Il Messaggio di Benedetto XVI: "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato"

In occasione dell’inizio del Nuovo Anno, Benedetto XVI ha rivolto auguri di pace a tutte le comunità cristiane, ai responsabili delle Nazioni e agli uomini e alle donne di buona volontà del mondo intero. Per la XLIII Giornata Mondiale della Pace, il Pontefice ha scelto il tema: "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato". Il rispetto del creato, secondo Benedetto XVI, riveste una grande rilevanza poiché la creazione è «l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio» e la sua salvaguardia è essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità.

Il Papa ha sottolineato che, oltre alle minacce derivanti dalla crudeltà dell’uomo sull’uomo (guerre, conflitti, terrorismo, violazioni dei diritti umani), esistono preoccupanti minacce originate dalla noncuranza o dall’abuso nei confronti della terra e dei beni naturali elargiti da Dio. Per tale motivo, è indispensabile che l’umanità rinnovi e rafforzi «quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino».

Benedetto XVI che parla di ambiente in un contesto naturale

Sviluppo Umano Integrale e Responsabilità Ambientale

Nell’Enciclica Caritas in veritate, Benedetto XVI ha posto in evidenza come lo sviluppo umano integrale sia strettamente collegato ai doveri derivanti dal rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale. Questo è considerato un dono di Dio a tutti, il cui uso comporta una comune responsabilità verso l’umanità intera, specialmente verso i poveri e le generazioni future. Il Papa ha notato che quando la natura e, in primo luogo, l’essere umano vengono considerati semplicemente frutto del caso o del determinismo evolutivo, rischia di attenuarsi nelle coscienze la consapevolezza della responsabilità.

Ritenere, invece, il creato come dono di Dio all’umanità aiuta a comprendere la vocazione e il valore dell’uomo. Con il Salmista, pieni di stupore, possiamo infatti proclamare: «Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?» (Sal 8,4-5). Contemplare la bellezza del creato è stimolo a riconoscere l’amore del Creatore, quell’Amore che «move il sole e l’altre stelle».

Predecessori e la "Crisi Ecologica"

Già vent’anni prima, Papa Giovanni Paolo II, dedicando il Messaggio della Giornata Mondiale della Pace al tema "Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato", richiamava l’attenzione sulla relazione tra le creature di Dio e l’universo circostante. Egli scriveva: «Si avverte ai nostri giorni la crescente consapevolezza che la pace mondiale sia minacciata… anche dalla mancanza del dovuto rispetto per la natura». Aggiungeva che la coscienza ecologica «non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi, trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete».

Anche altri Predecessori avevano fatto riferimento a questa relazione. Ad esempio, nel 1971, in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, Paolo VI sottolineava che «attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, [l’uomo] rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione». In tal caso, non solo l'ambiente materiale diventa una minaccia permanente, ma è anche il contesto umano a subire una degradazione, creandosi per il domani un ambiente intollerabile.

La Chiesa e la Dimensione Etica della Crisi Ambientale

Pur evitando di entrare nel merito di specifiche soluzioni tecniche, la Chiesa, in quanto «esperta in umanità», richiama con forza l’attenzione sulla relazione tra il Creatore, l’essere umano e il creato. Nel 1990, Giovanni Paolo II parlava di «crisi ecologica», rilevando il suo carattere prevalentemente etico e indicando l’«urgente necessità morale di una nuova solidarietà». Questo appello è oggi ancora più pressante di fronte a manifestazioni crescenti di una crisi che sarebbe irresponsabile non prendere in seria considerazione.

Infografica sui problemi ambientali globali

Il Papa ha elencato diverse problematiche attuali:

  • Cambiamenti climatici
  • Desertificazione
  • Degrado e perdita di produttività di vaste aree agricole
  • Inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere
  • Perdita della biodiversità
  • Aumento di eventi naturali estremi
  • Disboscamento delle aree equatoriali e tropicali

Ha anche evidenziato il fenomeno dei cosiddetti «profughi ambientali», persone costrette a lasciare il proprio ambiente di vita degradato, e l'emergere di conflitti legati all’accesso alle risorse naturali.

