Bibbiano: Tra Storia, Architettura e le Figure di Giuseppe Bertolini

Bibbiano, comune nella provincia di Reggio Emilia, vanta un ricco patrimonio storico e architettonico che si snoda tra antiche pievi, complessi rurali, ville signorili e luoghi di cultura. Al contempo, il territorio e la sua diocesi sono stati teatro dell'operato di figure significative che portano il nome di Giuseppe Bertolini, ognuna con un impatto distinto sulla storia e sulla comunità.

Il Patrimonio Storico e Architettonico di Bibbiano

La Pieve di Bibbiano e la sua Canonica

La Pieve di Bibbiano è riconosciuta come una delle più antiche della Diocesi di Reggio. La sua importanza storica è attestata dalla sua menzione in privilegi e donazioni al Vescovo di Reggio da parte di Pontefici e Imperatori, a partire dal Diploma di Ottone II nell’anno 980. Il Castello di Bibbiano, che si trovava probabilmente nella località di Piazzola, e la Pieve, sono inoltre nominati in una Bolla di Stefano IX in favore del Monastero di S. [nome mancante]. Fin dal Medioevo dipendevano da essa diverse Chiese, tra cui quelle di S. Giorgio di Roncolo, S. Antonino di Quattro Castella, S. Giovanni di Sassoforte, S. Michele di Castione, S. Nicolò di Montezane, S. Eufemia di Piazzola e S. Vigilio. Dopo il 1821, si aggiunsero le chiese di S. Pietro di Barco e S. [nome mancante]. L’attuale plebano si compone della chiesa di S. Pietro di Barco, S. Nicolò di Cavriago, S. Antonino di Quattro Castella e S. [nome mancante].

La chiesa, dedicata a S. Maria Assunta, presenta una pianta a croce latina a navata unica ed è in stile misto. La facciata a capanna con frontone triangolare è arricchita da un oculo. L’ingresso è dipinto in stile antico e presenta un bassorilievo circolare in pietra, opera di Guglielmo Fornaciari, posto sopra il portale centrale ad arco a tutto sesto. L’interno è a navata unica, scandita da cinque cappelle per parte intervallate da lesene di ordine ionico, che sorreggono l’alta cornice. La copertura è a volta a botte con lunette e paraste, mentre l’abside è a catino semicircolare con due ampie finestre. Sul fianco a sud della facciata sorge la maestosa torre del campanile; la sua cuspide, rifatta a “cipolla” nel 1873, fu ripresa in forma piramidale nel 1923 con disegno dell’ingegnere [nome mancante].

Nel corso dei secoli, la Pieve ha subito diversi interventi: nel 1859 l’Arciprete Gabbi provvide alla realizzazione del presbiterio su disegno dell’ingegnere [nome mancante], e ulteriori restauri sono stati eseguiti nel 1889-1919 e nel 1923-24 sotto la direzione del professore [nome mancante].

Un interessante disegno del 1620 circa, custodito presso l’Archivio parrocchiale, permette di osservare il complesso della chiesa e della canonica prima dei lavori intrapresi dall’Arciprete Bortolotti nella seconda metà del secolo XVII. La canonica sembra articolarsi in una struttura assai simile all’attuale corpo. Nella prima metà del Settecento, l’Arciprete Guidelli trasferì i mezzadri a settentrione, fabbricando la casa con la stalla nuova, e costruì il passaggio di collegamento tra chiesa e canonica, realizzando la porzione verso il piazzale e la muraglia da mattina lungo il borgo, oltre probabilmente al maestoso arco d’ingresso al piazzale. La canonica si compone di tre distinti corpi che delimitano un cortile interno; l’elemento principale si sviluppa parallelamente a via G. B. Venturi, organizzandosi intorno al torrione centrale, che, a pianta quadrata, presenta due finestre archivoltate abbinate per lato alla sommità.

