La Voce del Santuario di Paola: Tra Storia Millenaria e Rinnovamento

Il Santuario Regionale San Francesco di Paola, un luogo intriso di storia e spiritualità, si manifesta al mondo non solo attraverso le sue imponenti strutture e la devozione dei fedeli, ma anche tramite la "voce" del suo storico periodico. Nel 605esimo anniversario della nascita di San Francesco di Paola, il periodico del santo paolano, intitolato 'La Voce del Santuario', che da oltre 90 anni racconta la vita, le opere e la devozione verso il patrono calabrese, si presenta con una grafica rinnovata.

Il Periodico "La Voce del Santuario": Un Ponte con il Mondo

La notizia del cambiamento grafico è stata diffusa dalla diocesi di Cosenza-Bisignano, che ha descritto la nuova edizione come "una veste agile, con contenuti nuovi, per una nuova avventura al passo con i tempi e integrata con gli strumenti della comunicazione e le piattaforme social". Diretto da alcuni anni da don Enzo Gabrieli, il giornale di San Francesco si arricchisce annualmente del ricercato e atteso calendario che raggiunge migliaia di fedeli in tutto il mondo.

Padre Francesco Trebisonda, correttore provinciale e rettore del santuario, ha spiegato che questa svolta, fortemente voluta dai Padri Minimi, è finalizzata a un nuovo modo di raccontare la quotidianità del santuario, per far arrivare la voce di San Francesco in ogni angolo del pianeta. In particolare, il primo centenario dell’elevazione della chiesa alla dignità di basilica "va a coronare degnamente il glorioso passato di questi luoghi e va ad aprire anche una grande finestra sul futuro". Padre Trebisonda ha sottolineato che il 2021 è stato "un anno importante e proprio per questo lo vogliamo inaugurare, proponendovi il nostro periodico con una rinnovata veste grafica e in un nuovo formato ricco di spunti e contenuti”.

copertina del periodico 'La Voce del Santuario' con la nuova grafica

Il Santuario di San Francesco di Paola: Dalle Origini ai Giorni Nostri

Le Fondamenta e le Prime Strutture (XV secolo)

Il nucleo più antico delle strutture edilizie del Santuario risale al 1467, anno in cui l’arcivescovo di Cosenza pose la prima pietra, dando inizio alla costruzione del sacro edificio. L'avvio della costruzione del complesso conventuale è collocato nel 1467, anno in cui, a seguito della conclusione positiva di una visita apostolica, Francesco Martolilla ottenne dall’ordinario diocesano di Cosenza il permesso di erigere un oratorio che dedicherà a S. Francesco d’Assisi. Grazie ai risultati delle indagini diagnostiche, il nucleo originario costruito dal Santo è stato individuato nel perimetro che oggi è occupato dal presbiterio.

Per sostenere l’opera, il 7 luglio 1467, tre cardinali concessero 100 giorni di indulgenza a coloro i quali avrebbero contribuito ai lavori per la realizzazione dell’oratorio annesso all’eremo. All’atto dell’approvazione diocesana della Congregazione eremitica, rilasciata il 30 novembre 1470, risulta che era ancora utilizzato un altare mobile, indicando che i lavori erano ancora in corso. Quando, il 17 maggio 1474, arrivò la conferma pontificia, le strutture fondamentali dell’oratorio dovevano essere già completate. Il successivo 23 giugno, papa Sisto IV stabilì che a partire dal 1476, ovvero dopo l’Anno Santo del 1475, i fedeli che nel giorno dell’Assunta avessero visitato la chiesa annessa all’eremo denominato “S. Francesco di Paola”, avrebbero potuto lucrare l’indulgenza plenaria. In questa prima fase, l’oratorio eremitico consisteva nell’odierno coro e presbiterio, collegati al romitorio che era costituito dall’odierno vano dell’anti-sagrestia e dalla stessa sagrestia, sui quali furono poi realizzate le celle per i romiti.

