La Benedizione dell'Ulivo e Papa Francesco: Simboli di Fede e Pace

La Domenica delle Palme, che apre i solenni riti della Settimana Santa, è un momento di profonda spiritualità per i fedeli di tutto il mondo. In questa occasione, la benedizione e la distribuzione dei ramoscelli di ulivo assumono un significato particolare, diventando un tangibile segno di fede, speranza e pace. Papa Francesco, con le sue parole e i suoi gesti, ha spesso sottolineato l'importanza di questo simbolo, specialmente in tempi di prova e incertezza.

Foto di Papa Francesco che benedice i ramoscelli di ulivo in Piazza San Pietro durante la Domenica delle Palme

L'Ulivo Benedetto nella Domenica delle Palme

Di fronte a momenti di rinnovata fede, è impossibile dimenticare l'importanza della Domenica delle Palme. Questa giornata, che segna l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, è celebrata con la benedizione e la distribuzione dei ramoscelli di ulivo, che sostituiscono le palme in alcune tradizioni.

Il Ruolo di Papa Francesco nelle Celebrazioni

In diverse occasioni, Papa Francesco ha presieduto o partecipato attivamente alle celebrazioni della Domenica delle Palme. Una delle più toccanti fu quando, in una Piazza San Pietro incredibilmente vuota durante l'emergenza pandemica, pronunciò parole che commossero milioni di persone: "Su questa barca ci siamo tutti. Come quei discepoli hanno detto ‘siamo perduti’, anche noi abbiamo capito che non possiamo andare da soli ma dobbiamo stare insieme. La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità, lasciando scoperte le nostre false sicurezze".

In altre celebrazioni solenni, il Papa ha rivolto messaggi ai fedeli. Ad esempio, in una Domenica delle Palme passata, dal sagrato di Piazza San Pietro, pronunciò: "Buona domenica delle Palme e buona Settimana Santa!". Il Papa si è poi intrattenuto in Piazza per una decina di minuti, salutando i fedeli, per poi rientrare in Basilica e fermarsi in preghiera alla tomba dell’Apostolo Pietro, davanti alla tomba di San Pio X e al monumento dedicato a Benedetto XV.

In una liturgia, tra i fedeli presenti in piazza risuonava l'invito a portare la croce "non al collo, ma nel cuore", e "non solo la nostra", ma anche "quella di chi soffre accanto a noi", magari uno sconosciuto incontrato per caso. La "passione" di Gesù diventa "compassione" quando "tendiamo la mano a chi non ce la fa più", "solleviamo chi è caduto", "abbracciamo chi è sconfortato". Era la richiesta di prepararsi alla Pasqua "diventando cirenei gli uni per gli altri", come Papa Francesco in occasione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore ha affidato alla voce del cardinale Leonardo Sandri, vicedecano del Collegio cardinalizio, che ha presieduto sul sagrato della Basilica Vaticana la Messa che apre i riti della Settimana Santa, cuore dell’anno liturgico.

Grandi ulivi sono posizionati in prossimità delle statue dei Santi Pietro e Paolo ai piedi del sagrato e dell’obelisco di una Piazza San Pietro adorna di fiori multicolori e piante provenienti da vivai italiani e olandesi. Centocinquanta le palme e 200mila i ramoscelli di ulivo distribuiti insieme alle “palme fenix” e ai tradizionali palmurelli intrecciati. Dal braccio di Costantino prende il via la processione fino all’obelisco, dove hanno luogo la commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme con la benedizione delle palme e dei rami di ulivi tenuti in mano dai fedeli e la proclamazione del Vangelo.

L'omelia preparata dal Santo Padre, e letta da un cardinale delegato, spiegava: "Oggi anche noi abbiamo seguito Gesù, prima con un corteo festoso e poi su una via dolorosa", facendo riferimento alla Passione di Gesù e al racconto della sua entrata trionfale a Gerusalemme, un passaggio "dalla porta della città santa, spalancata" per accogliere colui che pochi giorni dopo "ne uscirà maledetto e condannato, carico della croce". L'invito del Papa è a riflettere sul gesto di Simone di Cirene, uno sconosciuto che giungeva dalla campagna e viene preso dai soldati e caricato di una croce di pesante legno da portare dietro a Gesù. Il Cireneo "non aiuta Gesù per convinzione, ma per costrizione", eppure si trova a "partecipare in prima persona alla passione del Signore: la croce di Gesù diventa la croce di Simone". La croce di legno che il Cireneo sopporta è quella di Cristo, che porta il peccato di tutti gli uomini, dimostrando come "nessuno è straniero, nessuno è estraneo" alla storia della salvezza. Portare la croce di Cristo "non è mai vano", semmai, "è la maniera più concreta di condividere il suo amore salvifico".

