Teresio Olivelli: Vita, Martirio e Beatificazione del "Ribelle per Amore"

La figura di Teresio Olivelli, giovane studente, ufficiale alpino e partigiano cattolico, è stata riconosciuta dalla Chiesa come quella di un martire, culminando nella sua beatificazione. La sua vita, segnata da un profondo impegno cristiano e un eroico sacrificio, rappresenta un faro di speranza e carità in uno dei periodi più bui della storia.

Le Origini e la Formazione

Infanzia, Studi e Impegno Giovanile

Nato a Bellagio (Como) il 7 gennaio 1916, Teresio Olivelli proveniva da una famiglia della media borghesia con profonde radici cristiane. Trascorse la sua fanciullezza tra Carugo Brianza e Zeme Lomellina, ricevendo un'educazione profondamente cristiana. Nel 1926, all'età di dieci anni, la famiglia si trasferì a Mortara (Pavia), dove Teresio frequentò il ginnasio, appassionandosi al latino.

La sua adolescenza rivelò una personalità piena di vitalità e coraggio, con una fede cristallina che lo portava ad accostarsi settimanalmente al sacramento della Confessione e quotidianamente alla Comunione. Meditava ogni giorno la Parola di Dio sui Vangeli e sul testo dell’«Imitazione di Cristo». Al liceo di Vigevano (Pavia) si distinse per intelligenza e maturità. Sedicenne, s’impegnò nell’Azione Cattolica, partecipando e organizzando numerose conferenze su temi religiosi e sociali.

Nel 1934 si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia, alloggiando al Collegio Universitario Ghislieri (fondato da san Pio V), dove si laureò con il massimo dei voti nel 1938. Divenne in seguito il più giovane rettore dello stesso collegio. In quegli anni a Pavia, Teresio si guadagnò l’affetto dei professori e dei compagni di studi per la sua generosità, lo spirito di sacrificio e la devozione.

Tra Istituzioni Fasciste e Disillusione

Quasi subito dopo la laurea, ebbe l’incarico di assistente alla Cattedra di Diritto Amministrativo nell’Università di Torino. Durante la sua permanenza in quella città, s’impegnò anche a portare sulla retta strada giovani sbandati e si occupò dei poveri del Cottolengo. In un periodo in cui gran parte del mondo cattolico credeva che fosse possibile applicare i principi cristiani al fascismo, Teresio operò con l'ambizioso scopo di staccare il più possibile il regime dal nazionalsocialismo tedesco.

Divenne segretario dell'Istituto di Cultura fascista, scrivendo articoli giuridici e sociali sul giornale universitario «Libro e Moschetto» e sulla rivista «Civiltà Fascista». Nel 1939 vinse i «Littoriali della Cultura» a Trieste, sostenendo una tesi che fondava la pari dignità della persona umana, a prescindere dalla razza. Due viaggi ufficiali nella Germania hitleriana nel 1939 e nel 1941, per motivi di studio, gli fecero sorgere le prime diffidenze, portandolo a scoprire la realtà dell'odio delle opposte ideologie.

La Guerra e l'Impegno nella Resistenza

L'Esperienza sul Fronte Russo

Nel giugno 1940, con l'entrata in guerra dell'Italia al fianco dell’alleato tedesco, Teresio fu chiamato al servizio militare. Rifiutò l’esonero per stare accanto ai soldati. Nel 1940 fu nominato ufficiale degli Alpini e chiese di andare volontario nella guerra di Russia. Il 10 settembre 1941 si trovò in prima linea: pur essendo a capo della 31ª Batteria, condivise senza privilegi i pericoli e le sofferenze dei suoi uomini.

Nel Natale del 1942, durante il tremendo inverno russo sulle rive del Don, leggeva e commentava il Vangelo ai soldati, consolandoli e assistendoli nei momenti estremi. Durante la disastrosa ritirata delle truppe italiane dell’VIII Armata, male equipaggiate per quel gelo e attaccate dai russi, il sottotenente Olivelli si prodigò per i feriti e i congelati, confortando i disperati e assistendo i moribondi, rivelando le sue virtù umane e cristiane. Spesso si attardava nella marcia per soccorrere i caduti, incurante del grave pericolo, percorrendo duemila chilometri a piedi in quelle condizioni spaventose. Teresio ritornò in Italia con i superstiti nel marzo 1943, profondamente segnato nel suo spirito e sempre più desideroso di donare tutto sé stesso agli altri, specialmente se sofferenti.

