Il presente volume si propone un obiettivo ambizioso: quello di riflettere sul trinomio Bibbia, giovani e discernimento, a seguito del recente Sinodo sui giovani. Il testo si articola in due parti, ciascuna suddivisa in sei contributi, che affrontano differenti aspetti del trinomio sopra ricordato. Dal momento che la struttura del volume e la sua suddivisione interna vengono presentate nell'Introduzione, non vi torneremo sopra in questa breve Prefazione, nella quale, invece, ci concentreremo su alcuni aspetti che hanno attirato in modo particolare la nostra attenzione durante la lettura dei vari capitoli che compongono il testo. Nelle righe che seguono intendiamo riflettere su alcuni temi che ritornano in diversi contributi e/o su sottolineature, anche problematiche, che sono emerse dalle riflessioni proposte dai vari autori. Speriamo di poter in tal modo offrire un contributo, anche se iniziale e parziale, all'importante riflessione elaborata nelle pagine del presente volume.
Il Dialogo tra Bibbia e Giovani: Sfide e Opportunità
Un primo nodo ruota attorno ai destinatari, in senso ampio, del libro, cioè ai giovani. Si tratta, in primo luogo, di una categoria difficile da definire, nativi digitali che manifestano una progressiva disaffezione nei confronti della pratica della lettura, oltre che una (generalmente) estesa ignoranza, nel senso etimologico del termine, di tutto ciò che ruota attorno a quello che noi chiamiamo "Bibbia". Come dice A. Matteo, citato nel volume, «I giovani evidenziano una profonda ignoranza della cultura biblica».
Mancando di conoscenze previe, che tuttavia appaiono necessarie per accostare non solo la Scrittura, ma anche per apprezzare il significato che essa ha rivestito e tuttora riveste per la cultura italiana, l'obiettivo di introdurre i giovani alla lettura del testo sacro appare talvolta come una mission impossibile. La parola di Dio insiste sulla necessità dell'ascolto, che apre all'accoglienza del messaggio comunicato dal testo e ad una pratica di vita coerente, mentre la civiltà nella quale viviamo è caratterizzata dalla presenza dell'immagine e dalla progressiva atrofizzazione della capacità di ascolto. Si tratta, ovviamente, di generalizzazioni, che tuttavia non mancano di una certa plausibilità e che impongono all'educatore, formatore o animatore (biblico) il compito di ricostruire la grammatica elementare dell'ascolto umano, prima che si possa seriamente parlare di ascolto della parola di Dio.

Una via per iniziare i giovani alla Scrittura passa, secondo uno dei contributi del volume, attraverso la testimonianza di persone convincenti, passa cioè attraverso testimoni più che maestri, sulla scia della felice intuizione di Papa Paolo VI. Oltre ai testimoni si può anche far riferimento ad alcune linee di educazione dei giovani alla Scrittura, tra le quali si menziona la lectio divina.
La Lectio Divina: Tradizione e Adattamento
Attorno a questa pratica di lettura ruota il secondo nodo di considerazioni che intendiamo proporre. Diversi autori parlano di "lettura orante della Scrittura", di lectio divina, di lectio divina semplificata per i giovani, ecc. Questa oscillazione terminologica trova riscontro anche in recenti documenti magisteriali e a questo proposito suggeriamo l'idea che sia meglio distinguere tra lectio divina, in quanto pratica di lettura orante della Scrittura, che appartiene ad una tradizione specifica e che presenta alcune caratteristiche peculiari, e altre forme di lettura spirituale della Parola, che propongono metodologie semplificate di accesso al testo biblico.
Comunque sia, la lettura orante della Scrittura è caratterizzata, ancora una volta, da alcuni prerequisiti di carattere antropologico, più che spirituale. Si pensi alla dimensione del silenzio, non tanto esteriore quanto interiore, assolutamente problematico in una civiltà continuamente iperconnessa, o alla maturazione di decisioni, non solo etiche (decisioni che richiedono tempi più lunghi di quelli normally impiegati per chattare).

