La Chiesa di San Michele Arcangelo a Vallecorsa: Storia, Arte e Tradizioni

La Chiesa di San Michele Arcangelo a Vallecorsa non è solo un edificio di culto, ma un vero e proprio scrigno di storia, arte e tradizioni che affondano le radici nel culto micaelico del territorio. Questo edificio sacro rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la comunità, testimoniando secoli di devozione e cultura.

Storia del Culto Micaelico a Vallecorsa

Il culto di San Michele Arcangelo a Vallecorsa ha origini antiche, testimoniate già nel VI secolo. Nel sinodo romano del 596-601, il nome del vescovo Agnello viene più volte menzionato, suggerendo che in questo periodo il culto dei Santi prediletti dai Longobardi, tra cui San Michele e San Giovanni Battista, si diffuse nelle terre a loro soggette e in quelle estranee al loro dominio. Nel VII secolo, i Longobardi, dopo aver fondato il ducato di Benevento, vinsero una battaglia nei pressi di Siponto e ne attribuirono la vittoria a San Michele; essi si fecero, quindi, diffusori del culto dell'arcangelo, dedicandogli le più belle chiese, effigiandolo sugli stendardi e persino sulle monete.

In questo contesto storico, sorsero chiese dedicate a San Michele in varie località del Lazio meridionale, tra cui Terracina, Acquaviva, Lenola, Itri e Vallecorsa. Un altro documento che attesta il culto micaelico nello stesso periodo è illustrato dal Conte Colino in "Storia di Fondi", che narra come in onore dell'Arcangelo Michele fu eretta una chiesa con monastero su un monte a sinistra di Campolongo, ai cui piedi nasce una sorgente abbondantissima di acque fresche e limpide detta Fontana di Sant'Arcangelo. Il sito ritrovato dell'Eremo di Sant'Arcangelo conferma il culto micaelico a Vallecorsa tra il V e il VI secolo, come illustrato dal Conte Colino nelle sue "Storie di Fondi". È possibile che proprio qui si trovi una delle più importanti e storiche immagini di San Michele Arcangelo, rappresentato sul bassorilievo longobardo di Porta Sant'Angelo.

Mappa della diffusione del culto di San Michele Arcangelo nel Lazio meridionale e illustrazione del bassorilievo longobardo di Porta Sant'Angelo

L'Architettura della Chiesa

La Facciata: Evoluzione e Dettagli Architettonici

La facciata della Chiesa di San Michele Arcangelo, pur conservando nelle grandi linee la struttura antica, è il risultato di diverse trasformazioni. L'originale facciata, interamente in travertino, fu fatta costruire con magnificenza e grandiosità dal Cardinale Colonna nel 1624, come attestato da una pietra scolpita sul portale. Dopo la Seconda guerra mondiale, a causa dei disastri procurati dal conflitto, venne avviata un'opera di ricostruzione: un primo intervento si ebbe nel 1947, a cura della ditta Rasile di Roma, e successivamente nel 1950, dalla ditta De Blasi di Arce.

Oggi, la facciata poggia su quattro grandi massi di pietra lavorata, da cui si stagliano quattro colonne coronate da capitelli di ordine dorico. Al centro si apre un'icona con la scritta: "Arcangelorum Principi Devotus Populus", trovata incisa su una pietra durante alcuni lavori di restauro. In posizione centrale si trova una statua di piccole dimensioni di San Michele, che impugna la spada nella mano destra e con la sinistra tesa verso il popolo vallecorsano, simboleggiando protezione.

La facciata presenta, inoltre, un cornicione in travertino che la percorre in lunghezza, dal quale si possono ammirare ulteriori quattro colonne di piccole dimensioni. Al centro è presente un finestrone e sopra di esso una conchiglia con la scritta «In Onore di S. Michele Arc.». Sulla sommità è presente un timpano ad arco a tutto sesto con, all'estremità, due pilastri in pietra scalpellata. Alla sinistra della chiesa si erge il campanile, con cuspide a punta, che ospita tre campane: quella centrale, denominata "la michelina", è la più grande di Vallecorsa.

Facciata esterna della Chiesa di San Michele Arcangelo a Vallecorsa in un giorno di festa

L'Interno e le Opere d'Arte

L'interno della chiesa è a navata unica, con tetto realizzato tramite volta a botte. La Chiesa è dotata di importanti opere d'arte, tra cui l'affresco dell'Addolorata di Sebastiano Conca (Gaeta 1680-Napoli 1764), davanti al quale la Beata Maria De Mattias era solita pregare, e il polittico di Jacopo Zucchi (Firenze 1541-Roma 1589), allievo del Vasari. Quest'ultimo consiste in cinque tele ad olio che, oltre all'indubbio valore artistico, rivestono una notevole importanza per la storia e la cultura di Vallecorsa.

