Edificata su un ampio piazzale, la basilica sovrasta e s'affaccia sulle acque palustri del Mincio, creando un'atmosfera suggestiva per le numerose delegazioni di turisti e fedeli devoti alla Madonna.
Origini e Sviluppo Storico
Le origini della chiesa risalgono addirittura al 1200. Nella località, allora chiamata Prato Lamberto, su un piccolo promontorio emergente da un dedalo di flora e canne lacustri, sorgeva un altarino con l'immagine della Madonna col Bambino, a cui i pescatori del lago e i contadini erano particolarmente devoti. La devozione della gente della zona era antica e ben consolidata; in quei tempi l'ambiente lacustre era sì fonte di sostentamento, ma anche di lavoro pesante, stenti e malattie, superstizioni e paure, la forza della fede era quindi di conforto, e quella cristiana era solo successiva a quella anteriore pagana.
Dal piccolo altare, nel corso degli anni, venne edificato un sacello con una cappella votiva per proteggere l'immagine sacra dalle intemperie. Verso la fine del XIV secolo, per grazia ricevuta, Francesco Gonzaga fece erigere un tempio alla Madonna che aveva fatto cessare l'epidemia di peste che aveva colpito i mantovani.

Dalla costruzione della basilica i pellegrinaggi verso questo luogo, che assumeva via via popolarità, si intensificarono. Assieme alla povera gente dei paesi attorno, nobili e persino l'imperatore Carlo V d'Asburgo, il papa Pio II e, più tardi, l'imperatore d'Austria Giuseppe II d'Asburgo-Lorena visitarono l'immagine sacra.
Iniziarono così tutta una serie di donazioni che apportarono anche alla struttura architettonica originaria delle modificazioni. Alcune importanti famiglie mantovane fecero costruire cappelle private per la preghiera annesse al convento o all'interno della chiesa per seppellirci i propri avi.
Dal 1412 fino alla fine del secolo vennero edificati il convento, la scuola, l'oratorio, la biblioteca, fino a quando nel 1521 sorse attorno al piazzale un portico di 52 arcate per il riparo dei mercanti, dato che l'11 agosto 1425 il marchese Federico Gonzaga aveva fatto spostare la “fiera di Porto”, iniziando la tradizione della fiera di ferragosto alle Grazie.
Le costruzioni, grazie alle donazioni e ai lasciti, portarono la basilica a un grande complesso con svariati annessi. Nel 1642 venne aggiunta nel piazzale una nuova ala di portici ed edificata la sagrestia con un altare.
In ultimo, l'ambizioso progetto del 1700 per l'ulteriore espansione del complesso, su richiesta della duchessa Anna Isabella Gonzaga di Guastalla, prevedeva l'edificazione di 15 cappelle sulla strada per Mantova, ma non venne mai terminato. Nel 1782 il convento fu chiuso e convertito a ospedale.
La Basilica nel Contesto Storico e Militare
Durante la Prima guerra d'Indipendenza contro l'Austria del 1848, qui fecero campo le truppe del Granducato di Toscana prima di recarsi alla famosa Battaglia di Curtatone e Montanara. A seguito della Battaglia di Goito del 30 maggio 1848, le truppe del Regno di Sardegna entrarono in paese.
Re Carlo Alberto era curioso di visitare il Santuario in quanto intendeva osservare i manichini presenti all'interno. Tuttavia, quando l'esercito arrivò all'entrata, trovò i portoni chiusi. Si seppe solo in seguito che all'interno del Santuario i cittadini avevano portato circa cento feriti dell'esercito austriaco e che, spaventati, volevano nasconderli alla vista dell'esercito sardo.
Architettura e Elementi Artistici
Alla struttura originaria gotico-lombarda, ancora conservata, sono state aggiunte nel corso del tempo varie appendici architettoniche di stili diversi. Negli anni, alcune di esse sono state distrutte, spesso a seguito di invasioni.
L'interno è in stile gotico a unica navata, e il soffitto è a volta a crociera decorato con affreschi floreali. Appena entrati si rimane colpiti dalla ricchezza delle pareti e da un coccodrillo impagliato che penzola dal soffitto, collocato nel Santuario nel XV o nel XVI secolo.

La fascia mediana delle pareti della navata è foderata in tutta lunghezza da un'impalcatura lignea. Prima della sua installazione, le pareti della chiesa dovevano essere spoglie e disadorne, come è stato rilevato effettuando degli studi dietro all'impalcata.
Ricavate nell'impalcatura, ottanta nicchie disposte su due file parallele ospitavano altrettante statue di grandi dimensioni, simili a manichini, rappresentanti episodi di pericolo scampato per intercessione mariana. Sull'impalcatura non c'è parete, colonna, angolo disadorno; decorazioni composte da filari di modellini anatomici in cera occupano infatti il resto delle pareti non occupato dalle statue, disegnando motivi serpentiformi che avvingono le colonne o che seguono gli archi delle nicchie. Si tratta anche in questo caso di ex voto, di modelli rappresentanti cuori, mani, occhi, seni, bubboni pestiferi, che concorrono a offrire allo spettatore un puzzle unico nel suo genere.
