La Bella Pietà di Pergola rappresenta una fase cruciale nell'evoluzione dell'iconografia originale del Vesperbild, un percorso che culminerà con la Pietà di Michelangelo alla fine del Quattrocento.

Descrizione dell'Opera
La Figura della Madonna
La Madonna, nell'opera, esprime una profonda sofferenza per la morte del Figlio, portandosi la mano sinistra al petto. Due lacrime solcano il suo volto giovanile e dolce, incorniciato dalle fitte pieghe del velo bianco. L'abito, caratterizzato da un elegante e ricco panneggio, non può essere apprezzato oggi nella sua cromia originaria, essendo nascosto da almeno due strati di ridipinture successive, l'ultima delle quali risale forse al Settecento.
La Figura del Cristo
Il corpo del Cristo, sebbene abbastanza proporzionato, appare ancora rigido e lacerato dalle ferite.
Origine e Collocazione
Si tratta di un'opera di straordinaria qualità formale, ma la sua esatta origine è complessa da individuare. Il materiale con cui è stata realizzata, ovvero gesso duro policromo, suggerisce Salisburgo come possibile luogo di produzione, città nota per la sua avanzata lavorazione del Gußstein (letteralmente "pietra colata").
L'opera fu probabilmente commissionata dal priore del convento agostiniano di Pergola, che manteneva contatti con i confratelli d'Oltralpe. Venne eseguita per la chiesa di Sant'Agostino e collocata in una cappella molto vicina all'altare maggiore. Nel Settecento, come attestato da documenti d'archivio, la statua si trovava nel secondo altare della navata destra (oggi del Sacro Cuore), dove era celata dalla tela raffigurante la Madonna del Soccorso di Giovanni Francesco Ferri.
La Chiesa di Sant'Agostino, ora Cattedrale

In origine, l'edificio era la chiesa di Sant'Agostino, edificata nel 1258 dall'ordine agostiniano con l'annesso convento, oggi divenuto Palazzo Episcopale. Nel 1819, fu scelta come sede della cattedra vescovile quando Pergola fu elevata a diocesi insieme a Cagli. Della costruzione medievale rimangono solo la torre campanaria romanico-gotica e pochi altri elementi.
Opere d'Arte all'Interno della Cattedrale
- Nella cappella del Sacramento si trovano due pregevoli tele: l'Ultima Cena, riferita in alcuni scritti antichi a Federico Barocci (1528/35-1612), poi indicata come copia eseguita da un allievo, forse Gian Andrea Urbani (?-1632), nei primi anni del 1600 dall'originale del maestro oggi nella cappella del Sacramento della cattedrale di Urbino, e il Cristo Crocifisso con Angeli di Luca Giordano, detto il "Fapresto" (1634-1705) di Napoli.
- Proseguendo, si trova la cappella Graziani, innalzata nel 1652, che accoglie sul sontuoso altare barocco la splendida tela della Madonna della Ghiara e San Giorgio attribuita a Jean Boulanger (1606-1660), attento discepolo di Guido Reni. In questa cappella sono conservati i ritratti di famiglia, rari esempi di pittura funeraria del XVII secolo di Scuola Emiliana.
Contesto Storico e Territoriale di Pergola