Il Portale di Bronzo

Un elemento di pregio è il portale di bronzo, opera del celebre artista Tommaso Gismondi. Fu donato nel 1984, in occasione dei solenni festeggiamenti per il 275° anniversario dell’esposizione alla pubblica venerazione della statua di San Michele Arcangelo.

Il Simulacro di San Michele Arcangelo

L'artistico simulacro di San Michele Arcangelo fu esposto alla pubblica venerazione per la prima volta il 29 settembre 1709. Sebbene l'autore della statua non sia conosciuto, si sa che essa fu realizzata alla fine del '600. La statua è intagliata in legno di leccio e rappresenta San Michele Arcangelo in un atteggiamento di vittoria nel supremo gesto del trionfo. Le sue fattezze purissime sono descritte come capaci di conquistare l'intelligenza, dominare la coscienza, rapire ed esaltare l'essere umano in una zona di misticismo, in una luce di grande, di bello e di sovrumano. Il suo sguardo calmo, sereno, puro e intenso, evoca e accresce una speranza viva e profonda nei fedeli.

Il Santo Arcangelo è rappresentato con un elmo in argento con ricami in oro e con sandali in argento, questi ultimi dono del Sig. Michele De Mattias, padre della Beata Maria De Mattias. San Michele è armato con una spada in oro, donata in occasione del 250° anniversario da tutti i "Michele" con a capo il Dott. Michele Ferrante. Una bilancia in oro fu donata in occasione del 275° anniversario da tutti i "Michele", "Michela", "Micheline", "Angelo", "Angela", "Arcangelo" e "Michelangelo". Alla cintura, l'Arcangelo ha una seconda spada in argento, dono della famiglia del Sig. Luigi Cecio. Un'altra spada in argento fu donata dalla famiglia S. Teofilo.

Dettaglio della statua lignea di San Michele Arcangelo con elmo e spada

Consacrazione e Memorie Storiche

La Chiesa di San Michele Arcangelo fu solennemente consacrata il 3 maggio 1648 da Monsignor Calcagnini. La tradizione ricorda che un prodigio clamoroso si verificò, a conferma dello zelo, della sollecitudine e dell'amore dimostrato dal popolo di Vallecorsa per il Santo. In memoria di questo e per perpetua memoria dei secoli futuri, si volle che, per mezzo di rogito del pubblico Notaio, fosse posta una lapide in marmo a destra di chi entra in chiesa.

Confraternite e Tradizioni Religiose

La comunità di Vallecorsa ha sempre mantenuto viva la devozione a San Michele Arcangelo attraverso varie tradizioni e organizzazioni. La Confraternita dedicata al Santo Patrono era già eretta nel 1820 ed è retta da un preciso statuto. L'Arciconfraternita dell'Orazione e della Buona Morte è ancora più antica, eretta in ente morale con scopi di beneficenza, e governata dagli stessi statuti della Confraternita omonima in Roma, alla quale è aggregata da oltre quattro secoli con bolla del 30 maggio 1574.

La Festa e Fiera del Patrono San Michele Arcangelo si svolge tradizionalmente all'inizio di maggio. La tradizione dell'8 maggio rivestiva caratteri di straordinarietà, in particolare per la grande fiera che durava otto giorni. Il Pubblico Consiglio eleggeva due “Signori della fiera”, i quali avevano compiti di notevole rilievo. La festa, resa ufficiale nel 1542 per tutto il popolo, era animata anche da corse equestri e giochi olimpici. Con essa si voleva rendere più popolare il culto verso il Santo, facendolo vivere in ogni famiglia e in ogni cuore. Non si tratta di una memoria convenzionale, ma di una celebrazione imposta da eventi particolari ed eccezionali.

Gli “Signori di Festa” dovevano essere due persone dello stesso grado e posizione sociale, scelte dai magistrati della comunità; a loro veniva consegnato un quadro di San Michele, segno di speciale favore e fiducia, da tenere nella propria abitazione. La tradizione di questa festa è stata perpetuata, ad esempio, nel 1952 dalla famiglia Ferraiuolo, ed è particolarmente sentita dal popolo.