L'Evoluzione in Ordine e i Primi Ampliamenti (fine XV - inizio XVI secolo)

Con il trasferimento e la residenza dell’eremita Francesco Martolilla presso la corte di Tours (1483-1507), si verificò un cambiamento a livello istituzionale: l’istituto fondato in Calabria, da piccola congregazione eremitica, si evolse in un Ordine mendicante, l’Ordine dei Minimi. Questo comportò una riorganizzazione degli ambienti destinati all’azione pastorale. Come attestato dalle concessioni pontificie, emanate da Sisto IV nel 1483 e da Giulio II nel 1506, mentre il Santo si trovava in Francia, furono eseguiti lavori di manutenzione e ampliamento delle strutture.

A questa fase è ascrivibile l’ampliamento del primigenio impianto chiesastico, attraverso una grande aula articolata in due ampie campate, con copertura a capriate, affiancate sulla parete destra dalla navata minore. Per effetto di tale ingrandimento, l’antico portale di accesso fu smontato e rimontato nell’attuale posizione. Oltre che per le accresciute esigenze di culto, con tale ampliamento si intendeva correggere l’iniziale impostazione dell’asse, ponendo così le basi per le future realizzazioni del chiostro a quattro ali e del portico. A tal riguardo non può sfuggire la diversa sezione delle arcate nel chiostro: il lato prospicente l’antico eremo, ovvero l’attuale sagrestia, presenta un pilastrino centrale al quale si appoggiano due semicolonne rivolte in senso opposto rispetto all’intradosso.

Con la partenza del Fondatore per la Francia, nell’arco di tempo che va dal 1483 al 1507 venne realizzata l’attuale prima campata della navata centrale, mentre ad un’epoca successiva appartiene la seconda ed ultima campata. La realizzazione di quest’ultimo segmento comportò lo spostamento dell’attuale portale litico. Inoltre, verosimilmente, sono anteriori al 1535, anno in cui fu celebrato a Paola un capitolo generale, le prime arcate della navata laterale, artisticamente più elaborate. Dopo questa data avvenne il completamento della navata laterale che, come si evince dagli inizi di alcuni costoloni, doveva essere più lunga rispetto a quella attuale.

ricostruzione architettonica del Santuario di San Francesco di Paola nel XV-XVI secolo

Abbellimenti e Sfide: Le Incursioni Turche e l'Acquisizione di Reliquie (XVI secolo)

La canonizzazione del Santo (1519) e la celebrazione di un capitolo generale dei Minimi (1535) accrebbero e riconobbero l’importanza del sacro edificio. Per effetto di ciò, la comunità religiosa avviò un progetto di abbellimento all’interno della chiesa, facendo realizzare sulla parete laterale sinistra una serie di altari. Purtroppo, il 2 luglio 1555 il Santuario fu saccheggiato dalle milizie musulmane che vi appiccarono anche il fuoco.

Grazie alla munificenza di Isabella de Toledo, figlia di Pietro viceré di Napoli e vedova di Giovan Battista Spinelli, barone della vicina Fuscaldo, nel 1567, oltre ad essere ultimati i lavori di riparazione per i danni prodotti dall’incursione turca, fu elevata dal punto di vista architettonico la qualità delle strutture di accesso al sacro edificio. Per quanto riguarda l’interno, per evitare il pericolo di ulteriori incendi, venne sostituita la copertura lignea a capriate con delle volte. Tutto ciò richiese non solo il rafforzamento della parete unita al chiostro, ma anche la realizzazione di due grandi pilastri intermedi.

