La Vita e l'Architettura degli Eremiti Agostiniani

L'Ordine mendicante degli Eremiti di Sant'Agostino, noti anche come Eremitani o Agostiniani, nacque dalla volontà di raggruppare diverse congregazioni eremitiche presenti sul territorio italiano. Queste comunità erano spesso accomunate dall'adesione alla Regola di Sant'Agostino e includevano i Giamboniti, i Brettinesi, gli Eremiti della Tuscia e gli Eremiti del Montefavale. L'Ordine, pur non essendo esente da accenti ascetici ai suoi primordi, si formò attraverso un processo di unificazione e espansione che ne definì l'identità spirituale e architettonica.

La Fondazione e l'Espansione dell'Ordine

Il Capitolo di fondazione fu indetto da Papa Innocenzo IV (1243-1254) e celebrato a Roma nel 1244, sotto il patronato del cardinale Riccardo Annibaldi. Questo evento segnò la cosiddetta "Parva Unio", ovvero la federazione degli eremiti agostiniani della Tuscia. La fondazione fu poi ratificata dalla "Grande Unione" del 1256, sancita dalla bolla Licet Ecclesiae Catholicae di Papa Alessandro IV il 9 aprile dello stesso anno. Questa bolla ratificava l'unione di cinque componenti eremitiche: Eremiti della Tuscia, Guglielmiti, Giamboniti, Eremiti di Monte Favale ed Eremiti di Brettino, confermando l'orientamento mendicante dell'Ordine attraverso l'apostolato e la concessione del voto di povertà spontanea.

Mappa dell'Italia centrale con l'indicazione delle aree di origine delle diverse congregazioni eremitiche

Il Contesto Iniziale e la Regola Agostiniana

All'inizio del XIII secolo, alcune comunità di eremiti, organizzate in modo non uniforme, vivevano nella regione italiana della Toscana e cercavano la guida di Papa Innocenzo IV. Questo pontefice, noto per essere un eccellente canonista, consigliò agli eremiti toscani di organizzarsi sotto la Regola di Sant'Agostino, una guida alla vita religiosa che il santo aveva elaborato intorno all'anno 400. Scritta inizialmente come lettera a una comunità di religiose di Ippona, la Regola raggiunse l'Europa e informò anche i Domenicani. Adottandola, gli eremiti toscani assunsero anche il nome e la paternità spirituale del suo autore, Sant'Agostino d'Ippona (354-430). La Regola di Sant'Agostino, con il suo richiamo all'amore per Dio e il prossimo e all'unità di anima e cuore, è stata veicolata nei secoli attraverso due versioni: la Regula ad servos Dei o Praeceptum e la sua Lettera 211.

Miniatura medievale raffigurante Sant'Agostino mentre scrive o insegna la sua Regola

A permeare le future idealità della vita consacrata contribuì anche il trattato di Agostino De opere monachorum - Sul lavoro dei monaci -, steso tra il 399 e il 401. In quest'opera, il Vescovo di Ippona mise al riparo l'ascesi cristiana da qualsiasi forma di spiritualizzazione, rivolgendosi in particolare ad alcuni monaci che rifiutavano il lavoro manuale. La spiritualità agostiniana informò tutta la tradizione della vita comunitaria successiva, permeandola notevolmente in termini di equilibrio ascetico e di fiduciosa attitudine antropologica nella possibilità del discepolo di Cristo di orientare la propria vita all'amore.

Le Prime Congregazioni e la Loro Unione

Tra le principali congregazioni confluite nell'Ordine agostiniano vi furono:

  • Gli Eremiti di Giovanni Bono o Giamboniti: sorti all'inizio del XIII secolo nella macchia di Butriolo, vicino a Cesena.
  • Gli Eremiti di Brettino o Brettinesi: chiamati così dalla località situata presso Fano, nelle Marche, dove sorsero agli inizi del 1200. Diffusi soprattutto nelle Marche, ma anche in Romagna, Veneto e Umbria.
  • Gli Eremiti di Sant'Agostino della Tuscia: diffusi soprattutto in Toscana, nel Lazio superiore e zone limitrofe. I loro monasteri, originariamente indipendenti, furono federati nel 1244.

I Giamboniti e i Brettinesi, vicini per luogo e periodo d'origine, condividevano una spiritualità caratterizzata da anacoretismo, ascesi, povertà e mendicità, oltre a una crescente attività pastorale. L'Ordine dei Zambonini si distinse per forme di religiosità più chiaramente delineate e fu fondato da Giovanni Bono. Il processo di canonizzazione di Giovanni Bono, avviato nel 1251 a Mantova, fornì ampie testimonianze sulla sua vita eremitica, i miracoli e la fede. Giovanni Bono condusse a Butriolo un'esistenza di penitenza dal 1209 al 1249, caratterizzata da silenzio, preghiera intensa, digiuno quasi totale dalla carne e mortificazioni estreme, come l'inserimento di schegge sotto le unghie o il taglio della pelle. I testimoni gli attribuirono anche facoltà sovrannaturali, come il dono delle lacrime, la capacità di superare i demoni, di discernere gli spiriti e il dono profetico.

