La Liturgia delle Ore, preghiera ufficiale della Chiesa, ha conosciuto un lungo e graduale sviluppo, divenendo nel tempo la preghiera della Chiesa locale. Originariamente si svolgeva in tempi e luoghi stabiliti, sotto la presidenza del sacerdote. Il libro dell'Ufficio divino, arricchitosi gradualmente nel corso dei secoli, è diventato un sussidio essenziale per questa azione sacra. Sebbene il Concilio Tridentino non avesse potuto completare la riforma del Breviario per mancanza di tempo, ne affidò l'incarico alla Sede Apostolica, portando alla promulgazione del Breviario Romano da parte di San Pio V nel 1568, che introdusse per la prima volta l'uniformità nella preghiera canonica della Chiesa latina.

La Liturgia delle Ore: Dalle Origini alla Riforma Conciliare
Nascita e Sviluppo Storico
La Liturgia delle Ore è antica quanto la Chiesa stessa, derivando dalla preghiera che il Signore ha insegnato: «pregate», «domandate», «chiedete», «nel mio nome» (cfr. 1 Ts 5,17). Essa è strumento di santificazione (cfr. 1 Tm 4,5). Già nel II secolo, la Didascalia degli Apostoli sottolineava l'importanza della preghiera comune, affermando che chi non vi partecipa rende il corpo di Cristo mutilato. Le prime comunità cristiane praticavano la preghiera mattutina e serale, seguendo l'esempio di Gesù e degli Apostoli, i quali si trovavano riuniti per pregare all'ora terza (At 2,1-15) e perseveravano nella preghiera e nell'ascolto dell'insegnamento degli Apostoli (At 2, 42). Questo richiamava la tradizione ebraica di pregare a orari fissi, consacrando la giornata secondo alcuni punti di riferimento.
Nel 1911, San Pio X promulgò un nuovo Breviario, ripristinando l'uso antico di recitare ogni settimana i 150 salmi. Fu cambiata interamente la disposizione del salterio, eliminando tutte le ripetizioni e dando la possibilità di accordare il salterio feriale e il ciclo della lettura biblica con gli Uffici dei santi. Praticamente, fino al XX secolo, la preghiera delle Ore veniva celebrata con voluminosi codici contenenti i Salmi, spesso miniati e con lettere iniziali ingrandite.
Il Concilio di Trento, sotto il pontificato di San Pio V, aveva ratificato solo la celebrazione "privata" e individuale dell'Ufficio, sebbene fosse un'opera divina ("opus Dei"). Con il passare dei secoli, l'ufficio si era talmente accresciuto che si cominciò ad abbreviarlo, portando all'introduzione del "Breviario", che letteralmente significa "abbreviato".
I Presupposti della Riforma Post-Conciliare
Sul medesimo argomento, a partire dal 1955, furono interrogati tutti i vescovi del mondo. Il Sommo Pontefice Giovanni XXIII, pur sancendo solo una parte della riforma liturgica, intravedeva che gli alti principi sui quali è basata la Liturgia richiedevano uno studio più profondo. Questo compito egli lo affidò al Concilio Ecumenico Vaticano II, che frattanto aveva convocato.
Il Vaticano II e le Linee Guida per il Rinnovamento
Il Concilio Vaticano II stabilì le basi per il rinnovamento liturgico. La sua Costituzione sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, sottolineò l'importanza della Liturgia delle Ore come preghiera di tutto il popolo di Dio. L'Ufficio è stato disposto e ordinato in modo tale che potessero prendervi parte non solo i chierici, ma anche i religiosi e gli stessi laici. Ma poiché la Liturgia delle Ore è santificazione della giornata, l'ordinamento dell'orazione è stato riveduto affinché le Ore canoniche potessero più facilmente corrispondere alle varie ore del giorno, tenuto conto delle condizioni della vita degli uomini del nostro tempo.

L'Opera di Paolo VI: Promulgazione del Nuovo Breviario Romano
L'opera liturgica di Paolo VI è stata di grande portata, portando all'edizione dei libri liturgici riformati dal 1969. Essa rifletteva i decreti conciliari e le scelte compiute dal Concilio. Il 6 aprile 2019, L'Osservatore Romano ha pubblicato importanti documenti relativi a questa riforma.