Revisione del Modello di Sviluppo e Rinnovamento Culturale

La crisi ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni ad essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell’uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato. È quindi saggio operare una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo e riflettere sul senso dell’economia e dei suoi fini, per correggerne disfunzioni e distorsioni.

Questo è richiesto dallo stato di salute ecologica del pianeta e, soprattutto, dalla crisi culturale e morale dell’uomo, i cui sintomi sono evidenti in ogni parte del mondo. L’umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e di riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento per un futuro migliore. Le crisi attuali (economiche, alimentari, ambientali o sociali) sono anche crisi morali interconnesse, che obbligano a riprogettare il cammino comune degli uomini. Ciò implica un modo di vivere improntato alla sobrietà e alla solidarietà, con nuove regole e forme di impegno.

La Creazione come Dono e la Responsabilità dell'Uomo

All’origine della «natura» vi è un «disegno di amore e di verità». Il mondo «non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso… Il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà» (Catechismo della Chiesa cattolica, 295).

Il Libro della Genesi descrive il progetto sapiente del cosmo, al cui vertice si collocano l’uomo e la donna, creati ad immagine e somiglianza del Creatore per «riempire la terra» e «dominarla» come «amministratori» di Dio stesso (cfr. Gen 1,28). L’armonia iniziale tra Creatore, umanità e creato è stata infranta dal peccato, che ha distorto il compito di «dominare» la terra, facendola diventare sfruttamento anziché cura. L’essere umano, dominato dall’egoismo, ha perso il senso del mandato di Dio, comportandosi come sfruttatore anziché custode. Il vero significato del comando iniziale di Dio, invece, era una chiamata alla responsabilità.

La saggezza degli antichi riconosceva che la natura non è «un mucchio di rifiuti sparsi a caso» (Eraclito), e la Rivelazione biblica chiarisce che la natura è un dono del Creatore, con ordinamenti intrinseci, affinché l’uomo possa «custodirla e coltivarla» (cfr. Gen 2,15). Tutto ciò che esiste appartiene a Dio, che lo ha affidato agli uomini non perché ne dispongano arbitrariamente. Quando l’uomo si sostituisce a Dio, provoca la ribellione della natura, «piuttosto tiranneggiata che governata da lui» (Centesimus annus, 48). L’uomo ha il dovere di esercitare un governo responsabile della creazione, custodendola e coltivandola (Caritas in veritate, 50).

Illustrazione biblica del Giardino dell'Eden

Solidarietà Inter-generazionale e Intra-generazionale

Si deve constatare che una moltitudine di persone sperimenta crescenti difficoltà a causa della negligenza nell’esercizio di un governo responsabile sull’ambiente. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha ricordato che «Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli». L’eredità del creato appartiene all’intera umanità, ma l’attuale ritmo di sfruttamento mette in serio pericolo la disponibilità di risorse naturali per le generazioni future.

Il degrado ambientale è spesso il risultato di una mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici. Per contrastare questo fenomeno, è necessario che l’attività economica rispetti maggiormente l’ambiente, valutando i costi ambientali e sociali come parte essenziale dei costi economici. Compete alla comunità internazionale e ai governi nazionali dare i giusti segnali per contrastare l’uso dannoso dell’ambiente.

È urgente la conquista di una leale solidarietà inter-generazionale. I costi derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni non possono essere a carico delle generazioni future. Le generazioni presenti hanno obblighi verso quelle future, e l'uso delle risorse naturali dovrebbe garantire che i vantaggi immediati non comportino conseguenze negative per gli esseri viventi, umani e non umani, presenti e futuri. La tutela della proprietà privata non deve ostacolare la destinazione universale dei beni, e l’intervento dell’uomo non deve compromettere la fecondità della terra.

Inoltre, è fondamentale una rinnovata solidarietà intra-generazionale, specialmente tra Paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati. La comunità internazionale ha il compito imprescindibile di trovare strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, con la partecipazione anche dei Paesi poveri, per pianificare insieme il futuro. La crisi ecologica mostra l’urgenza di una solidarietà che si proietti nello spazio e nel tempo, riconoscendo la responsabilità storica dei Paesi industrializzati, ma senza esonerare i Paesi meno sviluppati dall’adozione di misure ambientali efficaci.