Esperienze di Animazione Biblica e Formazione
Accanto a queste riflessioni aggiungiamo ancora una considerazione che può apparire in controtendenza con quanto finora ricordato. Nel volume si parla più volte dell'esperienza della Scuola della Parola, organizzata dal card. Martini a Milano e di altre esperienze analoghe, descritte da M. Montaguti, che non sono sicuramente le uniche esistenti sul territorio italiano. Come spiegare il successo di queste iniziative alla luce della situazione rapidamente tratteggiata in precedenza? Forse queste esperienze si appoggiano sul carisma personale di qualcuno, o sono realtà di nicchia, anche se raggruppano decine di persone?
L'Istituto di Teologia Pastorale della Facoltà di Teologia dell'Università Pontificia Salesiana di Roma non è nuovo ad una riflessione sull'«animazione biblica dell'intera pastorale». Sin dagli anni del postconcilio, e fedele alla propria prospettiva carismatica salesiana, è stata dedicata a queste tematiche una speciale attenzione nei vari curriculi dedicati alla Catechetica e alla Pastorale Giovanile. Come ha scritto R. Sala in una recente pubblicazione dell'Istituto dedicata a questi temi: «Non si tratta di aggiungere quantitativamente Parola di Dio nelle nostre liturgie, ma di cogliere come la Parola di Dio offra alla vita ecclesiale il suo elemento qualitativo proprio, perché offre l'accesso oggettivo, insieme alla Liturgia, al Cristo vivo e agente nella storia. Senza questa presenza trasversale, diffusa e ispirativa della Parola di Dio la fede diventa, per così dire, "anemica", manca di forza, e quindi è facile che i fedeli, indeboliti di questo "ferro" che irrobustisce e corrobora la fede, siano più facilmente soggetti a deviazioni e sofisticazioni della stessa».

Congiuntamente dunque all'indizione di un Seminario di studio sulla tematica Bibbia, Giovani e discernimento, nel febbraio 2019, l'Istituto di Teologia Pastorale ha promosso questa pubblicazione in cui si vuole riflettere - fedelmente al dettato del recente Sinodo dei Vescovi - sul trinomio Bibbia, giovani e discernimento vocazionale. Si vuole cioè mostrare, sotto varie angolature e da diverse prospettive teologiche e pratiche, come l'animazione biblica della pastorale, soprattutto nell'ambito giovanile, possa offrire percorsi e strumenti a servizio del discernimento di vita anche in vista di scelte vocazionali in senso ampio ed in senso specifico.
Prima Parte: Leggere la Bibbia con i Giovani
La Prima parte ha per titolo Leggere la Bibbia con i Giovani. In questa parte si cerca dunque di delineare il significato della presenza del testo biblico, in quanto tale, nei percorsi di pastorale giovanile. Un primo contributo del catecheta S. Currò cerca di delineare la qualità «biblica» alla quale si deve ispirare qualsiasi percorso di pastorale giovanile soprattutto nella linea di una pastorale che assuma «la sfida dell'esperienza (la sfida antropologica)» con un rinnovamento fondativo della qualità relazionale della proposta cristiana.
Un secondo contributo, della prof.ssa E. Buccioni, si incentra invece sulla dimensione testuale, indagando le modalità di una traduzione biblica utilizzabile in ambito giovanile. Il terzo ed il quarto contributo, più marcatamente esegetici, a cura dei proff. G. Benzi e X. Matoses, mostrano invece come sia possibile rintracciare negli stessi testi della Scrittura (Antico e Nuovo Testamento), direttrici di senso per un corretto discernimento giovanile.
