Beniamino nella Bibbia: Storia, Discendenza e Rilevanza

Beniamino è l'ultimo dei figli di Giacobbe e il capostipite dell'omonima tribù israelitica. La sua storia biblica è intrinsecamente legata a quella del fratello Giuseppe e riveste un'importanza fondamentale nel Libro della Genesi e nella successiva storia del popolo d'Israele.

Origini e Significato del Nome

La madre Rachele partorì Beniamino in viaggio da Betel ad Efrata (Betleem), ed essendo ella in punto di morte per le doglie del parto, mise al neonato il nome di Ben-'ōnī, che significa "figlio del mio dolore". Rachele, morente, lo voleva chiamare così per il dolore di aver partorito al suo amato Giacobbe solo due figli. Ma il padre, il patriarca Giacobbe, lo cambiò in Beniamino, che significa "figlio della destra", cioè del braccio della fortezza e del felice pronostico, certamente per convertire il triste ricordo in lieto augurio (Genesi, 35:18,24). Beniamino fu l'unico figlio di Giacobbe nato in Palestina e il solo dei figli di costui che fosse fratello a Giuseppe anche per parte di madre. Per l'insieme delle precedenti ragioni, egli fu il prediletto del padre, specialmente dopo la scomparsa di Giuseppe.

Nascita di Beniamino e morte di Rachele, illustrazione biblica

Il Ruolo di Beniamino nella Storia di Giuseppe

Il Primo Viaggio dei Fratelli in Egitto

La carestia continuava a gravare sul paese. Giacobbe venne a sapere che c’era grano in Egitto e disse ai suoi figli: «Sono venuto a sapere che c’è grano in Egitto. Andate dunque là e comprate viveri per noi.» Tuttavia, Giacobbe non lasciò andare con loro Beniamino, fratello di Giuseppe, temendo per la sua incolumità. Nel frattempo, Giuseppe era governatore in Egitto e vendeva grano a ogni popolo. Egli vide i fratelli e li riconobbe, ma li trattò da estranei, chiedendo loro: «Da dove venite? - Siete solo spie!»

I fratelli risposero: «Non è vero, signore. Noi, tuoi servi, veniamo dalla terra di Canaan e siamo fratelli, figli di uno stesso padre.» Giuseppe replicò: «Se volete provarmi il contrario, fate venire il vostro fratello minore. Altrimenti non vi lascerò ripartire di qui.» I fratelli di Beniamino furono accusati di essere delle spie, “venuti per vedere i punti scoperti del paese” (Gen 42,12) e per tre giorni furono tenuti in carcere.

Dopo tre giorni, Giuseppe disse loro: «Io rispetto Dio! Se davvero siete gente onesta, uno di voi deve restare qui come ostaggio nella prigione dove siete stati. Poi mi condurrete qui vostro fratello minore, così si vedrà se quel che dite è vero.» Intanto dicevano tra loro: «Siamo veramente castigati a causa di nostro fratello Giuseppe, perché abbiamo visto la sua angoscia quando ci supplicava e noi non l’abbiamo ascoltato.» Ruben aggiunse: «Ve l’avevo detto, io, di non commettere quel delitto verso Giuseppe. Voi però non avete voluto darmi retta.» Poi Giuseppe ritornò e continuò a parlare con loro. Quindi diede l’ordine di riempire i loro sacchi di grano e di mettervi dentro il denaro con il quale lo avevano pagato. Inoltre ordinò di dar loro provviste per il viaggio.

Prima che i nove fratelli ripartissero per Canaan, Giuseppe ordinò alle guardie di riempire i loro sacchi di grano e di rimettere il denaro che ciascuno aveva versato per l’acquisto nel rispettivo sacco. I figli di Giacobbe caricarono i sacchi sugli asinelli e partirono. Dopo una giornata di cammino si fermarono in un luogo per passare la notte. Uno dei fratelli aprì il proprio sacco per dare il foraggio all’asinello e vide il denaro alla bocca del sacco. Anche gli altri aprirono i sacchi e ognuno vi trovò il proprio denaro. Allora spaventati si domandarono: - Che significa questo?

Quando arrivarono a Canaan dal loro padre Giacobbe gli raccontarono l’accaduto, spiegando che il governatore dell’Egitto aveva sfruttato questo particolare per verificare se davvero fossero gente onesta, e che poi avrebbero dovuto condurre il loro fratello minore in modo da poter essere sicuro che non fossero spie, ma gente onesta. Poi vuotarono i sacchi e ciascuno vi trovò la sua borsa del denaro. Giacobbe, ascoltando il racconto dei figli, espresse il suo dolore: «Già mi avete privato di due figli: Giuseppe non c’è più! Simeone non c’è più! E ora volete togliermi anche Beniamino! Mio figlio Beniamino non verrà mai laggiù con voi. Suo fratello Giuseppe è morto e dei figli di Rachele mi resta solo Beniamino.» Ruben, il maggiore, disse: «Padre, affida a me Beniamino. Io ti prometto che te lo restituirò.» Nonostante la profonda riluttanza, alla fine Giacobbe acconsentì e lasciò partire Beniamino per la seconda volta, affinché Simeone fosse rilasciato. Per la seconda volta i dieci fratelli si avviarono con i loro asinelli verso la terra d’Egitto.