In un'occasione più recente, Papa Francesco ha celebrato a piazza San Pietro la Messa della domenica delle Palme. Rivolgendo un invito ai giovani, ha detto: "Lasciatevi riempire dalla tenerezza del Padre", esortandoli a proseguire il loro cammino. Il Papa ha anche pregato per le vittime di incidenti aerei, ricordando che "l'umiltà di Dio ci mette in crisi, non ci si abitua mai", e ha ammonito contro la "mondanità", che offre la via della vanità, dell'orgoglio e del successo, come una strada contraria a quella di Cristo.

02 aprile 2023, Celebrazione della Domenica delle Palme, Recita dell’Angelus | Papa Francesco

Il Significato Spirituale dell'Ulivo Benedetto

La benedizione dei ramoscelli di ulivo rappresenta il nostro desiderio di rivivere nella vita concreta l’esperienza di abbandono fiducioso nelle mani di Dio. Come recita la liturgia delle Palme: «Imitiamo, fratelli e sorelle, le folle che acclamavano Gesù̀, e procediamo in pace» e «Seguiamo perciò̀ il Signore, facendo memoria del suo ingresso salvifico con fede e devozione, affinché́, resi partecipi per grazia del mistero della croce, possiamo aver parte alla risurrezione e alla vita eterna … Dio onnipotente ed eterno, benedici questi rami di ulivo, e concedi a noi tuoi fedeli, che seguiamo esultanti Cristo, nostro Re e Signore, di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo».

Seguendo le parole di queste preghiere, capiamo che noi stessi diventiamo quella folla di Gerusalemme che agitava rami e palme con sentimenti di affetto, speranza, ammirazione per quel profeta galileo, anche se poco dopo la stessa folla lo avrebbe consegnato al posto di Barabba. Ecco il senso dell’ulivo benedetto: è il segno della nostra fede che si vuole conformare a Gesù. L’ulivo benedetto non serve a tenere lontane disgrazie e malefici dalla casa, ma ci invita a nutrire continuamente la nostra fede in Colui che deve ispirare il modo di vivere la vita alla luce della sua Pasqua.

La benedizione dell'ulivo rappresenta il nostro desiderio di rivivere, nella nostra carne, nella vita concreta, questa esperienza di abbandono fiducioso nelle mani di Dio, a volte nelle lacrime e nelle grida; e noi contempliamo con amore come Gesù lo ha fatto rappresentando tutti noi; muoviamo le palme e i rami d’olivo perché siamo convinti che da Lui e dal suo passaggio pasquale viene la luce vera, quella che illumina ogni uomo (Gv 1,9).

Papa Francesco e il Simbolismo dell'Ulivo

L'Ulivo come Simbolo di Pace e Cura del Creato

Papa Francesco è molto legato all'olivo come simbolo di pace e come emblema della cura per la terra e del legame tra l’uomo e la natura, in linea con la sua enciclica Laudato Si'. L’olivo viene infatti evocato come simbolo della cura per la terra. In momenti difficili, come guerre o conflitti, il Pontefice ha spesso invocato il ritorno alla pace con l’immagine dell’ulivo.

Un gesto significativo in questo senso fu la piantagione di un ulivo nei Giardini Vaticani nel 2014, insieme ai presidenti israeliano Shimon Peres e palestinese Mahmoud Abbas, alla presenza del patriarca Bartolomeo. Questo evento, parte dell'iniziativa "Invocazione per la pace", rappresentava un segno tangibile di speranza per la riconciliazione in Medio Oriente. Gli ulivi piantati erano un albero della varietà Taggiasca, dono dalla città ligure di Taggia, e un magnifico albero con un profondo significato religioso e simbolico, proveniente direttamente dal Giardino dal Getsemani, un dono a Papa Paolo VI del re Hussein di Giordania.

Francesco ha anche piantato un olivo nel Getsemani, come già fece Papa Montini nel 1964. L'olivo è una pianta amata anche dal Santo il cui nome Bergoglio ha scelto per il suo pontificato.

