La cronaca giudiziaria calabrese ha registrato un complesso procedimento penale che ha coinvolto due sacerdoti della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. Al centro del processo, celebrato presso il Tribunale di Vibo Valentia, l'accusa di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose ai danni di un imprenditore locale, Roberto Mazzocca, e dei suoi familiari.
L'origine della vicenda e le accuse
Il caso ha avuto inizio nel 2012, quando l'imprenditore Roberto Mazzocca, in difficoltà finanziarie e nel tentativo di evitare l'espropriazione dei beni di una delle figlie a causa di un debito contratto con terzi, si rivolse a due prelati per richiedere un prestito: don Graziano Maccarone, all'epoca segretario particolare del vescovo, e don Nicola De Luca, reggente della chiesa della “Madonna del Rosario” di Tropea.
Secondo l'impianto accusatorio, dopo aver erogato somme di denaro (6.700 euro da parte di Maccarone e 2.050 euro da parte di De Luca), i due sacerdoti avrebbero mutato atteggiamento, pretendendo la restituzione immediata e integrale del capitale. In caso di mancato pagamento, la Procura sosteneva che fossero state proferite minacce, evocando l'intervento di esponenti del clan Mancuso di Limbadi per costringere il debitore a saldare il dovuto.

Le contestazioni aggiuntive: il caso dei messaggi
Oltre all'accusa di estorsione, il procedimento ha messo in luce una dinamica relazionale particolarmente controversa tra don Graziano Maccarone e un'altra figlia dell'imprenditore, una giovane affetta da grave disabilità. Le indagini hanno rilevato migliaia di contatti telematici in pochi mesi, con lo scambio di messaggi a sfondo sessuale, foto e indumenti intimi. Secondo l'accusa, il sacerdote avrebbe utilizzato questo materiale e la conoscenza di tali circostanze per esercitare ulteriore pressione sul debitore.
La posizione della Diocesi e le divergenze processuali
La Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea ha sempre rigettato la ricostruzione accusatoria. In una nota ufficiale, l'ufficio diocesano ha sostenuto che i sacerdoti non avrebbero agito con intenti criminali, bensì in un'ottica di carità cristiana, finendo poi vittime di una strumentalizzazione da parte del debitore. La Curia ha inoltre sottolineato l'assenza di responsabilità istituzionale della Diocesi nelle condotte dei singoli.
Nel corso del dibattimento, sono emerse anche anomalie procedurali, tra cui la temporanea dispersione di alcuni atti del fascicolo della parte civile, che ha portato l'autorità giudiziaria ad avviare indagini parallele contro ignoti.
Esito del processo: il dispositivo della sentenza
Il Tribunale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Tiziana Macrì, ha infine emesso la sentenza di primo grado:
- Don Graziano Maccarone: prosciolto per intervenuta prescrizione, con esclusione dell'aggravante mafiosa.
- Don Nicola De Luca: assolto con formula piena perché il fatto non sussiste, in linea con quanto richiesto anche dalla pubblica accusa.
Con tale decisione, il collegio giudicante ha escluso qualsiasi responsabilità civile della Curia vibonese, rigettando le istanze di risarcimento avanzate dai denuncianti. Le motivazioni dettagliate della sentenza sono attese nei termini previsti dalla procedura penale.