Consolidamento e Diffusione

Scongiurato il pericolo di soppressione dell'Ordine nel 1274 durante il secondo Concilio di Lione, gli Eremiti di Sant'Agostino manifestarono un impulso espansionistico anche fuori dall'Italia, con la costituzione di province in Germania, Francia, Inghilterra, Spagna e Ungheria. Nel 1295 si contavano sedici province e ventiquattro nel 1329. Sotto il generalato di Clemente da Osimo (1271-1274, 1284-1291), nel 1290 furono promulgate le Costituzioni di Ratisbona, che consolidarono l'istituzione eremitana attraverso il raggiungimento di quell'unità spirituale e organizzativa che inizialmente era mancata. Questo ruolo fu poi ricoperto da Nicola da Tolentino (morto nel 1305), esaltato nel ciclo pittorico del Cappellone di San Nicola nel convento tolentinate.

La fase di espansione si protrasse fino alla metà del Trecento, nonostante i primi segni di disaffezione all'osservanza della regola, accentuatisi con la crisi di molte comunità dopo la peste del 1348. I tentativi di ritrovare una nuova unità, portati avanti dai priori generali Guglielmo da Cremona (1326-1342) e Gregorio da Rimini (1357-1358), non raggiunsero l'obiettivo prefissato, portando a una maggiore autonomia delle province e a una generale decadenza dell'Ordine per quasi tutto il Quattrocento.

Il ritorno dell'ordine che controlla il Vaticano

L'Architettura Agostiniana: Modelli e Sviluppi

Già nel Capitolo del 1244 le congregazioni eremitiche si erano mosse verso l'unificazione, ma l'avvio di un comune programma insediativo si concentrò in Italia all'indomani del secondo Concilio di Lione. Sebbene alcuni cantieri, come San Marco a Milano (1254), San Giacomo Maggiore a Bologna (1267) e Sant'Agostino a Siena (1260-1270), siano riconducibili agli anni immediatamente successivi alla Grande Unione del 1256. L'influenza cistercense, suggerita dalla presenza di due abati cistercensi nel Capitolo del 1244, si ridusse a pochi casi, come San Marco a Milano e l'organizzazione degli spazi comunitari nel braccio conventuale. La Curia romana intendeva indirizzare il movimento verso il modello spirituale mendicante.

Le Prime Fondazioni e la Ricerca di Uniformità

Tra il 1244 e il 1256, le comunità si insediarono in strutture preesistenti, raramente inserite nel tessuto urbano. L'unico effettivo cantiere prima del 1256 fu San Marco a Milano, anch'esso condizionato dal riutilizzo di un complesso romanico. La fabbrica lombarda, ordinata nel 1254 da Lanfranco Settala, priore dei Giamboniti, mostrava una tipologia estranea alla chiesa ad aula mono o triabsidata, che invece caratterizzerà le successive fondazioni eremitane per quasi cinquant'anni a partire dall'ottavo decennio del Duecento. L'avvio dei lavori di San Giacomo Maggiore a Bologna nel 1267 costituì un punto di riferimento per una politica di uniformità insediativa, condotta con estremo rigore nelle province italiane, dove l'Ordine aveva il maggior numero di conventi.

Pianta architettonica della Chiesa di San Giacomo Maggiore a Bologna

Dopo il 1256, il fenomeno eterogeneo degli Eremiti di Sant'Agostino si allineò con le pratiche dei Predicatori e dei Minori, i cui complessi conventuali servivano da modelli. Le tipologie di riferimento per un Ordine ancora legato ai trascorsi eremitici favorirono scelte indirizzate verso una formulazione architettonica semplificata e carica di valori spirituali, con ascendenze pauperistiche di ambito monastico (come Camaldolesi, Florensi). La chiesa a navata unica con copertura a tetto e coro voltato, che trovò il suo prototipo mendicante in San Francesco a Cortona (1245-1253), rispondeva a questa doppia esigenza, contribuendo alla nascita di un modello più propriamente agostiniano.

L'assenza di una personalità fortemente rappresentativa esonerò gli Eremiti di Sant'Agostino dalla necessità di realizzare una chiesa-memoriale, eliminando la distinzione funzionale tra basilica di rappresentanza ed edificio di culto di uso corrente. Questa mancata contrapposizione e la circoscrivibilità del fenomeno eremitano all'Italia centro-settentrionale favorirono la standardizzazione degli insediamenti, pensati in funzione del nuovo ruolo di apostolato urbano. Fino al quarto decennio del Trecento, gli Eremiti di Sant'Agostino rimasero ancorati a modalità costruttive che li condussero a un conservatorismo quasi autarchico.