In preparazione alla festività principale del 29 settembre, la Chiesa di San Michele Arcangelo si riempie di fedeli prima dell'alba, partecipando con fede e fervore alla Santa Messa e all'ascolto della Parola di Dio. Numerosissime le confessioni e le comunioni testimoniano un mese di "missione" che prepara costantemente alla solennità dell'Arcangelo.

La Cappella Musicale "San Michele Arcangelo"

La Cappella Musicale "San Michele Arcangelo", fondata il 25 settembre 1928 dal M° Rinaldo Bellincampi, rappresenta una figura di spicco nella storia della musica di Vallecorsa e a livello nazionale. Nata con scopi prettamente liturgici, a memoria del culto millenario della "Terra" per San Michele Arcangelo, nel corso degli anni ha assunto anche le caratteristiche di un ente pedagogico-musicale.

Il suo repertorio è vasto e rivolto a varie epoche, prediligendo principalmente le creazioni polivoche rinascimentali e contemporanee, oltre a un'intensa pratica del canto gregoriano. Fedele al suo spirito originario, la Cappella svolge da sempre il servizio liturgico nella Chiesa di Sant’Angelo in Vallecorsa.

Dal 1980, a causa di un'incipiente cecità, il M° Bellincampi ha lasciato la guida della Cappella, affidandola al giovane e promettente M° Michele Colandrea che, con solerzia e dinamismo, prosegue l'opera musicale. Il M° Michele Colandrea dirige ufficialmente la Cappella Musicale San Michele Arcangelo dal 1984, portando avanti l'eredità del fondatore e arricchendola con la propria esperienza. Ha frequentato corsi per direttore di coro con importanti maestri come Peter Erdej, Domenico Cieri, Francesco Luisi e di perfezionamento con Carl Høgset, conseguendo un Master presso la Fondazione “Guido D’Arezzo” con la tesi “L'amore tra sacro e profano”. Ha studiato canto gregoriano e semiologia gregoriana con Luigi Agustoni, Johannes B. Göschl, Nino Albarosa, Alberto Turco, liturgia con Reginald Gregoire, Felice Rainoldi, e codicologia liturgica con Giacomo Baroffio, perfezionando la vocalità con Carl Høgset, Piergiorgio Righele, Antonella Soana. La sua crescita umana e musicale è stata profondamente influenzata dall'amicizia con il compianto Domenico Cieri.

Fotografia del Maestro Michele Colandrea alla direzione della Cappella Musicale

La Cappella Musicale vanta numerosi concerti e inviti a rassegne di musica polifonica e concerti a fini benefici, esibendosi in luoghi prestigiosi come la Basilica Santa Maria degli Angeli, la Chiesa dei Santi Apostoli e Sant'Agnese in Agone a Roma, l'Abbazia di Casamari a Veroli e la Chiesa di Sant'Agapito a Palestrina. Ha presentato la Sacra Rappresentazione “In nomine Domini” per Voce recitante, Coro e Organo, drammaturgia dagli Inni Sacri di A. Manzoni, e ha collaborato con compagnie teatrali, come "Le Nuvole", per spettacoli che integravano musiche gregoriane e polivocali, e con il Centro di Ricerche per il Teatro nell'ambito della manifestazione “Per Antiche Vie” con il concerto “La Grotta Sonante” a Formia.

Ha conseguito diversi riconoscimenti, tra cui:

  • XIII Concorso Nazionale di Canto Corale Sacro - Vallecorsa, 2° premio;
  • II Concorso Nazionale Città di Roccasecca, 3° premio nella Polifonia;
  • III Concorso Regionale “Città di Rieti” 2° premio nella sezione canto gregoriano (primo non assegnato);
  • I Concorso Nazionale di Canto Gregoriano di San Vittore e Diocesi di Montecassino, 1° premio;
  • LII Concorso Polifonico Internazionale “Guido D’Arezzo”, Arezzo (categoria specifica non riportata nel testo originale).

La Cappella è stata più volte Cappella Papale in cerimonie di beatificazione e canonizzazione, come quelle di Gianna Beretta Molla e Santa Maria De Mattias, e ha avuto l'onore di cantare nella Cappella Sistina. Ha partecipato alla compilazione antologica del CD “Il Canto Corale”, Lazio Vol. I, e dei CD antologici 1996 e 1997, oltre all'incisione del CD personale “Il Tempo del Silenzio” dall’Abbazia di Casamari, con “Il Canto Gregoriano alle soglie del Terzo Millennio”.

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