Risorse Energetiche e Sviluppo Sostenibile

Uno dei principali nodi da affrontare per la comunità internazionale è quello delle risorse energetiche, individuando strategie condivise e sostenibili. Le società tecnologicamente avanzate devono favorire comportamenti improntati alla sobrietà, diminuendo il fabbisogno di energia e migliorando le condizioni del suo utilizzo. Al tempo stesso, occorre promuovere la ricerca e l’applicazione di energie a minore impatto ambientale e la «ridistribuzione planetaria delle risorse energetiche, in modo che anche i Paesi che ne sono privi possano accedervi».

La crisi ecologica offre un’opportunità storica per elaborare una risposta collettiva che converta il modello di sviluppo globale in una direzione più rispettosa del creato e di uno sviluppo umano integrale, ispirato ai valori della carità nella verità. Si auspica un modello di sviluppo fondato sulla centralità dell’essere umano, sulla promozione e condivisione del bene comune, sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di vita e sulla prudenza.

L’uomo è chiamato a impiegare la sua intelligenza nella ricerca scientifica e tecnologica per una gestione complessivamente sostenibile dell’ambiente. La «nuova solidarietà» e la «solidarietà globale» sono atteggiamenti essenziali per orientare la tutela del creato, attraverso un sistema di gestione delle risorse della terra meglio coordinato a livello internazionale, riconoscendo la forte interrelazione tra lotta al degrado ambientale e promozione dello sviluppo umano integrale. Tante sono le opportunità scientifiche e i percorsi innovativi per soluzioni armoniose tra uomo e ambiente, ad esempio, nell'individuare le modalità più efficaci per sfruttare le potenzialità della natura.

Ecologia dell'Uomo e Ecologia della Natura

La Chiesa ha una responsabilità per il creato e sente di doverla esercitare, anche in ambito pubblico, per difendere la terra, l’acqua e l’aria, doni di Dio Creatore per tutti, e, anzitutto, per proteggere l’uomo contro il pericolo della distruzione di se stesso. Il degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana, per cui «quando l’ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio» (Caritas in veritate, 51).

Non si può domandare ai giovani di rispettare l’ambiente se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare se stessi: il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente che su quello dell’etica personale, familiare e sociale (Caritas in veritate, 15, 51). I doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona. Benedetto XVI incoraggia l’educazione a una responsabilità ecologica che salvaguardi un’autentica «ecologia umana» e affermi l’inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e condizione, la dignità della persona e l’insostituibile missione della famiglia, nella quale si educa all’amore per il prossimo e al rispetto della natura (Caritas in veritate, 28, 51, 61). È necessario salvaguardare il patrimonio umano della società, che ha origine nella legge morale naturale, fondamento del rispetto della persona umana e del creato.

Coppia che si prende cura di un giardino, simbolo di cura per la creazione e la famiglia

Il Rischio di Ecocentrismo e Biocentrismo

Molti trovano tranquillità e pace a stretto contatto con la bellezza e l’armonia della natura, constatando che nel prendersi cura del creato, Dio, tramite il creato, si prende cura di noi. Tuttavia, una corretta concezione del rapporto dell’uomo con l’ambiente non porta ad assolutizzare la natura né a ritenerla più importante della persona. Il magistero della Chiesa esprime perplessità dinanzi a una concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo e al biocentrismo, poiché tale concezione elimina la differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi.

In tal modo, si tende a eliminare l’identità e il ruolo superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della «dignità» di tutti gli esseri viventi. Questo può dar adito a un nuovo panteismo con accenti neopagani che fanno derivare dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, la salvezza per l’uomo.