Alla dimensione liturgica è dedicato il quinto contributo di E Krasoń: anche qui non si tratta di moltiplicare eventi e/o iniziative ma si tratta di «offrire ai giovani nella celebrazione l'esperienza dell'incontro con Dio che parla». L'ultimo contributo, del catecheta M. Scarpa, pone invece l'accento sulla dimensione educativa e catechetica «collocando l'intera dinamica dell'educazione dei giovani alla Scrittura all'interno di un itinerario che, coerentemente ai tre momenti catechistici di "Primo annuncio", di "Iniziazione cristiana" e di "Educazione permanente della fede", si propone dapprima di annunciare l'importanza della Scrittura in sé per poi veicolarne le potenzialità intrinseche lungo percorsi di iniziazione alle pagine bibliche e successivi approfondimenti sistematici».
Seconda Parte: Il Discernimento Giovanile a Partire dalla Parola
La Seconda parte ha per titolo Il discernimento giovanile a partire dalla Parola. Anche in questo casi i sei contributi vogliono delineare un percorso che sia di riflessione, ma anche in vista di un'azione concreta con i giovani. Un primo contributo, del biblista S. Puykunnel, mostra numerose figure bibliche «giovani», tratte dall'Antico e dal Nuovo Testamento. Ciascuna figura suggerisce in particolare una qualità vocazionale capace di interpellare il giovane e la giovane che le si accostano.
Il secondo contributo, di U. Montisci, professore della Facoltà di Scienze dell'Educazione all'UPS, affronta un tema quanto mai importante: quale valore ha l'uso della Scrittura in un'azione di Primo annuncio ai giovani? Si tratta di concepire l'azione ecclesiale come costantemente aperta a coloro che non ne frequentano le proposte e, soprattutto in campo giovanile, neppure ne conoscono l'esistenza: «La rilevanza [del Primo annuncio] per la vita ecclesiale è oggi riconosciuta da tutti».
Il pastoralista G. Cavagnari analizza, nel terzo contributo, il ruolo della Scrittura nelle scelte vocazionali: «La risposta di Cristo al Padre è criterio ermeneutico per definire ogni singola chiamata». Un quarto capitolo, del moralista S. Fernando, Direttore dell'Istituto di Teologia Pastorale, si concentra sul tema, attualissimo e assai problematico, del «discernimento morale dei giovani alla luce della Parola di Dio». Il testo si conclude con due contributi che, pur nella loro qualità riflessiva, ispirano già un orientamento pratico: J.M. Garda, professore di teologia spirituale, indaga il valore qualificante della preghiera nella vita dei giovani; il francescano M. Montaguti, biblista, offre una riflessione su di una proposta concreta - svolta in un grande Santuario - di Scuola della parola aperta a tutti i giovani.

Sicuramente una tematica così importante, come quella che il volume si propone, potrebbe essere declinata anche attraverso ulteriori prospettive: ad esempio non vengono affrontate specificamente - pur se presenti nel Documento Finale del Sinodo - l'identità e la formazione di operatori, animatori, catechisti e accompagnatori. Questa ed altre prospettive sono aperte, con la competenza e l'esperienza a tutti conosciute, nella Conclusione di C. Bissoli.
La Tradizione Cristiana e la Formazione: Un Approccio Integrato
Con la presente pubblicazione l'Istituto di Teologia Pastorale dell'UPS si augura di aggiungere un ulteriore contributo di studio alla riflessione in atto nelle comunità cristiane su come ascoltare, dialogare, educare le giovani generazioni. «La Bibbia ci dice che i sogni grandi sono quelli capaci di essere fecondi: i sogni grandi sono quelli che danno fecondità, sono capaci di seminare pace, di seminare fraternità, di seminare gioia, come oggi; ecco, questi sono sogni grandi perché pensano a tutti con il "noi" [...]. Se io dico che il contrario dell'egoismo è 'noi', faccio la pace, faccio la comunità, porto avanti i sogni dell'amicizia, della pace. Pensate: i veri sogni sono i sogni del "noi". I sogni grandi includono, coinvolgono, sono estroversi, condividono, generano nuova vita. E i sogni grandi, per restare tali, hanno bisogno di una sorgente inesauribile di speranza, di un Infinito che soffia dentro e li dilata. I sogni grandi hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza. Tu puoi sognare le cose grandi, ma da solo è pericoloso, perché potrai cadere nel delirio di onnipotenza. Ma con Dio non aver paura: vai avanti. Sogna in grande».