Paolo VI, con la sua autorità apostolica, stabilì, approvò e promulgò il nuovo Libro della Liturgia delle Ore. Egli sottolineò l'importanza di celebrare con dignità e fervore la Liturgia rinnovata, affermando che essa non è un esperimento caduco o facoltativo, ma una realtà di fecondità e di vitalità alla quale tutti devono prontamente aderire. A testimonianza di questo, vi sono scritti che documentano la sua approvazione diretta, come ad esempio l'Ordo Lectionum Missae, che fu composto e approvato da Paolo VI il 24 Giugno 1969, nella solennità di San Giovanni Battista. Questo "nuovo Breviario Romano" prese il nome di "Liturgia delle Ore".
Il Papa, nella Costituzione apostolica che promulga il testo, ripercorre la breve storia dell'evoluzione del Breviario Romano, a partire dal suo primo codificatore, San Pio V nel 1568, e cita le modifiche apportate dai successori (Sisto V, Clemente VIII, Urbano VIII, Clemente XI), fino alla riforma operata da Pio X nel 1911 e i successivi interventi di Pio XII e Giovanni XXIII. Paolo VI espresse auspici e speranze per un utilizzo universale e convinto di questo strumento di preghiera, stabilendone l'immediata entrata in vigore e invitando le Chiese nazionali a provvedere sollecitamente alla traduzione dei testi nelle lingue locali.
Le Novità Introdotte dalla Riforma di Paolo VI
Adattamento delle Ore Canoniche
Perciò è stata abolita l'Ora di Prima. Le Lodi mattutine e i Vespri, che sono come i cardini di tutto l'Ufficio, assumono invece una grande importanza, poiché rivestono il carattere di vere preghiere del mattino e della sera. L'Ufficio delle Letture, mentre conserva la caratteristica propria di preghiera notturna per coloro che celebrano le vigilie, si può adattare a qualunque ora del giorno.
Inoltre, alle Lodi mattutine, per accrescerne la ricchezza spirituale, sono stati aggiunti alcuni cantici desunti dai libri dell'Antico Testamento. Secondo le norme stabilite dal Concilio Ecumenico, la prescritta lettura quotidiana delle opere dei santi Padri e degli Scrittori ecclesiastici è stata rinnovata in modo da proporre i migliori scritti di autori cristiani, specialmente dei santi Padri. Alle Lodi mattutine sono state aggiunte le invocazioni, con le quali si esprime la consacrazione della giornata e si fanno suppliche per l'inizio del lavoro quotidiano. Al termine poi di queste preghiere è stata ripristinata l'orazione domenicale.
Partecipazione e Adattamento Personale
L'Ufficio è stato disposto ed ordinato in modo tale che, essendo preghiera di tutto il popolo di Dio, possano prendervi parte non solo i chierici, ma anche i religiosi, anzi gli stessi laici. Questa sublimità, inerente alla vita cristiana, la Liturgia delle Ore la esprime con evidenza e la conferma in maniera efficace.
La stessa recita dell'Ufficio deve adattarsi, per quanto possibile, alle necessità di una preghiera viva e personale, poiché, come è previsto in "Principi e Norme", si possono scegliere i tempi, i modi e le forme di celebrazione che meglio rispondono alle condizioni spirituali degli oranti. Quelli che, insigniti dell'Ordine sacro o consacrati mediante voti, partecipano alla dignità sacerdotale di Cristo, non celebrino la Liturgia delle Ore solo per obbedienza a una legge, ma si sentano spinti dalla considerazione della sua intima importanza e dalla sua utilità pastorale e ascetica. È molto auspicabile che la preghiera pubblica della Chiesa sia riconosciuta come un naturale frutto del rinnovamento spirituale e una evidente necessità interiore di tutto il Corpo della Chiesa.

Fondamenti Teologici della Preghiera della Chiesa
La Preghiera Come Corpo di Cristo
La preghiera cristiana è anzitutto implorazione di tutta la famiglia umana, che Cristo associa a se stesso, nel senso che ognuno partecipa a questa preghiera, che è propria dell'intero corpo. Ma questa preghiera riceve la sua unità dal cuore di Cristo. Il nostro Redentore ha voluto infatti "che quella vita che aveva iniziato con le sue preghiere e col suo sacrificio, durante la sua esistenza terrena non venisse interrotta per il volgere dei secoli nel suo Corpo mistico, che è la Chiesa" (Pio XII, Lett. Enc. Mediator Dei, 20 nov. 1947). Avviene, perciò, che la preghiera della Chiesa è insieme "la preghiera che Cristo con il suo Corpo rivolge al Padre" (SC 84).