La Chiesa invita, invece, a impostare la questione in modo equilibrato, nel rispetto della «grammatica» che il Creatore ha inscritto nella sua opera, affidando all’uomo il ruolo di custode e amministratore responsabile del creato, ruolo di cui non deve abusare ma da cui non può nemmeno abdicare. Anche la posizione contraria, di assolutizzazione della tecnica e del potere umano, finisce per essere un grave attentato non solo alla natura, ma anche alla stessa dignità umana (Caritas in veritate, 70).

Reazioni e Contesto: La Conferenza di Copenaghen

Il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace del 2010, intitolato "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato", è stato firmato l'8 dicembre e reso pubblico proprio mentre a Copenaghen si svolgeva una conferenza mondiale sul clima.

La Valutazione di "Foreign Policy"

La prestigiosa rivista americana di geopolitica "Foreign Policy" ha classificato Benedetto XVI al 17° posto tra i "100 maggiori pensatori globali" del 2009, riconoscendogli il merito di «aver collocato la Chiesa inaspettatamente in prima fila nella difesa dell'ambiente e nella denuncia dei pericoli del cambiamento di clima».

Critiche a Copenaghen dall'Osservatore Romano

Gli esperti del Vaticano hanno bocciato la conferenza di Copenaghen sul clima, definendola una «falsa partenza».

Franco Prodi e la complessità dei Cambiamenti Climatici

Il professor Franco Prodi, membro dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche, ha espresso dubbi sulla tesi prevalente che l'aumentata immissione di anidride carbonica da parte dell'uomo sia la causa del surriscaldamento del pianeta. A suo giudizio, questa è solo una probabilità, e l'aumento della temperatura media dell'aria dall'inizio dell'Ottocento è stato di sette decimi di grado per secolo. Prodi ha suggerito che fenomeni come il flusso di calore dall'interno della terra, l'apporto di anidride carbonica dai vulcani e il ruolo dell'aerosol (particelle aerosospese prodotte dall'uomo che modificano nubi e piogge) potrebbero essere molto più influenti, ma richiedono «trenta o quarant'anni» di studi per avere modelli climatici completi.

Nel frattempo, la conferenza di Copenaghen, incentrata sul «conteggio delle emissioni nell'ambito di una economia strettamente di mercato», è stata una «falsa partenza». Prodi ha suggerito che gli Stati dovrebbero concentrarsi sul degrado della natura visibile a tutti: aria e acqua inquinate, specie minacciate.

Ettore Gotti Tedeschi e la critica al Nichilismo

Ettore Gotti Tedeschi, economista e presidente dell'Istituto per le Opere di Religione, ha criticato la Conferenza di Copenaghen in modo ancora più radicale. Ha affermato che il pensiero nichilista, rifiutando valori e verità oggettivi, causa gravissimi danni in economia e, sulla questione ambientale, «sta producendo danni forse ancora più gravi».

Gotti Tedeschi ha sostenuto che il nichilismo pretende di risolvere i problemi climatici attraverso la denatalità e la deindustrializzazione, anziché attraverso la promozione di valori che riportino l'individuo alla sua dignità originale. Ha denunciato la mancanza di una visione strategica del problema, dovuta al diffuso nichilismo che teorizza l'assenza di valore della vita umana rispetto a una presunta centralità della natura - l'ecocentrismo denunciato da Benedetto XVI. Ha concluso che «Sul tema dell'ambiente si cercano quindi accordi vaghi sulle emissioni nocive, prescindendo da premesse etiche e da considerazioni scientifiche condivise» e ha invitato gli ambientalisti a leggere la Caritas in veritate per comprendere «perché - ma soprattutto per chi - l'ambiente si deve rispettare».

Punti di Sintonia con la Chiesa Ortodossa Russa

Il messaggio "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato" mostra una forte sintonia con il documento del patriarcato di Mosca del 2000, "Le fondamenta della dottrina sociale della Chiesa ortodossa russa". Entrambi sottolineano che i problemi ecologici hanno sostanzialmente un carattere antropologico, essendo generati dall'uomo. La trasformazione della natura deve partire da una trasformazione dell'anima, e l'uomo potrà trasformare la terra in paradiso solo quando avrà portato il paradiso in se stesso, secondo Massimo il Confessore.

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