Influenze e Caratteristiche Costruttive

Le Costituzioni domenicane del 1228 e il clima di rigore intellettuale in cui operavano i Predicatori e i Francescani influenzarono presumibilmente la serialità insediativa degli Agostiniani. L'insistenza sull'uniformità anche in materia architettonica, maturata nel pensiero di Umberto di Romans, informò il nascente Capitolo degli Eremiti di Sant'Agostino, ponendo le basi del proprio tipo conventuale. L'imposizione della chiesa ad aula priva di transetto anche alle fondazioni dell'Italia settentrionale, tipologia quasi del tutto estranea a quel contesto, divenne tra il 1280 e il 1330 un tratto unificante nelle province di origine.

Gli Eremiti di Sant'Agostino introdussero sistematicamente nelle chiese padane il coro triabsidato nella sistemazione a sala (Chiesa degli Eremitani a Padova, 1276-1300; Santa Margherita a Treviso, post 1282; Sant'Agostino a Rimini, ca. 1300), mascherato all'esterno da un andamento monoabsidato. Questa soluzione fu esportata nel Trecento in regioni marginalmente interessate dal fenomeno agostiniano, come l'Italia meridionale (es. Sant'Agostino di Andria, Sant'Agostino di Barletta) e l'isola di Creta (San Salvatore a Candia, Santa Maria della Grazia a Canea).

Il programma edilizio eremitano in Italia tendeva a ridurre al minimo le infiltrazioni di linguaggi regionali. Elementi di decorazione plastica fitomorfa comparvero nei portali in pietra (es. Padova, Fabriano, Montefalco, Spoleto, Sulmona) e, in un ridottissimo numero di casi, nelle finestre sulla fronte (Bologna, Bergamo).

Evoluzione e Diversificazione Architettonica

Con un ritardo di tre decenni rispetto ai maggiori Ordini mendicanti, gli Eremiti di Sant'Agostino ne ripetevano la prassi insediativa, vedendosi assegnare dalle autorità cittadine modesti edifici di culto in posizione periferica e in aree di recente urbanizzazione. Ciò non impedì l'apertura quasi immediata di nuove fabbriche, spesso sproporzionate alle iniziali disponibilità economiche dell'Ordine.

Sul finire del Duecento sorsero insediamenti anche al di là delle Alpi, in particolare in Germania (Augustinerkirche a Monaco di Baviera, consacrata nel 1294), dove si palesò una maggiore libertà nelle scelte architettoniche, prediligendo l'impianto a tre o a due navate (es. Dreifaltigkeitskirche a Costanza, del 1300 ca.; Augustinerkirche a Erfurt, del 1300 ca.; Santa Caterina a Cracovia, del 1350-1400 ca.) o aderendo alla parlata locale, come nell'insediamento di Tolosa (XIV secolo).

In Italia, l'allontanamento dalla prima formulazione di chiesa eremitana si avvertì intorno al 1330, contestualmente alle avvisaglie di crisi interne all'Ordine. Questo si esplicò in una maggiore articolazione del blocco orientale con l'inserimento del transetto (es. Colle Val d'Elsa, fondazione del 1305; Massa Marittima, 1348), nell'adozione dell'impianto basilicale (es. Genova, metà del XIV secolo; Como, seconda metà del XIV secolo) anche con alzato a sala (Cremona, 1339-1345), talvolta aggiornando le fabbriche primitive (es. Bologna, 1341; Perugia, metà del XIV secolo). Nel caso di San Giacomo Maggiore a Bologna, il nuovo coro a deambulatorio si modellò su quello duecentesco della locale chiesa francescana.

Fotografia di un chiostro agostiniano medievale

Organizzazione degli Spazi Conventuali

Nell'organizzazione dell'impianto strettamente residenziale si applicava, in forma ridotta e non diretta, il modello abbaziale cistercense dell'ala dei monaci. La trasmissione avvenne nella versione "sine claustro" dei conventi domenicani e si manifestò con minime modifiche già nelle fondazioni eremitane tardoduecentesche. Il braccio comunitario era organizzato su due livelli: la sagrestia, il capitolo e il refettorio erano negli ambienti al piano terreno; il dormitorio, che occupava il piano alto, poteva arrestarsi anche all'altezza della sagrestia. La facciata interna del fabbricato era provvista di un portico a copertura in legno, per consentire un collegamento riparato tra l'accesso laterale alla chiesa e gli ambienti al piano terreno.