La Chiesa, a somiglianza del suo Capo, non può essere definita altrimenti che come Chiesa orante. La preghiera della Chiesa è una partecipazione dell'unica preghiera di Cristo al Padre nello Spirito. Cristo ci unisce a sé come membra del suo Corpo, che è la Chiesa, rendendoci partecipi del suo sacerdozio. Questa è la preghiera "totale", il Cristo-Capo unito indissolubilmente al Cristo-Corpo. Se il Capo prega, unito a lui prega anche il suo Corpo ecclesiale. Questa preghiera è una continuazione dell'opera redentrice di Cristo.
Lo Spirito Santo è colui che dà voce spirituale alla voce della Chiesa e santifica l'uomo e il tempo. La preghiera del Signore Gesù è un'imitazione del suo stesso stile e metodo di preghiera.
Liturgia delle Ore e Preghiera Personale
Poiché la vita di Cristo nel suo Corpo mistico perfeziona ed eleva anche la vita propria o personale di ogni fedele, deve essere del tutto esclusa qualunque opposizione tra preghiera della Chiesa e preghiera privata; anzi, bisogna mettere in maggior rilievo e sviluppare più ampiamente i rapporti che esistono tra l'una e l'altra. L'orazione mentale deve attingere inesauribile alimento dalle letture, dai salmi e dalle altre parti della Liturgia delle Ore.
La Santificazione del Tempo
La Liturgia delle Ore, come rito liturgico, è la santificazione della giornata e del tempo. La santificazione del tempo trae origine necessariamente dalla Pasqua del Signore. Santificare il tempo significa renderlo partecipe della Pasqua del Signore, rendendola contemporanea a noi e noi contemporanei ad essa. Il tempo, creatura di Dio, non deve essere un marchio di triste fatalità, ma un Kairos, un "momento favorevole" che Dio mette a disposizione, un'opportunità di salvezza. La concezione biblica del tempo è dinamica, orientata al compimento del disegno salvifico di Dio. Con Cristo ha avuto inizio la "pienezza dei tempi" (Ef 1,10; Gal 4,4), e il presente diventa il giorno della salvezza (2 Cor 6,2).
La Chiesa intende consacrare alla gloria di Dio ogni attimo dell'esistenza umana, trasformando il tempo che ci è dato in una preghiera sostenuta dallo Spirito Santo, anticipando la lode eterna nella casa del Padre. Come affermava Sant'Agostino, cantiamo da viandanti, cantiamo e camminiamo, poiché la nostra preghiera terrena è un anticipo della gioia e della pace celeste.
I Salmi: Cuore Pulsante della Liturgia delle Ore
Natura e Origine
Soprattutto la preghiera dei salmi, che senza interruzione accompagna e proclama l'azione di Dio nella storia della salvezza, deve essere compresa con rinnovato amore dal popolo di Dio. I Salmi sono chiamati dagli ebrei "cantici di lode" da pregare cantando, e il loro nome ebraico significa "cantici da eseguire al suono del salterio". Essi non sono nati a tavolino, ma sono espressione comune di tutto un popolo che narra le meraviglie compiute a favore del suo popolo. Sebbene molti siano attribuiti a Davide, il Salterio è un'opera composita, rimaneggiata per esigenze liturgiche, con contributi anche da altri cantori come Mosè, Salomone ed Heman.
All'epoca dei Maccabei (II secolo a.C.), il Salterio era pressoché definito così come noi oggi lo conosciamo. Esso è il libro di preghiera di ogni pio Israelita, tanto da suscitare questa testimonianza di San Giovanni Crisostomo: "nelle case, nei campi, nelle piazze, ovunque siedono al telaio, ancora Davide è primo e ultimo e in mezzo". I Salmi erano considerati un "opus Dei", un'opera divina, un avvenimento, qualcosa che si fa e si porta a compimento, permeato dal mistero di morte e risurrezione di nostro Signore. Per questo San Giovanni Crisostomo afferma che, sebbene ancora umana, questa preghiera è "divina", è di Dio.