La Scelta della Resistenza e "Il Ribelle"

Qualche mese dopo il rientro, a soli 27 anni, vinse il concorso di Rettore al Collegio Ghislieri di Pavia. La carica durò pochi mesi, poiché a luglio 1943 fu richiamato di nuovo sotto le armi nel 2° Reggimento Artiglieria Alpina, di stanza a Vipiteno. Di lì a poco, dopo l’armistizio dell’8 settembre, Teresio, amando profondamente la sua patria, rifiutò di consegnarsi alle truppe di Hitler, non volendo rendersi complice della loro occupazione.

Di conseguenza, il 9 settembre 1943, fu catturato e rinchiuso in un campo di prigionia a Innsbruck. Indomito, tentò la fuga prima da Hall, poi da Regensburg, ma senza esito. Dopo una lunga ed estenuante marcia, raggiunse l’Italia, trovando rifugio presso la famiglia Ariis di Udine. Recuperò la salute, ma ormai era un clandestino. Collaborò alla costituzione delle "Fiamme Verdi" a Brescia, formazioni partigiane di impronta cattolica, e mantenne i collegamenti con il C.L.N.

All’inizio del 1944, a Milano, Teresio Olivelli fondò e stampò il giornale clandestino «Il Ribelle», organo delle Fiamme Verdi, il cui primo numero uscì il 5 marzo. Attraverso questo foglio, pur nella clandestinità, elaborò programmi di ricostruzione della società dopo la tragedia del fascismo e della guerra, diffondendo un umanesimo cristiano, contrario all’ideologia nazista. Il giornale si proponeva il compito di fungere da «fermento di una libera sana profonda cultura» e di diventare un «campo di intransigente moralità», invitando tutti a partecipare attivamente alla costruzione del nuovo ordine, perché «non esistono liberatori. Solo, uomini che si liberano».

Copertina del giornale clandestino

Il "Ribelle per Amore" e la Lotta Armata

La figura di Teresio Olivelli è spesso descritta come quella di un "ribelle per amore", un connubio tra ribellione armata e amore disarmato. La sua scelta resistenziale si accompagnava alla consapevolezza della necessità e legittimità della lotta armata. Nel gennaio 1944, durante una riunione di cattolici antifascisti a Milano, Olivelli si distinse come uno dei più convinti sostenitori della resistenza armata. «Ufficiale di artiglieria alpina, era uno dei più convinti sostenitori della resistenza armata», affermò il prof. G. Di Peio, aggiungendo che «la Resistenza è una guerra, una guerra giusta, data l’altissima posta in gioco e parrebbe inconcepibile pensare di combatterla senza far ricorso alle armi».

Padre Carlo Varischi, assistente ecclesiastico dell'Associazione "Ludovico Necchi", testimoniò di aver visto Olivelli in via S. Valeria con diverse bombe a mano nella sua borsa, dimostrando il suo coinvolgimento attivo. La resistenza da lui proclamata rifiutava ogni specifica etichetta politica, chiamando a raccolta i giovani che sentivano la bellezza della libertà, il richiamo della lotta e del sacrificio per i valori che contano. A questi giovani egli diceva: «Chi può e vuole segua e spinga oltre con l’idea e con le armi, nelle officine e nelle biblioteche.» Don Luisito Bianchi, prete della Resistenza, sottolineò come Teresio Olivelli esprimette nella e con la sua vita l’inaudito connubio tra ribellione e amore, ribellione armata e amore disarmato, proprio contro il nazifascismo che conculcava dignità e libertà.

Il Calvario della Prigionia e il Martirio

Gli Arresti e i Campi di Concentramento

Il 27 aprile 1944, Teresio Olivelli fu nuovamente arrestato a Milano dalla polizia nazifascista, in quanto esponente di spicco delle associazioni cattoliche milanesi, ritenute ostili ai nazifascisti e collaboratrici dei partigiani. A San Vittore cominciò il calvario delle torture, che continuarono nel campo di Fossoli. L'11 luglio 1944, il suo nome fu inserito in una lista di 70 prigionieri da fucilare il giorno successivo, ma riuscì a sottrarsi nascondendosi nel campo.

Dopo diversi tentativi di evadere da Fossoli andati a vuoto, fu catturato di nuovo e trasferito nel lager di Gries (Bolzano) nell’agosto 1944. Sulla sua casacca, oltre al triangolo rosso dei "politici", gli fu applicato il disco rosso cerchiato di bianco dei prigionieri che avevano tentato la fuga, destinati a un trattamento particolare. Anche a Gries tentò la fuga, rifugiandosi in un magazzino per circa un mese. Scoperto, fu selvaggiamente percosso e nel settembre 1944 trasferito a Flossenbürg, in Baviera, e infine nel campo satellite di Hersbruck.

