L'elezione di un nuovo pontefice è un momento di grande solennità e speranza per la Chiesa Cattolica. Uno dei primi atti del successore di San Pietro è l'impartizione della Benedizione Urbi et Orbi, accompagnata dall'annuncio dell'indulgenza plenaria. Questa tradizione, carica di profondo significato spirituale, si è rinnovata con l'elezione di Papa Leone XIV.
L'Annuncio del Nuovo Pontefice e l'Indulgenza Plenaria
Subito dopo l’annuncio della sua elezione, Papa Leone XIV, il nuovo successore di San Pietro e primo pontefice della Chiesa cattolica, ha concesso l’indulgenza plenaria ai fedeli festanti. L’8 maggio 2025, dal balcone di San Pietro, ha concesso l’indulgenza plenaria alla folla che si era radunata in piazza per attendere l’«Habemus Papam». Dal momento della fumata bianca, in poco meno di un’ora, uno straordinario afflusso di oltre 150.000 persone si è riversato in tutta l’area. L’indulgenza plenaria è stata concessa non solo a coloro presenti in Piazza San Pietro, ma anche a tutti coloro che si sono collegati in diretta, a distanza, per assistere all’elezione.

Cos'è la Benedizione Urbi et Orbi?
La locuzione latina “Urbi et Orbi”, tradotta come “alla città (di Roma) e al mondo”, si riferisce a una speciale benedizione papale estesa a tutto il mondo nei momenti più importanti per la Chiesa Cattolica. Il riferimento "alla città" è per Roma. Questa benedizione, accompagnata da un messaggio di pace e speranza, viene solitamente impartita dal Pontefice dal celebre balcone della facciata centrale della Basilica di San Pietro in Vaticano.
Occasioni Tradizionali e Straordinarie
I momenti principali in cui il Papa conferisce l’Urbi et Orbi sono:
- Il giorno di Natale
- La domenica di Pasqua
Oltre a queste due date fondamentali, la benedizione apostolica Urbi et Orbi viene impartita dal pontefice anche come prima benedizione subito dopo la propria elezione a Papa. Può essere concessa anche in altre circostanze straordinarie, come un Giubileo in favore dei pellegrini.
La Benedizione Urbi et Orbi in Tempi Difficili: L'Esempio di Papa Francesco
Un esempio straordinario è stato il 27 marzo 2020, quando Papa Francesco ha impartito una benedizione Urbi et Orbi in un momento drammatico per il mondo: la pandemia di COVID-19. In quella storica occasione, il Santo Padre presiedette un momento di preghiera straordinario in una Piazza San Pietro deserta, simbolo del dolore e dell’incertezza globale. Con questa benedizione, accompagnata dall’indulgenza plenaria, Papa Francesco chiese la fine della pandemia e offrì parole di conforto e speranza ai fedeli di tutto il mondo.
La benedizione urbi et orbi di papa Francesco senza fedeli del 27 marzo 2020 #covid #roma
L'Indulgenza Plenaria: Un Dono Spirituale e la Sua Dottrina
La Benedizione Urbi et Orbi è un gesto solenne che porta con sé un profondo significato spirituale: oltre ad annunciare pace e speranza, è un momento di unione per la comunità cattolica mondiale e per tutte le persone in cerca di consolazione. Attraverso questa benedizione, i fedeli ricevono anche l’indulgenza plenaria alle condizioni abituali, un dono spirituale che rappresenta la remissione delle pene dovute ai peccati confessati e perdonati. Si tratta di un concetto centrale nella dottrina cattolica, legato alla remissione totale della pena temporale dovuta per i peccati già confessati e perdonati.
Già se n’era parlato in occasione della benedizione Urbi et Orbi di Papa Francesco, che l’aveva concessa il giorno di Pasqua, prima della sua morte. L’ultima indulgenza plenaria era stata concessa nell’Urbi et Orbi il giorno di Pasqua da Papa Francesco, prima della sua morte, un atto significativo nella dottrina cattolica.
