La Benedizione di una Chiesa Restaurata: Procedura e Significato Profondo

Il verbo "benedire" è un elemento fondamentale e indispensabile in ogni azione liturgica, permeando la Liturgia stessa con un senso profondo di benedizione. Questa non è solo un'azione di ringraziamento e lode rivolta al Signore, ma attesta anche che Colui che è il Benedetto per antonomasia ci benedice, come recita la massima medievale e monastica: "Benedictus benedicat, Benedictus benedicetur" (il Benedetto, cioè Dio, ci benedica, e, il Benedetto sia benedetto).

Il Concetto Biblico di Benedizione

Il senso profondo della benedizione emerge da tutta la Bibbia, presente in ogni sua pagina come un tempo di profonda comunione di Dio con l'uomo e dell'uomo con Dio. Il verbo "benedire" in ebraico è reso dal termine baràk (in greco euloghèo) e, in entrambe le versioni, ha il valore fondamentale di offrire una forza (virtù) di salvezza.

Quando il soggetto della benedizione è Dio e il destinatario è l'uomo (Dio benedice l'uomo), il verbo assume le sfumature del donare. Quando Dio benedice una persona o una cosa, Egli offre a quella persona o a quella cosa una virtù salvifica. Quando, invece, il soggetto del verbo è l'uomo e il destinatario è Dio (l'uomo benedice Dio), il verbo assume tutte le sfumature del ringraziare e invocare, affinché Dio ci riempia di doni.

Se il soggetto del verbo è una persona e il destinatario un'altra persona (l'uomo benedice l'uomo), il significato dipende dal contesto: può significare donare (come quando Isacco benedice Giacobbe con il dono della primogenitura) o ringraziare (come quando Giacobbe benedice il faraone).

Ne deriva che ogni benedizione consiste nello sguardo provvidente e benevolo di Dio nei riguardi dell'uomo. Dio ama l'uomo e lo assiste in tutte le circostanze, mentre questi si impegna a fare la Sua volontà in tutto e per tutto. Tutto, nella terra e nel creato, si muove a beneficio dell'uomo e ha l'unica funzionalità di mostrarsi a vantaggio dell'umanità; pertanto, nell'ottica di Dio, ogni cosa è benedetta, perché funzionale all'uomo e non in sé stessa.

Adamo, dimenticando la familiarità con il suo Creatore, ha preferito mangiare il frutto proibito; con il peccato ha rifiutato la benedizione (lo sguardo benedicente di Dio) e la comunione con tutte le creature, trovandosi così in situazioni di avversità sia con Dio sia con le creature. Per Adamo, quindi, la benedizione divina in sé stessa non è stata apportatrice di frutti benefici, avendo lui stesso scelto di rifiutarla con il peccato.

Quando si chiede una benedizione al sacerdote, è fondamentale ricordare che Dio ci ama e vuole il bene di tutte le sue creature; dobbiamo perciò rendere continuamente grazie a Dio per ogni dono. Al centro della creazione c'è sempre l'uomo; gli oggetti vengono quindi benedetti in funzione dell'uomo e della sua attività. Nel benedire una determinata cosa, il sacerdote invoca Dio affinché guardi con amore quell'oggetto specifico che sarà usato a beneficio dell'uomo e questi lo dovrà usare in modo corretto.

Benedizioni Invocative e Costitutive

Le benedizioni si possono definire anzitutto come azioni invocative: sono momenti nei quali si invoca Dio su persone, cose, oggetti, luoghi e strutture. Accanto a queste ci sono le benedizioni costitutive, meglio note come consacrazioni. Queste ultime costituiscono la persona per essere consacrata in modo speciale da Dio. Esempi di benedizioni costitutive sono la consacrazione delle vergini o la professione religiosa attraverso i voti di povertà, castità e obbedienza.

Significato Pratico delle Benedizioni

L'esperienza pastorale insegna che, a volte, chi chiede una benedizione non ne comprende appieno il senso, lo scopo e le necessarie disposizioni spirituali richieste per realizzare un vero momento di fede. Purtroppo, capita spesso di trovarsi di fronte a molte richieste per motivi di superstizione o di scaramanzia, alla stessa stregua di un rito magico portafortuna.

Quando si benedice un'automobile, non si pronuncia una formula magica su di essa né si asseconda un'usanza tradizionale e priva di senso, ma si invoca il Signore affinché guardi con amore le persone che la useranno, le protegga nei loro viaggi e sia il loro compagno di cammino. Come indica il Benedizionale, se queste prerogative vengono a mancare, la benedizione non sarà sufficiente a scongiurare pericoli e incidenti.

Quando si benedicono le case, si invoca la protezione di Dio affinché coloro che le abitano conducano una vita conforme al Vangelo. Quando si benedice un oggetto (un crocifisso, un'immagine, un rosario) lo si fa per chiedere a Dio che il fedele tratti l'oggetto con vera devozione.