I fratelli di Giuseppe che scoprono il denaro nei sacchi di grano

Il Ritorno in Egitto con Beniamino e la Prova della Coppa

Quando Giuseppe vide con loro Beniamino, un nodo di pianto gli salì in gola. Ma finse ancora la massima indifferenza, domandando: «Questo sarebbe il fratello più piccolo di cui mi avete parlato?» - «Sì, mio signore - risposero i fratelli prostrati con la faccia a terra.» Giuseppe fece servire ai fratelli un abbondante pasto. Poi fece riempire di grano i loro sacchi e, in quello di Beniamino, fece nascondere dai suoi servi una preziosa coppa d’argento.

Al mattino i dieci fratelli ripartirono. Erano appena usciti dalla città, quando Giuseppe disse al capo delle guardie: «Presto, insegui quegli uomini. Accusali di furto e riportali qui.» Il capo delle guardie raggiunse i fratelli e li accusò di furto. Allora essi, dichiarandosi innocenti, si affrettarono ad aprire i loro sacchi. La coppa fu trovata nel sacco di Beniamino.

Riportati davanti a Giuseppe, essi piangendo si gettarono a terra. Giuseppe disse loro: «Che azione avete commesso? Beniamino rimarrà mio prigioniero.» Allora Giuda alzò il capo da terra e disse a Giuseppe con voce tremante: «Mio signore, non possiamo tornare da nostro padre senza Beniamino.» Giuda si offrì come scambio per evitare che Giacobbe, non vedendo tornare il proprio figlio che egli amava, potesse morire per il dispiacere.

Beniamino Incontra Giuseppe

La Rivelazione di Giuseppe e la Riunione Familiare

A quelle parole Giuseppe non riuscì più a trattenere le lacrime. Dimenticò tutti i torti subiti dai fratelli, dimenticò il pozzo dove essi l’avevano gettato, dimenticò il tempo passato in schiavitù e in prigione… Gettò le braccia al collo dei fratelli e con la voce rotta dal pianto disse: «Io sono Giuseppe. Vive ancora mio padre?» I fratelli non credevano ai propri occhi. Ancora non erano convinti di essere alla presenza del loro fratello. Erano costernati e temevano un altro tranello. Ma Giuseppe continuò: «Sono proprio vostro fratello… che voi avete venduto per venti denari d’argento. Riferite a mio padre la gloria che io ho in Egitto e portatelo qui.» Poi strinse al petto Beniamino e lo ricoprì di baci. Allora finalmente i fratelli si convinsero e, scoppiando in lacrime, abbracciarono Giuseppe. Chiesero perdono, ridono, piangono, parlano del vecchio Giacobbe…

«Ed ecco, i vostri occhi lo vedono e lo vedono gli occhi di mio fratello Beniamino». Allora egli si gettò al collo di Beniamino e pianse. Anche Beniamino piangeva stretto al suo collo” (Gen 45,12.14). La fraternità di Giuseppe e Beniamino divenne strumento di riconoscimento e quindi di ritrovamento di una fraternità che sembrava perduta. Giuseppe interpretò le sue tristi vicende come volere di Dio per conservare in vita i suoi fratelli e in loro la vita del suo popolo: «Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente» (Gen 45,7).

Dopo essersi fatto riconoscere, Giuseppe rimandò a Canaan gli undici fratelli con abbondanti provviste e doni. Appena essi videro Giacobbe gli dissero eccitatissimi: «Padre, Giuseppe è vivo, anzi governa tutto il paese d'Egitto!» Ma il cuore del vecchio Giacobbe rimase freddo, perché non poteva credere loro. Solo dopo aver visto gli asinelli carichi di grano e i doni, Giacobbe si convinse e si rianimò. Al culmine della gioia esclamò: «Basta! Giuseppe, mio figlio, è vivo. Andrò a vederlo prima di morire.»