Foto aerea della Pieve di Bibbiano con la sua canonica e il campanile

La Chiesa dei SS. [Nome Mancante] nel Nucleo di San Filippo

Un nucleo di particolare interesse è quello di San Filippo, situato ad ovest della linea ferroviaria. Qui è da ricordare la Chiesa dei SS. [nome mancante]. L’antica chiesa fu ricostruita nel 1645 sotto la direzione dell’ingegnere Francesco Malli. La costruzione della sua Canonica risale al 1845. La torre campanaria misura nel complesso 47 metri. La chiesa presenta una facciata a capanna con frontone orientata verso levante; l’interno è a navata unica con abside semicircolare. L’accesso è limitato da due pilastrate in cui sono disposte le sculture di due leoni accovacciati, mentre una scalinata sale al sagrato. È da notare che nella visita pastorale del Vescovo Cervini del 1543, l’edificio figurava in cattivo stato.

Il Cinema Teatro Metropolis

Il Cinema Teatro Metropolis rappresenta un importante polo culturale per Bibbiano. Negli anni ’50, il teatro liberty, caratterizzato da palchetti a semicerchio e un soffitto affrescato a medaglioni, fu ristrutturato con criteri di razionalità geometrica, favorendo l'allestimento di spettacoli teatrali e feste da ballo, in particolare in occasione di festività come la fiera. L’attuale Cinema Teatro Metropolis è il risultato di un’ulteriore ristrutturazione avvenuta negli anni ’90 per volontà dell’amministrazione comunale, ed è stato inaugurato nel settembre 2004 in occasione della fiera Bibbiano Produce. La struttura, oltre alla sala dedicata a cinema e teatro, è dotata al piano terra di una sala polivalente per conferenze, mostre e incontri intitolata al prof. [nome mancante].

Residenze Storiche e Complessi Rurali

Il territorio di Bibbiano è costellato di affascinanti complessi residenziali e rurali. Il nucleo rurale comprende due grandi complessi articolati in vari corpi separati, costruiti in diverse e successive fasi, sviluppando una struttura a corte. Sull’arco a sesto ribassato della porta morta di un primo edificio si nota la data “1895”, mentre quella del “1911” è riportata nell’arco della porta a doppia luce di collegamento ad un secondo edificio. La struttura del complesso rurale, attribuibile al XVII secolo, si sviluppa nella corte, con una tipologia ad elementi giustapposti in linea con la parte civile posta a nord. Il fabbricato della stalla, con portico a tre luci archivoltate, fu completamente distrutto anni fa da un incendio e quindi ricostruito conservando inalterato il rapporto volumetrico primitivo. Il prospetto principale dell’edificio è caratterizzato da una loggia a due luci integrata al portico centrale di collegamento tra la stalla e l’abitazione. Nella loggia rimane un bell’affresco seicentesco raffigurante la Madonna della Ghiara.

A fronte della corte si trova un altro interessante complesso a corpi separati, di cui si segnala il rustico con porticato a sei luci ed archi a sesto ribassati. Il prospetto principale dello scalone monumentale conduce all’ingresso del piano rialzato, dove sul pianerottolo due colonne sorreggono la balconata superiore. L’organismo edilizio si sviluppa con un corpo centrale a pianta quadrata e due appendici laterali; un’ampia scalinata a due rampe semicircolari conduce all’ingresso al piano rialzato.

Nell’abitato sorge anche una interessante villa realizzata probabilmente nella seconda metà dell’Ottocento dalla famiglia Bacigalupo. Da questa per eredità passò in seguito ai conti Catelli di Parma ed ai Donati. Il complesso si articola in un corpo centrale a pianta quadrata affiancato da due ali più basse ad impianto rettangolare, con copertura a quattro falde. Nel prospetto principale, rivolto verso levante, si apre un’ampia loggia con portico a tre luci e balaustra, sormontata dalle alte finestre del salone superiore. Nel prospetto di ponente si evidenzia un vasto arco a sesto ribassato, ora in parte tamponato, sotto il quale si sviluppano le due rampe a tenaglia di accesso all’abitazione. All’interno sono da segnalare i saloni delle feste al piano terreno ed al piano nobile con pianta a ferro di cavallo, oltre ad elementi decorativi quali alcuni affreschi e parati.

