Il libro di Daniele, in particolare il capitolo 14, narra due episodi significativi che evidenziano la fede incrollabile di Daniele nel Dio vivente e la sua opposizione all'idolatria babilonese: la smascheramento dei sacerdoti di Bel e l'uccisione del dragone. Questi racconti, caratterizzati da un tono polemico contro gli idoli, si avvicinano per tema a testi come Sapienza 13-15, Isaia 44, Geremia 10 e Baruc 6, ma la loro peculiarità risiede nella forma narrativa e nella satira.
Daniele e il Culto di Bel a Babilonia
Nel periodo in cui Ciro il Persiano succedette a Re Astiage, Daniele godeva di grande onore alla corte babilonese, essendo intimo del re e il più stimato tra i suoi amici. I Babilonesi veneravano un idolo chiamato Bel, a cui venivano offerte quotidianamente dodici artabe (o sacchi) di fior di farina, quaranta pecore e sei anfore (o barili) di vino. Il re stesso era un devoto di Bel, recandosi ogni giorno ad adorarlo.
Daniele, che invece adorava il suo Dio, fu interrogato dal re: «Perché non adori Bel?». Daniele rispose con fermezza: «Io non venero degli idoli fatti con le mani, ma il Dio vivo che creò il cielo e la terra ed è Signore di tutti i viventi». Il re, convinto della divinità di Bel, replicò: «Non ti sembra che sia un dio vivo Bel? E non vedi quanto mangia e quanto beve ogni giorno?». A queste parole, Daniele, sorridendo, ribatté: «Non t'ingannare, o re: egli di dentro è di fango, di fuori è di bronzo, e non mangia mai». Questa scena evidenzia un elemento cruciale in ogni culto idolatrico: il re crede che Bel sia vivo perché mangia e beve, e il rito del nutrimento diventa la prova della verità del culto.

La Smascheramento della Frode
L'indignazione del re crebbe, e egli convocò i settanta sacerdoti di Bel (senza contare le mogli e i figli), ponendo loro un ultimatum: «Se voi non mi dite chi mangia tutto quello che io spendo, morirete; se invece mi farete vedere che tante cose le mangia Bel, morrà Daniele, per avere bestemmiato contro Bel». Daniele accettò la sfida, dicendo al re: «Sia fatto secondo la tua parola».
Re e Daniele si recarono al tempio di Bel. I sacerdoti, con apparente sicurezza, dissero al re di disporre le vivande e il vino, per poi chiudere e sigillare la porta con il suo anello. Essi non erano preoccupati, in quanto avevano predisposto un passaggio segreto sotto la tavola attraverso il quale entravano abitualmente per consumare le offerte. Questo rivela una critica biblica ai sacrifici, mostrando come essi spesso fossero utili più ai sacerdoti che a Dio, un tema comune nella tradizione profetica (Geremia, Osea).
Dopo che i sacerdoti si furono allontanati, il re fece disporre i cibi davanti a Bel. Ma Daniele, con astuzia, fece portare dai suoi servi della cenere e, facendola passare da uno staccio, la sparse per tutto il pavimento del tempio alla presenza del re. Poi uscirono, la porta fu chiusa e sigillata con l'anello del re. Durante la notte, i sacerdoti, con le mogli e i figli, entrarono dal passaggio segreto e consumarono tutte le offerte, come di consueto.

La Rivelazione e le Conseguenze
All'alba, il re e Daniele tornarono al tempio. Il re domandò se i sigilli fossero intatti, e Daniele confermò. Appena aperta la porta, il re vide la mensa vuota ed esclamò: «Tu sei grande, o Bel, e in te non v'è inganno!». Ma Daniele, sorridendo una seconda volta (un raro esempio di umorismo biblico), trattenne il re dal entrare e lo invitò a guardare il pavimento e a esaminare le orme. Il re osservò: «Vedo orme d'uomini, di donne e di ragazzi!».
Acceso d'ira, il re fece arrestare i sacerdoti con le loro famiglie e gli furono mostrate le piccole porte segrete. Quindi, li fece mettere a morte e consegnò Bel in potere di Daniele, che lo distrusse insieme al suo tempio. Per l'ebreo del II secolo a.C. che scrisse questo racconto, il dio Marduk (identificato con Bel) non poteva mangiare, essendo un idolo e quindi non vivo, a differenza del Dio di Daniele.
Daniele e il Dragone
In quel luogo vi era anche un gran dragone, che i Babilonesi adoravano. Il re, volendo mettere alla prova Daniele, gli disse: «Ecco, ora non potrai dire che questo non sia un dio vivo: adoralo, dunque». Daniele rispose: «Io adoro il Signore Dio mio, perché egli è il Dio vivo; ma questo non è il Dio vivo; e se tu, o re, me lo permetti, io senza spada e senza bastone ammazzerò il dragone». Il re acconsentì.
Daniele prese allora della pece, del grasso e dei peli, li fece cuocere insieme e, preparatene delle polpette, le gettò nella bocca del dragone. Il dragone le inghiottì e scoppiò. Daniele allora esclamò: «Ecco che cosa adoravate!». Il drago, in Babilonia, era immagine del caos (come il Leviatano biblico) e nelle religioni antiche spesso gli animali sacri erano associati agli dèi, ma per la Bibbia avevano la stessa natura idolatrica delle statue.

Daniele nella Fossa dei Leoni
Quando i Babilonesi seppero della distruzione di Bel e dell'uccisione del dragone, furono oltremodo indignati. Si adunarono contro il re, accusandolo di essere "diventato giudeo" e minacciandolo: «Dacci nelle mani Daniele, altrimenti uccideremo te e la tua famiglia». Costretto dalla violenza della folla, il re consegnò Daniele, che fu gettato nella fossa dei leoni, dove rimase per sei giorni.
Nella fossa vi erano sette leoni, ai quali venivano dati ogni giorno due cadaveri e due pecore; ma quella volta non fu dato loro niente, affinché divorassero Daniele. Dio intervenne miracolosamente attraverso il profeta Abacuc, che si trovava in Giudea. Un angelo del Signore prese Abacuc per i capelli e lo trasportò con velocità fino a Babilonia, sopra la fossa dei leoni, per portare cibo a Daniele.
Abacuc gridò: «Daniele, servo di Dio, prendi il desinare che Dio t'ha mandato». Daniele esclamò: «O Signore, ti sei ricordato di me, e non hai abbandonato chi ti ama». Dopo che Daniele mangiò, l'angelo riportò subito Abacuc al suo luogo. Il settimo giorno, il re andò a piangere Daniele, ma giunto alla fossa, lo vide seduto in mezzo ai leoni. Il re gridò ad alta voce: «Grande tu sei, o Signore Dio di Daniele!» e lo trasse fuori dalla fossa. Poi fece gettare nella fossa tutti coloro che avevano voluto la rovina di Daniele, ed essi furono divorati in un momento.

Significato e Messaggio
Questi episodi del libro di Daniele riaffermano che il Dio biblico è un liberatore: dalle fosse dei leoni, dalla schiavitù, dagli idoli e dalle idee sbagliate di Dio. La Bibbia, attraverso queste narrazioni, invita a una riflessione continua sulla natura della fede e sulla costante necessità di liberarsi dalle ideologie idolatriche, siano esse antiche divinità o moderni culti secolarizzati. Essa ci ricorda che la speranza non è vana se resta vivo almeno un profeta e se non dimentichiamo il messaggio di liberazione che essa porta.