Il 23 aprile 1581, alla vigilia dell’apertura del Capitolo Generale di Barcellona, il convento ricevette dal Correttore Generale P. Le Tellier un frammento del costato di S. Francesco. A Paola, sino ad allora, si veneravano le reliquie costituite dai suoi effetti personali, mentre la presenza di una reliquia insigne (ex ossibus) accrebbe l’importanza del convento di Paola come Santuario. Per dare un’adeguata sistemazione a tutte le reliquie del Santo, tra il 1590 e il 1595 il marchese Giovan Battista Spinelli fece abbellire la cappella posta alla fine della navata minore. La cappella, all’interno, si presenta a pianta quadrata, sulla quale si imposta il tamburo ottagonale all’esterno. Al 1590 risale la lanterna, mentre il rivestimento marmoreo venne ultimato tra il 1594-1595.

Ulteriori Espansioni e Trasformazioni (XVI-XVIII secolo)

Sotto la spinta dell’incremento numerico dei frati, la famiglia Spinelli finanziò anche le successive addizioni. Alla prima metà del XVI secolo risalgono il completamento del chiostro e l’edificazione del lungo braccio conventuale sulla riva sinistra dell’Isca, fondando con ampie arcate edificate sul declivio della montagna in parallelo col corso del fiume. Al piano superiore, oggi adibito a museo, vennero realizzate le celle per i padri, in fondo alle quali si trova una magnifica torre destinata a sede della biblioteca e dell’archivio conventuale. La scelta di ubicare i dormitori sul lato fiume comportò l’esigenza di creare un collegamento tra il chiostro e le celle dei padri.

Nel 1555 l’edificio chiesastico fu attaccato dai Turchi e sia per coprire i danni, sia come precauzione da eventuali nuove incursioni, la struttura subì alcune significative trasformazioni. Anzitutto, fu eliminato il tetto a capriate e si realizzò un nuovo tetto a volte. Con tale intervento iniziale, si posero inoltre le basi per il prolungamento con delle cappelle laterali lungo la navata inferiore e per rivestire l’interno della chiesa con stucchi barocchi. Grazie alle cospicue elargizioni di Giulia Spinelli, moglie di Carlo Francesco, marchese di Fuscaldo e principe di Tarsia, i lavori furono completati nel 1701, mentre il 31 dicembre 1716 l’edificio fu solennemente consacrato da monsignore De Gaeta.

veduta interna della Basilica di San Francesco di Paola in stile barocco (prima dei restauri del '900)

Periodi di Soppressione e i Grandi Restauri (XIX-XX secolo)

Malgrado la legge eversiva napoleonica del 1809, il Santuario non subì particolari trasformazioni, in quanto, pur da semplici sacerdoti, i frati continuarono a risiedervi. Un serio problema si verificò, invece, nel 1839, quando il fiume, avendo eroso le basi sulle quali poggiava l’atrio antistante la chiesa, aprì delle profonde lesioni nell’arco sottostante il corridoio che conduce all’atrio superiore prospiciente il viale del Santuario.

Con la legge eversiva del 1866, nonostante moltissimi comuni si fossero espressi negativamente, il Santuario fu incamerato dal Fondo Culto. In base al progetto di massima redatto il 30 novembre 1866 dal Corpo Reale del Genio Civile, il complesso monumentale doveva essere adibito a istituto di pena. Fallito questo primo progetto, venne concesso al comune che cercò di adibirlo a scuola, senza alcun successo. Nel 1901 i frati tornarono in quanto garantivano il pagamento del fitto. Iniziò l’opera di recupero, favorita da alcuni eventi, quali il IV centenario della morte del Santo (1907) e il V della nascita (1916). Per quest’ultima ricorrenza venne realizzato nella chiesa l’organo collocato sulla bussola d’ingresso, mentre con l’aggiunta di elementi in cemento fu consolidata la facciata.

Nel 1961, dopo un sopralluogo dell’ingegnere Capo del Genio Civile di Cosenza, vennero rilevate notevoli lesioni strutturali nella Basilica e si avviarono contestualmente i lavori di restauro e di consolidamento. Nell’eliminare la veste di stucchi settecenteschi che ricoprivano le pareti e le volte della Basilica, nel 1965, oltre a mettere in luce le strutture originarie (i pilastri a fascio, i capitelli fogliati, i costoloni delle volte, il profilo degli archi quasi tutti a sesto acuto), affiorarono diversi affreschi cinquecenteschi. Alcuni sono stati distaccati ed ora sono esposti nel museo.