Illustrazione del simbolo dell'ulivo per la pace e la riconciliazione

Gli Ulivi del Getsemani: Tra Storia e Scienza

L'ulivo piantato da Francesco nel Getsemani è una talea presa da uno degli otto alberi millenari del giardino. Tuttavia, studi condotti dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) italiano e pubblicati nel 2012 hanno rivelato che gli ulivi del Giardino non risalgono all'epoca di Cristo. Gli studiosi hanno appurato che gli antichi alberi sono tutti originari del dodicesimo secolo, avendo quindi un’età di circa 900 anni. Questo dato scientifico è confermato dal fatto storico della risistemazione della Basilica e del giardino annesso, avvenute di certo tra il 1150 e il 1170, ad opera dei crociati che avevano appena conquistato Gerusalemme.

Iniziative e Riflessioni sulla Benedizione dell'Ulivo

Appelli e Soluzioni per la Distribuzione

In un contesto di emergenza, come quello pandemico, l'idea di rendere accessibile la benedizione degli ulivi ha generato diverse iniziative. L'idea è venuta a Roberto Cuccioletta che, non disdegnando di ingegnarsi nel congegnare proposte, ha rivolto un appello a tutti i Sindaci dei Castelli affinché trovassero una soluzione per mettere in condizione le parrocchie della Diocesi di consegnare gli ulivi benedetti direttamente presso le abitazioni dei cittadini che ne palesassero il desiderio. Questo in risposta al desiderio di tantissime famiglie di ricevere questo segno di benedizione proprio in una Pasqua così particolare ed inaspettata, non potendo recarsi a celebrare la ricorrenza nelle chiese.

I Servizi diocesani per la Pastorale liturgica e per la Catechesi hanno anche messo a punto alcune indicazioni per vivere al meglio la "Domenica dell’Ulivo". L’Arcivescovo ha proposto di caratterizzare un'altra domenica come "Domenica dell’Ulivo", in quanto non era stato possibile celebrare la Domenica delle Palme. Questa iniziativa richiama la colomba di Noè che, dopo il diluvio, torna con un ramoscello d’ulivo nel becco, annunciandone la fine. Il riferimento è anche al Covid, con l'Arcivescovo che osservava: «Nel tempo che abbiamo vissuto, l’epidemia ha devastato la terra e sconvolto la vita della gente. Abbiamo atteso i segni della fine del dramma. La benedizione dell’ulivo, o di un segno analogo, dev’essere l’occasione per un annuncio di pace, di ripresa fiduciosa, per un augurio che può raggiungere tutte le case».

Qualche consiglio pratico? Il Servizio liturgico ha preparato un testo che servirà per la benedizione dell’ulivo al termine della Messa. Essendo un poco difficile in alcune stagioni recuperare l’ulivo da distribuire, si suggerisce di benedire una pianticella d’ulivo - facilmente reperibile dai vivaisti o anche online -, e a tempo opportuno di collocare questa stessa pianticella benedetta in un angolo della parrocchia o dell’oratorio. La preghiera in famiglia può rifarsi al momento del diluvio in cui Noè manda la colomba che ritorna nell’arca portando tale ramoscello d’ulivo. Alcune parrocchie, ad esempio, hanno fatto realizzare dai ragazzi dei disegni che richiamano il tema dell’ulivo e il tema della pace.

Il Ramoscello d'Ulivo Personale del Papa

In un ramoscello d’olivo che Papa Francesco ha portato con sé a Casa Santa Marta, dopo aver celebrato in basilica la messa della Domenica delle Palme, si ritrovano le attese e le paure di un’umanità che, tra una guerra mondiale “a pezzi” e la pandemia, sta vivendo un tempo di sofferenze e di morte. Ma, all’inizio della Settimana Santa che porta alla Pasqua di risurrezione, proprio quelle infinitamente piccole foglioline di ulivo, simboli di pace vera, nelle mani del successore di Pietro sono segno di una speranza che non muore, segno della risurrezione.

Francesco, secondo la radicata tradizione cristiana popolare, ha portato a casa con sé un ramoscello - una "reliquia" della passione del Signore e anche della passione degli uomini - da tenere accanto in questo tempo, particolarmente intenso, di preghiera. E proprio nella piccolezza, nell’essenzialità e nella sobrietà va ricercata la chiave di lettura della celebrazione eucaristica.

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