Quella notte stessa Giacobbe sentì ancora la voce ferma e dolcissima del suo Dio: «Giacobbe, Giacobbe! - dice la voce. - Eccomi, - risponde il vecchio con la stessa prontezza di Isacco suo padre e di Abramo, padre di suo padre. - Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di andare in Egitto perché laggiù io farò di te un grande popolo. Certo ti farò tornare.» Giuseppe venne a sapere che il padre stava dirigendosi con una carovana verso l’Egitto. Allora fece attaccare il suo carro e gli corse incontro. Appena se lo vide davanti gli gettò le braccia al collo e pianse a lungo con la testa sulla spalla del vecchio. Giacobbe accarezzò il capo del figlio e disse: «Ora posso anche morire perché ho visto la tua faccia.»

A causa di Giuseppe, il clan di Giacobbe si stabilì definitivamente in Egitto, lasciando la terra di Canaan. In Egitto gli ebrei furono accolti con tutti gli onori e il faraone concesse loro vaste terre a est del Nilo per i pascoli. In Egitto morirono Giacobbe, Giuseppe e i suoi fratelli. Ma i discendenti di Giacobbe e dei suoi figli si moltiplicarono. Il popolo d’Israele divenne «numeroso come le stelle». Con il racconto della morte di Giuseppe termina il primo libro della Bibbia intitolato Genesi.

Rappresentazione di Giuseppe che si ricongiunge con i suoi fratelli e Beniamino

La Tribù di Beniamino: Caratteristiche e Territorio

Discendenza e Composizione

I figli di Beniamino, secondo Genesi 46:21, erano dieci: Bela, Becher, Asbel, Ghera, Naaman, Echi, Ros, Muppim, Uppim e Arde (cfr. Gen 35:24; 46:19,21; Num 26:38-41; 1Cr 2:2; 7:6; 8:1-2). I suoi discendenti formarono l'omonima tribù dei Beniaminiti. All'epoca dell'esodo dall'Egitto era la più piccola delle tribù dopo quella di Manasse in quanto a popolazione maschile (Num. 1:36, 37). Nel censimento fatto più tardi nella pianura di Moab, la tribù di Beniamino era al settimo posto (Num. 26:41). Quando erano accampati nel deserto, questa tribù occupava un posto sul lato O del tabernacolo, insieme alle tribù dei discendenti di Manasse ed Efraim, figli di Giuseppe, e insieme queste tre tribù occupavano il terzo posto nell’ordine di marcia (Num. 2:18-24).

Territorio e Città Chiave

In Canaan il territorio assegnato alla tribù di Beniamino si trovava fra quello delle tribù di Efraim e di Giuda, e confinava a O col territorio di Dan (Gios. 18:11-20). Era fra i meno ampî, ma anche fra i più importanti per la sua posizione al centro della Palestina e perché includeva Gerusalemme, sebbene quasi ai confini. Fra le città più importanti attribuite in origine a Beniamino c’erano Gerico, Betel, Gabaon, Ghibea e Gerusalemme. Sebbene Gerusalemme facesse parte del territorio di Beniamino, si trovava al confine con Giuda; questa tribù fu la prima a conquistare e incendiare la città (Giud. 1:8), ma né Giuda né Beniamino riuscirono a scacciare i Gebusei dalla cittadella di Gerusalemme (Gios. 15:63; Giud. 1:21). Solo durante il regno di Davide ne fu completata la conquista e la città divenne la capitale d’Israele (II Sam. 5:6-9).

C'erano due porte di Beniamino: la porta superiore di Beniamino era una porta nel tempio (Ger 20:2), e la porta di Beniamino era una porta di Gerusalemme, al lato nord della città (e quindi della strada che portava al territorio della tribù di Beniamino) (Ger 37:13; 38:7; Zac 14:10), probabilmente la stessa della porta delle Pecore (Ne 3:1,32; 12:39; Gv 5:2).

Mappa del territorio della tribù di Beniamino in relazione ad altre tribù

La Fama Bellicosa e la Lealtà

L’abilità di combattenti dei discendenti di Beniamino fu descritta nella profezia di Giacobbe sul letto di morte, nella quale disse di questo figlio diletto: «Beniamino continuerà a lacerare come un lupo. La mattina mangerà l’animale afferrato e la sera dividerà le spoglie» (Gen. 49:27). I combattenti beniaminiti erano famosi frombolieri, capaci di tirare sia con la destra che con la sinistra e colpire un bersaglio sottile come un capello (Giud. 20:16; I Cron. 12:2). Il mancino giudice Ehud, uccisore dell’oppressore re Eglon, era di Beniamino (Giud. 3:15-21).

Durante il periodo dei giudici, la tribù di Beniamino rifiutò ostinatamente di consegnare i responsabili di un vile atto compiuto a Ghibea. Questo provocò la guerra civile con le altre tribù, decise a non lasciarli impuniti, e il quasi totale sterminio della tribù di Beniamino (Giud. capp. 19-21). Comunque, grazie allo stratagemma escogitato dalle altre tribù per preservarla, la tribù di Beniamino si riprese e da seicento uomini raggiunse quasi sessantamila guerrieri all’epoca del regno di Davide.