Architettura e Aree Significative del Santuario

L'Esterno e le Zone Miracolose

Dopo aver percorso il nuovo piazzale realizzato nel 2007 ed il viale ripavimentato nel 2000, si erge frontalmente la maestosa facciata dalle linee classiche, alta 24 metri. Sulla destra della facciata si trova una porta che immette nella “Zona dei miracoli”, con l’antico acquedotto, la fornace e la fonte della Cucchiarella. Alle loro spalle dal 2000 si erge la nuova imponente aula liturgica, in grado di accogliere oltre 5.000 fedeli. Proseguendo sullo stesso itinerario, si incontrano il “Ponte del diavolo”, di epoca basso medievale, e la grotta nella quale verso il 1435 S. Francesco visse in eremitaggio.

vista esterna del Santuario di San Francesco di Paola con la facciata e la

L'Interno della Basilica e le Sue Trasformazioni

L’interno dell’attuale basilica, dedicata alla Madonna degli Angeli, si presenta a due navate di lunghezza diversa. Dopo i radicali restauri effettuati tra il 1963 e il 1972, che hanno comportato il consolidamento delle strutture anche dell’annesso chiostro e la rimozione - escluse le cappelle laterali - degli stucchi secenteschi che ne occultavano l’iniziale fisionomia tardo-medievale, è stata riportata al primitivo stile gotico.

Da ciò è emerso che le due campate e l’area presbiterale sono sviluppate notevolmente in altezza, in contrasto con l’altezza ridotta della navatella. Inoltre, se ad ogni campata corrispondono due campate della navata piccola, si nota un diverso impegno artistico degli archi addossati all’aria presbiterale, dal profilo articolato, quasi coevo alle arcate minori trasversali della navata minore, rispetto a quelli che si trovano verso l’ingresso della Basilica, che si presentano invece a profilo acuto, semplice e intradosso piatto.

La Chiesa ha la copertura con 4 volte costolonate di cui la prima nascente da pilastri a fascio e le altre da mensole. La navata principale è separata da quella minore da 4 arcate ogivali e da una con arco a tutto sesto; sulle finestre vi sono attualmente delle vetrate istoriate con scene della vita del Santo. Durante i restauri venne, infine, risolto il problema dell’instabilità della parete sul portale attraverso l’innalzamento di due pilastri che reggono un arco a tutto sesto che metteva in comunicazione l’organo con l’antica cantoria. A seguito dei restauri, la cantoria è stata soppressa e al suo posto è stato posizionato il coro ligneo, con stalli a doppio ordine intagliati nel 1659. Nella parete di fondo dell’abside si trova un magnifico affresco raffigurante la Madonna degli Angeli, risalente alla seconda metà del XV secolo. Attraverso una porticina si accede all’anti-sagrestia e alla sagrestia vera e propria. Gli antichi armadi, con parte degli arredi liturgici sono andati distrutti nel corso di un incendio nel 1910.

Le Cappelle e le Reliquie

Nella navata collaterale si trovano diverse cappelle:

  • La prima, con la statua di San Giuseppe, originariamente era dedicata alla Natività.
  • La seconda, dedicata ai Beati dell’Ordine dei Minimi, conserva tre tele dedicate a San Francesco di Paola con la volta affrescata da Bruno d’Arcevia (1997); nella parte sottostante la tela centrale, si venerano i resti mortali del ven. P. Bernardo Clausi (1789-1849).
  • La terza cappella accoglie una statua della Madonna, 2 tele recenti opera di Piero Salustri (2009) e un affresco nella volta di S. Presta; sotto l’altare si venerano le ossa del martire Santo Massimo.