La Villa Gabbi fu acquistata nel 1750 dal Marchese Giuseppe Gabbi che la fece restaurare e decorare, ornandola anche degli stemmi gentilizi della sua famiglia, ancora visibili nella stanza a sinistra dell’ingresso, anticamente cappella privata. È infine da segnalare anche una villa novecentesca già in proprietà di un ingegnere di cognome Bertolini, sebbene non sia specificato quale.

Illustrazione di complessi rurali storici a Bibbiano con strutture a corte

Oratori e Altri Edifici Religiosi

In località Bibbiano si trova un oratorio dedicato a S. [nome mancante]. L’oratorio presenta una facciata a capanna, timpanata e orientata liturgicamente. Il portale è sormontato da un riquadro per l’immagine del Santo e da tre finestre, di cui una archivoltata. Superiormente vi è un campaniletto a vela. L’interno è a navata unica con volta a botte, e il quadro dell’altare raffigura la Madonna della Ghiara con S. Rocco e S. [nome mancante]. Tracce di un loggiato a più luci sono emerse recentemente nella struttura di un edificio vicino a questo oratorio. Un altro oratorio fu ricostruito nel 1736 per legato di Cesare Franceschini, e successivamente restaurato nel 1832. Questo oratorio presenta una facciata a capanna, con un portale sormontato da una sottile fascia marcapiano e, superiormente, da un oculo trapezoidale; l’interno è a navata unica con volta a botte ad unghie. Presso quest'ultimo oratorio sorge un notevole complesso rurale a corte articolato in più corpi di fabbrica. Alla fine del Settecento la villa era compresa nel Marchesato di Bianello, feudo Gabbi, soggetta alla Comunità di Bianello e sotto la parrocchiale di Bibbiano. Al Ghiardo è segnalata l’esistenza un tempo di un oratorio dedicato a S. [nome mancante].

Il Castello di Bibbiano e il Torrazzo

La tradizione locale identifica nel “Torrazzo” ciò che resta di quel “Castello di Bibbiano” ricordato nel XI secolo e distrutto dai parmigiani nel 1296. L’edificio del Torrazzo è stato eretto tra il secolo XVII ed il Secolo XVIII su strutture preesistenti a cui forse riferire l’impianto della torretta. La struttura è compatta a pianta regolare sviluppata su due piani con la torre in posizione centrale. È una costruzione tardo-medievale, sviluppatasi in periodi successivi, forse sulle basi di un più antico edificio. Del castello originale non resta più traccia evidente, se non nelle reminiscenze identificate nel Torrazzo. Nel 1089 la Contessa Matilde di Canossa [informazioni incomplete, omesse]. La chiesa di S. Eufemia è ricordata in una carta del Monastero di Marola del 1102, in un documento dell’Archivio della Cattedrale di Reggio del 1196 ed in una carta del Monastero di S. [nome mancante].

Ricostruzione storica del Castello di Bibbiano e il Torrazzo attuale

I Mulini di Belvedere

Una carta storica indica l’esistenza di due impianti posti a brevissima distanza, distinti in mulino “Belvedere Superiore”, dotato anche di un torchio, e il mulino “Belvedere Inferiore”. Il fabbricato, recentemente ristrutturato dalla famiglia proprietaria, conserva l’impianto planivolumetrico caratterizzato da un ampio avamportico a luci architravate, sorretto da pilastri quadrangolari in laterizio; nel sottoportico è visibile un interessante affresco votivo.

Monumento dello Scultore Walter Ferretti

A Bibbiano è presente un monumento, opera dello scultore Walter Ferretti, inaugurato il 19 aprile 1965 su committenza dell’Amministrazione comunale.