Immagine di un prete che benedice una casa o un veicolo

Il Gesto dell'Aspersione con l'Acqua

In quasi tutte le celebrazioni di benedizione, il rituale omonimo chiarisce che si può usare l'aspersione con l'acqua. Questo gesto è un elemento rituale, un segno esteriore, che conferisce un significato particolare alla benedizione. Viene usato in parecchie circostanze, ma potrebbe anche essere omesso.

Come afferma il Benedizionale, l'acqua richiama il nostro Battesimo, sacramento con il quale siamo stati incorporati a Cristo e siamo rinati a vita nuova. La sua presenza nel rito della benedizione, mentre ci ricorda che siamo figli di Dio, battezzati e innestati in Cristo e nella Chiesa, ci esorta a vivere il Battesimo con maggiore intensità, cercando di evitare ogni forma di peccato e seguendo la volontà di Dio in tutto e per tutto.

Chi Può Impartire le Benedizioni

Prima della Riforma Liturgica, solo i ministri consacrati (vescovi, preti, diaconi e suddiaconi) potevano impartire le benedizioni, sia nel contesto dei sacramenti che dei sacramentali. Con la Riforma e la pubblicazione del Libro liturgico Benedizionale, anche ai laici (uomini e donne) è consentito, e talvolta auspicato, che possano, in forza del sacerdozio battesimale, impartire le benedizioni.

La benedizione impartita dal laico non ha il potere di un sacramento, ma si limita a ciò che la Chiesa definisce sacramentali. I sacramentali sono gesti sacri, preghiere, che non conferiscono la grazia dello Spirito Santo come i sacramenti, ma preparano a riceverla e dispongono a cooperare con essa. Un fedele laico può presiedere alcuni sacramentali (ma non i sacramenti, la cui amministrazione è propria ed esclusiva dei ministri ordinati).

I sacramentali scaturiscono dal sacerdozio battesimale: ogni battezzato è chiamato a fare della sua vita una benedizione e perciò a benedire. Per questo anche i laici possono presiedere alcune benedizioni; più una benedizione riguarda la vita ecclesiale e sacramentale, più la sua presidenza è riservata al ministro ordinato. Bisogna precisare anche che i fedeli non benedicono alla maniera dei sacerdoti o dei diaconi.

Agli accoliti e ai lettori istituiti si concede, con preferenza rispetto a qualsiasi altro laico, la possibilità di impartire alcune benedizioni. Anche altri laici, uomini o donne, possono impartire certe benedizioni, ma sempre in assenza del ministro ordinato.

Cosa Possono Benedire i Laici?

I laici possono benedire tutto ciò che non ha un legame diretto con la vita sacramentale. In generale, ai laici non è concessa la facoltà di amministrare i sacramentali, ma alcuni potranno amministrare quelli permessi dal diritto liturgico se l'Ordinario del luogo lo ritiene conveniente. Per esempio, la benedizione di persone (ovviamente dei figli), cibo, veicoli, case, l'inizio di un viaggio. Un fedele può benedire l'acqua, ma questa benedizione non avrà alcun uso o efficacia sacramentale; dev'essere semplicemente intesa come modo per ringraziare Dio per l'acqua che si berrà.

Il Libro Liturgico "Benedizionale"

Il "Benedizionale", parte integrante del Rituale Romanum, è stato pubblicato anche per la Chiesa italiana nel 1992, a trent'anni dal Concilio Vaticano II e quasi dieci anni dopo l'edizione latina. Si tratta di un libro, anzi di due, che contengono i riti di benedizione. Il più piccolo, pur essendo più voluminoso, contiene tutti i riti ed è più completo; il formato più grande è fatto invece per le celebrazioni più solenni e contiene solo i riti di benedizione da celebrarsi in chiesa, o comunque con una grande assemblea.

I praenotanda chiariscono che la celebrazione è sempre comunitaria. Per le benedizioni di maggiore importanza che riguardano la Chiesa locale, è bene che si riunisca la comunità diocesana o parrocchiale, sotto la presidenza del vescovo o del parroco. Conviene però che anche nelle altre benedizioni siano presenti almeno alcuni fedeli. Queste indicazioni danno, con assoluta chiarezza, la dimensione ecclesiale dei riti di benedizione, che sempre deve caratterizzare la preghiera liturgica, ragione per cui non possono esistere benedizioni private come non esistono sacramenti privati.