Nella cappella gentilizia della famiglia degli Spinelli, a sinistra, in un armadio con ricca cornice argentea fatta eseguire nel 1671 dalla principessa Giovanna d’Aquino e protetto da porte in ottone massiccio, è custodito il reliquiario monumentale, in lega di bronzo, copia di quello realizzato in argento e rubato nel 1983. Il busto del Santo, che al centro contiene una reliquia, poggia sull’originario zoccoletto decorato a sbalzo e a cesello e figurato da Angioletti, sbalzato e cesellato a tutto tondo. Sotto il busto sono esposte alcune reliquie: mantello, cappuccio, calze, sandali, un dente, una pentola ed una copia del sec. XV della Bolla pontificia di Sisto IV. Sul lato destro della cappella c’è il sepolcro marmoreo con stemma del Marchese di Fuscaldo Salvatore Spinelli. Lo stemma a rilievo con epigrafe fu realizzato nel 1595.

reliquiario di San Francesco di Paola e cappella degli Spinelli

Il Chiostro e Altre Strutture Conventuali

Fuori dalla Basilica, all’inizio del chiostro, è l’accesso all’antico eremitaggio realizzato dallo stesso San Francesco e dai suoi primi compagni dopo il 1435. Uscendo, a sinistra, si accede al chiostro opera di artieri calabresi, risalente ai secoli XVI-XVII, con arcate litiche a doppio ordine, decorate da capitelli con incisi motivi floreali differenti l’uno dall’altro, dai quali si elevano archi a sesto acuto sovrastati da archi rinascimentali. La nuova organizzazione data all’ingresso al Santuario determinò alcune nuove addizioni tra Cinquecento e Seicento. In particolare, fu realizzato un lungo edificio a duplice livello, ove al piano terra furono allocate le officine conventuali, mentre in quello superiore furono realizzate le celle riservate ai sacerdoti. Alla fine dell’edificio fu eretta una torre, all’interno della quale sarà collocata la biblioteca conventuale.

Col cambio al vertice del Regno delle Due Sicilie, venne ridipinta la serie dei frati che si sono contraddistinti per santità e cultura affrescata lungo il corridoio dei Padri. Addossata alla Foresteria si trova la Scuola Apostolica, la cui la prima pietra fu posta il 14 luglio 1930. Le notizie sul fabbricato sono molto poche. Si ignora la data precisa in cui la Casa Natale fu trasformata in Oratorio, anche se, in base a quanto scrive il P. G. Passarello nella Vita B. Francisci de Paula, tale termine può essere successivo al 1573. Infatti, a partire da quell’anno risulta che i frati, settimanalmente, vi scendevano a celebrare la messa.

In occasione dei festeggiamenti per il IV centenario della morte (1907), sono stati rifatti il portale ed il prospetto esterno, con la collocazione di due lampioni in ferro battuto ai lati del portale, successivamente rimossi.

il chiostro del Santuario di San Francesco di Paola con le sue arcate

Il Santuario Oggi: Un Cuore Pulsante di Fede e Comunità

Con il cuore dei santi, i fedeli venerano la Vergine Maria e riscoprono la forza della preghiera comunitaria. Dal 7 maggio, presso la Basilica Santuario Regionale San Francesco di Paola, l’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano invita alla recita quotidiana del Rosario (ore 19:00, esclusi sabato e domenica). È un tempo di preghiera, silenzio e speranza che conduce al cuore della fede: la Risurrezione di Cristo. Il Santuario è anche un punto di riferimento per le celebrazioni liturgiche più importanti: dal 29 marzo al 6 aprile si vivono insieme le celebrazioni della Domenica delle Palme, del Triduo Pasquale e della Pasqua del Signore. Il Santuario si rivolge anche ai giovani, invitando chi ha tra i 15 e i 30 anni a "mettersi in cammino, a vivere un’esperienza forte, vera, che lasci il segno".

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