Opere d'Arte nelle Cappelle
Opera di Giulio Romano e della sua scuola è la tela raffigurante la Madonna in trono con Bambino e i santi Bonaventura e Francesco d'Assisi. Proseguendo lungo la parete di destra si incontra la cappella della famiglia Bertazzolo con l'opera di Lorenzo Costa, Il martirio di S. Superato. Oltre l'accesso alla sagrestia, si trova la quarta e ultima cappella della parete destra prima dell'abside, quella dedicata all'immagine della Madonna col Bambino.
La cappella Mater Gratiae conserva, oltre all'immagine sacra, le spoglie di Carlo II di Gonzaga-Nevers e della moglie, e quadretti votivi di epoca più o meno recente.
Sul lato sinistro, nella cappella degli Zimbramonti, di notevole importanza è la pala di San Sebastiano realizzata da Francesco Bonsignori. Quest'opera, un pregevole e raffinato olio su tavola, è stata recentemente ricollocata nel santuario dopo l'esposizione in Palazzo Te in occasione della mostra evento del 2006 “Andrea Mantegna a Mantova 1460-1506”.
Armature e Metope
Per quanto riguarda gli abiti, si è scoperto che si trattava di pezzi di cotone tessuto applicati alle statue con ganci, risalenti alla fine dell'Ottocento perché di fabbricazione industriale. Dodici sono le armature che sono state riassemblate dalle varie statue.
Da studi approfonditi si è scoperto che ben sei di queste armature hanno origine ben più nobile della creduta. Esempi di armature come queste sono di estrema rarità, se ne possono trovare infatti solo altri undici pezzi in tutto il mondo; per questo ad oggi non sono più esposte nel monastero ma sono state trasferite nel Museo Diocesano Francesco Gonzaga a Mantova.
Varie ipotesi sono state formulate circa l'arrivo di armature così prestigiose al monastero; verosimilmente sono state oggetto di dono dei Gonzaga, signori di Mantova, a differenza delle altre più modeste (ma comunque risalenti al 1500) di altra provenienza.
Sotto le nicchie sono presenti delle metope (ben leggibili in italiano volgare, ma è possibile nel 1400 fossero scritte in latino) riportanti la grazia ricevuta.
Il Simbolismo del Coccodrillo e le Leggende
Si tratta di un vero e proprio coccodrillo, non un modellino, in tutta la sua interezza, che è stato aggiunto nella chiesa nel XV o XVI secolo e che è stato da poco oggetto di restauro. Questa non è l'unica chiesa in cui si può trovare una simile stranezza, ma nemmeno l'unico luogo nella provincia di Mantova. Si possono trovare altri due coccodrilli nel Palazzo degli Studi e nella curia della città.
Legate al coccodrillo “delle Grazie” e alla sua derivazione sono nate diverse leggende e teorie. C'è chi riporta la sua fuga da uno zoo esotico privato di casa Gonzaga, chi ha elaborato racconti più vicini alla natura miracolosa dell'evento: due fratelli barcaioli stavano riposando sulla sponda del fiume, a un tratto uno dei due venne assalito dal coccodrillo. L'altro, chiedendo l'intercessione divina, si armò di coltello e riuscì a uccidere il predatore.
La memoria popolare e le cronache del tempo riportano spesso la "miracolosità" del suolo delle Grazie.
Materiale Votivo e Fiera delle Grazie
Più recente è tutto il materiale votivo raccolto nel corridoio che porta alla sagrestia; si tratta di spade, sciabole e protesi di guerra e non, fino a quadretti di tutte le dimensioni con disegni di bambini, ricami, cuori di vari materiali (alcuni persino in argento), fotografie e lettere.
L'11 agosto 1425 Gian Francesco Gonzaga, marchese di Mantova, con grida dichiarò il piazzale antecedente la chiesa luogo di "libero mercato di merci". Da allora, ogni Ferragosto, viene allestita la Fiera delle Grazie, un connubio tra sacro e profano, che costituisce un enorme laboratorio artistico all'aperto e un forte richiamo tradizionale per i mantovani.
Proprio durante la grande festa del 14 e 15, si svolge l'annuale Incontro Nazionale dei Madonnari che raccoglie decine di artisti da tutto il mondo. I madonnari, pittori che dipingono con gessetti colorati sull'asfalto, creano grandi riproduzioni di quadri famosi d'arte sacra o immagini di propria fantasia dedicate alla Madonna o di stampo profano. Il concorso prende il via la notte del 14 agosto. Il vescovo benedice i gessetti che gli artisti useranno e il loro lavoro continua imperterrito fino al pomeriggio di Ferragosto.
Ancora oggi è frequente l'usanza di raggiungere a piedi il sagrato delle Grazie, proprio nei giorni di Ferragosto, come voto alla Madonna o dopo aver ricevuto una grazia.
La Basilica nel Cinema
L'interno del Santuario delle Grazie di Curtatone è il luogo designato dal regista Bernardo Bertolucci per parte delle riprese del suo epocale film Novecento. Nel cosiddetto 'atto primo', alcuni dei padroni locali si ritrovano nella chiesa per discutere di come affrontare l'impellente sciopero contadino.