Il presente volume, incentrato sul trinomio Bibbia, giovani e discernimento, si inserisce in un contesto di riflessione più ampio sull'animazione biblica dell'intera pastorale. L'Istituto di Teologia Pastorale dell'UPS, fedele alla prospettiva salesiana, ha sempre dedicato particolare attenzione a queste tematiche, riconoscendo il ruolo qualificante della Parola di Dio nella vita ecclesiale. La pubblicazione esplora diverse angolature e prospettive teologiche e pratiche, mostrando come l'animazione biblica possa offrire percorsi e strumenti a servizio del discernimento di vita, anche in vista di scelte vocazionali.
Il volume si apre con l'analisi dell'episodio dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35) come testo paradigmatico per comprendere la missione ecclesiale in relazione alle giovani generazioni. Gesù cammina con i discepoli, li interroga, ascolta la loro versione dei fatti, annuncia loro la Parola e li conduce a interpretare alla luce delle Scritture gli eventi vissuti. Questo modello di accompagnamento, ascolto e annuncio della Parola è proposto come chiave di lettura per il rapporto tra la Chiesa e i giovani.
La riflessione sulla Bibbia e la sua trasmissione si estende alla Tradizione cristiana, intesa non come un blocco statico, ma come un processo dinamico di interpretazione e attualizzazione. La capacità di fare sintesi e di utilizzare schemi, come studiato da Lina Bolzoni, è fondamentale per la trasmissione del sapere e per la catechesi, permettendo di coniugare la vivacità della comunicazione con la solidità concettuale.
Viene inoltre esplorato il rapporto tra i tria munera (munus propheticum, sacerdotale, regale) e i cinque ambiti (vita affettiva, lavoro e festa, fragilità, tradizione, cittadinanza) proposti dal Convegno di Verona. Queste schematizzazioni, pur distinte, sono viste come complementari e necessarie per una catechesi degli adulti che sappia radicarsi nell'ascolto della Parola di Dio e accompagnare le persone a comprendere la bontà della dottrina sociale della Chiesa.
Don Aldo Bonaiuto dà una bella testimonianza di Don Oreste Benzi
In questo contesto, il volume dedica spazio alla figura di don Oreste Benzi, figura profetica capace di intrecciare mistica personale e azione concreta. Un percorso tematico su don Oreste Benzi, guidato dalla teologa Elisabetta Casadei, esplora le tappe del suo cammino di fede, il suo profilo mistico e il suo ruolo di "profeta nella storia". L'iniziativa, promossa dall'Istituto Superiore di Scienze Religiose A. Marvelli di Rimini, si articola in lezioni online e offre un approfondimento sulla vita interiore del "prete con la tonaca lisa".
Il volume analizza anche la teologia delle parabole nel Vangelo di Matteo, come proposto da don Guido Benzi, biblista della diocesi di Rimini. Le parabole si rivelano un modo molto adatto a esprimere l'eccedenza, la novità e l'originalità del Dio di Gesù Cristo, rivelando la loro dimensione di enigma che interpella e trasforma il destinatario.
Infine, il testo sottolinea l'importanza della lettura comunitaria della Scrittura come elemento distintivo di una proposta di animazione pastorale. Dalla lettura personale della Scrittura, inclusa la lectio divina, alla lettura comunitaria svolta in gruppi formativi o nell'ambito di comunità religiose, fino alla forma più ampia della celebrazione liturgica, la Parola di Dio offre l'accesso oggettivo al Cristo vivo e agente nella storia.
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