Indulgenza e Confessione: Il Ruolo della Chiesa e la Pena Temporale
Per capire meglio il significato dell'indulgenza, bisogna fare un passo indietro a quello che è il secondo sacramento, in ordine di tempo, che ogni cattolico riceve: la confessione. Durante la confessione, che è tra l’altro un sacramento periodico, a differenza del battesimo o del matrimonio, il fedele rivela i propri peccati e viene perdonato. Tuttavia, la confessione, se da un lato estingue la colpa, ovvero il peccato, non estingue la pena, che invece può essere cancellata con l’indulgenza plenaria.
La pena temporale, così viene definita la conseguenza del peccato anche dopo il perdono della confessione, è stato un argomento molto trattato dalla Chiesa cattolica. L’indulgenza plenaria era stata prevista all’interno del Giubileo 2025. L’indulgenza potrà essere applicata anche ‘in forma di suffragio alle anime del Purgatorio’.
I detrattori della Chiesa potrebbero chiedersi se questa sia legge positiva, dell’uomo, non legge divina. In realtà non è così: Gesù Cristo promise all’apostolo Pietro che ciò che avrebbe ritenuto giusto in Terra, sarebbe stato ritenuto giusto nel Regno dei Cieli. Da qui la validità dell’indulgenza plenaria e il ruolo di San Pietro e dei suoi successori.

Norme per l'Ottenimento dell'Indulgenza Plenaria
L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa. La Chiesa, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi. L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati.
Ogni fedele può lucrare per sé stesso le indulgenze sia parziali che plenarie o applicarle ai defunti a modo di suffragio. Pellegrinaggi, adorazione eucaristica e preghiera sono altri modi previsti per l’ottenimento dell’indulgenza plenaria.
Condizioni Necessarie (Norma 20 del Manuale delle Indulgenze)
Per ottenere l’indulgenza plenaria, oltre all’esclusione di qualsiasi affetto al peccato anche veniale, è necessario eseguire l’opera indulgenziata e adempiere le tre condizioni:
- Confessione sacramentale: Con una sola confessione sacramentale si possono acquistare più indulgenze plenarie.
- Comunione eucaristica: Con una sola comunione eucaristica si può acquistare una sola indulgenza plenaria.
- Preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice: Anche con una sola preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice si può acquistare una sola indulgenza plenaria.
Le tre condizioni possono essere adempite parecchi giorni prima o dopo aver compiuto l’opera prescritta; tuttavia, è conveniente che la comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice siano fatte nello stesso giorno in cui si compie l’opera. Se manca la piena disposizione o non viene eseguita totalmente l’opera richiesta e non sono poste le tre condizioni, l’indulgenza sarà solamente parziale. Durante l’epidemia di Coronavirus, il 27 marzo 2020, Papa Francesco ha impartito una speciale benedizione apostolica Urbi et Orbi e, viste le condizioni che non permettevano alle persone di recarsi a prendere la Comunione o fare la confessione, sono state previste condizioni particolari per l'ottenimento dell'indulgenza plenaria.
Altre Norme Rilevanti (Tratte dal Manuale delle Indulgenze)
- Se si richiede la visita di una chiesa o di un oratorio per acquistare l’indulgenza stabilita per un giorno determinato, detta visita si può fare dal mezzogiorno della vigilia fino alla mezzanotte del giorno stabilito (Norma 14).
- Il fedele può lucrare un’indulgenza se devotamente usa uno dei seguenti oggetti di pietà convenientemente benedetto: crocifisso o croce, corona, scapolare, medaglia (Norma 15).
Il Messaggio di Pace e Speranza di Papa Leone XIV alla Prima Pasqua
La sua prima Pasqua da Pontefice, quella di domenica 5 aprile 2026, ha segnato un esordio che unisce la solennità del rito alla responsabilità di guidare la Chiesa in un tempo attraversato da inquietudini globali. Prima la Messa in San Pietro, poi l’atteso affaccio sulla piazza gremita per l’Urbi et Orbi, davanti a cinquantamila fedeli e a un mondo che guarda a Roma in cerca di un orientamento morale.
Il Papa Leone XIV ha rivolto un saluto carico di speranza: «Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il Buon Pastore, che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, ovunque siano, tutti i popoli, tutta la terra. Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante.»