L'esigenza di edificare un refettorio a sé stante per fare posto alla sala comunitaria nell'ala conventuale sembra maturare nel corso del Trecento e limitarsi ad alcuni centri di maggiore prestigio (es. Padova, Tolentino, Gubbio). L'edificazione di un nuovo braccio, parallelo alla chiesa, poteva comportare una strutturazione su due livelli, destinando il piano superiore ad ampliamento del dormitorio. Tuttavia, l'erezione del chiostro per tutto il XIV secolo non fu consequenziale all'innalzamento di una seconda ala; la sua eccezionalità nel convento tolentinate, nella seconda metà del secolo, appare giustificata dall'importanza assunta dal centro, soprattutto per merito del culto di San Nicola da Tolentino.

La Formazione Intellettuale e gli Studi Generali

Uno degli sviluppi più sorprendenti nella formazione dell'Ordine dei Frati Eremiti di Sant'Agostino fu la rapidità con cui entrò nel mondo culturale dell'epoca. Nonostante le origini "della foresta" dei tre ordini preesistenti, già nel 1256 si erano diffusi insediamenti dentro o vicino ai centri popolati, seppur prevalentemente eremitici. La tradizione eremitica rimase radicata, ma fu integrata dall'impegno nell'apostolato attivo, largamente urbano, che richiedeva una preparazione intellettuale, soprattutto per il ministero della parola e l'amministrazione del sacramento della riconciliazione.

L'Apertura agli Studi Superiori

Questo passaggio fu realizzato dal primo priore generale dell'Ordine unito, Lanfranco da Milano. Tre anni dopo la Grande Unione del 1256, egli aveva già acquistato una residenza a Parigi, destinata a servire come casa di studio per gli studenti dell'Ordine che aspiravano a laurearsi come maestri di teologia all'Università. Il primo studente agostiniano inviato a Parigi fu Egidio da Viterbo, che ebbe la fortuna di avere come maestro Tommaso d'Aquino (1269-1272).

Una volta deciso di inviare studenti a Parigi, divenne inevitabile stabilire case di studio anche in Italia. L'Ordine era e rimaneva soprattutto italiano, e le case di studio avrebbero fornito un solido fondamento intellettuale per gli studenti non destinati a Parigi o che avrebbero avuto bisogno almeno di buone basi teologiche per l'apostolato attivo. I quattro centri prescelti per gli studi generali furono Bologna, Padova, Napoli e la Curia romana. Bologna, Padova e Napoli furono scelte per essere città universitarie, nonostante nessuna avesse una facoltà di teologia autorizzata a rilasciare il magisterium. Bologna aveva un motivo ulteriore e più familiare: ciascuno dei tre ordini protagonisti della Grande Unione aveva connessioni con la città prima del 1256.

È molto probabile che, come risultato della Grande Unione, i Giamboniti e gli Eremiti Toscani abbiano formato a San Giacomo una sola comunità, dove entro il 1264 fu stabilito lo studio generale. Questo studio era destinato a diventare il più importante d'Italia, annoverato accanto a quello di Parigi, di cui divenne la controparte italiana in seguito al Grande Scisma d'Occidente. L'erezione della facoltà di teologia all'Università di Bologna con la bolla papale Quasi lignum vitae di Innocenzo VI del 30 giugno 1362, che autorizzava la facoltà a concedere il magisterium in teologia, compensò la chiusura dello studio parigino.

La Composizione dello Studio Generale Agostiniano a Bologna

A Bologna, lo studio generale agostiniano aveva un doppio significato: Studium generale ordinis e Studium generale provinciae (quello della provincia romagnola). Uno studium generale ordinis aveva un carattere internazionale, permettendo a ogni provincia dell'Ordine di inviare uno studente per qualificarsi come lettore. Questi erano studenti scelti, il "fior fiore" di una provincia, destinati a diventare professori qualificati per le case provinciali di studio o, in caso di talento eccezionale, a Parigi per il magistero in teologia. Per la promozione allo studio di Parigi era necessaria la qualifica di lettore in un altro studio generale, meno prestigioso, come quello del convento dell'Ordine a Bologna, riconosciuto senza rivali in Italia.

Il corpo insegnante era composto da due lettori, uno principale e uno secondario. Il principale poteva essere un maestro in teologia o un baccelliere, con il compito di dirigere lo studio, leggere la Bibbia, tenere dispute e dare corsi di filosofia. Il lettore secondario leggeva i quattro libri delle Sentenze di Pietro Lombardo e insegnava logica e filosofia. Il corso per diventare lettore durava cinque anni e l'ammissione al lettorato dipendeva da un esame. Lo studio di Bologna non era solo uno studio generale dell'Ordine, ma anche uno studio della provincia romagnola, con due classi di studenti: una per il corso superiore (lettori) e una per il corso inferiore, sufficiente per predicare e ascoltare le confessioni dopo l'ordinazione.

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