Mappa del percorso di Teresio Olivelli attraverso i campi di prigionia e concentramento

La Carità nel Lager e la Morte per Amore

Nelle drammatiche condizioni dei lager, Teresio Olivelli non si abbatté. «Di fronte a questa prospettiva di morte, il nostro Beato non si abbatté, anzi, reagì energicamente, aiutando i più deboli a non avvilirsi, ma a resistere con coraggio.» Continuò a esercitare una straordinaria carità: si prendeva cura dei suoi compagni di prigionia, tentava di alleggerirne le sofferenze, di curarne le ferite e di aiutarli a sopravvivere, privandosi delle proprie scarse razioni alimentari. Egli stesso si privava del poco cibo per donarlo agli altri, deperendo giorno dopo giorno.

La sua conoscenza della lingua tedesca gli permise di agire come interprete, trasformando questo servizio tecnico in un apostolato di carità, ponendosi tra i carnefici e le vittime per impedire e limitare le prevaricazioni e le punizioni ingiuste. Questi gesti aumentarono l'odio dei suoi aguzzini, che lo picchiavano con pugni, schiaffi, bastoni, e con il letale pezzo di gomma riempito di piombo. In quei giorni di Natale, assistette sul letto di morte anche il suo amico Odoardo Focherini (oggi Beato), internato per la sua opera di soccorso agli ebrei.

Il martirio di Teresio Olivelli si consumò il 17 gennaio 1945, a soli 29 anni, nell'infermeria del campo di concentramento di Hersbruck. Morì in seguito alle percosse ricevute da un kapò con calci micidiali al ventre, dal quale aveva tentato di difendere un giovane detenuto ucraino, che morso dalla fame aveva rubato un pezzo di pane. La sua morte atroce e ingiusta fu una testimonianza suprema di fede e carità. Il suo corpo fu bruciato nel forno crematorio di Hersbruck.

Il Percorso verso la Beatificazione

L'Inizio della Causa e il Riconoscimento del Martirio

La diffusa fama di santità di Teresio Olivelli, affiancata a riconoscimenti civili come la Medaglia d’oro al valor militare (conferita il 25 aprile 1953), portò all'apertura della sua causa di beatificazione. Il processo diocesano si svolse presso la Curia vescovile di Vigevano, dopo aver ottenuto l'autorizzazione al trasferimento dalla diocesi di Bamberga (nel cui territorio si trova Hersbruck). Mons. Paolo Rizzi è formalmente Postulatore della causa dal 2004.

Inizialmente, il processo seguì la strada delle virtù eroiche, e il 14 dicembre 2015, Teresio Olivelli fu dichiarato Venerabile. Successivamente, in seguito alla presentazione di ulteriori prove per accertare la sua morte "in odio alla fede", il Congresso Ordinario del Dicastero, in data 6 maggio 2016, acconsentì allo studio della "Causa super martyrio".

Il 7 marzo 2017, i Consultori Teologi esaminarono l'evento martiriale, confermando che la morte di Olivelli avvenne come conseguenza di un colpo al ventre sferrato volontariamente da un kapò polacco, semplicemente perché, con motivazioni cristiane, aveva difeso un altro prigioniero da soprusi. Fu evidenziato che la natura anticristiana dell’ideologia nazista era ampiamente provata sotto il profilo storico e culturale. Olivelli fu perseguitato e poi ucciso a causa della sua fede e carità cristiana, incarnate nella sua vita spirituale e nelle sue attività, in particolare quella giornalistica che aveva come unico obiettivo quello di trasmettere i valori cristiani. Inoltre, l’Olivelli, sia nel carcere di S. Vittore che nei campi di concentramento, cercò di sostenere quanti erano nella disperazione, trovando conforto e forza nella preghiera fino alla morte.

Il 16 giugno 2017, Papa Francesco diede il suo assenso alla promulgazione del decreto con cui Teresio Olivelli fu ufficialmente e definitivamente dichiarato martire.

La Beatificazione di Teresio Olivelli

La Solenne Cerimonia a Vigevano

La beatificazione di Teresio Olivelli fu celebrata il 3 febbraio 2018, presso il Palasport di Vigevano. La solenne cerimonia, presieduta dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, vide la partecipazione di circa quattromila fedeli, tra cui numerose "penne nere" degli alpini. Il Cardinale Amato diede lettura della Lettera apostolica con cui Papa Francesco ha iscritto nell’Albo dei Beati il «laico martire» ucciso dai nazisti nel campo di concentramento tedesco di Hersbruck, dove ha dato la testimonianza suprema difendendo «i deboli e gli oppressi fino al dono della vita».