Un Appello Contro la Guerra e l'Indifferenza
Nel messaggio Urbi et Orbi, Papa Leone XIV ha espresso un appello inequivocabile: «Chi ha in mano armi le deponga. Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace. Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo; non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo». Con queste parole, il Pontefice ha voluto dire senza esitazioni da che parte sta la Chiesa: contro ogni guerra, contro chi brandisce il nome di Dio per giustificare violenze, contro la logica delle armi che pretende di imporre la pace con la paura.
Nell’omelia della Messa, Papa Leone non ha nascosto le ombre del presente. «La morte è sempre in agguato», ha detto, indicando le ingiustizie, gli egoismi di parte, l’oppressione dei poveri, la violenza che lacera popoli e terre, l’idolatria del profitto che consuma le risorse comuni, la brutalità della guerra che continua a uccidere e distruggere. Eppure, proprio dentro queste oscurità, il Pontefice ha voluto collocare un seme di speranza. «Il Signore è vivo e rimane con noi», ha ricordato, invitando a riconoscere quelle “fessure di risurrezione” che si aprono anche quando tutto sembra perduto. La Pasqua, ha spiegato, è la promessa che una nuova creazione è possibile ogni giorno, perché nel cuore della notte può sempre sbocciare qualcosa di nuovo.
Nel suo messaggio, Papa Leone ha ampliato il suo appello, insistendo sulla necessità di una pace che non sia solo cessazione delle ostilità, ma trasformazione interiore. «La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a far tacere le armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi», ha detto, annunciando una veglia di preghiera per la pace che si terrà sabato 11 aprile nella basilica di San Pietro. Un invito rivolto «a tutti», perché la pace - ha ribadito - non nasce da strategie geopolitiche, ma da una conversione personale e collettiva.
Occorre mettere da parte odio e vendetta, ha insistito, ricordando che «la forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta». La forza di Dio, ha spiegato, è simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, «respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso». È questa la potenza che può cambiare il mondo: una forza mite, capace di generare relazioni rispettose «tra persone, famiglie, gruppi sociali, nazioni». Una forza che non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; che non vuole imporre il proprio piano, ma costruirlo insieme agli altri. «La risurrezione di Cristo è il principio dell’umanità nuova», ha proseguito, «l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano giustizia, libertà, pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle».
Il Richiamo all'Eredità di Papa Francesco e l'Invito a Costruire Ponti
Un messaggio che Leone ha voluto collegare alla memoria del suo predecessore. Ha richiamato alla memoria quella voce debole ma sempre coraggiosa di Papa Francesco che benediceva Roma e dava la sua benedizione al mondo intero, quella mattina del giorno di Pasqua. Papa Leone ha citato Papa Francesco, ricordando che proprio un anno fa, da quella stessa loggia, Bergoglio pronunciò le sue ultime parole al mondo: «C’è una sempre più marcata globalizzazione dell’indifferenza. Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!».
Il Papa ha denunciato con forza il rischio di assuefazione: «Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo». Da qui il suo appello: «Non possiamo continuare ad essere indifferenti. E non possiamo rassegnarci al male».
Il nuovo Pontefice ha aggiunto: «Consentitemi di dare seguito a quella stessa benedizione: Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti! Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno di sua luce. L’umanità necessita di Lui come del ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace».
In questo contesto di unione e preghiera, Papa Leone ha anche salutato specialmente la Chiesa di Roma e ha ricordato: «Sono un figlio di Sant’Agostino, agostiniano, che ha detto: “Con voi sono cristiano e per voi vescovo”». Ha concluso invitando alla preghiera con i fedeli in occasione della Supplica alla Madonna di Pompei, sottolineando che «Nostra Madre Maria vuole sempre camminare con noi, stare vicino, aiutarci con la sua intercessione e il suo amore. Allora vorrei pregare insieme a voi».
Infine, l’augurio pasquale, pronunciato in dieci lingue, dall’italiano al latino, passando per arabo e cinese, è stato un segno di una Chiesa che vuole parlare a tutti i popoli: «Buona Pasqua!».