Struttura e Tematiche
Il centro del Salterio è Dio: i Salmi sono teocentrici. Descrivono Dio come un Padre che è un punto di riferimento, con cui si può entrare in dialogo o addirittura in contesa. I Salmi riflettono il rapporto di amore-fedeltà-misericordia di Dio con il suo popolo, un "popolo mio" (Sal 98,3; 146,6). Essi esprimono la dipendenza da Dio, il lamento dell'empio, la fiducia del giusto perseguitato, la supplica dei fedeli in esilio per l'ostacolo alla piena comunione con Dio (Sal 42-47; 73-79). Sono un libro della lode sulla montagna ormai salita, che rilegge il passato e proietta verso i tempi ultimi, quelli messianici, verso la città santa.
Chiave di questo libro è il Salmo 119, il Salmo della legge, che celebra le beatitudini per chi osserva la legge e le maledizioni per i trasgressori. I Salmi hanno un'evidente destinazione liturgico-comunitaria: prevale quindi il "noi". Si possono classificare in diversi tipi: lamenti individuali e comunitari (gridi di aiuto in necessità, come il Salmo 56); inni (con carattere innico e laudativo, come il Salmo 91); ringraziamenti (espressi dopo aver ricevuto una grazia, come il Salmo 29); Salmi regali (che cantano l'intronizzazione simbolica di Jahvè, come i Salmi 93-99); Salmi di Sion (che celebrano Gerusalemme come luogo di raduno, come il Salmo 23); e Salmi "graduali" (cantati durante i pellegrinaggi al Tempio, Salmi 120-134). Il Salmo 114, ad esempio, è un ringraziamento per il mistero dell'Alleanza.
I Salmi nella Tradizione Cristiana: Parola di Dio e Preghiera di Cristo
I Salmi, come tutta la Scrittura, sono anch'essi "Parola di Dio". Le diverse numerazioni tra il Salterio ebraico (Massoreti), greco (Septuaginta) e latino (Volgata) attestano la loro lunga tradizione. Verso il 384 d.C., San Girolamo si rifà al testo ebraico originale dei Salmi per la sua traduzione. Nella preghiera dei Salmi, i Padri ascoltavano il Canto dello Spirito Santo. San Giovanni Crisostomo afferma: "Nei Salmi lo Spirito Santo stesso ci ammaestra e ci insegna a pregare".
Gesù stesso prega con i Salmi durante la sua vita terrena, e sono il libro dell'Antico Testamento più citato negli Evangeli. Egli ha detto: "Voi scrutate le Scritture... che mi rendono testimonianza" (Gv 5,39). I Salmi preannunciano i misteri della sua vita, dalla sua passione ("Anche il mio amico..." Sal 41,10) alla sua morte ("Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?") e alla sua resurrezione ("Dice Davide a suo riguardo..." Sal 16,8-11). La preghiera dei Salmi è quindi la "preghiera che Cristo con il suo Corpo (la Chiesa) rivolge al Padre" (SC 84).
Sant'Agostino afferma che il Salmista, pieno di fiducia, prega: "apro anelante la bocca...", e lo stesso Paolo VI sottolinea l'importanza di pregare i Salmi con intelligenza e convinzione, come se fossero la nostra stessa preghiera, sotto l'ispirazione dello Spirito del Dio vivente. I Salmi esprimono ogni sentimento umano: gioia, tristezza, speranza, timore, e mettono al centro le speranze di Cristo, che è l'orante principale dei Salmi.
Per comprendere e pregare bene i Salmi, dobbiamo conoscerne il linguaggio e i contenuti. Essi sono sgorgati da un cuore che crede e ama Dio. I Salmi sono "teocentrici", rivolti a Dio come a una persona presente, con cui si può entrare in dialogo o addirittura in contesa, anche chiedendosi: "Fino a quando Signore continuerai a...?"
Il Rapporto tra Liturgia delle Ore ed Eucaristia
La Liturgia delle Ore e l'Eucaristia sono strettamente unite, in un movimento di "sistole" e "diastole" che ha per centro il cuore della Chiesa. Le opere di apostolato e la Liturgia delle Ore sono strettamente connesse alla Santa Eucaristia, che è culmine e fonte, da cui scaturisce la salvezza dell'uomo. Essa estende la "grazia dell'Eucaristia" a tutte le ore del giorno e della notte, permettendo ai fedeli di offrire a Lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create.