"BEATIFICAZIONE TERESIO OLIVELLI" - Vigevano 3 Febbraio 2018

Hanno concelebrato, tra gli altri, il Vescovo di Vigevano Maurizio Gervasoni, l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, l’Arcivescovo di Bamberga Monsignor Ludwig Schick (nel cui territorio si trova Hersbruck), l’Ordinario Militare Santo Marcianò, il Vescovo di Como Oscar Cantoni e il Vescovo di Pavia Corrado Sanguineti. Particolarmente toccante fu il momento dello scoprimento dell’immagine di Olivelli, raffigurato in divisa da alpino, solennemente esposta alla venerazione di tutti i presenti che manifestarono la loro gioia con un fragoroso applauso, accompagnato da una musica di esultanza.

Il Messaggio e l'Eredità del Nuovo Beato

Sullo sfondo del presbiterio campeggiavano le significative parole del nuovo beato: «Non posso lasciarli soli vado con loro». Questa frase, pronunciata dopo la quarantena a Flossenbürg al momento di scegliere volontariamente il campo di sterminio di Hersbruck, dove la morte era certa, per seguire i compagni più sfortunati, sintetizza il suo messaggio spirituale e l'eroica testimonianza cristiana.

Nell’omelia, il Cardinale Amato esaltò la figura di Olivelli, definendolo un «patriota eroico» e un «cattolico virtuoso», che «combatté il male con tutte le sue forze di fede e intelligenza» non «con armi letali», ma «con quella energia benefica e divinamente invincibile che è la carità». Il porporato richiamò il suo martirio, avvenuto per aver difeso un giovane detenuto ucraino, e sottolineò come questa "esperienza diabolica" di persecuzione non appartenga solo al passato, ma "straripa, come una melma malefica, anche nel presente", ricordando che «ancora oggi, nel mondo ci sono 215 milioni di cristiani che soffrono persecuzione e morte».

Il Vescovo Gervasoni rivolse un saluto speciale ai giovani, invitandoli a essere eredi del nuovo beato e a non essere «giovani-divano», richiamando l'esortazione di Papa Francesco. La memoria liturgica di Teresio Olivelli è fissata per il 16 gennaio, giorno del suo Battesimo. Il suo testamento spirituale e la sua preghiera dei ribelli per amore ("DIO, che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi...") continuano a ispirare.

Il Beato Olivelli aveva profondamente interiorizzato l'invito dell'apostolo a rimanere forti nella fede, nonostante gli oltraggi e le persecuzioni, e la parola di Gesù: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l'anima.» (Mt 10,28) La sua vita e la sua morte incarnano la convinzione che «la violenza può uccidere una persona, ma non può uccidere una causa».

Approfondimenti e Testimonianze

L'Epistolario e le Opere su Olivelli

Una ricca bibliografia e l'accurata raccolta di lettere e scritti vari di Teresio Olivelli, curata da Monsignor Paolo Rizzi, postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione, consentono di comprendere a fondo l’uomo Olivelli, il suo carattere, il suo modo d’agire, le sue convinzioni, come anche la sua tensione ascetica e il suo percorso cristianamente virtuoso. Tra le opere significative si ricordano:

  • A. Caracciolo, Teresio Olivelli, Brescia, La Scuola, 1982.
  • N. Fabretti, Teresio Olivelli, Ribelle per amore, Milano, Figlie di San Paolo, 1992.
  • A. Scurani, Teresio Olivelli, Il "Ribelle" dagli occhi puliti, Milano, San Fedele Edizioni, 1995.
  • Monsignor Paolo Rizzi, L’amore che tutto vince, vita ed eroismo cristiano di Teresio Olivelli, Libreria Editrice Vaticana, 2004 (prima biografia critica di Olivelli).
  • Monsignor Paolo Rizzi, Non posso lasciarli soli, vado con loro. Il martirio del beato Teresio Olivelli, Edizioni San Paolo, 2017.
  • Beato Teresio Olivelli, Epistolario (1932-1944). Antologia di lettere e scritti vari, Assisi, Cittadella Editrice, 2019.

Il volume dell'Epistolario, in particolare, è un testo che accende una luce nuova sul martire lombardo, rivelando una profonda fede che si traduce in fervida carità nella vita quotidiana, specialmente al servizio dei più deboli. Le missive, ordinate cronologicamente e suddivise in quattro parti corrispondenti a quattro periodi dell’itinerario esistenziale del Beato Teresio, offrono uno spaccato della sua maturazione umana e spirituale, arricchito da un diligente apparato critico di note.

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