Il Benedizionale è una vera miniera di testi di preghiera, utile per i fedeli per imparare a pregare meglio. Per avere familiarità con questo libro liturgico, basta aprirne il testo e scorrere le pagine dell'indice con l'elenco delle varie benedizioni che esso contiene:

  • Benedizioni delle persone:
    • Sezione I - La comunità; ad esempio: per i benefici ricevuti; per gli inviati all'annunzio missionario; per un convegno di operatori pastorali.
    • Sezione II - La comunità familiare; ad esempio: la benedizione annuale delle famiglie, dei coniugi, dei figli, dei fidanzati.
  • Benedizioni per le dimore e le attività dell'uomo:
    • Sezione I - Le case e gli ambienti di vita e di lavoro: benedizione per una nuova casa, per locali parrocchiali, per un Seminario.
    • Sezione II - Gli impianti e gli strumenti tecnici: benedizione per impianti sportivi, per mezzi di trasporto, per attrezzi di lavoro.
    • Sezione III - La terra e i suoi frutti: benedizione agli animali, ai campi, ai pascoli.
  • Benedizione di luoghi, arredi e suppellettili per l'uso liturgico e la pietà cristiana: come un battistero, un ambone, un calice, nuove immagini e oggetti per il culto.
  • Benedizioni riguardanti la pietà popolare: al mare, a una sorgente, al fuoco; ai cibi; agli oggetti di pietà.
  • In Appendice: altre benedizioni come le Quattro Tempora; nell'anniversario dell'ordinazione sacerdotale.
  • Infine: le benedizioni proprie del vescovo, l'ingresso dei parroci, l'istituzione dei Ministri straordinari della Comunione.

Ogni benedizione, considerata come vera e propria celebrazione liturgica, è corredata da una Premessa e da un rito che contiene rubriche (spiegazioni dei gesti e dei segni che si compiono), testi (monizione introduttiva, lettura della Parola di Dio, preghiera dei fedeli, preghiera di benedizione e conclusione). In particolare, per ogni rito di benedizione si dice chi può benedire e come si benedice.

Benedizione di una Chiesa Restaurata: La Procedura

La benedizione di una chiesa restaurata è un momento solenne della vita ecclesiale. Il can. 1206 del Codice di Diritto Canonico prevede che sia compito del vescovo diocesano (e dei soggetti a questo equiparati ai sensi del can. 381 §2) presiederla. Tuttavia, qualora egli fosse impedito, qualsiasi vescovo può celebrarla, in particolare i vescovi coadiutori o ausiliari per la porzione di popolo su cui è esercitata la cura pastorale (Cerimoniale dei Vescovi, 867).

La benedizione è una celebrazione più sobria che, però, costituisce il presupposto per la celebrazione dei sacramenti in quel luogo. Sebbene spetti al vescovo diocesano la benedizione delle chiese, è possibile di norma la delega a un presbitero (can. 1219). Inoltre, il can. 1215 §2 specifica che nessun edificio può essere adibito a chiesa senza la benedizione o la dedicazione. Una volta precisata la nozione, il Codice rinvia ai libri liturgici per il rito della dedicazione (can. 1217).

Rito di benedizione dell'immagine del Redentore

A testimonianza della dedicazione, vengono redatti appositi documenti, un esemplare dei quali, se è avvenuta la deposizione delle reliquie, è conservato nel sepolcro (can. 1218). Tutto converge verso l'altare, sul quale sarà celebrata l'Eucaristia. Come proclama la preghiera di dedicazione, da quell'altare, unto, incensato e illuminato, "la Chiesa santa, vigna eletta del Signore, che ricopre dei suoi tralci il mondo intero e avvinta al legno della croce innalza i suoi virgulti fino al cielo"; da lì "salga a Te la preghiera incessante per la salvezza del mondo" (Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo II: Rito della dedicazione di una chiesa, n. 66).

Un'ultima notazione, di tipo "ecclesiasticistico": gli effetti della destinazione del luogo al culto cattolico hanno effetti riconosciuti dall'ordinamento italiano. Anche se l'edificio appartenesse a un privato, l'art. 831 cod. civ. impone che esso non possa essere sottratto alla destinazione cultuale finché ciò non sia deciso dall'autorità ecclesiastica.

Un Esempio Concreto: La Chiesa di San Pio X

La chiesa di San Pio X ha celebrato la sua inaugurazione e benedizione sabato 21 settembre, dopo importanti lavori di restauro. Il Parroco Mons. Andrea Celli ha definito la chiesa "Un grande abbraccio sulla piazza", un abbraccio "per tutti i cuori che, consapevoli o inconsapevoli, desiderano incontrare il cuore di Dio".

I lavori di restauro non sono stati solo un'opera estetica "di abbellimento dell'aula di culto", ma una vera e propria messa in sicurezza del tetto, degli infissi e delle vetrate, a cui ha fatto seguito un ammodernamento degli spazi e dei colori. Questi interventi mirano a creare un ambiente che aiuti alla preghiera e all'immagine di una Chiesa aperta, luminosa ed accogliente. Grazie alla generosità della Comunità di San Pio X, è stato possibile riconsegnare ai Parrocchiani, al territorio della Balduina e alla Diocesi una Chiesa sicura ed efficiente.

Mons. Baldo Reina, presiedendo la Santa Messa, ha osservato che "dentro questa parrocchia si respira un clima di fraternità", invitando la comunità a trasferire questa esperienza anche fuori dai confini del territorio, mai "a guardare a distanza le ingiustizie di questo mondo, come se non ci appartenessero".

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