Il territorio pergolese fu abitato in epoca antica da Umbri, Etruschi e Galli Senoni, e fu dominato dai Romani, trovandosi al centro dei Municipi di Sentinum, Suasa Senonum e Forum Sempronii. Non lontano dalla consolare Flaminia, furono rinvenuti i celebri Bronzi Dorati da Cartoceto di Pergola (I sec. a.C.).
Seguì la dominazione dei Franchi e della Chiesa. Nel 1155, il territorio fu annesso al Comune di Gubbio per volontà dell'Imperatore Federico Barbarossa e Pergola fu fondata proprio nel 1234 dagli Eugubini, con l'aiuto degli abitanti dei castelli vicini al luogo designato.
Nel 1385, Pergola entrò a far parte della Signoria di Pandolfo Malatesta fino al 1429, per poi passare sotto la Marca. Fino al 1459, Pergola attraversò un periodo travagliato da lotte di supremazia tra le varie dinastie dei Visconti di Milano, dei Medici di Firenze, degli Sforza, dei Malatesta, dei Montefeltro, con l'intervento della Repubblica di Venezia e della Santa Sede.
Il 21 giugno 1502, il duca Valentino prese Urbino e nella Rocca di Pergola, ordinò un atto di efferata violenza, facendo strangolare Giulio Cesare da Varano, Signore di Camerino, e tre dei suoi quattro figli.
Nel 1631, con la morte di Francesco Maria II Della Rovere, il Ducato di Urbino passò allo Stato Pontificio fino al 1860, quando fu annesso al Regno d'Italia. Sotto il Papato, Pergola ottenne il conferimento del titolo di "Città" il 18 maggio 1752, su decreto di papa Benedetto XIV.
Nei secoli XVII e XVIII, Pergola raggiunse la massima espansione economica grazie all'incremento delle attività tessili, di tintoria e della concia delle pelli.
Oratorio della Beata Vergine dei Dolori di Carrara
Documentario sulle Apparizioni della Vergine dell'Eucaristia a Manduria avvenute tra il 1992 -2005
L'oratorio sorge nella zona di Vezzala, antico nucleo abitativo da cui si sviluppò la città di Carrara, sulla via che corre lungo il fiume Carrione, via Colonnata, dopo la discesa dal Ponte di Ferro. Si tratta di un edificio di piccole dimensioni in muratura portante in pietra e mattoni, a pianta rettangolare, ad aula unica e coperto a capanna. L'interno, di modeste dimensioni, presenta un soffitto voltato a botte con superfici intonacate e pitturate con colori chiari.
Da un'apertura sul lato destro si accede a un piccolo vano adibito a sacrestia e deposito attrezzi di manutenzione, ancora in buono stato, con alle pareti piccoli quadretti della Via Crucis in cotto, eseguiti dagli alunni della Scuola del Marmo di Carrara, due nicchie a fianco dell'altare con due statue immagini sacre, in gesso, a sinistra l'Immacolata, a destra il Salvatore e un bassorilievo marmoreo sull'ancona dell'altare in marmi colorati (tra cui il rosso di Castelpoggio), raffigurante la Pietà.
L'esterno dell'edificio sorge nell'abitato di Vezzala ed è costruito, su due lati, in aderenza ad altri edifici. La facciata è rivolta sulla via Colonnata, strada che collega le cave di marmo con il centro della città, al termine della via Vezzala. La facciata, intonacata di giallo abbastanza di recente dall'amministrazione del Duomo, presenta lesene laterali di epoca recente, presumibilmente realizzate con malta cementizia (attualmente, marzo 2017, in manutenzione).
L'ingresso della chiesa è evidenziato da un portale in marmo bianco datato 1716, sormontato da un'epigrafe in marmo su cui è riportata un'iscrizione che testimonia la donazione dell'oratorio da privati alla chiesa della B.V. delle Grazie di Carrara, come dallo strumento rogitato sotto descritto. Ora la chiesetta è sotto la giurisdizione del Duomo di Sant'Andrea Apostolo.
La scritta è così concepita:
ORATORIO DELLA B.V. DE DOLORI, ERETTODAL GIA’ DOTT. BERNARDO TACCA E DA SUOI EREDI, DONATO ALLA CHIESA DELLA B.V. DELLE GRAZIE, COME DALLO STRUM. ROG. DAL NOT. FRANC. MARIA ZENI, LI’ 3 AGOSTO 1930 EX AMORE DOLOR * 1716
Sovrasta l'ingresso un finestrone con arco ogivale sormontato da una statuetta. L'impianto strutturale è in muratura continua con pietra e mattoni e con volta e tiranti metallici di contenimento delle spinte. Le strutture verticali presentano pareti in muratura continua in pietra e mattoni, quelle orizzontali un'aula coperta da volta in pietra a botte, e la sacrestia coperta a falda unica. Sulla parete destra si trova un grande bassorilievo con Cristo e personaggi che sembrano Angeli in marmo grigio. I pavimenti sono costituiti da quadrotti in marmo bianco e grigio, presumibilmente sostituiti nella metà del secolo scorso.
L'altare è in marmi policromi con tabernacolo e ancona in marmo bianco statuario raffigurante la Beata Maria Vergine Addolorata che accoglie Gesù morto tra le sue braccia, in una commovente Pietà, datata 1544. L'apertura avviene alle ore 10:00 di ogni mattina tramite una persona incaricata.