Figure Note di Giuseppe Bertolini

Don Giuseppe Eusegio Bertolini (1938-2023): Pioniere delle Comunicazioni Diocesane

Don Giuseppe Eusegio Bertolini, pioniere e direttore del Centro Televisivo Diocesano, si è spento il 30 maggio 2023 all'età di 85 anni, nella canonica di Giandeto, a Casina. Era il parroco di Giandeto e la sua scomparsa è dovuta al peggioramento irreversibile delle sue condizioni di salute. I funerali sono stati presieduti dall’Arcivescovo Morandi nella chiesa di Casina il mercoledì 31 maggio alle ore 15.30, dopo i quali le sue spoglie mortali sono state accompagnate al cimitero di San Giovanni di Querciola per la sepoltura. La salma di don Eusebio era stata esposta nella chiesa parrocchiale di Giandeto, dove la sera di lunedì e martedì è stato recitato il Rosario in suffragio.

Don Giuseppe Eusegio Bertolini è nato a San Giovanni di Querciola il 18 febbraio 1938 e ha ricevuto l’ordinazione presbiterale il 29 giugno 1961. Dopo l'ordinazione, è stato vicario cooperatore a Rubiera (1961-1964), Casalgrande (1964-1966) e San Giovanni di Querciola (1966-1967). Nel 1967, don Bertolini fu nominato parroco di Giandeto, dove ha svolto il suo ministero fino alla sua morte.

Il suo servizio di presbitero include a pieno titolo il lavoro per le comunicazioni sociali della Chiesa. È stato il pioniere delle produzioni televisive diocesane, iniziando a produrre contenuti audiovisivi alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. Fu il vescovo Gilberto Baroni a chiedergli di seguire un corso di formazione in linguaggio televisivo e ad imparare l'uso della telecamera. In quegli anni nacque “Cronaca”, un rotocalco televisivo di informazione diocesana trasmesso fino al 2012 da Teletricolore. Per oltre un ventennio, don Giuseppe ha percorso in lungo e in largo la diocesi per realizzare interviste, documentare il magistero del vescovo e la vitalità della Chiesa reggiano-guastallese. Il vescovo Paolo Gibertini acquistò per lui la prima telecamera, e con l’aiuto di numerosi collaboratori volontari, la produzione televisiva diocesana crebbe, arrivando anche alla realizzazione di dirette televisive. “Ciò che i giornalisti della carta stampata realizzano con la biro - amava ripetere il sacerdote parlando della sua missione nella comunicazione - io cerco di farlo attraverso l’uso della telecamera”. Dal 1989 e fino al 2007, don Bertolini è stato direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali e successivamente, fino al 2012, direttore del Centro Televisivo Diocesano. È stato inoltre nominato canonico onorario della Cattedrale.

Don Giuseppe Eusegio Bertolini durante la sua attività con la telecamera

L'Architetto e Ingegnere Giuseppe Bertolini e il Ponte di Ariccia

L'ingegnere e architetto Giuseppe Bertolini è principalmente noto per aver progettato il grandioso Ponte di Ariccia, un'opera voluta da Papa Gregorio XVI per congiungere il Monte d'Albano e quello di Ariccia. Questo imponente ponte, alto 60 metri e composto da tre piani con trentaquattro colossali arcate, è stato immortalato in un celebre quadro del pittore Alessandro Prampolini, tutt'ora conservato nella galleria Fontanesi dei Musei Civici di Reggio. Il ponte fu inaugurato nel 1854 e, per l'occasione, Papa Pio IX fece coniare una medaglia raffigurante da una parte la sua effige e dall'altra la veduta del ponte così come ritratta da Prampolini. Bertolini è talvolta ricordato come "l'architetto di cinque Papi", a testimonianza della sua rilevanza nel panorama architettonico dell'epoca.

Rappresentazione del Ponte di Ariccia progettato da Giuseppe Bertolini

Altri Riferimenti a Bertolini

Come accennato nella sezione sulle residenze storiche, a Bibbiano è segnalata l'esistenza di una villa novecentesca che in passato era di proprietà di un ingegnere di cognome Bertolini. La fonte non fornisce ulteriori dettagli che consentano di identificare con certezza se si tratti di uno dei Giuseppe Bertolini menzionati o di un'altra figura omonima.

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