Dopo la divisione del regno, la tribù di Beniamino fece parte del regno di Giuda, sia prima che dopo l'esilio (1Re 12:21-23; 2Cr 11:1-3,10-12,23; 15:2,8-9; 25:25; 31:1; 34:9,32; Esd 1:5; 4:1; 10:9; Ne 11:4,7,31,36; Ger 17:26; 32:44; 33:13). La lealtà di Beniamino verso Giuda e Gerusalemme senza dubbio contribuì alla posizione che ebbe nella visione di Ezechiele della divisione del paese sotto il regno promesso, visione in cui la tribù di Beniamino figurava al confine S della “santa contribuzione”, mentre la tribù di Giuda si trovava al confine N (Ezec. 48:22-24,32).

Personaggi Illustri della Tribù di Beniamino

Dalla tribù di Beniamino, pur essendo una ‘delle più piccole delle tribù’, venne il primo re d’Israele, Saul figlio di Chis (I Sam. 9:15-17, 21). La narrazione biblica ci presenta: «C’era un uomo della tribù di Beniamino, chiamato Kis, figlio di Abièl, figlio di Seror, figlio di Becoràt, figlio di Afìach, un Beniaminita, uomo di valore. Costui aveva un figlio chiamato Saul, prestante e bello: non c’era nessuno più bello di lui tra gli Israeliti; superava dalla spalla in su chiunque altro del popolo.»

La storia della sua ascesa inizia in modo singolare: «Ora le asine di Kis, padre di Saul, si smarrirono, e Kis disse al figlio Saul: «Su, prendi con te uno dei domestici e parti subito in cerca delle asine». Attraversarono le montagne di Èfraim, passarono al territorio di Salisà, ma non le trovarono.» Durante la ricerca, il domestico disse a Saul: «Ecco, in questa città c’è un uomo di Dio ed è un uomo tenuto in alta considerazione: tutto quello che dice si avvera certamente. Ebbene, andiamoci! Forse ci indicherà la via che dobbiamo battere.» Saul, convinto, disse: «Hai detto bene; su, andiamo.» «Mentre essi salivano il pendio della città, trovarono delle ragazze che uscivano ad attingere acqua, e chiesero loro: «È qui il veggente?». Quelle risposero dicendo: «Sì, eccolo davanti a te. Ma fa’ presto: ora infatti è arrivato in città, perché oggi il popolo celebra un sacrificio sull’altura.»

Questa storia riprende in modo deciso la “linea narrativa” del racconto. Dietro a questo nuovo avvio ci sta un'evidente domanda: Chi sarà il nostro primo re? «Si presenta un uomo, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, che si chiama Saul (= domandato). Egli è così definito: uomo forte, buono/bello e alto più di tutti. Si vuol descrivere un “uomo perfetto”. Quest’uomo perfetto, però, lo vediamo in cerca di asine disperse. Gira tutto quello che sarà il suo futuro regno cercando… asine! Ma non le trova. Cosa trova invece? Trova Samuele, il profeta/intercessore. Ruolo decisivo lo hanno figure di secondo piano, ma decisivo. Il servo di Saul è previdente e ha un po’ di soldi; è lui che gli suggerisce di andare dall’uomo di Dio. Poi ci sono delle ragazze che fanno il loro mestiere di attingere acqua: anch’esse indicano a Saul la via e il modo per incontrare Samuele. Le loro parole sono: “Ora salite, perché lo troverete subito”.»

Giunta “la sera”, per quanto riguardava la nazione d’Israele, dalla tribù di Beniamino vennero la regina Ester e il primo ministro Mardocheo, che contribuirono a salvare gli israeliti dallo sterminio sotto l’impero persiano (Est. 2:5; 9:4). Anche l'apostolo Paolo (cioè Saulo), figura centrale del Nuovo Testamento, era di questa tribù (Rom 11:1; Fili 3:5).

Rappresentazione del re Saul

Eredità Spirituale e Interpretazione

La vicenda di Giuseppe che accoglie e perdona i fratelli, nonostante il male che essi gli hanno fatto, è spesso vista come una prefigurazione di Gesù. Anche Gesù sarà venduto, sarà trattato dagli uomini come uno schiavo, sarà messo in prigione e sarà crocifisso. Ma dalla croce Gesù perdonerà i suoi crocifissori e tutti gli uomini. L'episodio di riconciliazione tra Giuseppe e i suoi fratelli, con Beniamino al centro della scena, diventa così un esempio profondo di come si possa riscoprire la fraternità tra gli uomini e come la provvidenza divina possa guidare gli eventi per la salvezza di molti, evitando la reciproca morte e conservando la vita.

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