La preghiera liturgica è un rendimento di grazie al Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo. I cantici biblici e l'orazione domenicale, in particolare, hanno un tono laudativo ed eucaristico. Il sacramento da santificare è il tempo, e questa santificazione trae origine necessariamente dalla Pasqua del Signore. Santificare il tempo significa, dunque, farlo partecipe della Pasqua del Signore, rendendo la sua memoria efficace in un determinato tempo di salvezza.
La Liturgia delle Ore, pertanto, deve avere un rapporto stretto con l'Eucaristia, essendo la sua estensione nel tempo, includendo memoriale, offerta, supplica e intercessioni. Essa costituisce il "sacrificio della lode" che viene offerto a Dio, il Padre, per la salvezza di tutto il mondo, in continuo riferimento alla dimensione eucaristica della supplica e intercessione.
Struttura e Elementi della Liturgia delle Ore (Riformata)
La riforma ha mirato a rendere la Liturgia delle Ore più accessibile e significativa per tutti i membri della Chiesa, non solo per i chierici, ma anche per i battezzati, in comunità o individualmente. Il nuovo Ordinamento Generale della Liturgia delle Ore (OGLO) ha fornito le linee guida per la celebrazione, prevedendo un ritmo orario fisso e la possibilità di celebrazioni comuni.
- Lodi mattutine e Vespri: Sono i cardini dell'intero Ufficio, assumendo grande importanza come preghiere del mattino e della sera.
- Ufficio delle Letture: Ha conservato la caratteristica di preghiera notturna, ma si adatta anche a qualsiasi ora del giorno. Le letture propongono le migliori pagine degli autori spirituali e dei Padri della Chiesa.
- Ora Media (Terza, Sesta, Nona): Queste ore vengono recitate quotidianamente e, se possibile, tutte e tre.
- Compieta: La preghiera prima del riposo notturno, con un tema generale di confidenza in Dio e protezione dalle insidie.
La Liturgia delle Ore vuole essere un memoriale efficace di un determinato tempo di salvezza, legando la nostra preghiera personale ai misteri di Cristo compiuti in un tempo ben determinato. La preghiera della Liturgia delle Ore è una realtà sacramentale composta di elementi sensibili chiamati "segni" (parole, gesti, tempo), il cui contenuto salvifico viene dall'alto.
La Visione di Paolo VI per la Chiesa Orante
Paolo VI vedeva la riforma liturgica come un "servizio di amore a Dio e ai fratelli". Nella sua enciclica programmatica, Ecclesiam Suam, si era soffermato sulla necessità di un dialogo della Chiesa con l'umanità moderna. La Chiesa del Concilio, come affermato da Paolo VI nell'allocuzione finale del Vaticano II, si è occupata non solo di sé e del suo rapporto con Dio, ma anche dell'uomo contemporaneo, con le sue sfide e le sue realtà.
Paolo VI, nella sua "visione teocentrica e teologica dell’uomo e dell’universo", sfidava l'accusa di anacronismo e di estraneità. Affermava che Dio è reale, vivo, personale, provvido, infinitamente buono, e che lo sforzo di fissare in Lui lo sguardo e il cuore - la contemplazione - diventa l'atto più alto e pieno dello spirito, capace di gerarchizzare l'attività umana. Di fronte all'umanesimo laico, la religione del Dio che si è fatto Uomo si è incontrata con la "religione dell'uomo che si fa Dio", senza scontro, ma con una immensa simpatia, ponendo la religione cattolica al servizio dell'umanità. Questa prospettiva, permeata di fedeltà alla tradizione e apertura all'umanità di oggi, ha guidato la riforma, sapendo che "la Liturgia è per gli uomini".
Si elevi dunque, con il sussidio del nuovo Libro della Liturgia delle Ore, che di Nostra autorità apostolica ora stabiliamo, approviamo e promulghiamo, più solenne e più bella la lode di Dio nella Chiesa del nostro tempo. Paolo VI invitava i fedeli a vivere la "vocazione universale alla santità" anche attraverso la gioia di seguire Gesù totalmente, nel linguaggio orante della Liturgia.
Il Beato Paolo VI, infatti, desiderava che la preghiera pubblica della Chiesa fosse un naturale frutto del rinnovamento spirituale e una evidente necessità interiore di tutto il Corpo della Chiesa. La Liturgia delle Ore, quale preghiera foriera di grandi benefici spirituali, è destinata a tutti i membri della Chiesa, la cui dignità deriva non dall'Ordine sacro, ma dal Battesimo, e la cui celebrazione non è "privata", ma in "comunità".