesa vigila affinché non si scivoli nel folklore o nella superstizione. Il sacerdote non è un mago o un veggente, ma un discepolo degli apostoli. La sfida rimane quella di integrare i riti di guarigione e purificazione nella fede cristiana, trasformando la liturgia in alimento per la riconciliazione e la pace.

Il ruolo delle donne nella vita ecclesiale

La liturgia africana non potrebbe esistere senza le sue donne, colonna vertebrale che sostiene ogni aspetto della vita. Sono loro che conservano e trasmettono la fede, portando spesso il peso delle comunità sulle proprie spalle. Nonostante siano state a lungo uditrici senza diritto di replica, le donne africane sono le vere educatrici della pace e della riconciliazione. La vitalità della vita consacrata femminile in Africa è oggi un terreno fertile che sta trasformando settori vitali come l'educazione e la sanità.

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